Bob Dylan: i suoi album #3

The Time They Are A-Changin’ (1964)

Gli ultimi saranno i primi
Dylan fiuta il cambiamento prima di tutti. E le sue parole diventano una valanga.

The Times They Are a-Changin’ è il terzo album in studio di Bob Dylan. Fu pubblicato il 10 febbraio 1964 dalla Columbia Records. Mentre i suoi album precedenti, Bob Dylan (1962) e The Freewheelin’ Bob Dylan (1963), combinavano materiale originale e cover, questo fu il primo a contenere solo composizioni originali. L’album consiste principalmente di ballate scarne e scarsamente arrangiate che trattano temi come il razzismo, la povertà e il cambiamento sociale. La traccia che dà il titolo all’album è una delle più famose di Dylan; molti ritengono che catturi lo spirito di sconvolgimento sociale e politico che caratterizzò gli anni ’60. Alcuni critici e fan non furono altrettanto entusiasti dell’album nel suo complesso, rispetto ai suoi lavori precedenti, per la sua mancanza di umorismo o di diversità musicale. Tuttavia, The Times They Are a-Changin’ raggiunse il 20° posto nella classifica statunitense, diventando poi disco d’oro e raggiungendo tardivamente il 4° posto nel Regno Unito nel 1965.
Questo album, interamente acustico, è considerato da molti cultori della produzione dylaniana un vero e proprio manifesto della canzone politica e di protesta; nei dieci brani che lo compongono, Dylan si scaglia contro la società e, in modo profetico e cadenza quasi biblica, sembra ammonire duramente: fate attenzione, poiché i tempi stanno cambiando e i figli di oggi sono pronti a rivoltarsi contro i loro stessi padri per ribaltare – appunto in maniera biblica – concetti e filosofie, aspettative e pregiudizi.
Le sonorità di questo disco sono impostate su un blues secco ed essenziale, scandito dalle pennate marcate sulla chitarra e dal suono che dà anima alla musica folk dell’armonica a bocca.
Le canzoni politiche qui proposte, a detta dei cultori della poetica dylaniana, non indicano in effetti alcuna nuova strada (Dylan ha sempre sostenuto di non essere il portavoce di nessuno eccetto che di se stesso, e che non c’è bisogno del meteorologo per sapere da che parte tira il vento), suscitando però nuovi dubbi e inedite domande.
La tracklist del disco è montata come se Dylan volesse subito dirci, nel prologo, che i tempi stanno per cambiare, nonostante che ancora ci siano le ingiustizie di cui racconta nelle sue canzoni di denuncia a sfondo sociale. Ed ecco allora materializzarsi la disperata storia di miseria e di povertà di Ballad Of Hollis Brown, la straordinaria invettiva di With God On Our Side contro le guerre che hanno insanguinato il mondo combattute anche in nome della religione, il racconto della crisi delle miniere del Minnesota in North Country Blues, l’uccisione di Medgar Evers impegnato nella lotta per il riconoscimento dei diritti civili dei neri di Only A Pawn In Their Game, i riferimenti biblici e a Bertolt Brecht che emergono da When The Ships Comes In, con l’immagine della nave che arriva in porto a risolvere le ingiustizie del mondo. Per arrivare alla sofferta interpretazione di The Lonesome Death Of Hattie Carroll, che racconta l’omicidio di una cameriera di colore da parte di un giovane bianco proprietario di piantagioni di tabacco. Poi ci sono le canzoni d’amore, ispirate in qualche modo dalla sua relazione con Suze Rotolo, One Too Many Mornings e Boots Of Spanish Leather, e il saluto finale di Restiese Farewell che chiude l’album: l’arrivederci di un giovane vagabondo che riprende la sua strada, alla fine dello spettacolo in cui ha presentato le sue storie, per avventurarsi verso una nuova direzione.

Bob Dylan: i suoi album #2

The Freewheelin’ Bob Dylan (1963)

Canzoni per Suze
Semplicemente, il disco in cui Bob Dylan diventa Bob Dylan.

