John Lennon, peace and love

A New York mancano dieci minuti alle undici di sera dell’8 dicembre 1980 quando John Lennon, insieme a Yoko Ono, la sua inseparabile compagna di lavoro e di vita, scende dal taxi che l’ha riportato davanti alla sua casa nel Dakota Building, dopo una giornata passata in studio di registrazione a lavorare al brano Walking on thin ice.

John Lennon è stato uno dei più celebri musicisti e cantautori del XX secolo, noto soprattutto come membro fondatore dei Beatles, una delle band più influenti nella storia della musica. Nato il 9 ottobre 1940 a Liverpool, in Inghilterra, Lennon è cresciuto in un contesto difficile, ma ha trovato nella musica un modo per esprimere se stesso.

Con i Beatles, Lennon ha co-scritto e cantato alcune delle canzoni più iconiche del gruppo, come “Imagine,” “Come Together,” e “Strawberry Fields Forever.” La sua scrittura era spesso caratterizzata da testi poetici e provocatori, e il suo stile musicale spaziava tra il rock’n’roll, il folk, e il pop. Oltre alla sua carriera con i Beatles, Lennon ha avuto una carriera solista di successo, con l’album “Imagine” come uno dei suoi lavori più conosciuti.

Lennon era anche noto per il suo attivismo politico e sociale, impegnandosi in cause per la pace e contro la guerra, specialmente durante la Guerra del Vietnam. La sua vita fu tragicamente interrotta l’8 dicembre 1980, quando fu assassinato da un fan mentalmente disturbato, Mark David Chapman, fuori dal suo appartamento a New York City.

Il suo impatto sulla musica e sulla cultura popolare rimane immenso, e Lennon continua ad essere ricordato come un’icona della pace e della creatività.

Tom Waits: cantautore dalla voce vissuta

Oggi è il 7 dicembre, ed in questo giorno, nel 1949, a Pomona, Los Angeles, California, U.S.A., nasceva Tom Waits.
Tom Waits è un cantautore, compositore e attore statunitense noto per la sua voce unica e inconfondibile, spesso descritta come “vissuta” o “grattata”. La sua voce è il risultato di anni di interpretazioni intense, fumo di sigarette e un approccio al canto che mescola blues, jazz, rock e avanguardia.
La carriera di Waits è iniziata negli anni ‘70, e nel corso dei decenni è diventato una figura di culto nel panorama musicale. La sua musica è caratterizzata da testi poetici, spesso cupi e surreali, che raccontano storie di personaggi marginali e situazioni strane o malinconiche. L’atmosfera delle sue canzoni è spesso evocativa di mondi sotterranei, notti senza fine e paesaggi urbani decadenti.
Waits ha anche esplorato il teatro e il cinema, lavorando con registi come Jim Jarmusch e Francis Ford Coppola. La sua influenza si estende ben oltre la musica, lasciando un’impronta significativa nella cultura popolare e ispirando innumerevoli artisti in diversi campi.
In sintesi, Tom Waits è un artista poliedrico il cui contributo alla musica e all’arte è stato profondamente influenzato dalla sua voce “vissuta”, che è diventata il suo marchio di fabbrica e un simbolo del suo stile unico e inimitabile.

Little Richard: “principe” del Rock’n’Roll

Little Richard, il cui vero nome era Richard Wayne Penniman, è spesso chiamato il “principe” del Rock’n’Roll per il suo impatto rivoluzionario sulla musica e la cultura popolare negli anni ‘50 e ‘60. Nato il 5 dicembre 1932 a Macon, in Georgia, Little Richard è stato uno dei pionieri del Rock’n’Roll, contribuendo a definire il suono e lo stile del genere con la sua voce potente, il pianoforte esplosivo e una presenza scenica carismatica.
Richard è famoso per brani iconici come “Tutti Frutti”, “Long Tall Sally”, “Good Golly, Miss Molly” e “Lucille”. Queste canzoni, caratterizzate da un ritmo incalzante, testi energici e uno stile vocale unico, sono diventate pilastri del Rock’n’Roll. La sua capacità di fondere elementi del gospel, blues e rhythm and blues ha creato un suono nuovo e accattivante che ha influenzato innumerevoli artisti, dai Beatles a Elvis Presley.
Oltre alla sua musica, Little Richard era conosciuto per il suo stile eccentrico e audace. Con i suoi abiti sgargianti, il trucco vistoso e l’acconciatura caratteristica, sfidava le norme di genere e razza dell’epoca, diventando un’icona di ribellione e liberazione personale.
Little Richard non solo ha contribuito a rompere le barriere razziali nella musica, ma ha anche influenzato il modo in cui il Rock’n’Roll veniva percepito e accolto a livello globale. La sua musica è stata un ponte tra le comunità nere e bianche negli Stati Uniti, in un periodo di forti tensioni razziali.
Nonostante le sue lotte personali e i momenti in cui si è allontanato dalla scena musicale per dedicarsi alla religione, Little Richard è rimasto una figura fondamentale nella storia della musica. Il suo contributo al Rock’n’Roll gli è valso numerosi riconoscimenti e un posto d’onore nella Rock and Roll Hall of Fame.
In definitiva, Little Richard è stato un vero pioniere e “principe” del Rock’n’Roll, il cui impatto si sente ancora oggi nella musica moderna. La sua energia, il suo talento e la sua personalità larger-than-life lo rendono una leggenda indimenticabile del panorama musicale globale.

