Animali Liberi

Riporto la riflessione di un certo Walter Bond, nome/persona su cui l’esistenza nell’emisfero internet non ha traccia, ma comunque cambia nulla, in quanto la verità di questo scritto è inconfutabile e questo è quello che conta.

Quando mi chiedono se sono animalista io rispondo: “No, sono normale, sono semplicemente come tutte le persone dovrebbero essere. Esistono forse i bambinisti? No, perché è normale amare e proteggere i bambini. Perché, come gli animali, sono più deboli e non possono difendersi da soli”. Quando mi chiedono il perché io mi batto tanto per gli animali, perché a volte rischio anche la galera, io rispondo: se tutto intorno a voi ci fossero persone che tengono donne prigioniere, le violentassero ripetutamente, portassero via loro i figli e questi bambini venissero rinchiusi, torturati e uccisi… voi non aiutereste queste creature indifese? E se la legge permettesse tutto questo, voi non la infrangereste?

Sono membro iscritto all’ALA (Animaliberaction) una comunità di persone che si promuove attivamente contro la disumanità dell’uomo nei confronti degli animali, che si batte per i diritti di tutte le specie animali, le cui azioni ed i progetti hanno lo scopo di sensibilizzare le persone riguardo lo sfruttamento e la schiavitù degli animali. Una posizione etica e filosofica secondo cui, tutti gli individui, indipendentemente dalla loro appartenenza “specie-specifica”, hanno uguali diritti morali.
Purtroppo il fenomeno della violenza nei confronti degli animali continua a crescere in maniera esponenziale e con una crudezza disumana. Tra maltrattamenti, episodi di bullismo, traffici illeciti, randagismo e abbondoni, la situazione sembra sfuggire di mano.
ALA promuove il rispetto e la considerazione per tutte le forme di vita, senza alcuna discriminazione e senza stabilire una “scala gerarchica”. In contrapposizione all’antropocentrismo, che considera la supremazia dell’Uomo su tutte le cose, l’antispecismo riconosce il valore intrinseco di ogni essere senziente.

Link di Animaliberaction

Laurie Anderson

Originaria di Chicago, L.A. nasce nel 1947 e già da giovane, studia e poi insegna storia, arte, scultura, a New York. Scrive pezzi teatrali e articoli per riviste sempre sull’arte. Poco dopo, i suoi interessi si spostano verso la fotografia, la musica d’avanguardia e l’uso dell’elettronica applicata all’arte. Volendo etichettare la sua musica, cosa per altro non facile, si può dire che L.A. crea una fusione tra avanguardia colta e tecnopop.

I suoi dischi.

Il suo primo album BIG SCIENCE raggiunge il secondo posto della classifica Inglese e la fa conoscere al grande pubblico. La critica specializzata non le risparmia parole di stima, e così anche il pubblico.

Il secondo disco MISTER HEARTBREAK dell’84 raccoglie brani scartati in precedenza da BIG SCIENCE e altro materiale, ispirato da Shakespeare a Burroughs. Questo disco rimane sempre sull’onda del primo, con brani di ottimo livello, ma non lo eguaglia.

UNITED STATES LIVE dell’85 è una raccolta di cinque dischi, e fa parte di un progetto a cui la Anderson lavora da molti anni. L’opera della durata di ben sette ore riscuote unanime tributo soprattutto nelle sue performance dal vivo, anche se è una vera sfida all’ascoltatore più paziente.

Altro capitolo a parte è invece HOME OF BRAVE dell’86, qui l’Anderson si adopera per un progetto filmografico con inserti d’animazione e vari “esercizi” elettronici, sarà pubblicato come colonna sonora dell’omonimo film.

STRANGE ANGELS chiude in bellezza gli anni ottanta, il disco dell’89 è il quinto capitolo musicale, e secondo suo capolavoro. Per la prima volta Laurie usa la voce in modo puro, senza trattamenti elettronici. Il disco è molto piacevole, con sonorità dolci ed evanescenti, strizzando un pò l’occhio a futuristiche pop songs e ballate agrodolci. Senza però mai cadere nella pur minima commercialità.

I lavori successivi BRIGHT RED ’94 e THE UGLY ONE WITHE JEWELS ’95, perdono di spessore non interessano più come i precedenti, non perchè siano privi di “originalità ma perchè in realtà questi dischi sono poco suonati e molto parlati, ci sono tanti monologhi e poca musica. Questo se forse ad una certa critica pseudointellettuale può interessare, all’ascoltatore medio crea solo noia.

