Ducks Ltd – Harms Way (2024)

Dal 2021, il duo di Toronto Ducks Ltd grazie al contagioso jangle-rock del loro disco di debutto Modern Fiction hanno rapidamente conquistato un vasto pubblico di ascolto.
Questa seconda uscita Harm’s Way, riprende da dove Modern Fiction si era interrotto ed espande e perfeziona sottilmente il modello Ducks per chitarre e successioni melodiche.

Harm’s Way è il suono di una band che sta emergendo da sola, ancora più sicura perché sintonizzata sulla propria arte, immune dalla ripetizione e grazie alla vastità del loro buon realismo. Si sono guadagnati questo disco e queste tracce grazie alla loro attenzione nel riproporre i riff con la voce profonda di McGreevy e le chitarre di Lewis.
I Ducks Ltd sono attualmente i migliori di Toronto per il genere jangle-pop!

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Neil Young — Le Noise (2010)

Sorprendente, questo è l’aggettivo più appropriato o per lo meno il primo aggettivo che mi viene in mente dopo l’ascolto di “Le Noise” l’ultimo lavoro di Mr. Neil Percel Young. In questo disco il cantautore canadese si fa aiutare per la prima volta dal produttore Daniel Lanois, canadese pure lui, che in questo caso è anche strumentista.Non è un’opera semplice, ovvia, “La Noise”, ci sono otto brani, di cui due ballate e per l’esattezza; Love and War e The Hitchhiker, canzoni acustiche di rara bellezza, e altre sei decisamente elettriche, molto elettriche!

Il disco è un fiume in piena, i suoni trasmettono la rabbia, la passione e l’amore di Neil per la vita. A voler marcare ancor di più questi sentimenti, Young scaraventa sulla sua chitarra tutta l’energia possibile, come voler raggiungere il più profondo, come volesse solleticare le viscere di ognuno di noi, il fatto è che ci riesce e ci riesce anche bene!

Questa la grandezza dell’artista, l’energia e la voglia di cavalcare le scene non da “vecchio pensionato” che vive sugli allori ma da attivo songwriter. Il coraggio di mettersi in gioco senza compromessi, la voglia di cambiare e di muoversi in continuazione è la sua priorità vitale.

Nonostante il risultato, naturalmente opinabile, dividerà i suoi fan, molto probabilmente per gli amanti del suono acustico risulterà poco piacevole la mezzora scarsa di suono elettrico, distorto, duro, con campionature digitali, sintetizzatori ed altri effetti elettronici, consigliati ed effettuati dal buon Lanois, non si può certamente negare ancora una volta che con questo “Le Noise” Neil Young si dimostra un grande. Il suo voler cercare sempre qualcosa di nuovo ed il volerlo suonare fa sì che ogni suo album sia diverso dal precedente.

Personalmente ascolto dopo ascolto il disco ha preso le mie simpatie e se certamente non prenderà il posto di altri suoi capolavori, il disco si merita il più che buono.

Sea Dramas – Escape Scenes (2024)

Tornato alla sua prima produzione sonora dopo quasi quattro anni, il progetto discografico solista di Scott Petersen chiamato “Sea Dramas” ritorna con un secondo album “Escape Scenes” che ci ricorda quanto possano essere belle le vorticose trame sonore della sua musica.

Registrato durante il periodo del blocco Covid 2020-2021 nella sua città natale di San Francisco, così pesantemente colpita dalla pandemia (ovvero la prima metropolitana statunitense ad essere posta in uno stato di blocco completo), questa pubblicazione vede Petersen esplorare l’essenza e il significato del “concetto di tempo” che è stato così crudelmente instillato nella nostra coscienza collettiva durante il nostro ‘nuovo’ e mai vissuto prima isolamento casalingo.

Mentre le diverse sfumature del tempo si riflettono nelle immagini dei nomi dei brani, con la luna, le maree, i lunghi addii e il tramonto tutti affrontati, sono le sfumature musicali con cui sceglie di esprimere i suoi sentimenti che muovono l’album. I brani adottano un suono folk stridente con un suono pop orchestrale, generando un incontro armonioso e profondo.

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Violent Femmes — 3 (1989)

Dopo due anni di silenzio, l’esperimento di Gano con i Mercy Seat, dopo il solo di Brian Ritchie, dopo che voci della stampa americana li davano per defunti, i Violent Femmes escono con questo disco che porta il nome di “3”. In realtà questo è il loro quarto disco, ma Gano e co. contorti come al solito, hanno voluto divertirsi con la matematica.

Gano è tornato in gran forma, compone bene, e la band lo segue a menadito, colorando le sue canzoni con argute sonorità, talvolta grezze e dure come la roccia, talvolta raffinate e circonstanziali.

Avevano inciso tre dischi, belli, il primo addirittura è un capolavoro (Omonimo del 1982), con quel suono spartano, elettroacustico, duro, quasi feroce, il secondo ed il terzo più studiati, curati, quasi levigati, ma taglienti come una lama affilata.

