The Skeleton Dance , votato come il 18° miglior cartone animato di tutti i tempi, è ora di pubblico dominio (1929)

Variety nel numero del Luglio 1929 riportava un avviso su un nuovo cortometraggio pieno di risate; “scheletri, zoccoli e scherzi“, il cui picco di ilarità viene raggiunto quando “uno scheletro suona la spina dorsale di un altro a mo’ di xilofono, usando un paio di femori come martelli“. Le ultime righe di questa forte raccomandazione aggiungono che “tutto si svolge in un cimitero. Non portate i vostri bambini“.
La recensione riflette in modo divertente i cambiamenti nel gusto del pubblico nell’ultimo secolo, ma quelle ultime parole aggiungono una nota di ironia mozzafiato, perché il corto in questione “The Skeleton Dance” è prodotto e diretto da Walt Disney.
The Skeleton Dance è stato liberato dal copyright (ci vogliono ben 95 anni), insieme a una varietà di altri cortometraggi Disney del 1929 (molti dei quali con Topolino).
La genesi di questa danza macabra dei cartoni animati, fu un balzo in avanti nell’unione sempre più stretta di animazione e musica, nonché una rivelazione per il suo pubblico che non aveva mai sperimentato nulla di simile prima. Ancora oggi, la risposta più naturale a uno sviluppo tecnologico apparentemente miracoloso.
The Skeleton Dance è stato votato come il 18° miglior cartone animato di tutti i tempi da 1.000 professionisti dell’animazione in un libro del 1994 intitolato The 50 Greatest Cartoons.

Messaggio di Bertrand Russell alle persone che vivono nell’anno 2959: “L’amore è saggio, l’odio è sciocco”

Bertrand Russell, il grande filosofo e critico sociale britannico, apparve nel programma della BBC Face-to-Face nel 1959 e gli fu posta una domanda conclusiva: cosa diresti a una generazione che vivrà tra 1.000 anni sulla vita che hai vissuto e sulle lezioni che hai imparato? La sua risposta è breve, ma concisa. Potete leggere una trascrizione qui sotto:

Vorrei dire due cose, una intellettuale e una morale:

La cosa intellettuale che vorrei dire loro è questa: quando studiate una questione o considerate una filosofia, chiedetevi solo quali sono i fatti e qual è la verità che i fatti confermano. Non fatevi mai distrarre né da ciò che desiderate credere né da ciò che pensate avrebbe effetti sociali benefici se fosse creduto, ma guardate solo e unicamente a quali sono i fatti. Questa è la cosa intellettuale che vorrei dire.

La cosa morale che vorrei dire loro è molto semplice. Dovrei dire: l’amore è saggio, l’odio è sciocco. In questo mondo, che sta diventando sempre più interconnesso, dobbiamo imparare a tollerarci a vicenda. Dobbiamo imparare a sopportare il fatto che alcune persone dicano cose che non ci piacciono. Possiamo vivere insieme solo in quel modo, e se vogliamo vivere insieme e non morire insieme, dobbiamo imparare un tipo di carità e un tipo di tolleranza che è assolutamente vitale per la continuazione della vita umana su questo pianeta.

Non sono state pronunciate parole più vere. Potete guardare l’episodio completo del 1959 qui sotto.

La Sierra Leone ha abolito i matrimoni infantili

Che nel 2024 esistessero ancora degli abominii non è una novità, mutilazioni dei genitali femminili per esempio in Somalia, Guinea e Gibuti sono all’ordine del giorno. I matrimoni infantili in Asia meridionale, specialmente in Paesi come Bangladesh e India, avvengono rispettivamente con il 52% e il 47% delle donne sposate prima dei 15 anni di età.
In Africa subsahariana, specialmente in Paesi come Niger e Repubblica Centrafricana, avvengono rispettivamente con il 76% e il 68% delle donne sposate prima dei 15 anni di età.
Dall’Africa arriva una buona notizia, in Sierra Leone il presidente Julius Maada Bio ha concluso l’iter legislativo e promulgato la legge che vieta i matrimoni infantili.

La legge criminalizza il matrimonio di ragazze di età inferiore ai 18 anni e stabilisce un rigido sistema sanzionatorio che prevede forti multe e per la prima volta pene detentive fino a 15 anni per i trasgressori. Il presidente Julius Maada Bio ha dichiarato che la nuova legge che vieta il matrimonio precoce, intende proteggere le ragazze in questo paese dell’Africa occidentale dove circa un terzo si sposa prima dell’età adulta, con conseguenze fortemente discriminatorie per tutta la vita della donna. “Ho sempre creduto che il futuro della Sierra Leone sia femminile”, ha affermato Bio. “Questa e le future generazioni di ragazze devono prosperare in Sierra Leone, dove devono essere protette, alla pari e rafforzate”. La moglie del presidente, Fatima Bio è stata tra i principali promotori della legge che si pone anche l’obiettivo di fornire un migliore accesso all’istruzione e ai servizi di supporto per i bambini vittime di matrimoni precoci.

