Smells Like Teen Spirit – Nirvana (1991)

Il bello della storia del rock è che non è lineare, non segue un filo conduttore vero e proprio, volendo lo si può tracciare, ma in realtà, se andiamo a guardare bene quel filo, vediamo che è fatto di migliaia di punti separati e ogni punto è una storia a sé stante.
Così è certamente per uno di quei brani che quella storia l’ha fatta, l’ha segnata, l’ha marchiata a fuoco: Smells Like Teen Spirit dei Nirvana. Siamo nel 1991 e il rock, a ben guardare, è morto ancora una volta. Muore ciclicamente da quando è nato alla fine degli anni Cinquanta, ma a Seattle, da qualche tempo, il fuoco covava sotto la cenere, un pugno di band stava provando a rimettere in circolazione quell’energia che sembrava sopita o che era rinata da altre parti, verso le latitudini del rap o dell’hip hop, mentre in Inghilterra la generazione dei rave aveva scelto di andare completamente da un’altra parte, di dimenticare il rock per scegliere l’elettronica e l’ecstasy per uscire dalle regole e dagli schemi. A Seattle, invece, le chitarre suonavano ancora forti, potenti, e le vestigia dell’hard rock erano ben visibili tra le tracce dell’heavy metal che veniva suonato da molte band americane dell’epoca.
C’era ancora chi si poteva concentrare su un solo riff di chitarra, fatto di pochi accordi per provare a trovare la chiave per scardinare il mondo con la musica. E quello che fece Kurt Cobain, frontman, mente e cuore dei Nirvana. Stavano lavorando al loro secondo album, Nevermind, e lui si era appunto concentrato su un riff di chitarra, quattro accordi in tutto, molto simili peraltro a quelli di More Than a Feeling dei Boston perché, come disse lo stesso Cobain più volte nelle interviste, era alla ricerca della perfetta canzone pop, e voleva farla suonare non come i Boston, ma come i Pixies, altra band di rock alternativo americano del momento. Fece sentire il riff con un accenno del ritornello agli altri due compagni del gruppo, Krist Novoselic e Dave Grohl, e tutti e tre per un’ora e mezza si ostinarono su quelle note e quella melodia. Le rallentarono, le urlarono, le misero insieme fino a quando il brano non fu completato.

Finn Ziegler

Finn Ziegler nato Finn Ziegler Holm il 24 novembre 1935 è stato un violinista jazz e vibrafonista danese. Studiò violino alla Royal Danish Academy of Music, ma, ispirato da Svend Asmussen, scoprì presto che la musica più vicina al suo cuore era il jazz. Con al suo attivo i modelli jazzistici più importanti, tra cui Stan Getz , il vibrafonista Milt Jackson e i violinisti Svend Asmussen / Stuff Smith , Finn Ziegler ha dato il via alla sua carriera jazzistica, che per oltre cinque decenni lo ha portato stilisticamente in lungo e in largo. Oltre che con i suoi gruppi, si è esibito in numerosi contesti. Ad esempio, negli anni ’50 con l’orchestra di Finn Savery, Erik Moseholm e Ib Glindemann. Dagli anni ’70 con la Big Band della Radio come solista, leader e membro ordinario.

Arthur Marshall

Arthur Owen Marshall nato il 20 novembre del 1881 è stato un compositore e interprete di musica ragtime statunitense , originario del Missouri. Fu un allievo del celebre compositore ragtime Scott Joplin. Pochi anni dopo la sua famiglia si trasferì a Sedalia, nel Missouri, perché ai bambini neri era permesso frequentare la scuola nove mesi all’anno lì, a differenza dei tre mesi consentiti ai neri altrove, e gli abitanti di Sedalia, a quanto si dice, erano più tolleranti nei confronti degli afroamericani. Aveva solo quindici anni quando Scott Joplin arrivò per la prima volta a Sedalia. Joplin si stabilì con la famiglia Marshall e, in breve tempo, sia Marshall che Scott Hayden, un compagno di classe di Marshall alla Lincoln High School, divennero i protetti di Joplin. Marshall aveva già preso alcune lezioni private di musica classica anni prima ed era esperto di tecnica pianistica e aveva un dono per la sincope. Joplin aiutò anche Marshall a trovare un lavoro al Maple Leaf Club durante il suo unico anno di esistenza nel 1899. Nel club, il 1° ottobre 1899, Marshall ebbe una rissa con un giovane di nome Ernst Edwards a causa della fidanzata di quest’ultimo. La rissa si svolse all’esterno, Marshall colpì Edwards con il suo bastone, Edwards estrasse una pistola e Marshall scappò via. 

