Memphis Slim, è stato un pianista, cantante e compositore di blues di grande influenza. Iniziò la sua carriera negli anni ‘30 suonando nelle sale da ballo e nei locali di gioco d’azzardo della zona di Memphis, per poi trasferirsi a Chicago nel 1939 dove collaborò con importanti musicisti come Big Bill Broonzy. Seguendo il consiglio di Broonzy, sviluppò uno stile personale potente e riconoscibile, caratterizzato da una voce vigorosa e un tocco deciso al pianoforte. Negli anni ’40 e ’50 Memphis Slim guidò diverse band, tra cui “The House Rockers”, e compose brani classici come “Everyday I Have the Blues”, “Rockin’ the House”, e “Mother Earth”. La sua musica spaziava dal jump blues al Chicago blues e fu molto influente per generazioni di musicisti. Nel 1962 si trasferì definitivamente a Parigi, dove continuò a registrare e esibirsi fino alla sua morte, avvenuta il 24 febbraio 1988. Memphis Slim è considerato uno dei giganti del blues, apprezzato per la sua prolificità, il carisma e la capacità di adattarsi a varie epoche musicali.
Guy Mitchell, nato Albert George Cernik il 22 febbraio 1927 a Detroit, Michigan, è stato un cantante e attore americano di grande successo negli anni ‘50 e ‘60, noto soprattutto nel suo paese, nel Regno Unito e in Australia. Dopo un’infanzia trascorsa anche in California, iniziò come cantante in orchestre e vinse il concorso radiofonico Arthur Godfrey’s Talent Scouts nel 1949. Il nome d’arte Guy Mitchell gli fu dato dal produttore Mitch Miller nel 1950, quando sostituì Frank Sinatra in una sessione di registrazione per Columbia Records. Mitchell ebbe numerosi successi discografici, tra cui “My Heart Cries for You”, “The Roving Kind”, “Singing the Blues” (che rimase alla vetta delle classifiche per nove settimane), “Heartaches by the Number” e “My Truly, Truly Fair”. Oltre alla musica, apparve anche in film come “Those Redheads From Seattle” (1953) e “Red Garters” (1954) e condusse il programma televisivo “The Guy Mitchell Show” su ABC nel 1957. Morì il 1 luglio 1999 a 72 anni a causa di complicazioni post-operatorie. È ricordato come un’icona della musica pop americana e uno dei pionieri del rock and roll.
Walter “Rosetta” Fuller (15 febbraio 1910 – 20 aprile 2003) è stato un trombettista e cantante jazz americano originario di Dyersburg, Tennessee. Iniziò a suonare il mellofono da bambino, poi si specializzò nella tromba. Da adolescente suonò in spettacoli itineranti e negli anni ‘20 suonò con Sammy Stewart. Nel 1930 si trasferì a Chicago, collaborando con Irene Eadie e il suo gruppo, per poi legarsi a lungo all’orchestra di Earl Hines dal 1931 al 1937 e successivamente dal 1938 al 1940. Fu anche parte dell’ensemble di Horace Henderson. Nel 1940 formò la propria band, esibendosi in locali come il Grand Terrace di Chicago e il Radio Room di Los Angeles. Tra i suoi musicisti collaboratori ci furono riconosciuti nomi come Gene Ammons e Omer Simeon. Fu soprannominato “Rosetta” grazie al suo canto nella registrazione della composizione “Rosetta” di Hines nel 1934, che divenne anche il tema della band. Oltre al contributo musicale, Fuller fu un pioniere nei diritti civili per i musicisti neri di San Diego, dove portò lo stile jazz di Chicago. La sua carriera musicale durò diversi decenni e influenzò la scena jazz della Costa Ovest degli Stati Uniti.
Mel Powell, nato Melvin D. Epstein il 12 febbraio 1923 nel Bronx, New York, è stato un compositore statunitense vincitore del Premio Pulitzer e pioniere nell’educazione musicale. Iniziò come pianista jazz, diventando professionista già a 14 anni, suonando con bandleader come Benny Goodman e Glenn Miller durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopo una carriera iniziale legata al jazz come pianista, compositore e arrangiatore, si dedicò alla musica classica, studiando composizione con Paul Hindemith a Yale e diventando un docente influente in prestigiose istituzioni come Mannes College, Queens College, Yale e California Institute of the Arts, dove fu il primo preside del dipartimento di musica. Powell ha scritto composizioni importanti sia per il jazz che per la musica colta, ed è ricordato per aver trasformato la sua carriera da musicista jazz a compositore classico seriale di rilievo. È morto il 24 aprile 1998 a Sherman Oaks, Los Angeles. La sua carriera testimonia una fusione tra innovazione nel jazz e rigore accademico nella musica classica.
