La vita, però

Quante cose avrei voluto ancora dire.
Quante parole sono rimaste bloccate,
senza che più siano state dette,
la vita, però, ha voluto così…

Quante cose avrei voluto ancora fare.
Quante cose sono rimaste desiderio,
senza che più siano state fatte,
la vita, però, ha voluto così…

A volte mi fermo a pensare a tutte quelle cose
che avrei ancora voluto dire,
che avrei ancora voluto fare,
la vita, però, ha voluto così…

Il tempo, però, ci mette di fronte a tante strade,
a tante incognite, a tanti momenti differenti,
che ci portano lungo percorsi che non possiamo.
La vita, però, ha voluto così…

Realtà

Cosa vede uno yorkshire che entra in un prato d’erba non tagliato rispetto a un alano?
Il piccoletto entra in una foresta.
L’alano passeggia su un prato.
Il prato è lo stesso eppure ciascuno/a ha esperienza di quella realtà a partire dal proprio karma.
Un gatto, al buio, può vedere un mare di cose che noi non possiamo percepire. Un cane conosce, riconosce e ricorda la realtà attraverso l’olfatto e quando annusa un angolo sta leggendo tutto di quell’angolo: cosa c’è, chi c’è, chi c’è stato. Noi, proprio come gli animali, siamo capaci di guardare quello che i nostri sensi ci permettono di vedere, di conoscere, di ricordare. Quella è la realtà per noi.
Ci sembra vero solo quello che le emozioni, le paure, i pensieri e le esperienze vissute fino a quel momento ci fanno vedere della realtà.
La realtà allora è solo soggettiva, tutta individuale, determinata dallo stato d’animo del momento e dalla nostra storia. Ed esistono tante possibili realtà quante il karma di ognuno consente di vederne.
Tutte vere, tutte degne.

Lo disse Shakespeare

“L’aspettativa è la radice di ogni angoscia”
L’aspettativa, come afferma Shakespeare, è la radice di ogni angoscia perché nasce dal desiderio umano di prevedere, controllare o plasmare il futuro secondo i propri bisogni e speranze. Ogni volta che ci aspettiamo qualcosa – un successo, un risultato, o un comportamento altrui – creiamo nella nostra mente un’immagine idealizzata di ciò che dovrebbe accadere. Tuttavia, la realtà, spesso imprevedibile e indipendente dai nostri desideri, difficilmente coincide con quelle aspettative, generando un senso di delusione, frustrazione o persino sofferenza. Questa riflessione ci invita a chiederci: è possibile vivere senza aspettative? Forse non del tutto, perché sognare e progettare fa parte della natura umana. Tuttavia, possiamo lavorare per coltivare un’attitudine diversa, meno legata all’attaccamento al risultato e più aperta all’accettazione di ciò che accade. Non si tratta di abbandonare i propri desideri o obiettivi, ma di riconoscere che la felicità non può dipendere unicamente dalla realizzazione di ciò che immaginiamo. L’angoscia nasce dal confronto tra il “dovrebbe essere” e ciò che realmente è: più il divario è ampio, maggiore è la nostra sofferenza. Accettare che la vita si svolge in un equilibrio tra ciò che possiamo controllare e ciò che sfugge alla nostra volontà è una forma di saggezza. Imparare a vivere con meno aspettative non significa vivere senza scopo, ma, al contrario, abbracciare ogni momento con maggiore autenticità, evitando di proiettare su di esso pesi inutili. Shakespeare ci ricorda, dunque, che spesso la nostra angoscia è una creazione della mente e che, per quanto difficile, la via della serenità passa attraverso il lasciar andare, accogliendo la realtà per quella che è.

Soprusi

Posto questo breve scritto di Astor Amanti tratto dal suo libro “Acid Lethal Fast”, in quanto mi sono ritrovato in toto in quello che esprime.

“Esistono uomini che portano su di sé il dolore del mondo. Quando vedono pesci rossi nei sacchetti dei Luna Park non riescono più a respirare e vedono orribili facce ridenti deformate dall’acqua. Uomini che guardano foto di esseri viventi maltrattati e ne sentono, in maniera accecante e assordante, le urla, il panico, la sofferenza. C’è chi li considera santi o fanatici e chi, semplicemente, afferma che sono persone troppo buone per riuscire a sopravvivere senza impazzire.”

Sento il peso di questo mio “essere” in maniera tangibile e sempre più accentuato. Davanti anche alla minima situazione di sopruso verso un animale o un essere umano, vengo preso da un malessere ingestibile che mi obbliga a distogliere lo sguardo, la presenza, il pensiero. Può essere preso come un comportamento comodo e irresponsabile… in realtà, nel mio caso sarebbe da masochista, il dolore che sento penetrarmi è talmente forte da creare un grande disagio psichico-fisico.

Freddo

Il freddo si è posato su di me come un sottile e invisibile velo. Le dita sembrano sul punto di spezzarsi al contatto, il naso ha assunto una sfumatura di rosso pallido, e ogni respiro si trasforma in una piccola nuvola di vapore che fluttua nell’aria prima di dissolversi.
Cammino e il gelo mi fa compagnia come un silenzioso compagno. Le strade appaiono più deserte, gli alberi più spogli, e ogni suono è attutito, come se l’intero mondo fosse avvolto in una coperta di tranquillità. Mi trovo in una città che quasi non riconosco, trasformata dalla luce grigia e dal respiro gelido dell’inverno.
Sento il freddo penetrare fino all’anima, ma non è sgradevole. C’è qualcosa di quasi rassicurante in questa sensazione, come se il freddo stesso fosse un promemoria di ciò che è autentico. E lì, mentre mi stringo le spalle per cercare un po’ di calore, il freddo sembra quasi trasformarsi in un segreto. È come se mi svelasse qualcosa di profondo, di fondamentale. Mi ricorda che esisto, che sono vivo. Che sono composto di carne e ossa, di emozioni, di piccole cose.
E mentre cammino, con il naso e le dita intirizzite, percepisco che il mondo intorno a me è immobile, ma dentro di me tutto pulsa. Scopro così che c’è una bellezza silenziosa, fragile e perfetta, anche nel freddo che scivola sotto la mia pelle.