“The Freewheelin’ Bob Dylan” è il secondo album in studio di Bob Dylan, pubblicato il 27 maggio 1963 dalla Columbia Records. Questo disco segna un punto di svolta nella carriera di Dylan, consolidando il suo status di cantautore di protesta e poète engagé, e rappresenta un significativo avanzamento rispetto al suo debutto.
“The Freewheelin’ Bob Dylan” è uno degli album più iconici di Dylan e uno dei capolavori del folk degli anni ‘60. L’album segna il passaggio dal folk tradizionale a una musica più personale e poetica, con una crescente attenzione alla politica, ai diritti civili e alle emozioni individuali. Le composizioni di Dylan sono più mature e complessamente strutturate rispetto a quelle del suo debutto, e l’album esplora temi di protesta sociale, libertà individuale e cambiamento.
L’album contiene alcune delle canzoni più influenti e amate di Dylan, che sono diventate pietre miliari della musica folk e popolare:
“Blowin’ in the Wind” — Probabilmente la canzone più famosa dell’album, è diventata un inno del movimento per i diritti civili e della protesta contro la guerra. Il testo semplice e diretto pone domande sulla libertà, la pace e la giustizia.
“A Hard Rain’s A-Gonna Fall” — Un brano che mescola immagini poetiche e apocalittiche per descrivere il caos e la sofferenza del mondo, spesso interpretato come una riflessione sulla guerra fredda e sulla paura della guerra nucleare.
“Girl from the North Country” — Una ballata dolce e malinconica, ispirata alla tradizione folk, in cui Dylan canta di una relazione perduta. La canzone è arricchita dalla voce di Johnny Cash, che partecipa come ospite.
“Masters of War” — Un feroce attacco alla guerra e a coloro che la promuovono per motivi di profitto. Questo brano è una delle canzoni di protesta più esplicite di Dylan.
“Don’t Think Twice, It’s All Right” — Una canzone di addio in cui Dylan riflette sulla fine di una relazione, con un tono che mescola tristezza e accettazione.
“The Times They Are a-Changin’” — Anche se questa canzone è nell’album successivo, la sua scrittura rispecchia il tono e lo spirito di cambiamento che pervade “The Freewheelin’ Bob Dylan”. Tuttavia, non è presente in questo album ma è spesso associata al periodo creativo di Dylan in questo periodo.
Il suono dell’album è caratterizzato da arrangiamenti di chitarra acustica e armonica, con una produzione molto più raffinata rispetto al debutto di Dylan. Le canzoni spaziano da ballate tranquille e intime a brani più energici e di protesta, con Dylan che mostra una crescente maturità sia come poeta che come musicista. Il suo uso della lingua e delle immagini poetiche si fa più complesso, e il suo talento per la scrittura di testi evocativi diventa sempre più evidente.
“The Freewheelin’ Bob Dylan” è stato un grande successo critico e commerciale. Ha consolidato Dylan come una delle figure di punta della musica folk e della protesta sociale degli anni ‘60. La sua capacità di affrontare temi politici e sociali con una profondità emotiva e una grande abilità poetica lo ha reso una figura centrale nella cultura musicale e politica dell’epoca.
L’album è spesso considerato uno dei migliori album di tutti i tempi e ha avuto un’influenza duratura sulla musica popolare, sulla musica folk e sul movimento per i diritti civili.

Bob Dylan: i suoi album #1

Bob Dylan (1962)

Sulla strada del genio
Tredici brani registrati in sole tre session: imperfetti, ingenui, finanche rozzi. Ma già specchio di un talento immenso.

“Bob Dylan” è l’album di debutto omonimo di Bob Dylan, pubblicato il 19 marzo 1962 dalla Columbia Records. Questo disco segna l’inizio della carriera di Dylan come cantautore e artista di folk music, anche se, a differenza dei suoi lavori successivi, è meno noto per i testi profondi e poetici che lo avrebbero reso celebre. L’album è infatti un progetto di debutto che riflette un mix di canzoni folk tradizionali e alcune composizioni originali.
L’album “Bob Dylan” è piuttosto semplice, con uno stile acustico, incentrato sulla chitarra e la voce di Dylan, senza l’accompagnamento elaborato che sarebbe diventato tipico dei suoi lavori futuri. La produzione, affidata a John Hammond, rispecchia la semplicità delle registrazioni folk dell’epoca.
L’album è composto da 13 tracce, di cui molte sono reinterpretazioni di brani folk tradizionali. Le canzoni più importanti includono:
“Talkin’ New York” — un brano autobiografico in cui Dylan racconta le sue prime esperienze a New York, prima di diventare una figura centrale del movimento folk.
“The Song to Woody” — una canzone tributo al suo idolo Woody Guthrie, che aveva un’influenza enorme sulla musica folk e sulla carriera di Dylan.
“Man of Constant Sorrow” — una reinterpretazione di una canzone folk tradizionale, che mostra già il talento di Dylan nell’interpretare e rivitalizzare la musica popolare.
“Pretty Peggy-O” — una ballata che diventerà uno dei brani più noti di Dylan in versioni successive.
L’album non fu un grande successo commerciale al momento della sua uscita, e molte delle canzoni erano interpretazioni di brani già esistenti, con Dylan che ancora non aveva sviluppato pienamente la sua voce distintiva come cantautore. Tuttavia, l’album fu importante per avviare la sua carriera e per far conoscere al pubblico la sua sensibilità musicale e la sua capacità di reinterpretare la musica folk.
Anche se questo disco di debutto non contiene le canzoni che lo avrebbero consacrato come uno dei più grandi cantautori di tutti i tempi, “Bob Dylan” è considerato un punto di partenza cruciale per la sua evoluzione artistica. Le sue future innovazioni nel folk e nel rock lo avrebbero portato a cambiare per sempre il panorama musicale.