L’ultima sua opera targata anno 2001 è LIFE ON A STRING, poco si discosta, musicalmente parlando dagli anni novanta, nel senso che, ormai lo sperimentalismo è quasi fine a se stesso, e quindi di creativo c’è né ben poco. Siamo lontani dai quei due capolavori che sono BIG SCIENCE e STRANGE ANGELS.

In conclusione, la grandezza di questa musicista, “musa elettronica” sta nell’avere creato uno stile molto personale. Lo studiare la voce connessa allo strumento, l’usare il violino in modo solo a lei congeniale, “arrangiare” ritmi scoordinati e poco sinuosi, l’uso del sinth e d’altri strumenti come mai usati prima, fa di lei una musicista unica e geniale.

Artefatti di Internet #18 – PizzaNet (1994)

Lanciato da PizzaHut nel 1994, PizzaNet è stato il primo sito web di consegna di pizza online ed era disponibile solo per chi si trovava nell’area di Santa Cruz. È stato responsabile di uno dei primi acquisti online sul web: una grande pizza con peperoni e funghi, con formaggio extra. Nonostante abbia fatto un cameo nel film di Sandra Bullock del 1995 The Net, PizzaNet è cresciuta lentamente. Dopo che i clienti avevano ordinato cibo e bevande sul posto, il Pizza Hut più vicino li confermava comunque telefonicamente, portando il LA Times a soprannominare l’idea come “mezza cotta”.

Se vivevi a Santa Cruz nel 1994 potevi sederti al computer, aprire il tuo browser preferito e poi andare avanti e ordinare una pizza online.
PizzaNet è stato un esperimento lanciato nei primi anni ’90, un modo per Pizza Hut di testare il terreno e vedere se questa cosa del World Wide Web avesse una reale possibilità per il futuro. È stato proposto da un proprietario di Pizza Hut particolarmente ambizioso a Santa Cruz e sviluppato da alcune persone in un negozio di sviluppo noto come Santa Cruz Operation (SCO).
Trattandosi di una sorta di prova, il sito stesso è stato mantenuto piuttosto semplice. Eppure era pieno di possibilità. Qualsiasi utente del web può andare online, visitare pizza.net, compilare un modulo che include la scelta della pizza, l’indirizzo e il numero di telefono e, in un attimo, ricevere una pizza direttamente a casa sua. Il web potrebbe non essere stato progettato esattamente per questo scopo, ma ciò non gli ha impedito di essere davvero incredibile. (continua)

Quattro anni di Forte

…Quando lui va via, il vuoto si fa cratere. Allora perché legarsi a un animale? Perché, in quel frangente di vita che condividiamo, lui ci fa un dono immenso, un dono che non possiamo perdere: ci mostra la parte migliore di noi stessi.”

Questa meravigliosa, vera frase di Carmen Trigiante tratta da il suo libro “Guardami negli occhi” mi ha colpito in maniera profonda.

Oltre alla frase sopra scritta ne cito un’altra assai usata, forse banale ma altrettanto vera: “chi non ha mai avuto un animale non può capire“.

Possiedo un meticcio per scelta, sottratto a sicuro ricovero in canile, oggi compie quattro anni e come si sa, ha già vissuto un quarto, forse un terzo della sua vita.

Posto ancora un breve scritto estrapolato sempre dal medesimo libro:

Abbiamo respirato l’aria del mare, dei pini e dei fiori. Le stelle, con te, erano biscotti da gustare.
Costruirò una zattera coi ricordi, per incontrarci ogni notte, galleggiando su questo oceano di lacrime.
Ricamerò il cielo col sorriso che mi hai lasciato dentro.
Custodirò i tuoi biscotti in un barattolo di miele e li annuserò ogni volta che le giornate saranno amare, ma io non potrò accarezzarti.
Conserverò il tuo guinzaglio in uno scrigno segreto, e lo aprirò quando avrò voglia di rifugiarmi nell’universo, perché so che tu verrai lì, a cercarmi.
La tua zampa nella mia mano per l’eternità, l’odore del tuo pelo nelle mie narici, i tuoi occhi nel mio cuore, scolpiti dal raggio di luce che mi hai regalato ad ogni buongiorno.
Tu, indelebile dono della vita che alla fine si riprende la carne, ma non può separare le anime che sanno superare il tempo e lo spazio, per accedere all’eternità
.”

E’ davvero toccante quello che scrive Carmen, e averlo letto ha creato in me un misto di conforto e tristezza. So per certo che quando Forte lascerà questa vita il vuoto che creerà in me sarà enorme ma, allo stesso tempo, quello che avrà saputo donarmi, mi ripagherà completamente della sua assenza.

