Quella strana cosa che è l’umanità

Ma alla fine che cosa è un umano? Che cosa lo rende propriamente tale? Che cosa significa essere degli esseri umani? Se occorresse ricavare una sola lezione, sarebbe questa: tra essere qualcosa e significare qualcosa c’è una bella differenza. Che cosa significa essere umani? C’è un solo modo per stabilirlo: intersoggettivamente, come accade per il significato delle parole e per il senso della vita. Tornerò a domandarmi che cosa significa essere degli esseri umani e, in prospettiva, quale sia “il senso della vita”, provando a suggerire alcuni elementi di risposta in vista di futuri negoziati, appunto, intersoggettivi. Per ora mi accontento di riepilogare in che cosa consiste l’umanità dell’uomo: è l’esperienza di un animale dotato di facoltà come l’immaginazione, il linguaggio, la coscienza, la capacità scientifica, il senso morale e un certo margine di libertà – caratteri che distinguono la nostra specie da tutte le altre.

Due cose, però vanno assolutamente chiarite. Riconoscere che l’essere umano è una specie “unica” o “eccezionale” non vuol dire che lo saremmo da ogni punto di vista né, tantomeno, che gli esseri umani sarebbero moralmente superiori alle altre creature viventi. Significa solo che gli esseri umani posseggono al di là di ogni ragionevole dubbio, almeno in forma potenziale, certe capacità cognitive e certe abilità che non si riscontrano altrove nel regno animale. Forse (anzi è probabile) alcune specie se la possono vedere con l’uomo in termini di intelligenza bruta, ma l’intelligenza non è una delle facoltà esclusive che definiscono l’uomo. Anche gli “scemi”, se posso esprimermi così, sono a tutti gli effetti degli esseri umani umani: anche loro partecipano della coscienza, del linguaggio, dell’immaginazione (senza dimenticare che gli intelligenti, a volte, sono moralmente “ottusi”).

In secondo luogo, essere degli esseri umani non significa sempre, purtroppo, partecipare dell’“umanità”. Altrimenti saremo tutti buoni, generosi, tolleranti e pacifici, e il mondo sarebbe un posto meno atroce. In altre parole, ci è dato scegliere, almeno in linea di principio, se essere o diventare “più umani” o “meno umani”. Uso il termine “umano” in modo puramente descrittivo e scientifico, senza connotazioni etiche, normative o ideologiche. Continua a leggere questo interessante articolo su Il Tascabile.

Dialetti

Nel lontano 2008, insieme a un sparuto gruppo di amici “virtuali”, con delle passioni comuni, aprimmo un blog che portava il nome di Dialetticon, spazio ancora visibile a questo indirizzo.

Dal nome si capisce che l’oggetto sono i dialetti, un modo molto semplice e spartano di condividere termini e parole che il tempo si sta portando via.
Il blog poi, come spesso succede, dopo qualche anno si arenò, anche se ogni tanto qualcosa viene ancora pubblicato.

Per non perdere i dialetti, un tesoro nazionale ancora radicato in Italia ma a rischio di estinzione, è nata la più grande banca dati digitale dedicata allo studio, alla documentazione e alla ricerca sui dialetti e le lingue minoritarie parlate nelle regioni del Nord Italia.

Una raccolta di migliaia di registrazioni audio in 18 dialetti registrata dalle persone comuni, nelle scuole e attraverso il sistema del crowdsourcing, che incoraggia la partecipazione attiva dei residenti nei territori. Il progetto “AlpiLinK – Lingue Alpine in contatto” coinvolge cinque università italiane: Torino, Valle d’Aosta, Verona, Trento e Bolzano.

