Have A Little Faith – John Hiatt #3/10

Dati

Have a Little Faith in Me è un brano musicale scritto e interpretato da John Hiatt, che appare nel suo album “Bring the Family“.

Dopo sette dischi pubblicati in studio, il primo risale al 1974, nel 1987 incide il suo ottavo album ed è quello che lo porta al successo planetario. Hiatt ha trentacinque anni ed è reduce da una serie di fatti luttuosi che lo mandano in depressione ma grazie ad una cerchia di amici musicisti, registra “Bring the Family” che in qualche modo ne dichiara la rinascita. Un nuovo amore e una nuova vita danno la forza di continuare. Il passato è ieri e oggi è il domani.
Questo disco è un sogno ed è la fine di un incubo.

Tra gli artisti che hanno eseguito la cover del brano vi sono:

Bill Frisell in versione strumentale nell’album Have a Little Faith (1992);
Joe Cocker nell’album Have a Little Faith (1994);
Jewel per la colonna sonora del film Phenomenon;
Jon Bon Jovi per il film Capodanno a New York.
Mandy Moore, che lo ha pubblicato come singolo nel 2003 estratto dall’album Coverage.

Pensiero

Difficile trovare una canzone che non sia all’altezza in questo album, poi facendo una grande selezione, “Have A Little Faith” è probabilmente la più significativa, per il testo e per il suono che il questo caso si limita ad un pianoforte, e che pianoforte!
Piano e voce che per quattro minuti si intrecciano come la trama e l’ordito. Un piano ‘battente’ con pochissime note, quasi a tenere il passare del tempo e la voce profonda e lirica che pochi sanno utilizzare come Hiatt.
Non c’è molto altro da aggiungere su questa canzone, il testo tradotto, come al solito non rende merito al brano ma in qualche modo rende l’idea del momento che sta attraversando.

Quando la strada si fa buia e non riesci più a vedere
Lascia che il mio amore getti una scintilla e abbi un po’ di fiducia in me
E quando le lacrime che piangi sono tutto quello in cui puoi credere
Permetti a queste amorevoli braccia un tentativo e abbi un po’ di fiducia in me
E quando il tuo cuore segreto non riesce a parlare così facilmente
Vieni qui tesoro, inizia con un sussurro ad avere un po’ di fiducia in me
E quando sei con la schiena al muro basta che ti giri e vedrai, tu vedrai
Ti prenderò, fermerò la tua caduta solo abbi un po’ di fiducia in me
E abbi un po’ di fiducia in me beh, ti ho amata per così tanto tempo ragazza
Non aspettandomi nulla in cambio solo che tu avessi un po’ di fiducia in me
Vedi il tempo, il tempo è nostro amico perché non c’è fine per noi
E tutto quello che devi fare è avere un po’ di fiducia in me, ho detto che ti sosterrò, ti sosterrò
Il tuo amore mi dà abbastanza forza perciò abbi un po’ di fiducia in me
Ho detto ehi, tutto quello che devi fare per me è avere un po’ di fiducia in me.

Purple Haze – Jimi Hendrix #2/10

Dati

Jimi Hendrix pubblica questo singolo nell’album d’esordio ‘Are You Experienced’ nel 1967.

Purple Haze in inglese significa ‘Foschia viola’ e molte sono le ipotesi sul significato di questo titolo. Fra le tante, due sembrano le più probabili: sulla droga o su un romanzo.
Con il termine Purple Haze viene indicato sia un tipo di marijuana, che un genere di LSD. Questa teoria sembra supportata da un verso della canzone, che recita: “Excuse me while I kiss the sky”, letteralmente “Scusami mentre bacio il cielo”. Infatti, l’espressione “kiss the sky”, baciare il cielo, viene impiegata per indicare gli effetti della cannabis.
Pare che, mentre componeva il testo di Purple Haze, Jimi Hendrix stesse leggendo un romanzo di Philip José Farmer dal titolo Notte di Luce. Si tratta di un racconto fantascientifico, che parla proprio di una sorta di raggio letale viola. Forse, allora, Purple Haze è un omaggio a questo romanzo. 

Esistono numerose cover di Purple Haze, tra le quali una versione di Ozzy Osbourne durante il concerto Moscow Music Peace Festival del 1989 a Mosca, e quella di Frank Zappa durante il live The Best Band You Never Heard in Your Life del 1991.
Davide Van de Sfroos rende omaggio a Jimi Hendrix e alla canzone nel suo brano Il camionista Ghost Rider presente nell’album Yanez

Pensiero

Questa come ‘Like a Rolling Stone’ di Bob Dylan, appartiene alla mia adolescenza.
Fu grazie a ‘Supersonic’, programma radiofonico in onda sul secondo canale di Radio RAI dal 4 luglio 1971 al 16 dicembre 1977, tutte le sere dalle 20.10, un appuntamento serale che divenne punto di riferimento negli anni settanta, che ascoltai per la prima volta questo brano del grande Jimi Hendrix.

Inevitabile fin dal primo ascolto l’energia sonora che trasmetteva, un fulmine che attraversava tutto il corpo e che elettrizzava anche le cellule e i neuroni più assopiti.
Il modo di suonare la chitarra fu una vera rivoluzione, non aveva paragoni, non esisteva un ‘suono’ simile prima di lui e pochi ce ne furono dopo, proprio (anche) per questo, Hendrix fu unico e fu impossibile non annoverare tra i musicisti preferiti.

Hendrix fu un ciclone che attraversò la scena del rock perché oltre ad essere stato un eccellente chitarrista e un grandissimo solista, era impossibile quindi non lasciasse un segno indelebile nella vita di un adolescente degli anni ‘settanta’ che amava la musica rock come ero io.

