Asterisco *20

Il bello dei piccoli dettagli apparentemente insignificanti è che poca gente li coglie, ed ancor meno, li fissa indelebili nella memoria. Per i più, sono indistinguibili gocce di pioggia che cadono e che permeano il paesaggio con invisibile maestria.

Appunti Corti #92

La guerra all’Europa, o meglio agli europei, agli europei di fatto e agli aspiranti europei, la sta facendo chi li ha presi in giro durante la pandemia con l’illusione di un nuovo corso per il welfare mentre ora le prime spese che vengono tagliate dalle destre nazionalpopuliste sono proprio quelle sanitarie, assistenziali, del welfare, pensando che bastino i soldi per avere buone cure mediche a dispetto di un sistema nazionale devastato e spolpato a beneficio di predatori privati.
Ma la storia insegna che se reagisci troppo tardi alla legge del più forte nota anche come fascismo, e lo fai perché hai preferito delegare per anni la reazione a finti amici socialisti, cattolici e liberali che sottovalutavano il problema collettivo per convenienza individuale, a un certo punto ti ritrovi costretto a giocare secondo le regole del nemico, e per vincere la guerra del più forte avrai bisogno di mettere insieme tanta gente e piangere tanti morti che si sarebbero potuti evitare.

Appunti Corti #91

Provocatoria ma non troppo.
“Se la TV spazzatura ha riempito il cervello di tanti, è perché l’ha trovato vuoto”.
L’idea di fondo è che una mente priva di stimoli, curiosità o strumenti per analizzare ciò che vede e ascolta sia terreno fertile per accogliere passivamente contenuti di scarsa qualità. Questa frase, tuttavia, non si limita a criticare il consumo di massa, ma solleva una questione più ampia: il “vuoto” delle menti è una condizione preesistente o il risultato di un sistema sociale ed educativo che non promuove il pensiero critico? La responsabilità, quindi, non ricade solo sullo spettatore, ma anche sui media che alimentano il mercato della superficialità e su una società che spesso non fornisce alternative culturali accessibili e stimolanti. In questa prospettiva, il vuoto non è solo una metafora di ignoranza, ma una mancanza di consapevolezza e partecipazione attiva, un invito a riempire il proprio spazio mentale con contenuti di valore e a non lasciare che l’abitudine e la pigrizia decidano per noi.

Asterisco *19

Serve immensamente la capacità di sognare, di stupirsi e di credere in qualcosa di bello, di elevato e di lieve, nella palta di questo mondo aggressivo che affossa, denigra, distrugge – e fa terra bruciata di tutto ciò che non conosce, e che non può o non vuole comprendere.

Appunti Corti #90

La UE dilaniata da sofismi interni non é più capace di rigenerarsi. L’unione a 27 stati é impossibile da gestire dato che i piccoli contano quanto i grandi e ricattano tutti. C’é bisogno di un nuovo gruppo ristretto dei paesi più forti che sposi e difenda i principi della democrazia e che sia capace di rinunciare seriamente ai propri campanilismi. Una delle cose da fare subito (anche se difficile) é azzerare la burocrazia di ogni stato ripartendo da una uguale per tutti.

Il gruppo ristretto dovrà dotarsi di un unico esercito, di un unico governo e un’unica strategia industriale per fronteggiare le sfide che sono ormai a livello globale. I nostri popoli hanno capacità enormi e cultura per indirizzare le scelte strategiche verso principi che non siano guidati solo dalla forza bruta e dalla prevaricazione verso i più deboli. Ma allo stesso tempo dovremo essere determinati a difenderci da qualsiasi ingerenza da parte di bulli planetari.

Divulgazione culturale

La divulgazione culturale è un atto di condivisione che va oltre la semplice trasmissione di informazioni. È il ponte che collega conoscenza e consapevolezza, un mezzo per rendere accessibili a tutti argomenti complessi, rendendoli comprensibili e stimolanti. È un atto democratico: permette di abbattere barriere sociali, culturali e, spesso, anche linguistiche.
In un mondo sempre più veloce e digitale, la divulgazione culturale assume un ruolo cruciale. Non si tratta solo di diffondere sapere, ma di stimolare curiosità, incoraggiare il pensiero critico e alimentare la creatività. La cultura non è statica: evolve, si adatta, cresce con noi, e chi la divulga ha la responsabilità di preservarne l’essenza ma anche di renderla attuale.
Divulgare cultura significa creare connessioni tra passato, presente e futuro, tra tradizione e innovazione, e tra le persone stesse. È un invito a vedere il mondo con occhi nuovi, a porsi domande, a cercare risposte. È un atto di servizio verso la società e una sfida personale per chi si dedica a quest’arte.
Alla base della divulgazione culturale c’è una grande passione: per la conoscenza, per il dialogo, per l’umanità. La vera forza di chi divulga risiede nella capacità di non imporre, ma ispirare, di non semplificare in modo superficiale, ma rendere accessibile senza perdere profondità.
Così facendo, la cultura diventa non solo patrimonio di pochi, ma un bene comune, un filo invisibile che ci unisce e ci rende più forti, più consapevoli e più liberi.

Asterisco *18

Ci sono cose che sembrano saltare fuori d’improvviso, prima nascoste dal groviglio dei nostri pensieri.
Pensieri che, come il diradarsi delle nubi, a volte lasciano scorgere paesaggi stupendi.

Appunti Corti #89

Tagli alla cultura, alla sanità, alla scuola, al diritto di avere un’abitazione, mentre chiedono un obolo/prestito a banche e assicurazioni che in ogni caso si rifaranno sui loro clienti, la cassa integrazione, mai tanto richiesta come ora, si abbatte sulle poche aziende manifatturiere rimaste. Tassisti e balneari continuano a pagare nulla o quasi, alla faccia di quei (pochi) che pagano tutto al posto loro.
Nel frattempo ci pisciano in testa e i loro elettori dicono che piove.

Asterisco *17

Imparare a coltivare l’entusiasmo è utile e prezioso: ci permette di dare un po’ di brio a quegli istanti della nostra vita in cui sentiamo che il motore rallenta un po’. E ci insegna anche ad ammirarlo negli altri, senza stare sempre a eccepire sui suoi limiti.

Appunti Corti #88

I liberali al caviale si divertono a smantellare ogni forma di stato sociale, peccato che lo vogliano fare con i soldi altrui, con l’assistenzialismo che criticano quando assiste gli altri, con la solidarietà che loro negano ai lavoratori, e fino a quando la devastazione non tocca i loro interessi e le loro garanzie. Si permettono anche di chiedere soldi a chi domani potrebbe essere danneggiato dai loro attacchi allo stato sociale descritto come spreco.