Thelonious Monk

In quanto a stranezze, probabilmente nessuno ha mai superato Thelonious Monk, proverbiale caso di enigma vivente a cominciare dal primo nome, Thelonious, ereditato dal padre, e dal secondo, Sphere, del quale nessuno a ma appurato l’origine, né la reale esistenza anagrafica. Nato alla fine degli anni dieci (non c’è certezza nemmeno sulla data di nascita), Monk era già, all’inizio degli anni Quaranta, il pianista fisso del Minton’s di New York, il club scelto come laboratorio permanente dai “rivoluzionari” del bop. Monk si trovo cosi al centro del movimento che ha cambiato la storia del jazz, ma non ne fu affatto coinvolto. La musica era l’unico interesse della sua vita, ma l’attenzione era rivolta unicamente all’opera del suo ingegno. Prova ne è il fatto che Monk ha scritto gran parte del suo repertorio nei primi anni di attività, quando era praticamente ignorato. Con felice intuizione, è stato scritto che Monk sembrava rimanere fermo ad aspettare che il futuro lo raggiungesse e facesse capire agli altri la sua musica. Poi si è limitato a lasciare che gli altri lo ascoltassero. Nessuna storia del jazz escluderebbe il suo nome dai fondatori del be-bop, ma Thelonious in realtà ha più che altro garantito la sua presenza e, anche in termini stilistici, con i boppers voleva avere poco a che fare. D’altra parte le sue radici di strumentista affondano nella tradizione stride, quella dei rent parties, che sono stati la sua prima fonte di reddito. La tecnica pianistica di Monk era, secondo alcuni, piuttosto rudimentale. In effetti si trattava di un modo di suonare assolutamente fuori dalla norma, con le dita tese e non piegate secondo la prassi classica. Questo veniva considerato un limite tecnico grave: non va dimenticato però che, nonostante la sua indifferenza al mondo esterno, Monk, per quello che riguarda la musica, sapeva benissimo ciò che voleva. L’approccio alla tastiera con le dita rigide gli consentiva di ottenere quella sonorità inconfondibile, percussiva, che scaturiva proprio dal modo in cui venivano colpiti i tasti. Una tecnica messa a punto sul piccolo pianoforte del modesto appartamento del ghetto di San Juan Hill che ha abitato per tutta la vita, anche quando, ottenuti seppur tardivi riconoscimenti, aveva raggiunto una relativa agiatezza.
Per molti anni Monk ha avuto una vita difficile, ha lavorato per pochi dollari in locali di quart’ordine e dal 1951 al 1957 non ha lavorato affatto. Dal 1957 la sua stella inizia a brillare, quando con il suo quartetto (del quale hanno fatto parte anche Sonny Rollins, John Coltrane, Johnny Griffin e Charlie Rouse) propone il repertorio che lo ha portato a diventare un maestro, composto di brani come Round Midnight, Ruby My Dear, Straight No Chaser, Epistrophy, ai quali vanno aggiunti classici come Blue Monk, Well You Needn’t, o Misterioso. Monk diventa una star, suona in tutto il mondo e nel 1964 conquista addirittura la copertina di “Time”. La gloria lo accompagna sino alla fine del decennio, poi la discesa, la voglia di scomparire agli occhi del mondo, l’autoreclusione nella casa di San Juan Hill e quindi nel 1986, la scomparsa.