Popular Music (20. Cantautorato)

PrefazioneIndice

Mentre nei primi anni ’60 con il beat prendeva forma il primo rock italiano, alcuni musicisti di estrazione più colta, venivano influenzati da un modo di scrivere canzoni che in Francia esisteva da tempo. Personaggi come George Brassens, Jacques Brel, Charles Aznavour, Gilbert Bécaud, ecc. su una musica spesso essenziale, per non dire scarna, stendevano testi che parlavano d’amore in modo non banale o si occupavano di argomenti sociali o politici come la difficoltà di trovare lavoro, l’emarginazione o la ribellione a un potere sentito come oppressivo.
Da questi esempi, giovani musicisti come: Piero Ciampi (1934 – 1980), Gino Paoli (1934), Bruno Lauzi (1937 – 2006), Sergio Endrigo (1933 – 2005), Luigi Tenco (1938 – 1967), Fabrizio De Andrè (1940 – 1999), Giorgio Gaber (1939 – 2003), Francesco Guccini (1940) o Enzo Jannacci (1935 – 2013), ognuno con la propria personalità ed elaborando un proprio stile, presero spunto per creare una proposta artistica totalmente nuova per l’Italia.
La canzone non poteva più essere un semplice momento di svago: doveva contenere un «messaggio».
Una piccola grande rivoluzione.
Tutto ciò ebbe grande successo preso i giovani che finalmente potevano riconoscersi totalmente in quello che ascoltavano come in chi lo cantava.

Impossibile stilare una classifica di merito nel ricco panorama dei cantautori italiani che, dai primi anni ’60, avrebbe vissuto una stagione d’oro per almeno due decenni. A Fabrizio de André, tuttavia, viene universalmente riconosciuta una posizione di preminenza.
Il genovese fu uno dei primi a portare la canzone d’autore in Italia e, da quel momento, ha mantenuto salda la propria popolarità grazie a una produzione che, sostenuta da rigorosi principi artistici, non ha mai conosciuto un attimo di cedimento ed è sempre stata ad altissimo livello.

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Disco: Fabrizio de Andrè – La guerra di Piero (1964)

Forse non è una delle canzoni più belle di de André, ma è certo una delle più conosciute e, a suo modo, un brano storico. E’ infatti la prima canzone il cui testo è entrato in un’antologia scolastica: un fatto impensabile solo pochi anni prima. La guerra di Piero è molto semplice con la sua struttura di ballata: un soldato in terra incontra il nemico, potrebbe sparargli ma non lo fa, dopo tutto quella persona «che aveva il suo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore» non gli ha fatto niente. Il nemico approfitta dell’esitazione, spara e lo uccide. Questo, che fu forse uno dei primi esempi di impegno sociale in musica, divenne una sorta di inno per quanti, già allora, protestavano contro le guerre che insanguinavano il mondo.

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Ai cantautori degli anni ’60 ne seguirono molti altri dagli anni ’70 in poi. E furono tantissimi: Edoardo Bennato (1949), Claudio Lolli (1950 – 2018), Francesco de Gregori (1951), Lucio Dalla (1943 – 2013), Paolo Conte (1937). In ambito più commerciale Antonello Venditti (1949), Angelo Branduardi (1950), Ivano Fossati (1951), Enrico Ruggeri (1957) e Luca Carboni (1962). E poi Pino Daniele (1955 – 2015), Roberto Vecchioni (1943), Franco Battiato (1945 – 2021)  e più ‘leggeri’ Renato Zero (1950), Gianna Nannini e Teresa de Sio.

Con un impegno sociale più marcato con riferimenti all’ideologia di sinistra: il regista Paolo Pietrangeli, Giovanna Marini, Ivan della Mea, Gualtiero Bertelli, Dario Fo e Pino Masi.

Oltre l’impegno sociale, abbracciando uno stile personale più facile, ma non per questo leggero, ignorando il succedersi di mode e tendenze: Pierangelo Bertoli e Francesco Guccini.

Guccini non è mai stato ‘solo’ un cantautore.
Da orchestrale di balera come chitarrista del complesso ‘I Gatti’, aveva iniziato a scrivere canzoni per altri (i corregionali Nomadi e Equipe 84) e perfino musica per spot pubblicitari (Amarena Fabbri) alla pubblicazione del suo primo album ‘Folk & Beat n° 1’ dove esprimeva il suo interesse per la cultura americana. E poi via via un disco dopo l’altro per i decenni successivi.