L’uomo, il personaggio. l’artista che meglio incarnava il “sogno” della Stax fu Otis Redding. Cantante di insuperabile fascino e dal talento esorbitante, Redding fu il personaggio fondamentale di quegli anni, capace di superare nettamente le barriere che ancora delimitavano i campi di interesse del pubblico bianco e di quello nero. I suoi primi singoli sono del 1962 e già colpiscono per precisione e sentimento; il primo album, Pain in My Heart, del 1964, raccoglie tanto le sue radici quanto le sue passioni: Sam Cooke, Little Richard, Ben E. King, e serve a calibrare meglio il tono e lo stile, giusto in tempo per mettere a segno, tra il 1964 e il 1965, brani come Respect, I’ve Been Loving You loo Long e un nuovo album con Steve Cropper e i Bar-Kays. Il successo arrivo prima con un singolo, la cover di My Girl, poi con un album, Otis Blue, del 1966, di sicuro uno dei pù grandi dischi soul di tutti i tempi. Redding si accorse della rivoluzione del beat, incise, traducendola in lingua soul, la Satisfaction dei Rolling Stones, gettò tutto se stesso sulla strada di una musica che pur restando rigorosamente e orgogliosamente nera era in grado di attraversare l’universo del pop e del rock con una leggerezza e una sicurezza straordinarie. Con Otis Redding Dictionary of Soul, del 1967, il musicista raggiunse il suo meglio, inanellando brani come Try a Little Tenderness e Fa fa fa fa fa (Sad Song) e puntando dritto verso il nuovo pubblico del soul e del rock. La sua leggendaria performance al festival rock di Monterey segnò simbolicamente questo passaggio. In quel concerto cantò ancora il pezzo degli Stones, ovvero Satisfaction, chiudendo in fondo un cerchio che si era aperto proprio con l’avvento del rock’n’roll. Di piú, Otis Redding fu il cantante che meglio riuscí a sintetizzare la tradizione piú profonda del canto nero con la nuova sensibilità e il gusto della rivoluzionaria generazione dei Sessanta, come dimostrò con il suo ultimo capolavoro (Sittin’ on) The Dock of the Bay, inciso poco prima di morire, a ventisei anni. Nel 1968 la Stax sciolse il suo accordo di distribuzione con la Atlantic: Otis Redding era scomparso con i Bar-Kays in un incidente aereo e la storia dell’etichetta cambiò avviandosi verso il tramonto.
Robert Nesta Marley, detto Bob Marley è nato il 6 febbraio 1945. E’ stato un cantautore, chitarrista e attivista giamaicano. Considerato il più popolare artista di musica reggae della storia, è una delle figure musicali più influenti del XX secolo e un simbolo della lotta per la giustizia sociale e l’uguaglianza. Bob Marley si convertì al rastafarianesimo nel 1966 e più tardi al cristianesimo ortodosso etiope. Ha inciso numerosi album con il gruppo The Wailers, spaziando dal reggae allo ska e rocksteady. Alcuni dei suoi album più celebri sono “Natty Dread”, “Rastaman Vibration”, “Exodus” e “Uprising”. I suoi testi affrontano temi come uguaglianza, rispetto, religiosità e liberazione mentale, come in “Redemption Song”. Marley divenne noto anche per la sua capacità di usare la musica come mezzo per la pace, cantando anche dopo un tentato attentato politico nel 1976. La sua salute declinò a causa di un melanoma, diagnosticato nell’alluce, che progressivamente lo portò alla morte nel 1981. Marley rimane una leggenda della musica e un’icona culturale globale.
John Richard Handy III (nato il 3 febbraio 1933 a Dallas, Texas) è un musicista jazz americano, noto principalmente per il sax contralto. È compositore, arrangiatore, polistrumentista e cantante, associato soprattutto al sassofono contralto. Ha guadagnato fama negli anni ’50 lavorando con Charles Mingus, partecipando a capolavori come “Mingus Ah Um” e “Blues & Roots”. Negli anni ’60 ha guidato diversi gruppi, incluso un quintetto il cui concerto al Monterey Jazz Festival del 1965 ha ricevuto nomination ai Grammy per “Spanish Lady” e “If Only We Knew”. Handy ha studiato musica al San Francisco State College, ha servito nella guerra di Corea, e ha insegnato storia della musica e performance in varie università, tra cui Stanford e UC Berkeley. Tra i suoi lavori più importanti ci sono composizioni originali come “Spanish Lady” e “If Only We Knew” e opere come il “Concerto for Jazz Soloist and Orchestra”. Negli ultimi decenni ha guidato il gruppo “John Handy WITH CLASS”, una formazione innovativa che unisce jazz, blues, R&B, pop e musica modale creando un nuovo genere definito da lui “Clazzical Jazz”. In sintesi, John Handy è un musicista jazz versatile e influente, con una lunga carriera sia come esecutore che come educatore, noto per il suo stile espressivo e composizioni premiate.
