Carl De Keyzer

Nato in Belgio nel 1958, Carl De Keyzer è uno dei più interessanti e originali fotografi affermatisi negli ultimi anni Ottanta.
Comincia la sua carriera come fotografo freelance nel 1982 mentre già insegna all’Accademia Reale di Belle Arti di Ghent (1982 – 89). Nello stesso periodo, il suo interesse per la fotografia lo porta a creare e a dirigere insieme ad altri la Galleria XYZ-Photography.
Nel 1990 entra a Magnum Photos come nominee e ne diventa membro effettivo nel 1994. Dal 1995 insegna all’Istituto Superiore di Arte di Anversa.
Predilige i progetti di ampio respiro che compone in una serie di foto collegate una all’altra. Come un esploratore del diciannovesimo secolo, munito però di un’attrezzatura più moderna, costruisce un insieme articolato di scene e immagini spesso legate ai testi estratti dai suoi stessi diari di viaggio.
La sua peculiarità è riuscire a cogliere quei meccanismi del vivere comune o quei luoghi simbolo del nostro tempo: l’India, la fine del “sistema” sovietico, la vita all’interno di una prigione siberiana dopo la caduta dell’URSS, l’Europa contemporanea e, più recentemen-te, le dinamiche di potere e politica nel mondo contemporaneo, viste in una serie di “Tableaux” in cui la dimensione gigante sottolinea il valore di affresco simbolico.
De Keyzer ha esposto in diverse mostre in musei e gallerie europee e americane. Per il suo lavoro ha ricevuto una serie di importanti riconoscimenti tra cui il premio per il miglior libro al Festival di Arles, il Premio W. Eugene Smith Award (1990) e il premio Kodak (1992).
Ha pubblicato vari libri, tra cui Oogspanning (1984); India (1987); Homo Sovieticus (1989); USSR-1989-CCCP (1989); God, Inc. (1991); East of Eden (1996); Tableaux d’Histoire (1997); Europa (2000); Zona (2003).

Il SitoMagnum PhotosInternational Center of Photography

Wayne Miller

Nato a Chicago nel 1918, Wayne Miller studia economia bancaria all’Università dell’Ilinois (1938-40), mentre nello stesso tempo lavora part-time come fotografo. Nel biennio 1941-42, studia fotografia all’Art Center School di Los Angeles.
Dal 1942 fino al 1946 si arruola in Marina, dove viene assegnato all’unità di aviazione navale di Edward Steichen.
Finita la guerra si installa a Chicago e lavora come fotografo freelance per Life, Fortune, Ladies’ Home Journal, Colliers e Ebony.
Nel 1946-48 ottiene una speciale borsa di studio da parte della Fondazione Guggenheim e realizza un ampio lavoro fotografico sugli afroamericani nel South Side della sua città. Insegna fotografia all’Institute of Design di Chicago e nel 1949 si trasferisce a Orinda, in California, lavorando sempre per Life fino al 1953. In seguito, per due anni, diventa assistente di Edward Steichen, nominato direttore del Dipartimento fotografico del Museum of Modern Art di New York, per la realizzazione della celebre mostra The Family of Man (inaugurata nel gennaio 1955). Nel 1958 entra a far parte di Magnum Photos e nel periodo 1962-66 ne diventa presidente.
Negli anni Sessanta Miller si occupa molto e con grandi responsabilità, di problemi ambientali nel suo Paese. Assistente speciale del direttore del Servizio Nazionale dei Parchi, all’interno del Dipartimento per l’Ambiente, diventa in seguito (1970) direttore dei programmi televisivi pubblici dedicati all’ambiente.
Nel 1975 abbandona la fotografia professionale per dedicarsi completamente alla difesa e allo sviluppo della sua foresta di sequoie in California.
Le sue foto sono state esposte in numerose mostre e tra i suoi libri cito: A Baby’s First Year (con Benjamin Spock e John Reinhart, 1956); The World is Young (1958); Chicago’s South Side 1946-1948, con testi di Gordon Parks, Oville Schell, e Robert B. Stepto.

