Due sono le tipologie di espressione pittorica che non rientrano tra le mie preferite: la figurativa e l’astratta o meglio, le due estreme di queste categorie. La prima quando è solo tecnica, la trasposizione in pittura di una reale figura fisica, come fosse una fotografia, una cartolina. La seconda quando è solo caos, un miscuglio di schizzi, segni e figure che non dicono nulla se non gettare addosso macchie anarchiche incomprensibili. Sia chiaro, sto parlando a livello “sensitivo” e sempre a livello di massima. Sono pienamente consapevole del grande valore pittorico di un figurativo come il Canaletto o di un astratto come Jackson Pollock sono artisti di valore inestimabile sui quali non si discute.
Nella pittura, le mie preferenze vanno a quelle opere che stanno nel “mezzo” e quindi il figurativo immaginario e l’astratto comprensibile.
Mi piace chi sa esprimere senza dire, che fa pensare e immaginare con la propria mente, con il proprio vedere e sentire.
Se dovessi coniare una categoria dove inserire le opere che preferisco la chiamerei “astratta razionale”. Astratta perché antagonista alla figurativa, dove la fantasia ha un ruolo determinante e probabilmente anche più emozionale e razionale in quanto deve avere un senso, dove per senso è da intendersi come messaggio e come materia. (continua)