Fiore mio

‘Le otto montagne’ tratto da un libro di Paolo Cognetti mi era piaciuto. Non potevo perdere quindi il suo primo film o meglio docu-film che lo vede come protagonista e regista. Se si ama la natura e nello specifico la montagna, consiglio la visione di ‘Fiore mio’. Cognetti porta in scena la maestosità e la bellezza imperturbabile del Massiccio del Monte Rosa, una montagna alta fatta di ghiacciai e ‘alte’ visioni, dove le rocce ma anche la vegetazione sono di una bellezza disarmante.

Il filo conduttore è l’acqua, l’acqua come bene essenziale. L’acqua è vita, è energia, è una risorsa dal valore inestimabile e nel documentario infatti è sempre presente, dal ghiacciaio, al rubinetto di casa o del rifugio, dal lago al bicchiere da bere. L’acqua bene primario per l’uomo e per l’ambiente. Senza acqua non c’è vita!

Cognetti in ottanta minuti racconta con delle bellissime immagini, un’estate (quella del 2023) trascorsa a girare per i rifugi in alta quota (tra i 2.500 e i 3.500 metri di altezza S.L.M.) dove dialoga con i proprietari, i gestori e i dipendenti che lavorano. Ognuno con la propria storia, con le proprie esperienze e soprattutto con i propri ‘vorrei’.
I ‘vorrei’ sono i desideri che alla fine del docu-film, ognuno esprime, ognuno diversamente, ma tutti legati da un amore profondo per la natura, per la montagna, per la felicità, per il vivere.
Non si esce dalla sala cinematografica senza un carico di emozioni.

L’azienda offre una vacanza a 1000 collaboratori: un modo per dire grazie

Fra le varie notizie che provengono dal mondo del lavoro, quasi sempre negative, ogni tanto ne spicca una di positiva.
Un’azienda abruzzese con oltre 1000 dipendenti manda in vacanza gratis ogni anno da 34 anni, tutti i propri collaboratori, pagando loro un soggiorno, a spese dell’azienda.
La società Vitha Group, che ha sede all’Aquila, ha offerto quest’anno una vacanza a Ostuni, in Puglia, 4 giorni, dal 16 al 19 giugno, all’insegna del divertimento.
Vitha Group è stata costituita nel 2011. Dopo circa vent’anni di militanza al servizio di una società americana, il gruppo di imprenditori italiani decise di unire le proprie forze e dare vita a una realtà imprenditoriale nuova ed autonoma. Vitha Group ha sede in Abruzzo, ed annovera quasi esclusivamente prodotti Made in Italy. Possiede impianti di produzione di caffè e personale scelto fra le risorse umane locali.
“Un modo bello, divertente e gratificante per dire grazie a tutti” spiega l’azienda che in questo modo ha desiderato manifestare la sua gratitudine per coloro che ne fanno parte e che le permettono di essere ciò che è.

Programma il suo funerale 10 anni prima: una festa per i suoi amici

Un anziano britannico che aveva pianificato in anticipo il suo funerale nel 2013, ha visto i suoi ultimi desideri avverarsi dopo la sua serena scomparsa a giugno.
Malcolm Brocklehurst, rinomato esperto di aeromobili, aveva commissionato (nel 2013) una bara arancione a forma di aeroplano a un produttore di bare e urne tradizionali con sede a Nottingham in Inghilterra che aiuta le persone a personalizzare il loro funerale.
Il nonno di nove nipoti è stato filmato seduto nella bara nel programma Bizarre Burials di Channel 5, mostrando una prova della cerimonia che l’ex ingegnere aerospaziale ha coordinato nei minimi dettagli.
L’aereo è stato opportunamente chiamato Tango One e numerato con MB 1934, le sue iniziali e l’anno di nascita.
Ha anche annunciato che voleva che il corteo funebre partisse dal campo dello stadio dove gioca la sua squadra di calcio preferita, il Blackpool FC.
Malcom decise di pianificare in anticipo il suo funerale per evitare che sua moglie, Mary, dovesse organizzare la giornata da sola. Si scoprì che lei morì prima di lui.
Ma parlando della prova del 2013, disse che era tutto “un divertimento spensierato”. “È stata una giornata come nessun’altra”. “È stato strano essere sepolto nella mia bara di aereo, anche se ho insistito perché non mettessero il coperchio completamente, nonostante le proteste degli amici che dicevano: ‘Finalmente ce l’abbiamo, inchiodatelo in fretta’”.
Un lunedì di giugno di quest’anno, c’era una bandiera del Blackpool Football Club che sventolava alta sul palo nel suo cortile, mentre la bara di aereo veniva sollevata su un veicolo con il tetto piatto per il suo volo finale.