Barbara NiemannWayne F. Miller PhotographyMagnum Photos

Philip Jones Griffiths

VIETNAM. South Vietnam. 1970

Nato nel 1936 a Rhuddian, nel Galles, comincia a svolgere la professione di farmacista a Londra mentre lavora part time come fotografo per il Manchester Guardian. Nel 1961 diventa fotografo freelance per il London Observer. Documenta la guerra d’Algeria nel 1962, si sposta in Africa Centrale e da qui si trasferisce in Asia. Nel 1966 entra a Magnum Photos (membro effettivo nel 1970) e fotografa in Vietnam dal 1966 al 1971. Vietnam Inc., apparso nel 1971, è un grande successo editoriale, esaurito in poche settimane.
Nel 1973 documenta la guerra dello Yom Kippur e in seguito lavora in Cambogia (1973-75). Nel 1977 si trasferisce in Thailandia, base per i suoi lavori e i suoi spostamenti in Asia.
Nel 1980 si sposta a New York e assume la presidenza di Magnum, carica che riveste per cinque anni.
Griffiths ha esposto le sue immagini in varie mostre, negli Stati Uniti e in Europa, e continua a lavorare sui reportage dedicati al buddismo in Cambogia, la siccità in India, le comunità povere del Texas, il rimboscamento del Vietnam e le conseguenze della prima guerra del Golfo. Ha lavorato anche dietro la macchina da presa realizzando un documentario per la BBC sui discendenti degli ammutinati del Bounty sull’isola di Pitcair, un film sulle conseguenze dello scavo minerario in una valle del Galles e un altro sul campo profughi Khao-I-Dang, in Thailandia, per conto dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU. Il suo film sul cammino di Ho Chi Minh, realizzato per la BBC, è passato sulla TV pubblica degli USA nel 1990. Uno sguardo dal Galles è circolato nel Regno Unito nel 1991 e nel 1997. Il suo più recente documentario è una personale visione sul nostro futuro, trasmesso il primo giorno del nuovo millennio.

Bibliografia parziale: Vietnam Inc.(1971, ristampa 2001 con introduzione di Noam Chomsky); Bangkok (1979); Philip Griffiths: una visión retrospectiva. 1952-1988 (1992); Dark Odyssey (1996); Agent Orange, “Collateral Damage” in Viêt Nam (2003); Viêt Nam at Peace (2005).

Fondazione P.J. GriffithsFotografia ArtisticaMagnum Photos

Martine Franck

Nata ad Anversa, in Belgio, ma cresciuta negli Stati Uniti e in Inghilterra, Martine Franck ha studiato Storia dell’Arte all’Università di Madrial (1956-57) e all’Ecole du Louvre di Parigi (1958-1962).
Dopo la sua tesi in storia dell’arte sull’influenza del Cubismo in scultura, capisce di preferire l’espressione visiva alla scrittura e, nel 1963, comincia a occuparsi di fotografia. Diventa assistente di Eliot Elisofson e di Gion Mili per Time-Life; lavora in Cina, in Giappone e in India. Diventa poi fotografa freelance e collabora con Life, Fortune, Sports Illustrated, The New York Times e Vogue.
Dal 1965 partecipa, come fotografa, alla cooperativa del Théâtre du Soleil di Ariane Mnouchkine. Nel 1970-1971 lavora con l’agenzia Vu di Parigi e nel 1972, insieme ad altri colleghi, fonda l’agenzia Viva. Nel 1980 entra come associata a Magnum Photos per diventame poi membro effettivo nel 1983.
Nel 1995 ha diretto il cortometraggio Ariane et Co. Le Théâtre du Soleil, in collaborazione con Robert Delpire, e nel 2000, insieme a Fabienne Strouvé-Beckers, ha realizzato Retour en Irlande avec Martine Franck, photographe.
Nel 2002, su sua iniziativa, crea insieme al marito e alla figlia Mélanie la Fondation Henri Cartier-Bresson, che conserva e promuove il patrimonio artistico del grande autore recentemente scomparso.
Ha raccolto il suo lavoro in diverse mostre, personali e collettive, presentate nelle principali gallerie e musei del mondo. Tra i libri pubblicati ricordiamo Etienne Martin, sculpteur (1970); La sculpture de Carde-nas (1971); Le Théâtre du Soleil (1971); Martine Franck (1976); Les Lubérons (1978); Le temps de vieillir (1980); Martine Franck (1982); Martine Franck. Des Femmes et la Création (1983); De temps en temps (1988); Portraits (1988); L’homme qui plantait des arbres (1995); Collège de France (1995); D’un jour, l’autre (1998); Tory Island Images (1998); Magna Brava (con Eve Amold, Inge Morath, Susan Meiselas e Mailyn Silverstone, 1999); Tibetan Tulkus (2000); Martine Franck Photographe (2002).