John Mayall: 90 anni per il bluesman britannico

John Mayall è un musicista britannico, noto principalmente per il suo contributo al blues. Nato il 29 novembre 1933 a Macclesfield, Inghilterra, Mayall è spesso definito “il padrino del British blues” grazie alla sua influenza nel portare il genere alla ribalta in Gran Bretagna durante gli anni ’60.
Mayall è famoso per aver formato la band John Mayall & the Bluesbreakers, che ha visto passare tra le sue fila musicisti leggendari come Eric Clapton, Peter Green (che successivamente fondò i Fleetwood Mac) e Mick Taylor (che più tardi si unì ai Rolling Stones). L’album “Blues Breakers with Eric Clapton” del 1966 è particolarmente significativo e rimane una pietra miliare del blues rock.
John Mayall è anche noto per la sua capacità di suonare diversi strumenti, tra cui l’armonica, il pianoforte e la chitarra, e per la sua dedizione alla musica blues, che ha continuato a promuovere e suonare in tutto il mondo per oltre sei decenni.
Mayall ha continuato a registrare e fare tournée, confermando il suo status di icona del blues fino quasi alla morte avvenuta il 22 luglio del 2024.

Gato Barbieri: un audace e coraggioso performer

Gato Barbieri, il cui vero nome era Leandro Barbieri, è stato un celebre sassofonista e compositore argentino, noto per il suo contributo al jazz latino. Nato il 28 novembre 1932 a Rosario, in Argentina, Barbieri è divenuto famoso per il suo stile potente e passionale, suonando principalmente il sassofono tenore.
Negli anni ’60, Barbieri si è trasferito in Europa, dove ha collaborato con diversi artisti di avanguardia, tra cui il trombettista Don Cherry. È durante questo periodo che ha sviluppato il suo caratteristico suono, una fusione di jazz con elementi della musica latinoamericana.
Negli anni ’70, ha guadagnato ulteriore riconoscimento grazie alla colonna sonora del film Ultimo tango a Parigi (1972), diretto da Bernardo Bertolucci. Questa colonna sonora ha portato Barbieri alla ribalta internazionale e ha consolidato la sua reputazione come uno dei più grandi innovatori del jazz latino.
Gato Barbieri ha continuato a incidere e a esibirsi fino alla sua morte, avvenuta il 2 aprile 2016 a New York. Il suo lascito musicale continua a ispirare musicisti di tutto il mondo.

Jimi Hendrix: mito assoluto della musica

Jimi Hendrix è considerato uno dei più grandi miti della musica, e non senza motivo. Nato a Seattle il 27 novembre del 1942, è diventato celebre come chitarrista, cantante e compositore, rivoluzionando il mondo del rock con il suo stile innovativo e la sua tecnica straordinaria. Hendrix è noto per la sua capacità di sperimentare con la chitarra elettrica, utilizzando effetti sonori come il feedback e il wah-wah per creare suoni unici che non erano mai stati sentiti prima.
Il suo debutto con il The Jimi Hendrix Experience nel 1967, con l’album “Are You Experienced?”, ha subito mostrato il suo talento eccezionale, con brani iconici come “Purple Haze”, “Hey Joe” e “The Wind Cries Mary”. L’album è ancora oggi considerato una pietra miliare nella storia del rock.
Hendrix ha anche lasciato il segno con le sue esibizioni dal vivo, la più famosa delle quali è quella al festival di Woodstock nel 1969, dove ha suonato una versione elettrizzante dell’inno nazionale americano, “The Star-Spangled Banner”. Questa performance è stata vista come un potente commento sociale in un periodo di grande tensione negli Stati Uniti, legato alla guerra in Vietnam.
Nonostante la sua carriera sia stata tragicamente breve – Hendrix morì a soli 27 anni nel 1970 – la sua influenza sulla musica è immensa. Ha ispirato generazioni di musicisti e continua a essere venerato come una figura leggendaria. La sua capacità di spingersi oltre i confini musicali, il suo virtuosismo e la sua visione artistica lo hanno reso un mito assoluto della musica, un artista il cui impatto si sente ancora oggi.

Nick Drake, una voce bella e profonda

l 25 novembre 1974 nel suo appartamento di Parigi muore il cantautore Nick Drake. Ha ventisei anni e la sera prima ha ingerito una dose eccessiva di Tryptizol, l’antidepressivo che da tempo è divenuto un fedele compagno nella lotta contro la depressione. Suicidio o fatalità? Nessuno potrà mai dare una risposta certa a questa domanda.

Nick Drake è noto per il suo stile delicato e malinconico, che mescolava folk, jazz e blues. Nato il 19 giugno 1948 a Rangoon, Birmania (ora Yangon, Myanmar), e cresciuto in Inghilterra, Drake ha prodotto tre album durante la sua breve carriera: Five Leaves Left (1969), Bryter Layter (1970) e Pink Moon (1972).

