Paul Klee

Quello che differenzia l’Arte astratta da quella figurativa è, tra l’altro, l’esprimere il “pensare” senza usare le “parole”. Siamo indotti a credere che il “pensare” sia costituito da parole. Le parole sono strumenti che permettono di attribuire significati, e questi sono cardini sui quali scorre la funzione razionale.
Eppure, il pensiero non avrebbe vincoli di natura razionale.
Pensare può essere un abisso nel quale, tuffandosi con coraggio, si scorgono altre grammatiche e altre sintassi che nulla hanno in comune con le parole, se non il disegnare sensazioni e stati d’animo.
Si tratta di “segni”, infiniti “significanti” ai quali non appartengono “significati” univoci.

l linguaggio è dato dalla bellezza di un colore, dalla semplicità di una linea, dalla combinazione di geometrie inconsuete capaci di espressioni visive che rifiutano ogni formulazione razionale, che narrano di un “logos” sconosciuto ma che appartiene alla sublime espansione dei pensieri.
Alcuni artisti sono riusciti a dare la qualità della forma alle molteplici accezioni del pensiero, Paul Klee, tra questi: la sua esplorazione del reale, lo ha condotto ad intuire le presenze invisibili che ci abitano chiedendo voce.

Paul Klee è stato un artista molto prolifico, che ha esplorato diverse tecniche pittoriche e diversi materiali: ha realizzato disegni, incisioni, acqueforti, dipinti ad olio, ad acquerello, a pastello, su numerosi supporti che spaziano dalla tela al legno, dal cartone al lino. Fondamentale per Klee era dare forma al non visibile. “L’arte”, affermò il pittore, “non rappresenta il visibile, ma rende visibile ciò che non lo è”.


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