Le emissioni nel 2023 in Italia

Nel solo 2023 l’Italia ha tagliato le proprie emissioni di gas serra del 6,5%, un bel risultato sia per il nostro Paese che nel panorama internazionale. Un risultato che bene i inserisce nel target europeo 2030 sulle emissioni. A favorire questa riduzione ha contribuito un inverno piuttosto mite, il minore utilizzo di carbone, una ripresa delle rinnovabili elettriche, un nuovo record di eolico e fotovoltaico ma anche un calo della produzione industriale. Determinanti anche i prezzi dell’energia, ancora elevati specie nella prima parte dell’anno, che hanno indotto una risposta di parsimonia da parte di imprese, famiglie e amministrazioni pubbliche. Cambiamenti positivi nei comportamenti che sembrano risultare duraturi.
I dati raccolti dal rapporto Italy for Climate della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile indicano che la maggior parte (oltre i due terzi) del calo della domanda di energia si è concentrata nel settore degli edifici. Negli ultimi tre anni sono state riqualificate circa 1,5 milioni di abitazioni, elemento che ha influito sull’efficienza energetica del parco edilizio nazionale. Raggiunto il record di circa 1,3 milioni di famiglie italiane collegate a un impianto fotovoltaico, numero raddoppiato nell’ultimo triennio. Nel 2023 per la prima volta eolico e fotovoltaico hanno prodotto il 20% della elettricità generata nel nostro Paese.

Fonte: Italy for Climate; foto di Marc Lauthenbacher

Usare internet fa bene, dice una mega ricerca

Un nuovo studio su 2,4 milioni di persone dimostra che rimanere connessi alla rete è associato a un maggiore benessere

Nonostante l’opinione comune sia fermamente convinta che essere connessi non faccia affatto bene alla salute, sembrerebbe non essere affatto così. Usare internet, a quanto pare, ha un impatto positivo sul nostro benessere. A dimostrarlo è uno studio condotto dal professor Andrew Przybylski dell’Università di Oxford, in collaborazione con il dottor Matti Vuorre, dell’Università di Tilburg. “La nostra ricerca è la prima a verificare se l’accesso a internet, l’accesso a internet mobile e l’uso regolare di internet siano o meno correlati al benessere a livello globale”, ha dichiarato Przybylski, convinto che i risultati precedenti siano stati limitati da studi condotti in modo inadeguato, che hanno finito con il concentrarsi quasi esclusivamente sul rapporto potenzialmente pericoloso tra tecnologia e adolescenti.

Per rendere la ricerca quanto più veritiera possibile, quindi, il team di studiosi guidato da Przybylski e Vuorre ha analizzato una notevole mole di dati raccolti tra il 2006 e il 2021. Quindici lunghi anni durante i quali sono state intervistate ben 2,4 milioni di persone, di età pari o superiore ai 15 anni, a cui i ricercatori hanno posto domande sia sull’uso di internet, sia sui criteri di comprensione e valutazione del benessere personale. Elaborando le risposte degli intervistati e correlandole tra loro, lo studio ha rilevato che nell’84.9% dei casi esiste una correlazione tra l’uso di internet e il benessere. Nello specifico, chi ha un accesso costante alla rete sembra dimostrare un tasso di soddisfazione della propria vita superiore dell’8,5% rispetto a chi non la utilizza affatto.

Eppure, nonostante i dati raccolti da Przybylski e Vuorre sovvertano l’idea di un’internet nociva per la salute dei suoi utenti, gli esperti del settore non sembrano essere intenzionati a cambiare la propria opinione. “Per quanto mi piacerebbe essere d’accordo con questi risultati e desiderare davvero che siano veri nella loro totalità, purtroppo ci sono controprove e argomentazioni che suggeriscono che non è necessariamente così”, ha dichiarato la dottoressa Shweta Singh dell’Università di Warwick, che ha fatto notare che i casi di sextortion ai danni dei minori sono in crescita un po’ ovunque nel mondo. Ma forse, come riferisce il professor Simeon Yates dell’Università di Liverpool, la verità è nel mezzo:Solo perché le persone citano un livello di benessere più elevato, non significa quindi che non stiano accadendo loro cose negative online”.