Hendrix poi, come pochi altri, ebbe una vita molto breve, morì a 28anni, con all’attivo solo quattro dischi e questo aumentò il suo mito e si sa, gli adolescenti crescono con i miti.

Like a Rolling Stone – Bob Dylan #1/10

Dati

Bob Dylan inserì questo brano nell’album ‘Highway 61 Revisited’ nel luglio del 1965. Per prima cosa va ricordato che questa canzone ha sempre primeggiato in tutte le classifiche mondiali, classificandosi al primo posto nella rivista Rolling Stones per quasi vent’anni fino al 2021.

Like a rolling stone è ispirata da una ragazza che Bob Dylan conosceva di nome Edie Sedgwick, morta a soli 28 anni distrutta dalla droga.
Il testo di questa grande canzone è una lezione sulla vita, in quanto parla dei valori che ritiene più importanti, l’integrità, l’onestà e la famiglia.

Nel corso degli anni è stata rifatta e coverizzata da numerosi artisti tra cui Bob Marley, i Bon Jovi, i Rolling Stones, Green Day, Jimi Hendrix e David Gilmour. 

Pensiero

Sono molto legato a questo brano non solo perché mi accompagna dall’adolescenza ma perché ancora oggi, dopo centinaia di ascolti, riesce a darmi vibrazioni.
I testi sono importanti e tra i primi a prendere atto di questa rivoluzione sono i Beatles che da quel momento cominceranno a dare maggiore importanza ai testi nelle loro canzoni – “Dylan ci mostra la strada”, dirà John Lennon in un’intervista nel 1965 – pubblicando nel dicembre dello stesso anno Rubber Soul, il disco con cui entreranno nella loro maturità artistica.

La sua struttura armonica e il phatos che riesce a trasmettere è unico. E’ forse la prima canzone dove gli strumenti seguono il cantato – e non viceversa, come accade di solito, rendendola unica e rivoluzionaria, l’accompagnamento musicale insegue la voce di Dylan rotolando dietro al testo, vero perno della canzone come mai era avvenuto nel rock.

Il metro infallibile per riconoscere la grandezza e la profondità di una canzone è la Piloerezione, alt, attenzione, che non si pensi male, la Piloerezione altro non è che la ‘pelle d’oca’ che la scienza determina come reazione della pelle provocata dal freddo. In realtà la ‘pelle d’oca’ è anche determinata dalla vibrazione sonora che il cervello, tramite il senso uditivo, trasmette al corpo attraverso la pelle. Questo avviene quando l’emozione è profonda e, questo brano lo è.

Classifica musicale 2021

Da quindici anni è mia consuetudine stilare una classifica dei dischi più belli che ho ascoltato. Questo 2021 non è stato particolarmente esaltante. A parte qualche novità, almeno per me, tipo: i Lowe, Dominique Fils-Aime e gli Another Sky, i restanti sono nomi noti. Questo non significa che i dischi prodotti non siano di buona fattura anzi, ce ne sono alcuni tipo: Van Morrison, Nick Cave & Warren Ellis e Ryam Adams, gli africani Ballaké Sissoko, Femi Kuti e il cubano-africano Omar Sosa e pochi altri che meritano sicuramente ascolto, meglio se attento, proprio perché non sono dischi banali. Non ci sono ‘capolavori’ e l’unico ‘ottimo’ se lo prende il redivivo Van “The man” che, ancora una volta, dopo molto tempo, sforna quello che dagli anni ’90 è la sua miglior produzione. Latest Record Project Volume I: è un disco doppio (2CD), con 28 brani e 127 minuti di musica eccelsa.

Su ‘artesuono‘ la mia classifica completa con le relative recensioni (non mie).

Il leone ruggisce ancora

Riflessione sull’ultima produzione di Van Morrison

Dopo diversi anni e molte uscite discografiche, non tanto entusiasmanti, “The Man” torna a ruggire. Latest Record Project Volume I è il suo più bel disco dell’ultimo ventennio. Non certo un capolavoro ma sicuramente un album che non annoia anzi, lo ascolto in loop e non mi stanca per nulla. Sorvolo su alcuni testi che non mi trovano d’accordo per niente ma il suono è sempre quello di un grande e se a trequarti di secolo incidi ancora un album doppio con 28 canzoni (e un altro che arriverà) per ben due ore di musica, vuol dire che talento, ingegno e ispirazione non ti fanno difetto.

E proprio su questi ultimi aggettivi, per niente esagerati, mi sorgono spontanee alcune domande: Cosa succederà quando non ci sarà più questa generazione di musicisti? Penso a Bob Dylan, Neil Young, Bruce Springsteen… Cosa gli spinge a continuare a scrivere e pubblicare, a mettere la musica al centro della propria vita? Potrebbero godersi le giornate senza troppe preoccupazioni… Eppure non mollano, perché? Dove trovano tutta questa energia e ispirazione?
Le risposte possono essere diverse ma non è questo il post per approfondirle.

Per il momento mi godo queste 28 canzoni che compongono “Latest Record Project Vol. 1”, dove non c’è un cedimento, una flessione, dove energia e determinazione si aggiungono a sensibilità e acume.
In un’epoca in cui quasi tutta la musica potrebbe essere schedata come “Musica da ascensore“, queste canzoni rivendicano una dignità e un diritto di ascolto. 
Per il momento mi godo questa loro eterna giovinezza, non pensando al futuro e concentrandomi sul presente che non è invitante, ma è quello che ci è dato vivere. E con questa colonna sonora, vi assicuro che non è soltanto piacevole, ma addirittura sorprendentemente piacevole.

Ben ritrovato quindi “The Man” della tua creatività ne abbiamo bisogno visto il “quasi vuoto” (il “quasi” è obbligatorio) musicale che regna sovrano.