Victor Jara’s Hands – Calexico (2008)

Una delle qualità che preferisco in una canzone è la capacità di evocare senza sforzo una scena nella testa dell’ascoltatore. Il brano inizia con un lento sviluppo di maracas e chitarra e crea uno sfondo ispanico che pian piano si estende oltre il semplice ritornello “Ole ole ole ole” con sezioni di fiati brillanti a guidare bene la canzone.
In questo brano si evocano le mani di Victor Jara, esponente della Nuova Canciòn Chilena, militante del Partido Comunista de Chile (lo stesso di Pablo Neruda) e sostenitore di Salvador Allende, ucciso dagli uomini del generale Pinochet dopo terribili torture.

Pale Lights – Waverly Place (2024)

A nove anni di distanza dal loro album di debutto “Before There Were Pictures” e a sei dal secondo “The Stars Seemed Brighter” i Pale Lights pubblicano “Waverly Place” una compilation fresca e vitale con un bel jangle-pop moderno. Un album che, anche se la band non lo ha annunciato, suona come un bellissimo addio.

“Waverly Place” include canzoni e registrazioni da diverse compilation e canzoni che sono state pubblicate come versioni digitali solo su Bandcamp. Tutte le canzoni sono state accuratamente selezionate e compilate dai Pale Lights, dando all’LP la sensazione di un vero album piuttosto che di una compilation.

La sonorità dell’album è un scintillante e glorioso pop pieno di chitarre acustiche stridenti, melodie di chitarre cristalline, organi caldi e meravigliose armonie vocali che evocano ricordi delle migliori band jangle-pop britanniche degli anni ’80 come Felt, Weather Prophets e Razorcuts.

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Red Pants – Not Quite There Yet (2023) 

La musica sembra adattarsi perfettamente al mondo visivo che esiste intorno ai Red Pants: collage nostalgici dai colori vivaci, ritratti a penna e inchiostro che mostrano scene domestiche e video in stop-motion non certo moderni.
Come l’arte visiva, la musica fonde toni confusi di chitarra accanto a momenti di distruzione sonora e abbina il tutto a mormorii pop orecchiabili. I Red Pants sono il duo Jason Lambeth ed Elsa Nekola di Madison, Wisconsin. I due hanno fatto musica insieme negli ultimi cinque anni, con Elsa principalmente alla batteria e Jason praticamente in tutto il resto. In “Not Quite There Yet”, quasi tutte le canzoni sono cantate da Jason, ma Elsa si dedica a cantare come voce solista e aggiunge altra strumentazione con gli arrangiamenti noise pop di Jason. Per i fan degli anni ’90 Yo La Tengo o Sonic Youth, i primi Blonde Redhead, con pennellate di melodie di Trish Keenan. O come le canzoni più rumorose di Special Friend.

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The Hannah Barberas – Fantastic Tales of the Sea (2023)

Dopo la pubblicazione di due album e diversi EP, i fan di lunga data del quartetto del sud-est di Londra The Hannah Barberas sono pronti ad affrontare il mondo della creazione musicale senza problemi.
Con Fantastic Tales of the Sea gli Hannah non hanno cambiato completamente il loro sound musicale, infatti la voce soprattutto di Lucy Formoli li mantiene in quell’area sonora già presente nelle loro precedenti produzioni.
Tuttavia, il loro suono distintivo è stato arricchito in termini di intensità e vigore, risultando in un’energia aggiuntiva manifestata in una nuova ma altrettanto deliziosa indie-pop.
Fantastic Tales of the Sea è ancora perfettamente marchiato The Hannah Barberas con un valore aggiunto.

