a2b di Junk Harmony (2023)

Questo disco nasce mettendo insieme dei brani registrati, archiviati e dimenticati nel disco rigido del computer di Junk Harmony… e che poi per fortuna sono stati ripresi!

Le canzoni sono spesso introspettive, ricercate e vulnerabili. Confessioni ansie e frustrazioni sono al centro della scena che Tom grazie alla sua maestria riesce a trasformare in belle ballate. Non manca una certa sperimentazione e un uso della “bassa” voce da rendere il tutto confezionato a dovere… altro che nel cestino del computer.

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Kentucky Avenue – Tom Waits (1978)

Kentucky Avenue tratta dall’album Blue Valentine è una canzone carica di ricordi, Kentucky Avenue è un album intero di ricordi. Ballata toccante e nostalgica, prende il nome dal quartiere dove Waits è cresciuto. Waits dipinge un’immagine vivida delle persone e dell’atmosfera del luogo, aggiungendo grande emozione grazie alla sua caratteristica voce roca.
Il brano ricorda dei suoi amici d’infanzia e delle avventure che hanno vissuto insieme. Parla di temi dell’innocenza, dell’amicizia e del passare del tempo.
Kentucky Avenue è considerata una delle canzoni classiche di Tom Waits ed è stata interpretata da vari artisti nel corso degli anni. Mette in mostra la sua miscela unica di influenze blues, jazz e folk, combinate con il suo personale, unico stile distintivo di scrittura di canzoni.

Bunny di Beach Fossils (2023)

Dopo una pausa di sei anni, durante i quali il loro ultimo album in studio, il superlativo Somersault del 2017, ha avuto un successo inimmaginato, i Beach Fossils tornano con un’altra colonna sonora ottima per l’estate che evoca perfettamente la capacità della stagione di far oziare. Il calore, la foschia e il crogiolarsi nel letargo deliberato sono sempre stati il modus operandi stridente e melodico di questo gruppo, e Bunny non minaccia mai di deviare da questo modello perfetto. Se ci sono sottili differenze, potrebbe essere che Bunny sia più meticoloso e più incline a una commercializzazione in sordina che apre un ulteriore senso di accessibilità rispetto alle versioni precedenti.

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Unmade Beds di Deep Dyed (2023)

A tre anni dal loro omonimo EP di debutto a causa della pandemia, i Deep Dyed sono tornati con un album davvero riuscito. Il quartetto con sede ad Amburgo, caratterizzano il loro sound con un suono indie-pop stridente e post-punk melodico, termini che, anche se antipatici per la loro stretta “categorizzazione” servono per dare un segnale e far capire il genere sonoro sul quale si basano.
Unmade Beds è la colonna sonora ideale che aiuta a guardare il mondo con gli occhi curiosi di una mente che desidera meditare e farsi domande sull’esistenza mentre si sta bevendo il tè.
I Deep Dyed riescono a vestire le emozioni familiari dell’amore e della mancanza, della noia e della paura, dei sogni e dell’insonnia, della vita in una città moderna. A volte rumorosamente, a volte dolcemente, ma sempre con un’ambivalenza tra speranza e desiderio.

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Life di Ellen River (2023)

Una americana in Italia. Sebbene il nome faccia pensare altrimenti, Ellen River è una cantautrice italiana, precisamente emiliana, che con Life arriva al suo secondo disco, dopo Lost Souls.
Il suo stile narrativo è in grado di tradurre Life in un racconto di vita dove, rock, country, blues, soul, folk e bluegrass si intrecciano nel messaggio di chi ancora affronta la vita con ironia nonostante i bocconi amari, non si arrende e prova a stare bene sapendo ce la felicità è fatta di piccoli istanti.

Un doppio album che suona come un ‘piece de resistence’ della canzone d’autore italiana cantata in inglese, 27 canzoni profonde e per nulla intimidite dal confronto internazionale.

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Yours Are The Only Ears – We Know The Sky (2023)

Susannah Cutler con We Know The Sky sta cercando un nuovo inizio a partire proprio dal nome che ora ha intrapreso come Yours Are The Only Ears.
Se l’album di debutto “Knock Hard” del 2018, ha presentato un’artista gentile e lo-fi, creando un’esperienza intima e introspettiva simile a una discussione sussurrata tra amici fidati, con quest’ultimo lavoro, costruisce lo slancio verso una sincera realtà ottimista aperta e condivisa. “Voglio essere libera così, voglio liberarmi dalla malattia mentale“, dice la Cutler. E questa immagine del suo pensare e soprattutto del suo voler essere è la formula attuata attraverso conversazioni sincere, trasportate in canzoni.

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Purple Rain – Prince (1984)

Prince, il geniale folletto di Minneapolis, ha seguito il percorso del poeta portoghese (Pessoa), facendo dell’inquietudine la sua spinta, tra cadute e resurrezioni, provocazioni e follie, ha cambiato per sempre il destino della musica nera.

Testimone, e non solo di Geova, nell’ambiguità sessuale, in realtà mostra il suo profondo rispetto per il ruolo della donna, immaginando come sarebbe la vita di coppia se nel ruolo della ragazza ci fosse lui.

Il segreto del successo di questo brano è abbastanza semplice: si tratta di una canzone irresistibile, estremamente easy all’ascolto eppure capace nel tempo di rivelare dettagli nuovi, rimandi inusuali, spunti originali, ritornelli immortali.

How To Love di Withered Hand (2023)

Sono passati nove lunghi anni dall’ultima volta che abbiamo sentito Withered Hand sull’acclamato LP “New Gods”. Purtroppo il cantautore scozzese Dan Willson è rimasto in silenzio a causa delle sue lotte con problemi di salute mentale. Fortunatamente la fiducia sembra ripristinata e un senso di speranza e apprezzamento per le cose buone che la vita può offrire è tangibile.
“How To Love” è un album straordinario di resistenza umana che trova i suoi brividi nei semplici piaceri della vita e nel viverla nel miglior modo possibile. Ovviamente, è terribile pensare alle lotte di Dan Willson negli ultimi anni, ma credere fermamente nel potere riparatore della musica e sentire quell’esatto processo in azione. Di conseguenza, il ritorno di Withered Hand è una cosa di trionfo e meraviglia.

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Eight Feet Tall di Eight Feet Tall (2023)

Gran parte della musica tradizionale irlandese è musica da ballo. I brani, per lo più sonori, vengono eseguiti come danze in contesti o momenti specifici. Questo album vede la danza e la musica non solo come complementari, ma fondamentalmente come unica cosa.
Sebbene questa collaborazione rimanga profondamente tradizionale, gli arrangiamenti evidenziano i suoni della danza come elemento percussivo e armonico insieme a archi, violini e voce. Si sentirà ballare in ogni canzone, si ascolterà poliritmi completamente tradizionali.
Più che un esercizio intellettuale, è un’esperienza ‘fisica’.

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Hellhound on my trail – Robert Johnson (1937)

Robert Johnson scrisse pochissime canzoni, ventinove per l’esattezza, un testamento di ventinove magiche canzoni prima di restituire, come da leggenda, l’anima al demonio. Partendo da una frase, quella del titolo, che molti bluesmen prima di lui avevano utilizzato in altre composizioni, Johnson costruisce un percorso di terrore e buoi, paura e tormento. Rispetto ai predecessori, Johnson non si limita a cantare una possibilità, quella che i cerberi, i feroci mastini posti a guardia delle porte dell’inferno, siano sulle sue tracce. Quello che canta Johnson è la certezza che ciò stia accadendo, per ammonirlo che il momento è vicino, la fine prossima.