Sono oltre 200 mila le registrazioni raccolte dal 31 dicembre 2023, grazie al contributo di 1731 persone. L’obiettivo è dare un contributo significativo alla conoscenza dei dialetti e sperimentare un nuovo modello partecipativo di ricerca che si basa sul coinvolgimento dal basso. Tutte le persone che parlano un dialetto possono infatti contribuire direttamente alla ricerca attraverso il sito di AlpiLinK partecipando in pochi minuti all’audio-sondaggio dedicato in cui viene proposto all’utente di utilizzare il proprio dialetto o la propria lingua per descrivere cosa accade in una scena o per tradurre le frasi o parole indicate. Le varietà linguistiche interessate dal progetto sono friulano, veneto, trentino, ladino, lombardo, piemontese, francoprovenzale, occitano, walser, cimbro, mòcheno, sappadino, saurano, timavese, tirolese, resiano, tedesco e sloveno della Val Canale. I dati raccolti sono elaborati e catalogati da 26 ricercatori degli atenei coinvolti nel progetto e resi accessibili in modo gratuito online.

Qui il progetto AlpiLink

Donazioni Italiane

Fra le tante notizie spiacevoli ogni tanto qualcuna di bella da conforto, quindi, è desiderabile condividerla.

Mai così tante donazioni di organi e trapianti in Italia. Nel 2023, per la prima volta, le donazioni hanno superato quota duemila, attestandosi a 2.042 (+11,6%) mentre sono stati realizzati 4.462 trapianti di organi, 586 in più rispetto al 2022 (+15,1%).

Si tratta, in entrambi i casi, non solo delle cifre assolute più alte di sempre ma anche delle percentuali di crescita annuali più elevate mai ottenute. L’aumento dei prelievi ha portato il tasso nazionale di donazione a quota 28,2 donatori per milione di persone (pmp). L’Italia si colloca al secondo posto tra i paesi europei per maggior numero di donatori, dietro alla Spagna. L’Emilia-Romagna la regione più virtuosa con 51,1 donatori pmp (+4,7), il Veneto con 46,4 (+10,1) e la Toscana con 45,6 donatori pmp. Alti anche i tassi di Sardegna, Piemonte e Marche.

La crescita degli interventi ha riguardato tutte le specialità: nel 2023 sono stati realizzati 2.245 trapianti di rene (+10,4%), 1.696 di fegato (+14,7%), 186 di polmone (+33,8%), 40 di pancreas (+5,3%) e soprattutto 370 trapianti di cuore rispetto ai 253 dell’anno scorso (+46,2%). L’aumento record delle donazioni ha avuto un impatto significativo anche sull’attività dei tessuti con 14.912 prelievi (+21%) e 24.949 trapianti (+16,7%) e forti aumenti sia sulle cornee che sul tessuto muscolo-scheletrico. Primato anche per le cellule staminali emopoietiche: nel 2023 sono state 399 le donazioni di midollo osseo (+21,3%) e 1.023 i trapianti (+6,5%). Con 29.396 nuovi 18-25enni iscritti, l’elenco dei donatori attivi di midollo è a quota 496.754.

Fonte: dalla rete

Venezia è un’esca: Diario sentimentale di una città vista dall’acqua 

[…] Labirintica è Venezia, di fama e nella pratica. A visitarla, sicuramente si ha l’impressione di rimanere incastrasti in una rete senza termine, simile a quella del terzo tipo echiano. Ma Venezia è anche una città che, borghesianamente, confonde. È questo che si prova a perdersi tra le calli, deviare dagli itinerari, gironzolare senza meta, prendere una direzione convinti di arrivare a destinazione per poi bloccarsi e ritentare all’infinito.

Costruita su 121 insulae, collegata da 436 ponti: Venezia è una città non conforme al lineare, un posto dove il percorso più veloce da un punto A a un punto B quasi mai è la retta. Non c’è persona che visitandola non si sia smarrita, più o meno intenzionalmente. D’altra parte, non c’è guida che questa esperienza – paradossalmente – non la raccomandi. “Perdersi per Venezia” è quasi un imperativo per l’avventore, che riceve questo suggerimento come la rivelazione di un segreto prezioso che in realtà è stato rivelato a chiunque: un esercizio di cui tutti siamo unanimemente chiamati a godere. Continua a leggere questo bell’articolo su Venezia di Jacopo De Antoni su La Balena Bianca.

L’ennesima conferma del potere della natura

Secondo un nuovo studio dell’Università dello Utah camminare nei boschi migliora il livello di attenzione e benessere. I partecipanti alla ricerca hanno passeggiato nei boschi e in spazi verdi mostrando miglioramenti nei test cerebrali rispetto a quelli che hanno camminato sull’asfalto e in aree urbane.