“3” ha forza ed impeto, non è un disco facile, non piace al primo ascolto anzi, ne ha bisogno di diversi, ci sono degli accenni free, grazie all’uso del sax e ci sono dei momenti acustici, intimistici, profondi. E’ questa l’originalità musicale di Gano e la sua band, un trio che tentava di cambiare il corso alla storia del suono americano ma che aimè, non ci sono riusciti.

Dopo un accurato ascolto si giunge alla conclusione che “3” è un buon prodotto, ci sono attimi forti, legati alle radici. I suoni sono un alternarsi di durezza e dolcezza, sono violenti e gradevoli, suadenti e graffianti, e le voci un alternarsi di urlati e sussurati. Questa è la musica dei Violent Femmes. 

Project Smok – The Outset (2024)

Dopo l’album di debutto Bayview del 2020, i Project Smok hanno ritenuto che il resto del 2020 e gran parte del 2021 non fossero particolarmente favorevoli allo sviluppo di una band alle prime armi. Ma, imperterriti, hanno pubblicato un EP di sei tracce, Esperanza, nel marzo 2021 e hanno continuato a suonare ogni volta che se ne presentava l’opportunità. Ora, con l’uscita di The Outset, si ha una visione approfondita di come i Project Smok siano maturati negli ultimi anni.

Il nucleo del loro suono è immutato, costituito dai flauti e altri strumenti a fiato di Ali Levack, dal bodhrán di Ewan Baird e dalle chitarre acustiche ed elettriche di Pablo Lafuente.

La registrazione di The Outset ha avuto luogo presso i GloWorm Studios di Glasgow, dove il ricercato ingegnere del suono Euan Burton è stato in grado di utilizzare l’attrezzatura analogica degli studi per catturare esattamente il suono richiesto da Project Smok. Per il loro album precedente, si erano recati nell’estrema costa nord-orientale della Scozia per utilizzare lo studio analogico di Edwin Collins, questa volta sono riusciti a stare molto più vicini a casa.

Quando i membri di Project Smok si sono riuniti per la prima volta nel 2017, probabilmente erano profondamente consapevoli di correre il rischio di non soddisfare né la loro base di fan tradizionale né il pubblico più giovane e all’avanguardia che speravano di corteggiare. Ora, più di sei anni dopo, stanno producendo musica che non suona più come un miscuglio ma hanno sviluppato una struttura per le loro composizioni che garantisce che gli strumenti tradizionali ed elettronici si adattino comodamente insieme, producendo un suono che può alternativamente energizzare o calmare l’ascoltatore.

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Warpaint — Warpaint (2014)

Ci sono voluti ben tre anni per pubblicare questo secondo lavoro dal titolo omonimo, il loro debutto “The Fool” infatti, risale alla fine del 2010. Le Warpaint sono quattro ragazze che si sono formate a Los Angeles nel 2004.

Fin dai primi ascolti il sound trasmesso, per usare degli aggettivi poco efficaci, è un mix psichedelico e ipnotico. Le voci sono sicuramente il loro punto di forza ma anche la vivace base ritmica e le esplosioni di chitarre non sono da meno. Per certi aspetti il suono che ne deriva è più adatto ad atmosfere notturne che alla luce del sole.

Il non essere facile a paragonare le Warpaint ad altri predecessori sta a significare che il loro stile è abbastanza unico e originale. Le atmosfere a volte serene e volte inebrianti riescono a far breccia ascolto dopo ascolto.

Se i testi si focalizzano su tribolazioni amorose e relazioni complicate, la peculiarità sonora è proprio quella di adattarsi a questi contesti, e quindi il creare delle tensioni emotive tangibili e dense.

Con il loro intreccio a quattro voci, emozionante e coraggioso, le Warpaint convincono e ci offrono un bel disco scintillante da ascoltare tutto d’un fiato senza remore e pregiudizi. Dodici canzoni che formano un collage semplice e diretto.

Yìn Yìn – Mount Matsu (2024)

Con la partenza del membro fondatore e principale collaboratore dei loro primi due album, il polistrumentista Yves Lennertz, la terza uscita dei rocker psichici globali Yìn Yìn rimane sempre intrigante.

Band originaria di Maastricht, in Olanda, città adiacente al confine belga, hanno registrato il disco nel loro studio nella campagna belga di Mount Matsu, usando amplificatori valvolari analogici, retro-sintetizzatori e iniziative estremamente produttive nel mondo delle percussioni acustiche.

Sebbene la montagna possa essere immaginaria, non è una coincidenza che Matsu traduca dal giapponese il termine pino, simboleggiando la rinascita e la speranza per il futuro, un simbolismo che non si perde nella loro musica travolgente. Tra i riconoscibili potpourri di suoni e influenze che si possono incontrare ci sono la musica surf, il soul, la disco anni ’80, la psichedelia e il funk del sud-est asiatico e ritmi tribali.

Principalmente strumentale, la musica è colorata in modo intermittente con armonie vocali tenui: “Abbiamo deciso di usare solo scarsamente le voci, il che lascia molto spazio all’immaginazione dell’ascoltatore“. Con Mount Matsu, gli Yìn Yìn hanno prodotto il loro album più eclettico e avventuroso fino ad oggi, la vista dall’alto vale la salita.