Hello, I Love You – The Doors (1968)

Il singolo, molto leggero e radiofonico nella sua prima parte, più acido e teso nella seconda, fu all’epoca considerato troppo pop dai puristi del rock, ma piacque enormemente, portando la band nuovamente al primo posto delle classifiche, con un singolo che, peraltro, viene ricordato com il primo 45 giri stereo della discografia americana.
Il rift di tastiera suonato da Ray Manzarek è molto simile a quello di All Day and All of the Nighe del Kinks, che Infatti minacciarono i Doors di fargli causa per plagio, cosa che non accadde perché trovarono un accordo prima di finire in tribunale, Morrison, assieme a Jimi Hendrix, Incarnava il 1968, con la sua straordinaria mescolanza di poesia, ribellione, elettricità e arte, meglio di molti altri artisti rock: metteva in scena senza filtri la febbre che aveva colpito una intera generazione che non voleva altro che bruciare i ponti dietro se stessa e affrontare il futuro conquistandolo, cambiando le regole del gioco. “Non era facile stargli dietro” ricorda Robby Krieger “anzi, era spesso impossibile. Jim era irregolare e imprevedibile, così come creativo ed esplosivo. Quell’anno fu per noi un’incredibile altalena di emozioni, successi, disastri, aperture, crolli, che ci portò dalla gioia alla disperazione”.


Hank Garland

Walter Louis Garland nato l’11 novembre del 1930 è noto professionalmente come Hank Garland. E’ stato un chitarrista e cantautore statunitense. Iniziò come musicista country, suonò il rock and roll quando divenne popolare negli anni ’50 e pubblicò un album jazz nel 1960. La sua carriera fu interrotta bruscamente quando un incidente d’auto nel 1961 lo lasciò incapace di esibirsi. Iniziò con la chitarra a soli 6 anni; a 16 era già impegnato a Nashville e a 18 pubblicò il successo “Sugarfoot Rag”, disco da oltre un milione di copie. Fu membro del celebre “A‑Team” di session-men di Nashville. Collaborò con artisti del calibro di Elvis Presley, Patsy Cline, Roy Orbison, Everly Brothers, Brenda Lee, e suonò l’intro di “Jingle Bell Rock”. Nei tardi anni ’50 e inizio ’60 si dedicò al jazz: incise Jazz Winds From a New Direction (1961) con Gary Burton, Joe Morello e altri, e si esibì al Newport Jazz Festival e in club come Birdland a New York. Era noto per la sua versatilità, passando agevolmente da country a rock, folk o jazz, con linee fluide e grande senso del swing.
Hank Garland è stato un gigante silenzioso della chitarra: capace di dominare sessioni country, influenzare la nascita del rock e poi innalzarsi nel jazz, con una tecnica brillante e uno stile unico. Il suo tragico incidente ha interrotto troppo presto una carriera straordinaria, ma il suo suono continua a ispirare chitarristi in ogni genere.

Pete Brown

James Ostend “Pete” Brown è nato il 9 novembre del 1906. Imparò a suonare il pianoforte, la tromba e il sassofono da giovane. Suonò a New York City con l’orchestra di Bernie Robinson nel 1928 e dal 1928 al 1934 suonò con Charlie Skeete. Nel 1937, lavorò nella band di John Kirby; per diversi anni negli anni ’30 lavorò con Frankie Newton, che era anche un membro della band di Kirby. Brown e Newton registrarono spesso. Oltre a registrare sotto il suo nome, Brown registrò anche con Willie “The Lion” Smith, Jimmie Noone, Buster Bailey, Leonard Feather, Joe Marsala e Maxine Sullivan negli anni ’30. Negli anni ’50, la salute di Brown iniziò a peggiorare e abbandonò le esibizioni a tempo pieno. Morì a New York il 20 settembre 1963.