I ricercatori hanno reclutato 92 partecipanti e hanno registrato le letture EEG (Elettroencefalogramma) su ciascuno di loro immediatamente prima e dopo una passeggiata di 40 minuti. Metà dei partecipanti ha camminato attraverso un’area boschiva nelle vicinanze dell’università e l’altra metà ha camminato attraverso il campus medico e i parcheggi asfaltati dell’università. Entrambi i percorsi coprivano due miglia, con un dislivello simile.

Prima della passeggiata, tutti i partecipanti hanno eseguito degli esercizi cerebrali mentalmente impegnativi e hanno ripetuto il test di attenzione dopo la passeggiata, per verificare quanto la camminata fosse stata rigenerante per la loro mente. Sia il test di attenzione che le letture EEG hanno dimostrato che una passeggiata nella natura ha migliorato il controllo esecutivo dei partecipanti rispetto a una passeggiata in città.

David Strayer, professore di psicologia presso l’Università dello Utah, ha spiegato: Le cose che facciamo ogni giorno tendono a fare un uso massiccio di queste reti di attenzione esecutiva. È una componente essenziale del pensiero di ordine superiore. C’è un’idea chiamata biofilia che in sostanza dice che la nostra evoluzione, nel corso di centinaia di migliaia di anni, ci ha portato ad avere una maggiore connessione o amore per gli esseri viventi naturali. Il nostro ambiente urbano moderno è diventato una fitta giungla urbana con telefoni cellulari, automobili, computer e traffico: proprio l’opposto di questo tipo di ambiente ristorativo.

In breve, i dati hanno mostrato che una passeggiata nella natura ha illuminato le regioni cerebrali legate al controllo esecutivo, che influenza la memoria di lavoro, il processo decisionale, la risoluzione dei problemi e la pianificazione di una persona, hanno detto i ricercatori.

Via | Università dello Utah

2 Giugno

Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi. (Sandro Pertini)

La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà. (Luigi Sturzo)

Chi abbandona un cane non paga mai

La gestione dei randagi pesa sui bilanci dei Comuni. Perché rintracciare chi si macchia di questo reato è quasi impossibile

I cani  catturati  perché trovati  vaganti  senza  la  prescritta museruola devono  essere  sequestrati  nei  canili  comunali  per  un periodo di 3 giorni. Trascorsi i 3 giorni senza che i legittimi possessori li abbiano reclamati e ritirati, i cani sequestrati devono essere uccisi con metodi eutanasici ovvero concessi ad istituti scientifici o ceduti a privati che ne facciano richiesta (…)».

È l’articolo 85 del Regolamento di Polizia Veterinaria emanato con decreto n. 320 del Presidente della Repubblica Italiana, l’8 febbraio del 1954, per una questione di sanità pubblica. Prendo spunto da questo regolamento, rimasto in vigore fino al 1991, per parlare dei cani, quelli che girano per le strade senza un padrone. La mattanza dei cani abbandonati è finita.  Ma ancora esistono Paesi del colto Occidente e degli Stati Uniti, in cui l’uccisione dei cani vaganti è una pratica ammessa. In Italia non si vedono quasi più randagi. Al  Sud, in alcune zone, il rischio di imbattersi in un branco di cani senza padrone c’è ancora. Per gestire il fenomeno, i Comuni sono stati obbligati a dotarsi di un canile municipale per la gestione dei cani smarriti o abbandonati. La tracciabilità è assicurata dal microchip e dall’iscrizione all’anagrafe canina che è obbligatoria da anni, anche se non tutti lo sanno.