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Tinariwen — Emmaar (2014)

Dopo l’ennesimo ascolto di Emmaar, il parallelo con Tassili, ultimo lavoro uscito nel 2011, è inevitabile. Il gruppo maliano che ha fatto, e continua a far conoscere la cultura tuareg in giro per il mondo, con questo disco, non si discosta di molto dal suo predecessore. Due sono soprattutto gli elementi in comune: deserto e messaggio. Il primo è stato registrato nel deserto algerino, Emmar invece, in quello nord americano del Joshua tree. Il messaggio: la musica come strumento di ribellione.

Il suono invece, pur restando nell'”area” del blues rurale, una delle massime espressioni della musica afro-americana, è leggermente più elettrico, a differenza di Tassili, più acustico. Titolari di un nuovo genere musicale chiamato Tishoumaren, ovvero la musica degli ishumar: ishumar, che significa disoccupato, si riferisce alla generazione di giovani esuli touareg che hanno abbandonato il loro territorio prostrati dalla siccità e dalla repressione delle autorità. I Tinariwen hanno combinato le forme musicali tradizionali touareg e del Mali con una moderna sensibilità ribelle e radicale: strumenti tradizionali come il liuto teherdent ed il flauto utilizzato dai pastori sono stati abbandonati in cambio di chitarra elettrica, basso e batteria, mantenendo però il tradizionale violino ad una corda del Mali.

Chi ha aprezzato Tassili non rimarrà deluso da questo ultimo lavoro, ma, ad onor del vero, non rimarrà neanche particolarmente colpito visto che la “colonna sonora” è rimasta in linea di massima pressoché la stessa, è solo leggermente più “elettrico” ed è stato probabilmente l’ambiente “deserto” a far questa differenza. 

Junkboy – Littoral States (2024)

I fratelli Mik e Rich Hanscomb hanno girovagato a vari livelli i confini del folk, dell’ambient, del dream pop, del post-rock e dello stile fantasioso di Ghost Box e, negli ultimi anni, hanno trasformato questa tendenza in qualcosa che è più definitivamente legato ai paesaggi e ai sentimenti che evocano.

Come suggerisce il titolo, Littoral States è un album di coste, di confini unici e mutevoli delimitati da acqua, roccia e schiuma. Quindi, anche se una canzone può essere radicata in un luogo, rimane fluida e spesso difficile da definire. La natura molto specifica del paesaggio folcloristico del Sussex.

C’è un elemento di purificazione o ringiovanimento nella musica dei fratelli Hanscomb: l’album è stato in parte ispirato dalla morte del padre e da un amore familiare condiviso per la campagna costiera del Sussex, e c’è un generale senso di perdita – e di speranza. – in tutti gli Stati litorali che sembrano legati alla presenza del mare.

La peculiarità del disco è la capacità di creare musica melodica, intelligente e inquietante che scivola dentro e fuori dai generi ma rimane sempre fedele al tema generale dei luoghi e al modo in cui le emozioni umane interagiscono con quei luoghi. Littoral States è una mezz’ora di musica coinvolgente e soddisfacente.

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Cassandra Wilson — Silver Pony (2010)

Silver Pony è il ventesimo album di Cassandra Wilson ed è composto da undici brani, alcuni dei quali sono registrati dal vivo durante il suo tour estivo del 2009.

Figlia di un musicista jazz e di un’insegnante appassionata di rhythm and blues, la cinquantacinquenne Cassandra Wilson è tra le più brave e belle voci del panorama musicale internazionale. Dotata di tecnica impeccabile e di una grande comunicatività emotiva, questo Silver Pony ne conferma la veridicità.

Il titolo dell’album prende spunto da un fatto successo alla cantante quando era piccola e lo racconta lei stessa: “Un giorno arrivò un uomo nel mio paese, a Jackson nel Mississippi, con un pony e una macchina fotografica” e continua “Pagando potevi farti fare una foto sul pony“. La Wilson riuscì a fare la sua foto nonostante la madre non fosse molto d’accordo “Sono così felice che mi permise di salire sul pony” dice ora “Ero una bambina senza paura, e penso che invece lei mi volesse un po’ meno incosciente“. Ora “quella famosa foto” è diventata la copertina di questo suo ultimo lavoro discografico.

Nelle sonorità del disco, traspaiono le sue radici, i ricordi legati alla sua infanzia, alla sua famiglia e soprattutto al suo Mississippi. Dalla sua terra natale quindi, note di blues e R&B, ma anche jazz, influenze gospel, “tocchi” africani e brasiliani e perché no, anche un leggero pop.

Accompagnata da ottimi musicisti tra cui Ravi Coltrane (si, il figlio), il disco “scivola” via con grande piacere e profondo sentimento. Il suo strumento, la voce, calda e profonda, intrecciata alle atmosfere create dal fraseggio di chitarra, basso, pianoforte, percussioni e dal sax, creano emozioni pure, limpide come le acque di un torrente.