Fonte

Esperanto

Il 26 luglio 1887 fu pubblicato il primo libro scritto in esperanto, intitolato semplicemente Unua libro (“un libro”). L’opera conteneva le 16 regole dell’esperanto (il riassunto della grammatica di questa lingua), circa 900 radici del vocabolario e alcuni testi, tra cui frammenti della Bibbia, il Padre Nostro, poesie e una lettera in cui il suo autore, Ludwik L. Zamenhof, spiega perché creò questo linguaggio artificiale.

Il breve trattato volto a introdurre al mondo la nuova lingua dalle grandi ambizioni era stato scritto da un tale Doktor Esperanto. Letteralmente, dottore speranzoso. Uno pseudonimo che rappresentava la volontà di Zamenhof di accorciare le distanze e permettere a chiunque di riconoscersi nelle differenze, comunicando. Il linguista polacco aveva capito l’importanza dell’essere vicini e sperava di dare il suo contributo per ritrovare uno spirito di connessione umana.

Facile da apprendere, l’Esperanto deriva principalmente dalle lingue neolatine, benché alcuni vocaboli abbiano origine da altre famiglie linguistiche, ed è caratterizzato da semplicità fonetica, grammaticale e lessicale, proprio per facilitarne l’apprendimento e di conseguenza la diffusione. Perché Zamenhof voleva fare dell’esperanto una vera e propria lingua franca, utilizzata per la comunicazione tra persone con lingue madri diverse. Chiunque avrebbe dunque iniziato a comprendersi grazie all’esperanto, un insieme di segni a tutti noto e che avrebbe dovuto essere necessariamente scorrevole. Non a caso rispetto a molti altri idiomi l’esperanto può essere appreso con tempistiche sorprendentemente rapide, perché Zamenhof aveva messo a punto una grammatica sì, figlia di diverse lingue, ma assolutamente non complessa, senza eccezioni ma che non mancasse di espressività. Le forme regolari dell’esperanto permettono l’apprendimento assoluto dell’idioma a qualsiasi età e la logica che esso segue lo fa essere privo di ambiguità.

Zamenhof visse a Białystok, una città della Polonia con una popolazione formata da varie etnie e lingue, il che lo portò ad assistere a conflitti e difficoltà di comunicazione tra persone di diverse nazionalità. Osservando questi problemi e volendo promuovere la comprensione reciproca e la pace tra culture diverse, Zamenhof ideò una nuova lingua che fosse facile da imparare, non fosse associata a una nazione o a un gruppo etnico specifico e potesse essere adottata da persone di qualunque età in tutto il mondo come seconda lingua comune per la comunicazione globale.

Da allora l’esperanto ha continuato ad esistere e a svilupparsi, con una folta comunità globale di parlanti e una letteratura e cultura molto ricche. Sebbene non sia diventata una lingua universale come sperava Zamenhof, l’esperanto continua ad essere utilizzata come lingua internazionale per la comunicazione e la comprensione tra persone di culture e Paesi diversi. (Esperanto.net)

Gramsci e la conoscenza: sapere è politica, politica è sapere

Normalmente siamo portati a pensare che conoscere significhi rispecchiare il reale: spesso infatti diciamo che qualcosa è vero se corrisponde alla realtà. È la teoria aristotelica dell’adequatio rei et intellectus. In realtà, questa teoria pone diversi problemi, ed è stata a più riprese criticata nel corso del Novecento.

In particolare Max Weber, uno dei padri della sociologia moderna, ha posto l’attenzione sul fatto che per conoscere è necessario creare dei modelli di realtà, e che ogni volta che pensiamo una teoria, stiamo facendo riferimento non alla realtà, ma a un modello di realtà. Dunque, in un certo senso, conoscere significa creare: non che l’essere umano crei materialmente, ontologicamente, il reale, ma nel senso che, per gli esseri umani il mondo non è separabile dall’attività intellettuale per comprenderlo.

Il rischio di questa concezione, però, è di ridurre, o addirittura negare, l’importanza della realtà rispetto alla creazione di modelli, e dunque di concepire il sapere come una verità convenzionale: crediamo a qualcosa non perché la realtà ci dà delle prove, o dei motivi per crederci, ma per un accordo tra le persone, o almeno tra chi si occupa di studiare la realtà. È il vecchio problema del sapere dei sofisti: quando l’uomo diventa «misura di tutte le cose», come scriveva Protagora, l’unica garanzia della veridicità di qualcosa diventa l’accordo fra le parti. (Per continuare a leggere questo interessante articolo di Simone Coletto, clicca QUI)