Art Pepper, ponte fra due ere del jazz 

Art Pepper nome Arthur Edward Pepper (morto il 15 giugno 1982) è stato un sassofonista statunitense, tra i più importanti esponenti del jazz West Coast. Il suo stile distintivo, caratterizzato da un suono lirico ed espressivo, lo ha reso una figura chiave del cool jazz, pur avendo subito anche l’influenza del bebop.
Pepper ha iniziato la sua carriera suonando con Stan Kenton negli anni ’40, ma ha raggiunto la notorietà come leader negli anni ’50 con album come Art Pepper Meets the Rhythm Section (1957), registrato con la sezione ritmica di Miles Davis (Red Garland, Paul Chambers e Philly Joe Jones). Questo disco è considerato un capolavoro del jazz.
La sua carriera è stata segnata da problemi personali, tra cui una lunga dipendenza dalla droga, che lo ha portato a diversi periodi di detenzione. Nonostante questo, ha avuto una straordinaria rinascita artistica negli anni ’70, con album come Living Legend (1975) e la serie The Complete Galaxy Recordings, che mostrano una maturità espressiva ancora più intensa.
La sua autobiografia, Straight Life (scritta con la moglie Laurie), è un resoconto crudo e potente della sua vita tra la musica e le difficoltà personali.

100 Brani Jazz #2

Seconda selezione dei cento migliori brani jazz di tutti i tempi.
Brani di: Strange Fruit di Billie Holiday, A Night in Tunisia di Dizzy Gillespie, Giant Steps di John Coltrane, Blue Rondo a la Turk di Dave Brubeck, Goodbye Pork Pie Hat di Charles Mingus, Stolen Moments di Oliver Nelson, West End Blues di Louis Armstrong, God Bless The Child di Billie Holiday, Cantaloupe Island di Herbie Hancock e My Funny Valentine di Chet Baker.

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Come Together – The Beatles (1969)

Timothy Leary era un professore di psicologia ad Harvard e iniziò a fare esperimenti con l’acido lisergico, LSD, nel 1960. Dopo aver abbandonato l’università, sviluppò una teoria della liberazione umana attraverso l’esperienza psichedelica e predicava l’uso dell’LSD in tutto il mondo. Nel 1966 l’LSD venne messo fuorilegge, gli esperimenti di Leary furono bloccati e lui arrestato, in realtà, per possesso di marijuana. Per poter continuare la sua esperienza con le droghe, Leary fondò addirittura una religione, il cui rito prevedeva, invece dell’ostia consacrata della comunione cristiana, l’assunzione di LSD, cercando quindi di far valere la libertà religiosa garantita dalla costituzione americana. Ma non riuscì a convincere i giudici, finendo nuovamente in prigione.
Quando uscì, continuò la sua predicazione psichedelica; anzi, nel 1969, decise di candidarsi per la carica di governatore della California correndo contro Ronald Reagan. Chiese a John Lennon di scrivere una canzone per sostenere la sua campagna elettorale il cui slogan era “Come together, join the party!”. Lennon inizialmente accettò e provò a scrivere il brano. I primi tentativi li fece durante il famoso “bed-in” in Canada, dove Leary andò a trovare lui e Yoko Ono in luna di miele, ma quello che venne fuori non era esattamente un brano adatto a sostenere una campagna elettorale.
Ma divenne Come Together, uno dei brani più famosi dell’intera storia dei Beatles, la canzone che apriva l’ultimo album realizzato dalla band, il leggendario Abbey Road.
La canzone, oltre a essere pubblicata su Abbey Road, uscì anche come singolo, un singolo clamoroso, uscito insieme a Something, firmata da George Harrison. Fu il primo singolo della band ad avere brani già presenti in un album; i Beatles fino ad allora avevano destinato ai singoli solo brani che non erano sugli LP.
Come Together è un gioiello, suonata dai quattro Beatles al meglio delle loro capacità, prodotta da George Martin con la consueta maestria, un perfetto esempio di come, alla fine della loro straordinaria avventura, i favolosi quattro fossero ancora una perfetta macchina creativa, originale, unica e ancor oggi irripetibile.