La maggior parte dei cani detenuti nei canili è priva del riconoscimento e per questo è impossibile risalire al proprietario che si è reso responsabile del reato di abbandono. I canili, in convenzione con le amministrazioni pubbliche, devono dividere l’impianto in due parti: il rifugio, riservato ai cani in attesa di adozione, e il canile sanitario, che serve da stallo per le prime cure dove sostano per un massimo di 60 giorni. Ma chi paga tutto questo? Le spese per recupero, cure, gestione e stallo dei cani vaganti spetta ai Comuni, che spendono i soldi dei cittadini per accollarsi il costo di cani che qualcuno ha abbandonato. La legge n. 281 del 1991 ha rivoluzionato tutto: il divieto di uccisione di cani e gatti è legge. Ma adesso aspettiamo la revisione del codice penale per i reati contro il maltrattamento di animali. (via | l’Espresso)

Campanula

Si lo so, ci sono due guerre, problemi di lavoro, fatica ad arrivare a fine mese e altri problemi di notevole importanza, insomma non ce la stiamo passando proprio bene e parlare quindi di fiori non è proprio una notizia da affrontare… ma, un po’ di leggerezza credo faccia bene e se rende onore a dei ricercatori italiani credo che la segnalazione sia d’obbligo.

Dei ricercatori delle Università di Milano e Siena hanno scoperto un fiore mai visto né catalogato prima, la Campanula Bergomensis è il nome che gli hanno assegnato.

La Campanula di Bergamo rappresenta una specie autonoma rispetto alle altre già conosciute di quest’ampia famiglia floreale. La sua caratteristica principale è la capacità di crescere in ambienti molto particolari a bassa quota a differenza della Campanula cespitosa che fiorisce invece sulle Alpi orientali in Italia, Slovenia e Austria.

Le analisi genetiche e morfologiche hanno rilevato le differenze che permettono di considerare questa specie come diversa e mai inserita in precedenza nella tavole per la classificazione botanica.

Quando sembra nel duemilaventiquattro di aver scoperto tutto, in campo botanico, questa notizia conferma proprio l’incontrario…
Della serie: non si ha mai finito di imparare o meglio di scoprire.

Spreco Alimentare in casa

La maggior parte delle persone non si rende conto di quanto cibo butta via ogni giorno, dagli avanzi non consumati ai prodotti avariati.

L’EPA stima che nel 2018 circa il 68% del cibo sprecato che abbiamo generato, ovvero circa 42,8 milioni di tonnellate, sia finito in discariche o impianti di combustione.

Gestendo il cibo in modo sostenibile e riducendo gli sprechi, possiamo aiutare le aziende e i consumatori a risparmiare denaro, fornire un ponte nelle nostre comunità per coloro che non hanno da mangiare a sufficienza e conservare le risorse per le generazioni future.

Spreco Alimentare in casa – Vantaggi della riduzione dello spreco di cibo

  • Risparmia denaro acquistando meno cibo.
  • Riduce le emissioni di metano dalle discariche e riduce la tua impronta di carbonio.
  • Conserva energia e risorse, prevenendo l’inquinamento causato dalla coltivazione, produzione, trasporto e vendita di alimenti (per non parlare del trasporto dei rifiuti alimentari e del loro smaltimento in discarica).
  • Supporta la tua comunità fornendo cibo intatto donato che altrimenti sarebbe andato sprecato a coloro che potrebbero non avere un approvvigionamento alimentare costante.

Modi per ridurre gli sprechi di cibo

Spreco Alimentare in casa, come ridurlo? Pianificare, preparare e conservare il cibo può aiutare la tua famiglia a sprecare meno cibo. Di seguito sono riportati alcuni suggerimenti per aiutarti a fare proprio questo:

Suggerimenti per la pianificazione

Semplicemente facendo un elenco con i pasti settimanali in mente, puoi risparmiare tempo e denaro e mangiare cibo più sano.

Se non acquisti più di quello che ti aspetti di utilizzare, avrai maggiori probabilità di mantenerlo fresco e di usarlo tutto.

  • Tieni un elenco aggiornato dei pasti e dei relativi ingredienti che la tua famiglia già apprezza. In questo modo, puoi facilmente scegliere, acquistare e preparare i pasti.
  • Crea la tua lista della spesa in base a quanti pasti mangerai a casa. Mangerai fuori questa settimana? Quante volte?
  • Pianifica i tuoi pasti per la settimana prima di andare a fare la spesa e acquista solo le cose necessarie per quei pasti.
  • Includi le quantità nella tua lista della spesa annotando quanti pasti farai con ogni articolo per evitare di fare acquisti eccessivi. Ad esempio: insalata verde – sufficiente per due pranzi.
  • Guarda prima nel frigorifero e negli armadietti per evitare di acquistare cibo che hai già, fai un elenco ogni settimana di ciò che deve essere consumato e pianifica i pasti imminenti intorno ad esso.
  • Acquista solo ciò di cui hai bisogno e utilizzerai. L’acquisto all’ingrosso consente di risparmiare denaro solo se è possibile utilizzare il cibo prima che si rovini.