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Disco: Francesco Guccini – Radici (1972)

Radici è da molti considerato uno degli episodi migliori di Guccini. I testi rivelano una notevole preparazione culturale, le musiche dimostrano una ricerca di soluzioni anche inusuali per questo ambito musicale, le rime esterne e interne al verso si incastrano in un prezioso lavoro d’intarsio che (miracolo!) non appare mai forzato. Eppure tutto questo sarebbe solo un esercizio di stile, un vano sfoggio accademico, se a dare spessore non ci fosse l’autentica passione popolare della Locomotiva, la malinconica poesia di Piccola città e Incontro, l’ingenuità della favola futuribile (e verrebbe da dire… suturata) di Il vecchio e il bambino… 

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Nella storia della canzone italiana, un caso assolutamente a se stante è rappresentato da Lucio Battisti (1943 – 1998). I suoi brani coi testi scritti da Mogol e poi Pasquale Panella, non esprimevano concetti particolarmente impegnati ma non si inquadrano nemmeno nel filone della canzone melodica tradizionale.

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Disco: Lucio Battisti – Pensieri e parole (1971)

In questo capolavoro assoluto, Battisti e Mogol propongono una forma di canzone totalmente inedita e mai ripetuta. Qui, due voci (entrambe di Battisti) cantano due testi distinti che continuamente si intrecciano. Il protagonista parla alla propria donna, ma in un caso esprime ciò che pensa, nell’altro ciò che dice apertamente. Le due linee, anche in contrasto, diventano complementari per darci un ritratto completo. Il testo (uno dei migliori di Mogol) è ricco di immagini dalle molteplici e mai chiarite interpretazioni, ma se il significato di alcuni passaggi può restare oscuro, chiarissimo è invece il senso generale di questa canzone che esprime in maniera assolutamente geniale la perenne lotta tra quello che si è veramente (e che si pensa) e ciò che appare (e che si dice).

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Se per tutti gli anni ’60 e ’70 la vicenda del rock italiano e quella dei cantautori avevano seguito strade assolutamente distinte, dagli anni ’80 in poi, i due percorsi iniziarono ad incrociarsi e fondersi.
I gruppi prog subirono un colpo durissimo, quasi tutti scomparvero (solo la PFM e il banco rimasero ma allontanandosi  dallo stile e dalla genialità dei primi tempi), come scomparvero i tanti gruppi pop (Pooh, Nomadi ecc.). Tuttavia in questo panorama desolante, mossero i primi passi tre personaggi che sarebbero diventati fenomeni musicali di immenso successo unendo scuola cantautorale e un inedito atteggiamento rock: Zucchero, Vasco Rossi e Luciano Ligabue.

Vasco Rossi (1952) era essenzialmente un dj (in discoteca e in una delle prime radio private italiane Punto Radio) a bocca, suo paese natale.
Presso l’emittente conduceva un programma sulla disco music e uno sui cantautori italiani dove dava spazio ai giovani esordienti della zona. Nel 1978, usci il primo album «Ma cosa vuoi che sia una canzone», non fu un successo come lo furono i successivi. Vinse un premio come rivelazione dell’anno e potè partecipare al festival di Sanremo dove arrivò ultimo con la sua «Vado al massimo».

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Disco: Vasco Rossi – Vita spericolata (1983)

Vita spericolata è il brano che riassume tutta al vita artistica e personale di Vasco. E anche se la sua vita, oggi, non è più ‘spericolata, esagerata, maleducata’, all’insegna della folle velocità o delle notti in cui ‘non è mai tardi’, questo brano continua ad identificarlo. Musicalmente è una canzone tutt’altro che banale, con un bellissimo crescendo che sottolinea un testo che è un inno alla ribellione e alla trasgressione. Una ribellione e una trasgressione che da molti è stata anche travisata, ma che nello spirito di Vasco voleva essere soprattutto un ‘no’ deciso alle convenzioni e alle mode che ci rendono tutti uguali, all’ipocrisia e all’incapacità di scelte coraggiose e personali, pur se controcorrente.

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Luciano Ligabue (1960) è nato a Correggio (RE). Dopo aver svolto i lavori più disparati (il bracciante, il metalmeccanico, il ragioniere, il conduttore radiofonico, il commerciante) nel 1987, fondò insieme ad alcuni amici il gruppo degli Orazero con il quale partecipò a diversi concorsi con brani che poi avrebbe inciso, come Anime in plexiglass, Bar Mario, Figlio di un cane ecc. Nel ’88 Pierangelo Bertoli incluse proprio Sogni di rock’n’roll nell’album ‘tra me e me’.

