Il Buddambulo #4

L’elemento, la funzione, la colonna portante del Buddismo è il Karma. Parola ultra usata e per lo più a sproposito, visto che tanti non conoscono il significato e la usano esclusivamente perché fa “chic”.
Il termine deriva dal sanscrito Karman ed è tradotto come “atto compiuto” che produce sempre un effetto “compiuto”. Il concetto nasce prima del Buddismo: largamente accettato nella società indiana era pervaso però di determinismo che spingeva le persone ad accettare la loro condizione di vita più che spingerle verso una trasformazione positiva.

Il Budda aveva scoperto che nell’universo esiste un principio di causalità cui fa riferimento anche la scienza, ma la causalità del Buddismo non si limita all’oggettività della scienza: essa si allarga alla natura nel senso più largo del termine e alla vita dei singoli individui.
Shakyamuni insegnava che la nobiltà di una persona era determinata dalle sue azioni e non dalla sua nascita.

Questo principio è l’opposto di una concezione fatalista, al contrario appare come un mezzo per agire nel presente creando le migliori condizioni per un futuro positivo. Un testo Buddista afferma: “Se vuoi capire le cause del passato, guarda i risultati che si manifestano nel presente. E se vuoi capire gli effetti che si manifesteranno nel futuro, osserva le cause poste nel presente”.

Sinteticamente si può affermare che il karma è una sommatoria di azioni. Qualsiasi azione mentale, verbale o fisica, compiuta da qualunque essere vivente, produce un effetto corrispondente. L’insieme degli effetti inerenti alla vita di una persona costituisce il suo karma.

Semplicemente si può affermare che il karma è un po’ simile a quello che in occidente e nella religione cattolica si chiama “destino” con una grande e profonda differenza; il destino per i cattolici è immutabile, non può essere modificato e quindi mette il fedele (o chi ci crede) in una posizione di passività, inerzia, se vogliamo in una condizione di comodo, mentre il karma è mutabile, è possibile modificarlo, esiste quindi la possibilità di trasformarlo. Per il karma: nessun destino è cieco da maledire né esiste provvidenza divina da venerare e neppure esiste il meccanico agire della natura o il fortuito presentarsi degli eventi. A livello profondo, ciascuno è l’artefice del bene e del male che subisce. (Continua ancora con il karma)


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