Musa Fotografia  – Fotografia Artistica – Magnum Photos

Ghasem Baneshi: il cattura interni delle moschee

Ghasem Baneshi è un fotografo iraniano specializzato nella cattura dei dettagli intricati dell’architettura tradizionale persiana, in particolare delle muqarnas, elementi decorativi caratteristici dell’architettura islamica.  Le sue fotografie mettono in risalto la complessità e la bellezza di questi elementi architettonici, offrendo una prospettiva unica sul patrimonio culturale iraniano. Le sue opere sono state condivise su piattaforme come Instagram, dove ha un seguito significativo.  Inoltre, la sua fotografia della Moschea dello Scià è stata apprezzata per la sua capacità di catturare l’essenza dell’architettura persiana. 

Su InstagramSu Creapills

Alex Majoli

Alex Majoli è nato nel 1971 a Ravenna. Ha cominciato a fotografare prestissimo sotto la guida dei fotografi Daniele Casadio e Ettore Malanca. Nel 1989 era già fotoreporter professionista. Nel 1990 comincia una collaborazione con l’agenzia Grazia Neri.
Nel 1992 e 1993 viaggia a lungo in lugoslavia per documentare la guerra. Nel 1994 comincia a lavorare a un reportage di ampio respiro sul manicomio di Leros, in Grecia, documentandone, in bianco e nero, la fase finale prima della chiusura. Questo progetto diventa un volume (Leros, pubblicato per la prima volta nel 1999) e dà vita ad altri lavori sulla condizione psichiatrica nel mondo. Nel 1995 è in Sudamerica per molti mesi, fotografando diversi soggetti e cominciando così a porre le basi del progetto Requiem in Samba. Dal 1997 comincia a pianificare Hotel Marinum, un grande progetto, al quale tuttora lavora, dedicato alla documentazione fotografica della vita delle città portuali di tutto il mondo. Nel 1998 comincia a sperimentare il linguaggio cinematografico.
Nel 2001 Alex Majoli diventa membro di Magnum e continua a seguire e documentare i conflitti scoppiati nelle diverse regioni del mondo per numerose riviste.
Le sue foto sono pubblicate sulle maggiori testate internazionali. Collabora con Newsweek, The New York Times Magazine, Granta e con il National Geographic. Con Paolo Pellegrin, Ilka Uimonen e Thomas Dworzak, altri membri di Magnum Photos, ha dato vita alla mostra Off Broadway presentata in prima assoluta a New York nel 2004.
Vive tra la sua casa di Cesura, vicino a Piacenza, e New York. На pubblicato Leros (Trolley, 2002) e One Vote (Filigranes, 2004), una raccolta di ritratti realizzati durante la campagna elettorale per le ultime presidenziali USA. Tra i molti premi assegnati, il Premio Marco Pesaresi (2003), l’Infinity Award (2003), il premio OPC (2004).

Magnum Photos Fondazione Imago Mundi Il Sito (Coming Soon)

Alex Webb

Alex Webb è nato a San Francisco, in California, nel 1952. Studia storia e letteratura al college e fotografia al Carpenter Center for the Visual Arts. Nel 1972 frequenta l’Apeiron Workshop e due anni dopo diventa fotografo professionista. Comincia subito a pubblicare su importanti testate, come The New York Times Magazine, Life, Geo, Stern e National Geographic. Nel 1974 si associa a Magnum Photos per poi, nel 1979, diventarne membro effettivo.
Verso la metà degli anni Settanta realizza lunghi e accurati reportage nel Sud degli Stati Uniti, documentando, in bianco e nero, la vita delle piccole città. Il mondo dei tropici lo attrae, e a lungo Webb lavora nei Caraibi e in Messico componendo su questi Paesi un corpus di immagini a colori che arricchisce continuamente di nuove, sorprendenti foto. In seguito sono numerosi i viaggi nei Caraibi, in America Latina e Africa. Le sue immagini sono state raccolte in vari libri. L’ultimo lavoro, Crossings, del 2003, è dedicato alla vita e ai problemi di chi è costretto a oltrepassare per lavoro il confine USA-Messico.
Alex Webb ha ricevuto vari riconoscimenti tra cui una borsa di studio dalla New York Foundation of the Arts nel 1986, un finanziamento dal National Endowment for the Arts nel 1990, il premio dell’Hasselblad Foundation nel 1998, il premio Leopold Godowsky per la fotografia a colori nel 1988 e la Leica Medal of Excellence nel 2000. Molte le sue mostre, collettive e personali, negli Stati Uniti e in Europa.
Tra i vari musei che hanno ospitato le sue opere: il Walker Art Center, il Museum of Photographic Arts, The International Center of Photography, The High Museum of Art, the Southeast Museum of Photography e il Whitney Museum of American Art.
Ha pubblicato Hot Light / Half-Made Worlds. Photographs from the Tropics (1986); Under a Grudging Sun. Photographs from Haiti Libéré 1986-1988 (1989); Fotografías. From the Tropics (1989); From the Sunshine State. Photographs of Florida (1996); Amazon. From the Floodplains to the Clouds (1997); Dislocations (1998-1999); Crossings. Photographs from the U.S. – Mexico Border (2003).

