Capita di percepire,
distintamente netto,
ma impreciso,
un calco di me stesso,
di cui non ho sapienza.
Suppongo abbia attinenza,
con il tarlo nel credere,
in una forza dell’universo.
Alludo ad una forza distratta,
in cui dispero che esista,
in barba al dubbio che ne serbo,
o forse grazie a questo,
che mi rode dentro.