La dimensione orchestrale generò come per incanto un protagonista d’eccezione, a tutti gli effetti un caso a parte nella già tumultuosa scena di quegli anni: Sun Ra. Per lungo tempo ci si è interrogati sulla sua personalità. Per alcuni fu un pagliaccio, per altri un genio. Lo stesso Sun Ra si mostrò del tutto incurante di questo aspetto della sua eccentrica carriera, il che ci fa propendere più per la seconda ipotesi. Non fece nulla per dissipare i dubbi, casomai li incoraggiò con una certa spudoratezza. In primo luogo creando il più assoluto mistero attorno alla propria identità, fino a oggi incerta. Sul suo vero nome si sono fatte molte ipotesi e, ovviamente, anche sul luogo e la data di nascita. Sun Ra voleva far credere di provenire direttamente dalle stelle, come indicava il suo nome d’arte. E quella del cosmo, dei pianeti, delle stelle, fu l’allegoria generale sulla quale costruí tutta la sua musica. I concerti di Sun Ra erano in realtà viaggi interplanetari, con visite su pianeti sconosciuti, fughe nella scia di stelle comete. Inizialmente si trattava di musiche proposte in ambiti strutturati in maniera tradizionale. Erano visioni celesti, orientaleggianti, perfino esotiche, alla maniera di certo cinema minore, ma erano anche dei brani con temi riconoscibili e durate contenute. Poi, col tempo, Sun Ra dilatò le sue performance, che assunsero una dimensione sempre più simile all’esplorazione informale, a un’idea di viaggio senza fine. L’aspetto più interessante di questa esperienza è nei modi in cui Sun Ra riusciva a combinare il suo assurdo universo con le esigenze e la disciplina necessarie a un’orchestra che ovviamente, nel suo caso, assomigliava più a un’orda di adepti che a un ensemble di musicisti. Una setta di cui lui era visibilmente il re incontrastato, anzi il Dio, il Figlio del Sole, con tanto di ancelle e vestali. Per quanto incredibile possa sembrare, la sua era effettivamente un’orchestra, capace a tratti di produrre momenti esaltanti, degni dell’esempio di Duke Ellington, da lui spesso citato, anche se l’impressione sonora era spesso in netto contrasto con l’immagine classica dell’iconografia astronomica, normalmente pura, silenziosa, armoniosa. Per Sun Ra il cosmo era, in realtà, una giungla tribale. comunità intenta a celebrare i propri riti tradizionali.
Angel ‘Pocho’ Gatti (Buenos Aires, 28 gennaio 1930 – Parigi, 22 gennaio 2000) è stato un pianista, arrangiatore, direttore d’orchestra e compositore argentino di jazz. Figlio di un violinista dell’Orchestra Sinfonica del Teatro Colón di Buenos Aires, iniziò la sua carriera musicale come clarinettista nella Banda Sinfonica Municipale di Buenos Aires prima di dedicarsi al pianoforte. Negli anni Quaranta si trasferì negli Stati Uniti, vivendo soprattutto a New York, dove studiò e collaborò con grandi nomi del jazz e della musica pop, come Frank Sinatra, Sarah Vaughan e Nat King Cole. Nel 1961 si trasferì in Italia, dove rimase circa dieci anni, partecipando a vari festival jazz e fondando nel 1968 la sua Grande Orchestra con alcuni dei migliori solisti italiani. Gatti fu anche arrangiatore e direttore d’orchestra per molti importanti interpreti italiani, come Ornella Vanoni, Johnny Dorelli, Bruno Lauzi e Iva Zanicchi, e partecipò più volte al Festival di Sanremo. Negli anni ’70 tornò in Argentina, dove formò una nuova big band e partecipò a varie produzioni discografiche. Negli anni ’80 si stabilì in Svizzera, poi agli inizi degli anni ’90 si trasferì a Parigi, città in cui visse fino alla sua morte nel 2000. La sua attività fu caratterizzata dalla direzione orchestrale e dall’arrangiamento, con importanti esperienze in Argentina, Italia e Francia, e lasciò una ricca eredità musicale nel mondo del jazz latino e europeo.
Truck Parham, il cui vero nome era Charles Valdez Parham (nato il 25 gennaio 1911 a Chicago, Illinois, e morto il 5 giugno 2002 a Chicago), è stato un rinomato contrabbassista jazz americano con una carriera che si estese per sette decenni. Prima di dedicarsi alla musica, fu anche pugile e giocatore di football con i Chicago Negro All Stars. Iniziò la carriera musicale suonando la tuba, ma con l’evolversi del jazz passò rapidamente al contrabbasso, studiando con figure come Walter Page e Nate Gangursky della Chicago Symphony Orchestra. Parham suonò con grandi nomi del jazz come Earl Hines, Jimmie Lunceford, Zutty Singleton, Roy Eldridge, Art Tatum e Bob Shoffner. Tra il 1940 e il 1947 fu membro dell’orchestra di Earl Hines e successivamente di quella di Jimmie Lunceford. Nel dopoguerra fu molto attivo suonando con musicisti come Muggsy Spanier e Art Hodes, e rimase una presenza costante nella scena jazz di Chicago fino agli ultimi anni della sua vita, continuando a esibirsi anche nei primi anni 2000. Pur non avendo mai inciso come leader, Parham ha lasciato un’impronta importante come bassista in numerose registrazioni e performance live.