William Fitzsimmons — Gold In The Shadow (2011)

Quello che traspare fin dalle prime note di Gold in the Shadow è una particolare e marcata intimità. Lo stile dato dalla voce e dalla sonorità raffinata, lieve e crepuscolare di William Fitzsimmons, suggeriscono un viaggio emotivo nei meandri del suo, del nostro ‘essere’.

William Fitzsimmons psicoterapeuta oltre che musicista, descrive le sue canzoni come una continua lotta contro i suoi demoni, le sue paure.

Figlio di genitori ciechi e con un passato da malato mentale, la sua non è stata certo una vita facile, i suoi testi ne sono la testimonianza, la musica ne è la rivincita.

Gold In the Shadow è il suo quarto lavoro e pur non discostandosi molto dal suo “The Sparrow and the Crow”, considerato il più bel disco/rivelazione folk del 2009, ci regala dieci ballate acustiche di asciutto folk con un equilibrato uso di ‘elettronica’ e ‘archi’.

Gold In The Shadow è un’opera profonda che tocca le corde più sensibili dell’uomo. Descrive in maniera poetica “stati” di anime in pena, riuscendo pur malinconicamente, ad infondere una sorta di speranza.

Non c’è molto altro da aggiungere su questo lavoro di William. Quando mi succede di ascoltare un disco per tantissime volte di seguito vuol dire che mi ha ‘preso’ e Gold In The Shadow ha avuto questo potere.

Personalmente lo trovo molto affascinante e coinvolgente.

French Cut – Time In Lieu (2023)

Se cercate su Google “French Cut: Time in Lieu” verrete indirizzati su forum legali dove molti giovani francesi pubblicano domande sugli orari di lavoro, costretti dai loro capi a fare straordinari senza essere pagati.
E’ tangibile il loro malessere che intacca il loro tempo libero oltre a quello di essere sfruttati. Questo per inquadrare il valore testuale dei loro brani. Per quanto riguarda la musica, l’atmosfera che si respira è assai leggera, come fosse un bisogno psicologico, la panacea sonora a momenti non certamente sereni.

Le melodie giocano su familiarità pop che ricordano gli anni ’60, portando alla ribalta il suono di musicisti che hanno fatta grande quella decade tanto rivoluzionaria. Un mix di testi e suoni per nulla superficiali che, a mio modesto parere, nelle prossime produzioni faranno conoscere questi ragazzi a un pubblico assai più vasto.

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Field Studies – Tryouts (2023)

La biografia dei Field Studies descrive abilmente il loro suono come “indie pop, twee fuzz, shoegaze e dream pop…”, tutti termini o generi che descrivono appropriatamente il loro suono ma che non devono precludere l’ascolto a chi non è avvezzo in materia, anzi, nel caso, lo deve incuriosirlo.
Riff ovattati e stridenti e una sottoproduzione spettrale diffusa producono un suono che convince per la sua bellezza inquietante.
E’ un EP questo Tryouts che contiene sei brani, ma sono certo che i Field Studies grazie al loro potenziale sonoro avranno un seguito perché se lo meritano.

Ascolta le sei canzoni dell’intero EP

Fruit Bats – A River Running to Your Heart (2023)

A River Running to Your Heart non è solo un esercizio di malinconia che ci riporta alle atmosfere sonore degli anni settanta ma possiede quelle sonorità new wave socievoli degli anni ottanta, che opportunamente si adattano all’umore.
Le canzoni di A River Running to Your Heart nel loro insieme si muovono a un ritmo disinvolto ma non sono prolungate, alcune finiscono prima di accorgersene e in effetti, alcune sembrano un po’ incomplete, mentre si vorrebbe che quelle melodie continuassero. E questo significa che i brani sono coinvolgenti e bene fanno alla nostra mente.

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Lucy Farrell – We are only Sound (2023)

Sembra quasi impensabile che We Are Only Sound sia il primo album da solista di Lucy Farrell. La cantante, cantautrice e polistrumentista fa parte dell'”arredamento” della scena folk britannica da diversi anni. L’elenco dei suoi progetti collaborativi è degno di nota sia per la sua qualità che per la sua lunghezza: ha formato infatti duetti con decine e decine di musicisti e gruppi. Questo lavoro da solista si concentra sulla sua personale scrittura, tutte le dodici tracce di We Are Only Sound sono autoprodotte. Ciascuna è caratterizzata da una sicurezza nell’esecuzione e da una varietà di stile che smentisce il fatto che si tratta di un debutto.
Sebbene nessuna di queste canzoni sia tradizionale, tutte hanno una sorta di patina, un vago sentore di età o, meglio, di passato, qualcosa di ricordato a metà. Come sempre la voce di Farrell è piena di contenuta sfida… e per essere un album di debutto si può tranquillamente affermare che questa sfida è stata vinta.

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Ivano Fossati — Musica Moderna (2008)

A due anni dall’ottimo “L’Arcangelo” arriva un’ennesima bella, autentica, opera “Musica Moderna”. Lo stile inconfondibile di Ivano Fossati è ancora una volta messo in evidenza in questo disco che è in grado di parlare d’amore (e non solo) in un modo unico. Fossati è in grado di usare le parole come carezze, parole che arrivano al cuore senza sentimentalismi, senza sdolcinature.

Il cinquantasettenne musicista ligure, stanco di essere considerato solo per i suoi testi, già da diversi dischi ha cominciato a dar importanza anche ai suoni, questo naturalmente gioca a suo favore in quanto l’approccio risulta facile a un pubblico maggiore. Il suo è un viaggio introspettivo all’interno dell’essere umano. E’ grande Fossati nel riuscire a “trasportare” quelli che sono i sentimenti “personali” nel “sociale”. E’ facile farsi “prendere” dalle sue melodie, dalle sue parole, perché ascoltandolo bene è impossibile non trovare nei suoi testi qualcosa di noi.

“Like motif” del disco è lo sguardo al futuro ricordando il passato, “teoria” applicata sia nel privato che nel pubblico. Le undici canzoni dell’album coinvolgono in una maniera entusiasmante e a volte commovente. Il primo brano “Il Rimedio” è una canzone di grande impatto, e ci fa capire di cosa tratterà l’intero disco. “Miss America” brano con atmosfere “reggaeggianti” carico di trasporto e molto piacevole. “Cantare a memoria” (l’inizio ricorda i Radiohead) classica canzone alla “Fossati” dove il testo fa la sua parte e la voce non è da meno. “Il paese dei testimoni” è una delle canzoni “più”, il riff sommato al ritmo, crea un bel sound, indovinato. “D’amore non parliamo più”, poesia pura, bella, come l’organo in sottofondo. “Last Minute” ottima canzone, probabilmente la migliore, per come è costruita e arrangiata. “Musica moderna” brano “manifesto” dell’intero disco. “La guerra dell’acqua” costruita su una problematica ecologica, la canzone ha riferimenti politici e sociali “diretti”. “Parole che si dicono” seconda classica canzone alla “Fossati”. “Illusione” rimembranze di vecchio sound, lo stile ricorda il tango. “L’amore trasparente” chiusura dell’album con quella che è la canzone più riuscita, parole e musica perfettamente amalgamate, bellissima. Anche questa volta Ivano Fossati si conferma fra i maggiori artisti del nostro Paese.

Senza dubbio, con questo disco dimostra la sua maturità artistico/musicale, la sua straordinaria preparazione, non solo come autore e interprete, ma anche come musicista.