René Magritte

“La realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione.”

“Rappresentazioni che annullino il realismo“. In questa frase è racchiusa l’opera di René Magritte e sono opere suggestive, intriganti, incantevoli.
Esprimono, tutte, il piacere della pittura come mondo della creatività onirica, modelli di figurazione che attraversano l’asfittica tensione razionale condivisa per giungere in luoghi profondi, spazi di rielaborazioni simboliche soggettive.

Nella sua pittura la razionalità sfuma, “la logica si ritira, la mente si offusca e cede il passo ad accostamenti dissociativi, ossimori pittorici, composizioni assurde, situazioni in bilico tra l’onirico e la più fervida fantasia”. Il Surrealismo di Magritte applica, alle immagini dipinte, l’illusionismo onirico, mostrando oggetti reali in ambienti e misure assurde, utilizzando tonalità fredde, creando atmosfere ambigue ed inquietanti come quelle dei sogni. Le sue rappresentazioni evocano lo spaesamento dell’uomo di fronte alla realtà o a ciò che sembra essere la realtà, in un costante gioco ambiguo tra ciò che è plausibile ma totalmente fuori posto.

René Magritte ha creato uno spazio immersivo in cui ha portato avanti un’indagine approfondita sul significato e sulla percezione della realtà. Il suo sguardo e la sua filosofia lo hanno indotto a rapportarsi in un modo nuovo con l’arte: Magritte ha contestato i luoghi comuni sulla pittura, componendo immagini semplici con cui ognuno di noi ha una familiarità, ma calate in un contesto singolare e alienante. Una pittura che ha scelto di concentrare senza esitazioni sul pensiero, sul mistero e sul ribaltamento dell’idea stessa dell’immagine nel sentire comune.

Paul Klee

Quello che differenzia l’Arte astratta da quella figurativa è, tra l’altro, l’esprimere il “pensare” senza usare le “parole”. Siamo indotti a credere che il “pensare” sia costituito da parole. Le parole sono strumenti che permettono di attribuire significati, e questi sono cardini sui quali scorre la funzione razionale.
Eppure, il pensiero non avrebbe vincoli di natura razionale.
Pensare può essere un abisso nel quale, tuffandosi con coraggio, si scorgono altre grammatiche e altre sintassi che nulla hanno in comune con le parole, se non il disegnare sensazioni e stati d’animo.
Si tratta di “segni”, infiniti “significanti” ai quali non appartengono “significati” univoci.

l linguaggio è dato dalla bellezza di un colore, dalla semplicità di una linea, dalla combinazione di geometrie inconsuete capaci di espressioni visive che rifiutano ogni formulazione razionale, che narrano di un “logos” sconosciuto ma che appartiene alla sublime espansione dei pensieri.
Alcuni artisti sono riusciti a dare la qualità della forma alle molteplici accezioni del pensiero, Paul Klee, tra questi: la sua esplorazione del reale, lo ha condotto ad intuire le presenze invisibili che ci abitano chiedendo voce.

Paul Klee è stato un artista molto prolifico, che ha esplorato diverse tecniche pittoriche e diversi materiali: ha realizzato disegni, incisioni, acqueforti, dipinti ad olio, ad acquerello, a pastello, su numerosi supporti che spaziano dalla tela al legno, dal cartone al lino. Fondamentale per Klee era dare forma al non visibile. “L’arte”, affermò il pittore, “non rappresenta il visibile, ma rende visibile ciò che non lo è”.

Georgia O’Keeffe

Pink and Green Mountains

Sorvolando sulla biografia di Georgia O’Keeffe di cui potete trovare molte informazioni in rete, ho preferito soffermarmi solo sulle sue grandiose rappresentazioni della natura.
Fiori visti da molto vicino, riprodotti con una minuziosa attenzione ai dettagli è la sua peculiarità, ed è un’attenzione che mi trova molto vicino alla sua sensibilità in quanto anch’io amo queste inquadrature con la mia fotografia.

Ai fiori, che potete avere una piccola selezione in questo sito, ho preferito postare questi quattro dipinti.

Pink and Green Mountains, No. II

Nelle prime due straordinarie opere che portano il nome di Pink and Green Mountains, Georgia O’Keeffe ammalia gli osservatoti/spettatori, portandoli in un affascinante viaggio in un mondo di montagne rosa e verdi. Queste opere d’arte presentano un’accattivante miscela di colori, dove il rosa tenue (nella primo dipinto) si fonde armoniosamente con il verde naturale in modo seducente. La seconda opera si distingue per i suoi dettagli intricati e le dimensioni sbalorditive, permettendo di sentire la profondità delle valli, l’altezza delle cime delle montagne e la bellezza del terreno. Con Pink and Green Mountains, Georgia O’Keeffe incarna lo spirito incantevole delle montagne e la bellezza maestosa della natura.

Music, Pink and Blue

Nelle seconde due opere la O’Keeffe tocca un altro tasto a me molto caro: la musica. Per molti artisti d’avanguardia all’inizio del XX secolo, la musica ha offerto un modello per esprimere stati e sensazioni emotive non verbali. Georgia O’Keeffe era affascinata da quella che chiamava “l’idea che la musica potesse essere tradotta in qualcosa per l’occhio”. I suoi riferimenti alla musica nei titoli dei suoi dipinti derivavano dalla convinzione che l’arte visiva, come la musica, potesse trasmettere emozioni potenti indipendenti dal soggetto rappresentativo. In Music, Pink and Blue, le forme gonfie e ondulate implicano una connessione tra il visivo e l’uditivo, suggerendo anche i ritmi e le armonie che O’Keeffe percepiva in natura.

Music, Pink and Blue No. 2

William Turner

Fra gli autori che preferisco e che inserisco nella categoria che ho coniato come “astratta razionale” (vedi post precedente) non posso non inserire Joseph Mallord William Turner (1775 – 1851).
Quando vidi per la prima volta, tanti anni fa, Margate, from the Sea (il quadro nella foto) rimasi strabiliato e andai subito ad informarmi su questo pittore che non solo non conoscevo ma che nemmeno avevo sentito parlare. Con meraviglia scoprii che grazie ad uno dei sui viaggi, dipinse molte opere su Venezia, .

William Turner che apparteneva al movimento romantico, ha avuto il grande merito di porre le basi per la nascita dell’Impressionismo e fu anticipatore dell’astrattismo.
Le sue opere partono quasi sempre da paesaggi a volte tranquilli, a volte violenti, molte volte tempestosi, per poi prendere forme immaginarie, oniriche, poetiche. Proprio per questa sua grande caratteristica si meritò il soprannome di «pittore della luce».

Di seguito alcuni link per poter ammirare le sue opere:
Finestre sull’arte
Analisi dell’opera
Copia di arte
Google Arts & Culture
Google Immagini