Il Buddambulo #3

Non si può parlare, in questo caso scrivere di Buddismo senza accennare al suo profilo storico.
Sulla storicità di Gautama Siddharta (questo il nome del Budda prima dell’illuminazione: in seguito fu Shakyamuni, cioè “il saggio degli Shakya” o lo “sramana Gautama” come era definito nelle più antiche fonti) sono tutti d’accordo.
Non tutti gli studiosi sono concordi nello stabilire le date esatte di nascita e morte del Budda, quindi si può collocare la sua vita tra il VI e il V secolo a.C. Alcuni specificano tra il 586 e il 486 a.C.

Sembra certo però che nacque a Kapilavastu, capitale di un piccolo regno confinante con il Nepal, da genitori molto ricchi. Gautama Siddharta venne educato alle discipline guerriere, sportive e alle arti dello spirito.
Spinto da un carattere introspettivo, Siddharta cominciò a sentire inutile la vita che conduceva. Malgrado le precauzioni usate dal padre per nascondergli la sofferenza, durante una gita si scontrò proprio con questo aspetto della vita che non conosceva, rimanendone profondamente turbato.

Fu proprio l’incontro con questo aspetto della vita che fece nascere in lui il desiderio di trovare una soluzione alla sofferenza umana. Al suo ventinovesimo compleanno abbandonò la sua regia per intraprendere la vita ascetica.
Diventato monaco errante, Siddharta conobbe vari maestri: brahmani, eremiti e saggi senza mai trovare risposte soddisfacenti. Intraprese molteplici dottrine e tecniche meditative ma anche in questo caso fu sempre insoddisfatto.

Scartate tutte queste prove, decise di trovare in se stesso la via all’illuminazione e, con cinque discepoli si diresse in una foresta presso il villaggio di Sena. Lì, vicino al fiume Nairanjana, iniziarono severissime pratiche ascetiche. Si dice che Siddharta le abbia perseguite per sei anni, poi, allo stremo delle forze, le abbandonò giudicandole inutili. I suoi discepoli, intanto, delusi e scandalizzati lo abbandonarono.
Fu allora che Siddharta si preparò alla grande prova. Fonti diverse identificano nella città di Gaya il luogo dell’illuminazione. Sotto un albero ashvatta (fico sacro) si costruì una stoia con dell’erba, si sedette nella posizione del loto e, rivolto a oriente, iniziò a meditare.

Le leggende parlano di demoni, serpi, frecce e montagne che sputavano fuoco. Shakyamuni, nel corso della meditazione, comprese da solo la reale natura di tali forze demoniache presenti in lui.
Superati questi ostacoli, nel corso della meditazione, Shakyamuni acquisì la saggezza riguardo al futuro comprendendo la legge del karma. All’alba del plenilunio del mese vaisakh (aprile-maggio), Shakyamuni completò il suo cammino verso l’illuminazione diventando un Budda (da bodhi, illuminazione). (Continua)


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