Magnum PhotosIl sito Fotografia Artistica

Sony World Photography Awards 2025

Anche quest’anno, la World Photography Organisation ha annunciato i vincitori del concorso “Sony World Photography Awards 2025”. Le immagini premiate, che spaziano dai paesaggi alla fauna selvatica, sono una più impressionante dell’altra.

Le categorie sono dieci: ArchitectureCreativeLandscapeLifestyleMotionNatural World & WildlifeObjectPortraitureStreet PhotographyTravel.
Le foto premiate sono le prime partendo da in alto a sinistra per ogni categoria.

Dennis Stock

USA. Fairmount, Indiana. 1955. James DEAN.

Nato a New York nel 1928, Dennis Stock si avvicina alla fotografia subito dopo la seconda guerra mondiale, chiusa l’esperienza nella Marina. Assistente di Gjon Mili, si aggiudica nel 1951 il primo premio di Life dedicato ai giovani fotografi con un reportage sullo sbarco degli emigranti dell’Europa dell’Est a Manhattan. Su invito di Robert Capa entra a far parte di Magnum Photos. Lavora a lungo a Hollywood, ritraendo attori e set cinematografici. Qui conosce James Dean, di cui diventa amico e che fotografa intensamente. Dal 1957 al 1960 compone foto e ritratti dei protagonisti del jazz, raccolti poi nel volume Jazz Street. Nel 1968 prende una pausa da Magnum per creare Visual Objectives, una compagnia di produzione cinematografica per cui realizza una serie di documentari tra cui Efforts to Provoke, Quest e British Youth. Nel 1964 e 1965 segue e documenta l’infinita teoria di “festival” americani – parate e feste di paese – e in seguito si interessa ad alcuni aspetti meno noti e meno ovvi della vita americana, come le comunità alternative. Negli anni Settanta e Ottanta si muove tra gli USA, la Francia, l’Italia alla ricerca di atmosfere e immagini, questa volta a colori, che restituiscano la magia e l’armonia della natura nei suoi dettagli e nei grandiosi paesaggi. Negli ultimi anni ritorna alle origini metropolitane occupandosi della moderna architettura urbana delle grandi città.
Numerosi sono i corsi e i workshop che ha regolarmente tenuto e animato. Le sue immagini fanno parte delle collezioni di molti importanti musei in tutto il mondo.
Tra i suoi libri: Portrait of a Young Man, James Dean (1956); Jazz Street (1960); The Happy Year (1963); California Trip (1970); The Alternative (1970); Edge of Life (1972); Brother Sun (1974); The Circle of Seasons (1974); America Seen (1980); San Francesco d’Assisi (1981); Provence Memories (1988); Made in USA (1995);
James Dean. Per sempre giovane (2005).

Intercult ArtnetMagnum Photos

World Press Photo 2025

Le foto premiate dal prestigioso concorso di fotogiornalismo raccontano molte proteste, guerre e conseguenze della crisi climatica.

Aircraft on Flooded Tarmac – © Anselmo Cunha, Agence France-Presse

Sono stati annunciati i vincitori del World Press Photo, uno dei concorsi di fotogiornalismo e fotografia documentaria più prestigiosi al mondo. Il concorso è diviso in sei aree geografiche (o regioni) e per ciascuna sono stati annunciati i vincitori delle tre categorie in cui è suddiviso. Il vincitore del World Press Photo of the Year, il premio più importante, sarà comunicato il 17 aprile e selezionato tra le foto presentate.

WorldPressPhoto – 42 foto spiegate sul Post10 foto spiegate su Wired