Anthony Braxton, è la somma che fa il totale

Anthony Braxton (nato il 4 giugno 1945) è un compositore, sassofonista e teorico musicale statunitense, noto per la sua straordinaria versatilità e il suo contributo all’avanguardia jazz e alla musica sperimentale.
Braxton ha esplorato una vasta gamma di strumenti a fiato, dal sassofono contralto al clarinetto basso, e ha sviluppato un linguaggio musicale altamente originale, spesso basato su notazioni grafiche e sistemi numerici. Il suo stile fonde elementi di free jazz, musica contemporanea e persino influenze classiche ed elettroniche.
Tra i suoi lavori più celebri ci sono gli album For Alto (1971), uno dei primi dischi interamente per sassofono solo, e le sue monumentali Composition Series, che sfidano le convenzioni tradizionali della musica improvvisata e scritta. Ha collaborato con artisti come Derek Bailey, Roscoe Mitchell, Max Roach e molti altri.
Oltre alla carriera di musicista, Braxton è anche un teorico influente, con scritti complessi sulla semiotica musicale e sulle strutture compositive. Ha avuto un impatto duraturo sulla musica d’avanguardia e continua a essere una figura centrale nella sperimentazione sonora.

Ella Fitzgerald Sings Cream’s “Sunshine of Your Love” (1969)

Nel 1969, Ella Fitzgerald pubblicò Sunshine of Your Love, un album dal vivo registrato al Venetian Room del The Fairmont San Francisco. Registrato dal produttore musicale Norman Granz, l’album conteneva canzoni pop contemporanee che mostravano la capacità di Fitzgerald di trascendere gli standard jazz. Prendiamo, ad esempio, una versione di Hey Jude dei Beatles e Sunshine of Your Love dei Cream. Qui sotto si puo’ ascoltare come suonava l’originale (registrato nel 1967) nelle mani di Jack Bruce, Ginger Baker ed Eric Clapton, e poi sperimentare la versione inaspettata di Ella qui sopra. È una bella giustapposizione.

Benny Goodman: the “King of the Swing”

Benny Goodman  (30 maggio 1909 – 13 giugno 1986) è stato un clarinettista e bandleader americano, celebrato come “Re del Swing” per la sua influenza nello sviluppo e nella diffusione del jazz swing negli anni ’30 e ’40. Nato a Chicago, Goodman ha iniziato a suonare professionalmente a 12 anni, affinando le sue abilità tecniche e l’impegno per la perfezione. Il suo trio (1935–1938) e successivamente la sua big band (1935–1946) sono diventati icone, trasformando il jazz da un fenomeno di nicchia a un fenomeno culturale mainstream.
Goodman è stato pioniere nel jazz di alto livello, fondendo swing con un’eleganza orchestrale. La sua interpretazione di “Sing, Sing, Sing” (1937), registrata con la sua band, è diventata iconica, evidenziando la sua energia dinamica e la sua leadership. Ha anche aperto la strada alla fusione del jazz con la musica classica, suonando concerti con orchestre sinfoniche e promuovendo i compositori jazz.
Un aspetto significativo della sua carriera è stata la formazione della prima band jazz integrata, che includeva artisti come Teddy Wilson, Lionel Hampton e Gene Krupa. Questo atto progressista ha sfidato le norme di segregazione dell’epoca, contribuendo a cambiare le percezioni sociali della musica jazz.
Il suo concerto del 1938 al Carnegie Hall è stato uno dei primi concerti di jazz a registrare un sold-out, segnando un momento storico per il genere. Anche dopo aver smesso di suonare con la sua band, Goodman ha continuato a esibirsi e registrare fino alla morte, mantenendo il suo amore per la musica.

