Il Buddambulo #1

Alle medie inferiori, quando ancora la geografia era materia di studio, si imparava quali fossero le caratteristiche, le peculiarità di ogni nazione; quale fosse la capitale, quanti abitanti aveva, quale fosse il clima, cosa produceva, cosa esportava ecc. ecc. …e quale fosse la religione principale.
Imparavamo a memoria tutte le proprietà, e come una cantilena, le ripetevamo, nel caso fossimo interrogati. Nelle nazioni orientali spesso veniva specificata la religione Buddista e sebbene la ricordavamo, in realtà manco sapevamo cos’era questa religione e quasi sicuramente manco ci interessava.
Erano gli anni settanta i miei, e del Buddismo in Italia c’era solo l’ombra. Nello stato italiano, nelle scuole italiane, impadroniva la religione cattolica, e del Buddismo quindi non si sapeva nulla o quasi.

Personalmente venni a conoscenza del Buddismo nel 1999, come avviene quasi sempre, con il passa parola. Me ne parlarono infatti degli amici appena conosciuti. Mi invitarono a una riunione e, come spesso accade, fui circonfuso. Ebbi un senso di smarrimento e allo stesso tempo di attrazione. Smarrimento in quanto, lontano fisicamente e psicologicamente da rituali “mistici”, pensai che i presenti alla riunione fossero un po’ “bacati”. Attrazione in quanto la fiducia che riponevo nei neo amici, l’aria compassionevole, il desiderio di condivisione, comprensione e aiuto era talmente palpabile che mi prese e mi diede una sensazione nuova, mai provata.

Per un ateo e agnostico come il sottoscritto non era per nulla semplice e ancor meno facile appropinquarsi a un momento “mistico” come avveniva in quelle riunioni ma non c’era solo questo, c’era di più. L’aria che si respirava, l’attenzione che i presenti riservavano, il sostegno che davano superava lo scoglio del “mistico” e ti portava in uno stato di benessere, comprensione e aiuto, tutto alimentato da una profonda novità. Era una delle prime volte o forse la prima volta se escludevo alcuni momenti avuti nel passato in collettivi dove il personale diventava politico.

La parte mistica, per il momento l’avevo assecondata ma il resto no, anzi mi incuriosiva sempre di più. Man mano che conoscevo i principi apprendevo quanto fossero attuali e soprattutto reali. Psicologia, filosofia, medicina e chi ne ha più ne metta, erano elementi portanti del Buddismo. Il Buddismo racchiudeva tutto quello che la vita quotidiana offre, noi esseri umani, parte integrante della natura, dell’universo, e soprattutto, “elementi” della natura che possono “cambiare” le sorti del mondo, rivoluzionando prima di tutto noi stessi.

Ero preso da questa filosofia come non mai avvenuto prima. Studiavo e praticavo, dove per pratica si intende recitare alcune parti del Sutra del Loto (che vedremo più avanti) due volte al giorno e allo stesso tempo mi chiedevo che fine avesse fatto il mio essere agnostico, antireligioso e a suo tempo marxista. (Continua)


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