Durante la nostra giornata, ci muoviamo tra spazi pubblici e privati. Gli spazi pubblici, come strade e parchi, sono accessibili a tutti, mentre gli spazi privati richiedono un pagamento o un’affiliazione. È normale considerare gli spazi privati come parte della nostra vita quotidiana, ma il problema è il rapporto tra spazi pubblici e privati. Gli spazi pubblici non generano ricchezze personali e, senza una protezione adeguata, rischiano di diventare marginali. Il capitalismo tende a trasformare gli spazi pubblici in aree private e commerciali, accessibili solo se si consuma qualcosa.
Questo aumento di spazi e servizi privati richiede più soldi e, quindi, più lavoro. In una società afflitta da privatizzazione, diventa difficile partecipare alla vita sociale senza pagare per accedere a spazi privati. Le persone devono lavorare non solo per sopravvivere, ma anche per avere accesso a esperienze sociali. In realtà, ciò che un tempo era vissuto in spazi pubblici ora richiede un investimento economico.
Questo meccanismo si manifesta ancor di più nel mondo virtuale. Facebook, ad esempio, rappresenta una realtà interamente commerciale dove ogni interazione umana contribuisce alla generazione di profitto. La vita su Facebook è traslata nelle esperienze quotidiane, influenzando fino alla politica, dove la gestione dei social è diventata cruciale per il successo elettorale. Così, contribuendo a Facebook, alimentiamo un mondo sempre più commercializzato, simbolo di un capitalismo evoluto.