Navigante

Da quasi mezzo secolo navigo nel mare magnum della politica. Ho a che fare con umanità, complessità e conflitti di ogni tipo. Ho avuto nella mia vita lavorativa e sociale diversi legami umani e di stima e li tengo per me. Per il resto, fino ad affondamento, continuo a navigare dando ciò che posso. Sono legato ad una deontologia e cerco di mantenerla coerente.
Chi mi conosce sa che viene prima la mia dignità rispetto ad ogni altra logica.
Fuori dalla politica, se e come pare a me, contribuisco, aiuto per quanto posso e voglio. E per quanto vuole o non vuole chi si rapporta con me. Sono libere scelte. Dico, se ne ho voglia, ciò che penso. Non ciò che vogliono gli altri.
Non sono il lattante di nessuno, se non altro perché sono ormai più prossimo alla casa di riposo che ad un futuro dalle belle speranze. E perché ho un underground di battaglie che mi permette di riconoscere ogni conflitto di potere nell’eterno ripetersi del canovaccio umano.
Bado alle mie passioni, non abbraccio guerre di religione.

Auguri!

Anche se non ci riesco, vorrei trovare un modo per fare a tutte e a tutti voi gli auguri di un buon Natale, però in silenzio: non voglio disturbare.
Vorrei farveli da lontano, questi auguri, come una sagoma immersa nell’umidità scura di questo inverno veneziano, freddo e senza neve: mi piacerebbe che non si capisca chi stia agitando la mano nella vostra direzione.
E vorrei che questi auguri silenziosi e confusi potessero farvi dimenticare tutti i problemi, per un momento. Almeno per un momento.

Fortune

Qualche volta scrivo per tenermi compagnia, chi meglio di me conosce il mio carattere? Con me sto bene, anche se qualche volta mi litigo, non riesco a mettere d’accordo il corpo con la mente, il primo è diventato meno articolato, la seconda, una mente ancora troppo veloce, che si lancia in fantasie cosi scoppiettanti che una santa barbara che salta in aria, al confronto sembra una miccetta.

Per fortuna la scrittura, come la musica e la fotografia, non comportano grossi sforzi fisici e ti portano dove vuoi. Anche la solitudine diventa meno pesante, sei tu con te stesso e tutto il mondo resta fuori, ti basta quello che hai dentro.

L’età che avanza non deve comprimere il futuro, quello che deve accadere accadrà, nei tempi e nei modi che sapremo preparare, l’importante è non perdere mai la cognizione di quello che siamo, senza lasciare spazio alla misantropia, lasciando sempre aperto l’uscio alla fortuna e ad ogni novità che ci fa battere il cuore.

Resistere, sempre

Quante volte ci capita di attraversare momenti bui, per svariati motivi: di salute, economici, affettivi o di lavoro? e ci domandiamo spaventati come andremo avanti? dove andremo a finire? Quando veniamo duramente sconfitti, ci allontaniamo dalla realtà presente, ci ritiriamo in noi stessi e ci dimentichiamo delle enormi capacità che abbiamo e che non utilizziamo. Ci scordiamo delle opportunità che la vita stessa ci offre. Ci sentiamo sconfitti, impotenti e ci lasciamo andare, aspettando non si sa cosa. Questo non ha senso. Dobbiamo ricordarci che abbiamo molteplici possibilità, bisogna solo cercarle. Lo so che è più facile a dirsi che a farsi, ma d’altronde che alternative abbiamo? Neanche perdere tempo a lamentarci è utile. Il non avere più questo o quello, rimuginare sui nostri errori o sul male che ci hanno fatto gli altri. Sbagli ne facciamo tutti e cattiverie ne riceviamo tutti. Lo so che è più facile a dirsi che a farsi, ma d’altronde che alternative abbiamo? Non è semplice ottimismo: facciamo le cose che ci piacciono, che ci stimolano e lasciamo perdere il resto. Se ci sono cose che per noi hanno realmente valore, lottiamo per realizzarle. Lottiamo senza paura, col piacere, con il gusto di farlo.

Sicurezza e fragilità

Passeggiando per boschi, parchi e ambienti naturali, rifletto spesso a come gli alberi sfoggino con dignitosa fierezza le loro “rughe” e come queste li rendano magnifici e maestosi.
E a come, invece, l’umanità con la sua insensata paura di invecchiare, rincorra illusorie chimere di eterna giovinezza, sottoponendosi a continui trattamenti ed interventi chirurgici (molto spesso drastici e mal riusciti) con il solo risultato di esternare una bellezza innaturale ed effimera.

E pensare che un volto attraversato dai segni del tempo è ricco di fascino e bellezza poiché racconta un vissuto ricco di esperienze, anche dolorose perché no!

Ma comunque pur sempre prezioso bagaglio di vita che ognuno di noi si porta dietro.

Per risplendere di autentica bellezza non occorre il bisturi, basterebbe fare come i nostri fratelli alberi: prendere coscienza, accettare ciò che è… ed esserne fieri.