Andy Gibson

Albert “Andy” Gibson è nato il 6 novembre del 1913. E’ stato un trombettista, arrangiatore e compositore jazz statunitense. Iniziò con il violino, poi passò alla tromba e suonò in orchestre swing come quelle di Lew Redman, Zack Whyte, McKinney’s Cotton Pickers, Blanche Calloway, Willie Bryant e Lucky Millinder. Nel 1937 smise di suonare per diventare arrangiatore e compositore, lavorando con veri giganti come Duke Ellington, Count Basie, Cab Calloway, Charlie Barnet e Harry James. Durante la Seconda guerra mondiale guidò una sua big band nell’esercito statunitense (1942–45). Dopo il servizio militare lavorò nuovamente con Barnet e poi si orientò verso il rhythm & blues, diventando direttore musicale per King Records tra il 1955 e il 1960. Viene ricordato come uno dei più raffinati e meno celebrati arrangiatori dell’era dello swing. Morì prematuramente a 47 anni, a causa di un infarto, nella sua città di Cincinnati.

Thriller – Michael Jackson (1982)

“Thriller” è una delle canzoni più iconiche di Michael Jackson ed è uno dei brani più celebri della storia della musica pop. Pubblicato il 12 novembre 1983 come settimo e ultimo singolo dall’album omonimo, “Thriller” (1982), album che è tuttora tra i più venduti di tutti i tempi.
La canzone ha un’atmosfera ispirata ai film horror degli anni ’50 e ’60 e contiene una celebre narrazione parlata dell’attore Vincent Price, famoso per i suoi ruoli in film horror.
Il brano è noto per il suo groove funky, l’uso di sintetizzatori e effetti sonori come porte che cigolano, urla, tuoni e passi inquietanti.

Il video di Thriller, diretto da John Landis è un corto musicale di circa 14 minuti che ha rivoluzionato il concetto di videoclip. Michael Jackson si trasforma in licantropo e zombie, la coreografia è diventata leggendaria ed imitata parodiata in tutto il mondo. Il primo video musicale ad essere inserito nel National Film Registry della Library of Congress degli Stati Uniti.

Thriller ha segnato un punto di svolta nella musica pop, contribuendo in modo decisivo a consolidare la figura di Michael Jackson come “King of Pop”.

Phil Woods

Phil Woods (all’anagrafe: Philip Wells Woods) è nato il 2 novembre del 1931. E’ stato uno dei più grandi sassofonisti jazz statunitensi, conosciuto per il suo stile energico, lirico e radicato nel bebop. Fu anche clarinettista, compositore, bandleader ed educatore. Wood iniziò a suonare il sassofono a 12 anni e successivamente il clarinetto alla prestigiosa Juilliard School di New York. Fu molto influenzato da Charlie Parker, Benny Carter e Johnny Hodges, tanto da essere soprannominato “New Bird” (nuovo Bird, in riferimento a Parker). Tra il 1968 e il 1972 visse in Francia, dove guidò l’ensemble European Rhythm Machine, con uno stile più sperimentale. Tornato negli Stati Uniti, formò un quintetto che rimase attivo per oltre 30 anni, registrando album acclamati come Musique du Bois (1974).
Phil Woods è noto anche per i suoi assoli in brani pop e rock, tra cui: “Just the Way You Are” di Billy Joel (1977), “Doctor Wu” degli Steely Dan (1975) e “Have a Good Time” di Paul Simon (1975) Il suo assolo nel brano di Billy Joel è uno dei più iconici nella storia del pop-jazz. Phil Woods ha incarnato lo spirito del jazz: sempre in evoluzione, sempre autentico.

Belle and Sebastian – The Boy With the Arab Strap (1998)

La piccola orchestra pop radunata intorno al talento di Stuart Murdoch sembra ora possedere quel quid in più che occorre per affrancarsi dal ruolo di oscuro oggetto di culto nel quale era stata consacrata dai primi due splendidi album – Tigermilk e If You’re Feeling Sinister – e da una manciata di ottimi ep. I brani sono qui di livello pari – anche se appena più calibrati e meno folk – a quelli delle opere citate, ma le coloriture orchestrali, a metà strada tra Gainsbourg e i Love, con i timidi cenni di bossanova e con il curioso esperimento lounge-jazz di A Space Boy Dream firmato dal bassista Stuart David, aprono nuovi orizzonti. Per molti è l’album della scoperta: i neofiti possono contare sulla penna di Murdoch, che intarsia racconti in miniatura sospesi tra malinconia e ironia e intriganti come non se ne vedevano dai tempi degli Smiths, e su un gruppo che sa fare della semplicità (melodica e armonica) un’arma micidiale. Lo testimoniano l’irresistibile Sleep The Clock Around, spruzzata di tenue vernice elettronica, la title-track ballabile e naïf, la vaporosa Ease Your Feet In The Sea. Uno splendido pop d’altri tempi incastonato nel presente.

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