Nonostante la bellezza delle sue canzoni, caratterizzate da una voce sussurrata e da arpeggi di chitarra acustica, Nick Drake non ebbe successo commerciale durante la sua vita. La sua musica fu riscoperta solo molti anni dopo la sua morte.

Drake è diventato una figura di culto nel mondo della musica, ammirato per la sua integrità artistica e la sua capacità di esprimere la malinconia in modo così sincero e toccante. La sua influenza è evidente in molti artisti contemporanei, e le sue canzoni continuano a essere celebrate per la loro bellezza e profondità emotiva.

Ruth Brown: un’anima “Rhythm and Blues”

Ruth Brown è stata una cantante e attrice americana, conosciuta soprattutto per il suo contributo al genere musicale Rhythm and Blues. Nata il 12 gennaio 1928 a Portsmouth, Virginia, Ruth è stata una figura centrale nella popolarizzazione dell’R&B negli anni ’50, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Miss Rhythm.”
Le sue canzoni più famose includono “Teardrops from My Eyes,” “5-10-15 Hours,” e “(Mama) He Treats Your Daughter Mean.” Questi brani le hanno fatto guadagnare un posto di rilievo nelle classifiche musicali dell’epoca e hanno contribuito a definire il suono dell’R&B. Ruth Brown ha lavorato principalmente con la Atlantic Records, un’etichetta che divenne così influente nell’R&B da essere chiamata “The House that Ruth Built” (La casa che Ruth ha costruito).
Oltre alla sua carriera musicale, Ruth Brown ha avuto anche una carriera di successo come attrice, apparendo in film, spettacoli televisivi e produzioni teatrali. È stata anche una sostenitrice dei diritti degli artisti, lottando per ottenere royalties e compensi equi per i musicisti.
Ruth Brown è scomparsa il 17 novembre 2006, lasciando un’eredità duratura nel mondo della musica. La sua influenza si estende ben oltre la sua epoca, e molti artisti contemporanei la citano come una delle loro principali ispirazioni.

Elvis Presley

In un certo senso, col rock’n’roll cambiò tutto. Le implicazioni furono enormi, ma in senso stretto l’avventura vera e propria del rock’n’roll non durò molto. C’era in esso qualcosa di confusamente sovversivo a cui i giovani aderirono con entusiasmo, ma che spaventò l’America «adulta» e benpensante. Volendo cercare una data, fatidica come tutte le altre che riguardano la storia del rock, dobbiamo prendere di nuovo come riferimento la vicenda di Elvis Presley, che con le sue contraddizioni ben rappresenta la duplicità e la fragilità di questa musica.
Elvis era davvero un personaggio psicologicamente complesso, diviso tra un istintivo senso di ribellione e la voglia di consenso, di accettazione da parte di tutto il pubblico americano. Proprio quando il suo mito era definitivamente consolidato nell’immaginario giovanile, si pose il problema del servizio militare, era il 1958. Elvis accettò di buon grado di servire la patria, sottolineando anzi il suo gesto con plateale patriottismo. La strategia gli fu suggerita dal suo manager, il famigerato colonnello Parker che aveva assunto il controllo totale della sua carriera e che aveva intuito perfettamente che, per accedere alla totalità del mercato musicale, Elvis Presley non poteva essere considerato un oltraggioso sovversivo. Bisognava modificare quell’immagine e l’occasione del servizio militare fu sfruttata nel migliore dei modi. Non solo Elvis si sottomise a tutti gli obblighi di leva, ma rinunciò a qualsiasi privilegio, mostrandosi umile e obbediente, in altre parole un bravo ragazzo americano, moderato e amante della patria. Per questo molti hanno preso quella data come la fine del rock’n’rol, o almeno la fine della fase più autentica e sovversiva del fenomeno.
Nel frattempo, l’industria della musica, inizialmente spiazzata dal boom del nuovo sound, aveva potuto prendere le misure del mercato giovanile e riacquistare il pieno controllo della situazione. Già nuovi idoli giovanili, molto piú innocui e addomesticati, si affacciavano alle porte. Il rock’n’roll, stemperando tutti i lati piú pericolosi e imprevedibili, stava per diventare la base per la nuova industria del divertimento.
Nonostante il leggendario «comeback» del 1968, con il quale torna alla musica dal vivo dopo innumerevoli e inutili film, viene letteralmente travolto dall’avvento del rock. Poche, pochissime le cose da ricordare e tutte più o meno negli anni Sessanta. Nel decennio successivo, l’ultimo della sua carriera, Elvis si limita a diventare la caricatura di se stesso. Ma il suo successo rimane inalterato e il suo culto cresce fino alla sua morte, nel 1977, quando nel mondo del rock sta infuriando il punk.