Keith Emerson: talento del “Progressive Rock”

L’11 marzo 2016, il mondo della musica ha perso uno dei suoi più brillanti talenti, il tastierista rock Keith Emerson. Nato nel 1944 a Todmorden, Inghilterra, Emerson divenne un’icona degli anni ’70, grazie al suo straordinario talento e alla sua capacità di innovare nel campo musicale.
Keith Emerson è stato un leggendario tastierista e compositore britannico, noto soprattutto per essere stato il leader e co-fondatore della band Emerson, Lake & Palmer (ELP), uno dei gruppi più influenti del rock progressivo degli anni ‘70. Emerson è considerato uno dei più grandi innovatori nell’uso delle tastiere, in particolare del sintetizzatore, e ha avuto un impatto significativo nella fusione tra musica classica, jazz e rock.
Prima di fondare ELP, Emerson divenne famoso con la band The Nice, dove iniziò a esplorare l’integrazione di elementi classici nella musica rock. Questo approccio, unito alla sua tecnica straordinaria e al suo carisma sul palco, lo rese rapidamente una figura di spicco nella scena rock britannica. Le sue esibizioni dal vivo erano spesso spettacolari, con Emerson che suonava l’organo Hammond in maniera selvaggia, inclusi momenti in cui lo “assaltava” con coltelli per mantenere le note prolungate.
Con ELP, Keith Emerson portò il rock sinfonico a nuovi livelli, grazie alla sua capacità di adattare opere classiche e jazz in composizioni moderne. Alcune delle opere più iconiche del gruppo, come “Tarkus” (1971), “Pictures at an Exhibition” (1971, basato su Mussorgsky) e “Karn Evil 9” (1973), mostrano la maestria di Emerson come compositore e interprete. La sua abilità nell’uso del Moog synthesizer, uno strumento relativamente nuovo all’epoca, ridefinì le possibilità sonore della musica rock, influenzando generazioni di musicisti.
La sua vita fu segnata da una costante ricerca di nuove sonorità e dalla voglia di spingersi oltre i limiti tecnici e musicali, ma anche da alcune difficoltà personali, soprattutto negli ultimi anni. Emerson morì nel 2016 a 71 anni, lasciando un’eredità immensa nel mondo della musica. Oggi è ricordato come uno dei pionieri del rock progressivo e come un innovatore che ha cambiato per sempre il modo di intendere e suonare le tastiere nella musica moderna.

Joan Armatrading – To The Limit (1978)

Arrivata bambina a Birmingham da un’isoletta dei Caraibi, Joan Armatrading è stata la prima importante cantautrice di colore britannica, capace di spaziare nei suoi dischi dal soul al jazz, dal folk a mezzetinte più dichiaratamente pop.
Merito di uno stile vocale intenso ed emotivo, che si consolida con gli anni – fin da quando, giovanissima, canta in una versione minore del musical Hair – passando attraverso la collaborazione sulle liriche con Pam Nestor. Preceduto dal sensuale Joan Armatrading e dal più complicato e intimista Show Some Emotion, To The Limit consolida un’arte basata sul chiaroscuro, su una scrittura ora drammatica e ora nostalgica, mescolata con i ricordi della propria terra d’origine. Nei momenti più vibranti si scorge la linea che ha generato, anni dopo, l’attitudine scura di Tracy Chapman.

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Willie Smith, uno specialista di sax alto

Il 7 marzo 1967 muore di cancro a Los Angeles, in California, il cinquantaseienne Willie Smith, all’anagrafe William McLeish Smith, considerato, insieme a Johnny Hodges e Benny Carter, uno dei tre grandi specialisti di sax alto degli anni Trenta.
Willie Smith è stato un sassofonista jazz americano, noto soprattutto per il suo stile raffinato e la sua lunga collaborazione con Jimmy Lunceford e Harry James.
Iniziò a suonare il sassofono contralto negli anni ’20 e divenne famoso negli anni ‘30 come membro della Jimmy Lunceford Orchestra, una delle big band più importanti dell’epoca swing.
Il suo stile era elegante, fluido e con un fraseggio sofisticato, caratterizzato da un suono caldo e impeccabile.
Dopo la morte di Lunceford nel 1947, si unì alla Harry James Orchestra, con la quale suonò per diversi anni.
Willie Smith è spesso ricordato come uno dei più grandi sassofonisti swing, un vero maestro dell’altissimo livello tecnico e del lirismo espressivo. Anche se il suo nome non è sempre tra i più citati, ha influenzato molti sassofonisti successivi e ha lasciato un segno nella storia del jazz.

