Eight Feet Tall di Eight Feet Tall (2023)

Gran parte della musica tradizionale irlandese è musica da ballo. I brani, per lo più sonori, vengono eseguiti come danze in contesti o momenti specifici. Questo album vede la danza e la musica non solo come complementari, ma fondamentalmente come unica cosa.
Sebbene questa collaborazione rimanga profondamente tradizionale, gli arrangiamenti evidenziano i suoni della danza come elemento percussivo e armonico insieme a archi, violini e voce. Si sentirà ballare in ogni canzone, si ascolterà poliritmi completamente tradizionali.
Più che un esercizio intellettuale, è un’esperienza ‘fisica’.

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Roky Erickson with Okkervil River — True Love Cast All Evil (2010)

Prosegue bene quest’annata musicale con Roky Erickson che insieme alla band texana degli Okkervil River pubblica “True Love Cast Out All Evil” disco che arriva dopo quindici anni da “All That May Do My Rhyme”.

Per la comprensione dell’uomo e del disco è utile tenere presente che la vita di Erickson è stata particolarmente segnata da una serie di vicissitudini. La lista è lunga, Roky, infatti, ha avuto problemi con la giustizia e la droga nei tempi passati e con la schizofrenia in tempi recenti. Ora completamente ristabilito e grazie a certi contatti: Will Sheff e Andrew Savage, manager degli Okkervil River, è ritornato in auge con questo nuovo album.

Il disco è un’autobiografia in musica. Il male, la tristezza, la morte ma anche l’amore, la speranza la spiritualità sono i temi di cui parlano i testi delle sue canzoni. Dodici brani estremamente coraggiosi dove il nostro sessantatreenne cantautore mette a nudo tutta la sua vita. La sua voce intensa è profonda crea un’emozione senza pari. Il primo e l’ultimo brano del disco e non a caso, sono stati registrati durante la sua reclusione in manicomio. Nel mezzo le altre dieci canzoni, non tutte sono inedite ma sono state composte nella sua lunga carriera. Le sonorità, principalmente country e folk, sono armoniosamente costruite dagli Okkervil River i quali danno un tocco avvolgente ed incisivo.

E’ palpabile l’ottimismo che affiora in questo disco, un sentimento che ha sempre sostenuto Erickson durante la sua non certamente facile vita, fatta di orrore, incubi ed elettroshock. Lo si sente nelle ballate intense e cariche di sentimento.

Consequences di Kim Edgar (2023)

Per il suo quinto album da solista, le canzoni di “Consequences” di Kim Edgar si concentrano sulle conseguenze personali, sociali e ambientali del comportamento umano.
Già nell’immagine di copertina riecheggia la teoria della “farfalla” o meglio della causa/effetto: il semplice sbatter le ali di una farfalla, produce un effetto a catena che può produrre un uragano. L’effetto farfalla è un vero e proprio principio di vita. Un promemoria che ogni azione ha una conseguenza, ma spetta a tutti noi assicurarci che sia per il bene e non per il male.

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Bright Eyes — Cassadaga (2007)

Bright Eyes si chiama Conor Oberst e ha 27 anni (nel 2007). E’ sulla scena musicale da dieci anni, pubblicando vari EP e poi dal 2005 due dischi. Due album controversi, uno sperimentale “Digital Ash In A Digital Urn, e uno tradizionale “I’m Wide Awake, It’s Morning”.
Questa terza prova era attesa come una “verifica”. Come fosse a un bivio e dovesse scegliere quale strada intraprendere: ha scelto la seconda, quella meno scoscesa, più sicura e di facile percorrenza, la tradizionale.
Gli aggettivi che vengono subito alla luce nell’ascolto di questo Cassadaga, sono tre: semplice, profondo e maturo.
Cassadaga è la conferma che Conor Oberst è un cantautore completo, le sue composizioni lo confermano. Questa sua virata verso il “folk” ha fatto modo di confezionare brani melodici e arrangiati con cura nei minimi particolari, con una strumentazione ricca, con l’aggiunta oltre a suoni tipicamente acustici anche di cori, abbandonando così quei giochi elettronici e psichedelici intrapresi con “Digital …”.
E’ indubbia l’influenza di Bob Dylan, Leonard Cohen e delle sonorità tipicamente Irlandesi, Waterboys e Pogues. Conor parla dell’America che lui vive, con sentimento sincero nel suo personale, senza falsa retorica nel politico. Riflessioni universali con una voce che non è più quella arrabbiata di un tempo, ma serena e profonda, come la voce tipica di un ragazzo che sta per diventare uomo.
E’ un buon lavoro questo disco del nostro Oberst, l’unica cosa che può rimanere “sospesa” è: e se ci poteva piacere di più l’Oberst sgraziato, anarchico e ribelle?
Ma!, come ha avuto modo di dire qualcuno, sono obiettivamente problemi nostri, e neppure tanto gravi. Questo è adesso Bright Eyes, un bravo ragazzo, un bravo cantautore, e fare i bravi è cosa buona e giusta.