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Disco: Ligabue – Ligabue (1990)

Spesso nell’album d’esordio finisce tutto ciò che un artista ha covato per anni. Se il lavoro di selezione tra una materiale generalmente molto vasto ed eterogeneo funziona, ci si ritrova tra le mani un lavoro come questo. Che deve molto a Springsteen nella struttura delle canzoni e nelle tematiche affrontate, ma altrettanto alla nebbia e alle campagne padane. Ballate e rock tirati che piacquero immediatamente e che fecero del disco uno dei rari debutti di grande successo del rock italiano. Dopo quel disco, Lega avrebbe regalato al proprio pubblico ancora alcuni album di alto livello dirigendosi poi gradatamente verso una proposta sempre di grande successo, quanto più avara di colpi di genio.

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Adelmo ‘Zucchero’ Fornaciari (1955) rappresenta un caso tutto particolare.
Anche lui emiliano della provincia reggiana come Ligabue, ha condotto la prima parte della propria carriera soprattutto come autore di brani molto commerciali per altri cantanti (non particolarmente famosi). In questa veste, ad esempio, nella prima metà degli anni ’80 ha partecipato 5 volte al festival di Sanremo, oltre ad altre due in prima persona (senza essere minimamente notato)

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Disco: Zucchero – Blue’s (1987)

Probabilmente il vertice artistico del bluesman emiliano sta nei tre lavori pubblicati tra gli anni ’80 e ’90 (Blue’s, Oro incenso & birra e Miserere). In particolare, Blue’s arrivava dopo un paio di singoli e un album che avevano messo il musicista sulla strada giusta. Qui c’è ancora il gusto della canzone, non solo del riff vincente che poi avrebbe preso il sopravvento nella sua produzione; c’è l’amore per la musica nera americana e per la migliore canzone italiana. E nel momento in cui questi due elementi si fondono, prendono forma piccoli capolavori come Dune mosse, Hai scelto me, Pippo, Senza una donna o Hey Man.

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Lucio Dalla (1943 – 2012) è un autentico monumento della canzone italiana. Inserito qui, dopo tre ‘rockautori’ ma non può  certo essere inserito in questa categoria, come in nessun’altra: per lui la musica era una esperienza totalizzante del tutto ignara delle categorie.
Del resto dalla aveva iniziato come clarinettista jazz, era passato alla canzone commerciale (cin poco successo), aveva esplorato i territori della canzone d’autore avvalendosi dei testi di altri prima di iniziare a fare tutto da solo regalando alla storia della canzone italiana brani indimenticabili.

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Disco: Pino Daniele – Nero a metà (1980), Vai mo’ (1981)

Questi due album non costituiscono solo la vetta artistica della lunghissima carriera di Pino Daniele, ma due dei momenti più alti dell’intera storia della canzone d’autore italiana. In entrambi la fusione tra blues, rock, jazz, tradizione partenopea, musica bianca e musica nera è assolutamente perfetta, in un equilibrio entusiasmante su cui può muoversi energia e delicatezza, sberleffo e poesia in un linguaggio vivacissimo che fonde dialetto partenopeo e slang americano. Con una ricchezza di suoni che riesce ad abbracciare tutti i colori del Golfo.

(Fine)

Ascolta dodici brani su Radioscalo.

Storie dal mondo

Da due anni il World press photo, il più importante premio fotogiornalistico del mondo, ha cambiato le categorie e la formazione della giuria: i temi sono solo quattro, mentre la giuria è divisa in aree geografiche, dall’Africa all’Europa, dal Centroamerica all’Oceania. L’obiettivo è quello di dare spazio a fotografi di ogni parte del mondo e di far emergere storie che potrebbero avere più difficoltà a farsi conoscere. Quest’anno hanno partecipato 3.851 fotografe e fotografi di 130 paesi. Ci sono storie legate alla crisi climatica in Brasile e in Bangladesh, un reportage sulla riduzione delle popolazioni di farfalla monarca in Nordamerica e Centramerica, e lavori sulla demenza senile in Giappone e Madagascar. Ovviamente non potevano non esserci immagini sulle guerre tra Russia e Ucraina, e tra Hamas e Israele. “Le foto scelte sono state realizzate con rispetto, coraggio e profondità, spesso in circostanze inimmaginabili”, ha detto la presidente della giuria Fiona Shields, del Guardian. I vincitori finali del premio saranno annunciati il 18 aprile.

Qui le foto finaliste

AccuRadio free internet radio

AccuRadio Free Internet Radio è un servizio di streaming musicale, che permette di ascoltare diversi generi e canali. Non sono web radio tradizionali, si tratta di selezioni musicali preconfezionate, però a differenza di spotify e servizi analoghi, non si può ricercare l’artista o il brano da riprodurre, ma soltanto il genere. Si può, però, saltare i brani che non ci piacciono, o premendo skip, o scegliendo ban artist (escludi artista) e ban song.

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