Zam Helga – Eine Neue Welt (2024)

Zam Helga nato nel 1968, ha alle spalle una vita turbolenta e una carriera entusiasmante. Nel 1990 ha fondato il gruppo rock Helga Pictures, ha registrato due LP con loro e ha vissuto per un periodo a Los Angeles. Helga Pictures è stata in tournée con New Model Army, Willy De Ville, Bob Geldof e molti altri, ha suonato al WDR Rockpalast. Dal 1994 ha pubblicato due album da solista, è stato in tournée con la sua band Friends of Zulu ed è apparso davanti alla telecamera per diversi clip di MTV e VIVA, per i quali è stato nominato per il VIVA Komet Music Prize nel 1996. Nel 2000 è entrato nella top ten con la sua band Rauhfibrill e il singolo “Beauty and the Beast ”. Nel 2005 è tornato alle sue radici acustiche e da allora è sul palco principalmente da solo. Zam Helga: chitarra, voce e grancassa, è un artista purosangue, un poeta della canzone impegnato e un grande cantante, ma non solo, infatti è produttore musicale e proprietario di uno studio aperto vicino a Stoccarda, dove è stato completato il suo ottimo nuovo album “Eine Neue Welt”.

Lucio Dalla: cantautore ispirato con formazione Jazz

Il 4 marzo è una data significativa nella storia della musica italiana, poiché segna la nascita di Lucio Dalla, avvenuta nel 1943 a Bologna. Dalla, che aveva radici musicali nel jazz, era un abile polistrumentista, capace di suonare il pianoforte, il sax e il clarinetto con notevole maestria. La sua carriera prese avvio all’interno della “Rheno Dixieland Band”, dove condivise il palco con Pupi Avati, futuro regista, e con la quale ottenne il primo premio al Festival Europeo del Jazz di Antibes. La sua eccellenza nel suonare il clarinetto gli aprì le porte per collaborazioni con icone del jazz mondiale quali Chet Baker, Bud Powell, Charles Mingus e Eric Dolphy.
Dalla aveva una personalità eclettica ed era noto per la sua creatività incessante. Collaborò con altri grandi artisti italiani come Francesco De Gregori, con cui realizzò l’album “Banana Republic” (1979), e scrisse musica per vari generi, passando dal pop alla musica lirica.
La sua morte, avvenuta improvvisamente nel 2012, poco prima del suo 69º compleanno, sconvolse il mondo della musica italiana. Tuttavia, il suo lascito musicale rimane immortale, e il suo lavoro continua a ispirare nuove generazioni di artisti e appassionati. Lucio Dalla è considerato uno dei pilastri della musica italiana, un poeta della canzone che ha saputo raccontare l’Italia e le sue emozioni con profondità e leggerezza allo stesso tempo.

Freddy Fender, il messicano del rockabilly

Freddy Fender è nato il 4 marzo del 1937 a San Benito, nel Texas, è stato un cantante, chitarrista e cantautore americano di origini messicane, noto per la sua fusione unica di rockabilly, country, tex-mex e rhythm & blues.
Negli anni ‘50, iniziò la sua carriera musicale con canzoni in spagnolo, tra cui una versione di “Don’t Be Cruel” di Elvis Presley, ribattezzata “No Seas Cruel”.
Nel 1959, pubblicò “Wasted Days and Wasted Nights”, ma la sua carriera subì un brusco arresto quando fu incarcerato per possesso di marijuana.
Dopo il rilascio, negli anni ’70, ebbe il suo grande successo con “Before the Next Teardrop Falls”, che raggiunse la prima posizione nella classifica country e pop nel 1975.
Rilanciò anche “Wasted Days and Wasted Nights”, che divenne un altro classico.
Fender mescolava il sound country americano con influenze latine e rockabilly, creando un’identità musicale distintiva che lo rese uno dei primi artisti latini a sfondare nelle classifiche country e pop statunitensi.
Negli anni ’90, fece parte dei Texas Tornados, una superband tex-mex con Flaco Jiménez, Augie Meyers e Doug Sahm.
Morì nel 2006 a causa di un tumore ai polmoni, ma la sua musica rimane un’icona della fusione culturale tra Messico e Stati Uniti.