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Annie Keating – Hard Frost (2023)

Annie Keating è una brava cantautrice e questo appena uscito, il suo nono album, troverà sicuramente il favore della critica, così come la maggior parte dei suoi album. Keating è stata paragonata ad artisti come Bonnie Raitt e Lucinda Williams, e il suo modo di scrivere ha echi di John Prine. La sua è una voce fumosa e vissuta, che porta a uno stile di canto che a volte sembra ansimante e semi-parlato. Le sue canzoni sono uniformemente ottime e parlano in modo genuino e onesto dell’amore passato e dell’amore perduto, punteggiate di umorismo e arguzia.
L’album ha un bel ritmo, con alcune adorabili ballate. Lo stato d’animo prevalente è quello della speranza di fronte all’angoscia e alla disillusione relazionale.

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There is Light That Never Goes Out – The Smiths (1986)

Gli Smiths è stato un gruppo di culto nella seconda metà degli anni ottanta. Hanno saputo creare uno stile, un sentiero che negava la strada maestra, fin dalla scelta del nome (il cognome più comune tra gli inglesi, come se una nostra band decidesse di chiamarsi “I Rossi”). Copertine pallide e virate seppia, che spesso riprendevano fotogrammi di vecchi e dimenticati film; sonorità oniriche e vellutate, piacevolmente narcotizzanti, quasi oppiacee; citazioni letterarie a pioggia battente e fiori gettati al pubblico durante i concerti.

There is Light That Never Goes Out è forse la più romantica e disarmante canzone degli Smiths. Rubacchia una sequenza armonica dalla versione dei Rolling Stones di un brano di Marvin Gaye, Hitch Hike, ma è un furto dichiarato.

French Cut – Time In Lieu (2023)

Se cercate su Google “French Cut: Time in Lieu” verrete indirizzati su forum legali dove molti giovani francesi pubblicano domande sugli orari di lavoro, costretti dai loro capi a fare straordinari senza essere pagati.
E’ tangibile il loro malessere che intacca il loro tempo libero oltre a quello di essere sfruttati. Questo per inquadrare il valore testuale dei loro brani. Per quanto riguarda la musica, l’atmosfera che si respira è assai leggera, come fosse un bisogno psicologico, la panacea sonora a momenti non certamente sereni.

Le melodie giocano su familiarità pop che ricordano gli anni ’60, portando alla ribalta il suono di musicisti che hanno fatta grande quella decade tanto rivoluzionaria. Un mix di testi e suoni per nulla superficiali che, a mio modesto parere, nelle prossime produzioni faranno conoscere questi ragazzi a un pubblico assai più vasto.

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Ellie Turner – When The Trouble’s All Done (2023)

Attraverso ogni elemento della creazione del suo album, Ellie Turner si è preoccupata di conservare una presentazione specifica delle sue canzoni. La maggior parte delle tracce contiene solo chitarre acustiche, contrabbasso e voce.
“L’album è stato eseguito e registrato dal vivo ai Sound Emporium Studios di Nashville, nel Tennessee”, afferma. “Questa è stata una decisione molto consapevole presa da me e dal mio produttore, Jack Schneider. Suonavamo la canzone dal vivo finché non ci sentivamo come se la versione più onesta della canzone fosse stata eseguita e catturata. Le imperfezioni e i piccoli momenti inaspettati di ogni performance sono dove vive la magia del disco. Volevo che mi sentissi come se fossi nel soggiorno di qualcuno e mi fosse stata data una chitarra da suonare.”
A parte una cover di Bob Dylan “Oh, Sister”, tutte le canzoni di When The Trouble’s All Done sono originali scritte da Turner o co-scritte con Schneider.

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Field Studies – Tryouts (2023)

La biografia dei Field Studies descrive abilmente il loro suono come “indie pop, twee fuzz, shoegaze e dream pop…”, tutti termini o generi che descrivono appropriatamente il loro suono ma che non devono precludere l’ascolto a chi non è avvezzo in materia, anzi, nel caso, lo deve incuriosirlo.
Riff ovattati e stridenti e una sottoproduzione spettrale diffusa producono un suono che convince per la sua bellezza inquietante.
E’ un EP questo Tryouts che contiene sei brani, ma sono certo che i Field Studies grazie al loro potenziale sonoro avranno un seguito perché se lo meritano.

Ascolta le sei canzoni dell’intero EP