Erykah Badu – Baduizm (1997)

Troppo finto soul negli anni ’90, costruito a tavolino con ogni angolo accuratamente smussato perché possa esprimersi (fastidiosamente) nella memoria senza mai graffiare il cuore.. Sia che occhieggi ai ’70 (i ’60 sono fuori discussione) recuperandone la forma, non la pregnanza, sia che si adagi su scansioni hip hop. E poi finalmente fa il suo stiloso ingresso sulla ribalta una diva vera, voce che incanta, scrittura solidissima e vivaddio un’anima che usulta e geme, profferisce parole d’amore e invettive appassionate. Baduizm fa sfracelli nelle classifiche e selo merita. Gli andrà la sostanza subito dietro (tanto a chiarire la sostanza dell’interprete) un live. Solo tre anni dopo il pregevole Mama’s Gun. Nel frattempo si sono fatte conoscere nuove nuove signore del soul (Angie Stone, Jill Scott, kelis) che alla Badu debbomo molto.

Ascolta il disco

Peggy Lee, l’altra Norma Jean

Il 26 maggio 1920 nasce a Jamestown, nel North Dakota, Norma Jean Egstrom destinata a diventare, con il nome d’arte di Peggy Lee, una delle più popolari cantanti del periodo d’oro del rock and roll. Bionda e bianchissima, ancora adolescente si innamora della musica nera, in particolare del jazz.
Peggy Lee è stata una cantante, compositrice e attrice jazz americana, le cui performance emotivamente profonde e il suo timbro caldo e versatile hanno lasciato un segno duraturo sulla musica del XX secolo.
La voce di Peggy Lee è ricordata per la sua profondità emotiva, la sua versatilità e la sua capacità di mescolare jazz, pop e teatro. È stata introdotta nell’Hall of Fame dei compositori (1999) e nel Songwriters Hall of Fame (1970). Le sue canzoni trattano temi di perdita, malinconia e introspezione, rendendola un simbolo dell’angoscia artistica del XX secolo.
Peggy Lee rimane un’icona della musica jazz e popolare, celebrata per la sua voce e il suo talento compositivo.

Lophae – Perfect Strangers (2025)

Con Perfect Strangers, Greg Sanders lancia una nuova band chiamata Lophae, con il chitarrista Tom Herbert al basso, Sam Rapley al sax tenore e Ben Brown alla batteria. L’interpretazione di Sanders del sound della band: “una specie di jazz moderno melodico, lirico e abbastanza accessibile, leggermente psichedelico, con qualche cenno alla ‘world music’“, non è imprecisa, ma non è tutta la storia. Con assoli in abbondanza, il jazz è sicuramente parte del mix, ma le otto tracce hanno poco in comune con il jazz tradizionale. I ritmi di Brown, il cui background include periodi con la leggenda dell’Ethio-Jazz Mulatu Astatke e il suo gruppo Waaju, e Herbert, un pilastro della scena jazz del Regno Unito, attingono più al funk, all’afrobeat, all’R&B e al soul che allo swing standard; Il commento di Sanders: “Potresti sentire echi di Bill Frisell, Blake Mills, Ebenezer Obey, Stan Getz, Joao Gilberto… e altri pezzi e cianfrusaglie” è confermato dal materiale, e chiunque sia affascinato dalla musica che Lionel Loueke ha creato troverà molto da apprezzare anche qui. Il sound di Lophae è, in una parola, fresco.

100 Brani Jazz #1

Prima selezione dei cento migliori brani jazz di tutti i tempi.
Brani di: Take Five di Dave Brubeck, So What di Miles Davis, Take The A Train di Duke Ellington, Round Midnight di Thelonious Monk, My Favorite Things e A Love Supreme di John Coltrane, All Blues di Miles Davis, Birdland dei Weather Report, The Girl From Ipanema di Stan Getz & Astrud Gilberto e Sing, Sing, Sing di Benny Goodman.

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