A Quick One, While He’s Away – The Who (1966)

Siamo nel 1966, e l’ambizione del rock sta diventando sempre più grande. Gli artisti principali, i Beatles, Dylan, gli Stones, i Kinks tanto per citarne alcuni, cominciano a stare stretti nel formato della canzone pop di tre minuti. A Quick One, While He’s Away racconta la storia di una ragazza che resta sola perché il suo uomo è partito da quasi un anno e si consola, per meglio dire trova rimedio, con un engine driver, un macchinista di passaggio. Quando il fidanzato ritorna, lei gli confessa il tradimento e lui alla fine la perdona. Non è tanto la storia na essere interessante, quanto la struttura del brano, che vede tutti e quattro i componenti della band mettere in scena un’opera con personaggi diversi e con un unico tema. A Quick One, While He’s Away è un brano di svolta, è il primo vero tentativo degli Who di uscire dall’universo mod e puntare dritti al centro, al cuore del rock. È soprattutto un brano che indica una strada, dice al mondo che il rock si può usare per uscire dai cliché, che il rock non ha limiti e confini se non quelli della creatività degli artisti. Per gli Who sarà un cambiamento fondamentale, per il rock uno dei mattoni che porterà dritti al progressive e a cambiare la storia della musica popolare.

Animals – The Complete (1990)

Il gruppo bianco più dichiaratamente black della storia del R&B inglese: gli Animals del cantante Eric Burdon sono fra i maggiori interpreti del repertorio blues e soul di sempre, porto con una rudezza beat unica. Questo doppio antologico documenta al meglio il periodo d’oro della band di Newcastle, raccogliendo singoli finiti su album che già originariamente altro non erano che raccolte. House Of The Rising Sun, It’s My Life, We’ve Gotta Get Out Of This Place, possiedono ancora oggi una carica melodico-ritmica speciale, fotografano una formazione durata poco più di un triennio (dal 62/63 al ’66) ma fondamentale per la storia del rock a venire. Il bassista Chas Chandler, sarà il manager di Jimi Hendrix: Burdon dal ’66 esporterà la sigla New Animals negli Stati Uniti, con quattro lp splendidamente misconosciuti e floreali.

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Gillian Welch and David Rawlings -Woodland (2024)

Gillian Welch e David Rawlings hanno pubblicato il loro decimo album in studio, “Woodland”, tramite la loro etichetta Acony Records il 23 agosto 2024. La raccolta di 10 canzoni è un mix di brani di band completa e intricate esibizioni in duetto, il tutto legato al suono e ai testi distintivi di Welch e Rawlings e conferma la posizione della coppia in prima linea nella scena della musica acustica. “Woodland” prende il nome ed è stato registrato nei Woodland Sound Studios di Welch e Rawlings a Nashville. Hanno detto: “Woodland è al centro di tutto ciò che facciamo, e lo è da circa vent’anni. Gli ultimi quattro anni sono stati trascorsi quasi interamente tra le sue mura, riportandolo in vita dopo il tornado del 2020 e realizzando questo disco. La musica è (le canzoni sono) un vortice di contraddizioni, vuoto, pienezza, gioia, dolore, distruzione, permanenza. Ora.” “Woodland” è il loro primo album da “All the Good Times” del 2020, una raccolta di cover e canzoni folk classiche che gli è valsa il Grammy 2021 per il miglior album folk, ed è il loro primo album di nuova musica originale da “Poor David’s Almanack” del 2017.

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What I Am – Edie Brickell (1988)

Siamo nel 1988, Edie Brickell ha 22 anni e non è ancora famosa. Ha accantonato il suo vecchio sogno di bambina – diventare quarterback dei Dallas Cowboys, strana ambizione, decisamente maschile, che lei coltiva forse perché sapeva che i suoi genitori volevano un figlio maschio. Ha accettato di fare una piccola parte nel film Nato il quattro luglio, che uscirà nel 1989, in una scena girata al The Hop di Fort Worth, in Texas, un posto che aveva visto esibirsi Bob Dylan e Janis Joplin e che avrebbe chiuso i battenti pochi mesi dopo. Edie Brickell sente però che il suo futuro non è nel cinema. Lei ama la musica e sta cominciando a raccogliere le prime soddisfazioni con il suo gruppo i New Bohemians.