Suggerimenti per lo stoccaggio

È facile acquistare troppo o dimenticare frutta e verdura fresca. Conserva frutta e verdura per la massima freschezza; avranno un sapore migliore e dureranno più a lungo, aiutandoti a mangiarne di più.

  • Scopri come conservare frutta e verdura in modo che rimangano fresche più a lungo all’interno o all’esterno del frigorifero.
  • Congelare, conservare o conservare frutta e verdura in eccesso, soprattutto i prodotti stagionali abbondanti.
  • Molti frutti emettono gas naturali mentre maturano, facendo deteriorare più velocemente gli altri prodotti vicini. Conserva banane, mele e pomodori da soli e conserva frutta e verdura in contenitori diversi.
  • Aspetta di lavare le bacche finché non vuoi mangiarle per evitare la muffa.
  • Se ti piace mangiare la frutta a temperatura ambiente, ma dovrebbe essere conservata in frigorifero per la massima freschezza, prendi ciò che mangerai per la giornata fuori dal frigorifero al mattino.
Spreco-Alimentare-in-casa

Suggerimenti per la preparazione

Sarà più facile preparare pasti o spuntini nel corso della settimana, risparmiando tempo, fatica e denaro.

  • Quando torni a casa dal negozio, prenditi il ​​tempo per lavare, asciugare, tritare, tagliare a cubetti, affettare e riporre i tuoi alimenti freschi in contenitori trasparenti per snack e cucinare facilmente.
  • Fai amicizia con il tuo congelatore e visitalo spesso. Per esempio:
    • Congela cibi come pane, frutta a fette o carne che sai che non sarai in grado di mangiare in tempo.
    • Riduci il tempo in cucina preparando e congelando i pasti in anticipo.
    • Preparare e cuocere gli alimenti deperibili, quindi congelarli per utilizzarli durante il mese.
    • Ad esempio, cuocere e congelare i petti di pollo o friggere e congelare la carne di taco.

Suggerimenti per la parsimonia

Fai attenzione ai vecchi ingredienti e agli avanzi che devi consumare. Sprecherai meno e potresti persino trovare un nuovo piatto preferito.

  1. Acquista prima nel tuo frigorifero! Cucina o mangia ciò che hai già a casa prima di acquistarne altro.
  2. Ci sono prodotti che hanno superato il loro periodo migliore? Potrebbe ancora andare bene per cucinare. Pensa a zuppe, casseruole, patatine fritte, salse, prodotti da forno, frittelle o frullati.
  3. Se è sicuro e sano, usa le parti commestibili del cibo che normalmente non mangi. Ad esempio, il pane raffermo può essere utilizzato per preparare crostini, le cime di barbabietola possono essere saltate per un delizioso contorno e gli scarti di verdura possono essere trasformati in brodo.
  4. Scopri la differenza tra “vendita entro”, “scadenza”, “consumare entro” e date di scadenza.
  5. È probabile che rimangano gli avanzi dei tuoi pasti? ogni settimana.
  6. Casseruole, patatine fritte, frittate, zuppe e frullati sono ottimi modi per utilizzare anche gli avanzi. Cerca siti Web che forniscono suggerimenti per l’utilizzo degli ingredienti avanzati.
  7. Nei ristoranti, ordina solo ciò che puoi finire chiedendo informazioni sulle dimensioni delle porzioni e fai attenzione ai contorni inclusi negli antipasti. Porta a casa gli avanzi e conservali per o per preparare il tuo prossimo pasto.
  8. Ai buffet all-you-can-eat, prendi solo ciò che puoi mangiare.

    (Fonte: dalla rete)

1° Maggio

Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.

(Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 23, 1948)