Baaba Maal – Being (2023)

A sette anni dall’ultima sua pubblicazione “The Traveller”, Baaba Maal ritorna con “Being”, un disco ritmicamente potente e liricamente premuroso, una delle uscite più emozionanti della sua lunga discografia.
A 70 anni Maal sembra un uomo sulla quarantina. È invecchiato incredibilmente bene. Così come la sua musica. Dal 1989, album dopo album, ne ha pubblicato una ventina, una quindicina come solista e una manciata in collaborazione. Quasi tutti i suoi dischi non solo si basano sulle sue radici senegalesi, ma aggiungono suoni e vibrazioni occidentali, creando così un sound totalmente personale.
In questo “Being” Maal ci offre un qualcosa in più, che supera le sue uscite precedenti. La voce di Maal è sublime e le melodie sono ipnotiche. Si alzano e cadono con grazia, ma sono anche in grado di ruggire quando necessario. Le armonie sono squisite e, abbinate alla voce di Maal, diventano un bene prezioso che fanno il suo marchio di fabbrica.
Being è un’esplorazione delle radici africane di Maal in Senegal. Il disco attraversa i generi a lui consoni, mettendo in evidenza gli strumenti africani tradizionali insieme a suoni elettronici futuristici. Being mette in evidenza le problematiche di un mondo che cambia e si modernizza sottolineando soprattutto il cambiamento climatico che minaccia il suo territorio, la sua gente, il suo vivere.

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Th Da Freak – Indie Rock (2023)

Il titolo “Indie rock” potrebbe assumere automaticamente il marchio di fabbrica del disco, in realtà non è così. Il nono album dei The Da Freak dal 2014 non segue tale aspirazione stereotipata, perché “Indie rock” si muove attraverso varie sfumature musicali.
Ci sono accenni di suono indie nelle forme di indie rock e indie pop, ma questi non sono gli unici generi in cui ti imbatterai in questo viaggio sonoro accattivante. Al contrario, l’artista rivela una raccolta completa delle migliori proprietà prese in prestito da generi come garage rock, surf rock, psych-rock, psych-pop, power pop, dream pop, noise pop, shoegaze, alternative e lo-fi. Tuttavia, si rimarrà sorpresi dal modo in cui Th Da Freak ha combinato tutti questi elementi durante l’assemblaggio.
Indie Rock porta così tante idee eccezionali distillate in orchestrazioni impressionanti.

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The Soap Opera – Back on Tracks (2023)

Nonostante il nome della band, non aspettatevi cose eccessivamente drammatiche, né cose strabilianti. Quello che la band offre nel nuovo LP dopo sei anni di silenzio è un indie pop di qualità.
Le canzoni di Back On Tracks mostrano una ricchezza di melodie che spesso trovano la loro origine nel pop psichedelico degli anni ’60. Con l’aggiunta di un suono moderno, chitarre tintinnanti e una serie diversificata di canzoni si avrà sicuramente un’esperienza di ascolto piacevole. Sfumature psichedeliche sono giustapposte con il meglio della modernità indie-pop, con percussioni dominanti, melodie languide e voci rilassate.

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Walk Home Drunk e Comité Balnéaire – Split Screen (EP) (2023)

Split Screen EP è una pubblicazione separata dai progetti discografici di Daniel Selig (Walk Home Drunk) e Manon Raupp (Comité balnéaire) che non solo hanno in comune il suonare nella leggendaria eterea jangle band dei Docks, ma condividono anche la stessa propensione alle tecniche di produzione lo-fi (Genere di musica rock divenuto popolare negli anni Novanta grazie a registrazioni di bassa qualità, che ne sottolineavano la distanza rispetto alle sonorità artificiose prodotte dalle moderne tecnologie). Da un lato, Walk Home Drunk offre un ritmo costante e una voce avvolgente ti accompagnano le canzone con linee di chitarra che esplodono. Dall’altro lato, Comite Balneaire crea un suono denso che sembra quasi post-punk.

Qui sotto i dodici brani dell’intero album

Cadence di Cinder Well (2023)

Questo nuovo disco di Cinder Well vive nell’equilibrio tra l’Irlanda e la sua importante tradizione folk che si mischia all’eco californiana di Laurel Canyon.
In una quarantina di minuti Cadence propone un campionario di immagini preciso, un portfolio di scatti in bianco e nero: spiagge, scogliere sferzate dal vento, nuvole veloci. Paesaggi in cui è lo spazio il vero protagonista.

Cadence richiede attenzione, pretende che l’ascoltatore sia ricettivo, pronto a perdersi, in quella atmosfera sospesa, indefinita, ma che attira come una calamita. Un viaggio che non può essere possibile con un ascolto estemporaneo, “veloce”, ma che invece richiede un approccio pienamente consapevole.

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Low Lily – Angels in the Wreckage (2023)

Con l’uscita mondiale del loro nuovo disco “Angels in the Wreckage”, la band folk del New England “Low Lily” nonostante mantengano in primo piano il segno distintivo del loro il suono, virano con maggiore sicurezza verso le radici della musica americana.
Prodotto dalla leggenda del banjo dei vecchi tempi Dirk Powell, “Angels in the Wreckage” affronta argomenti complessi come l’amore, la perdita, la speranza, la giustizia, l’eredità familiare e la distruzione ambientale. I principali membri fondatori dei Low Lily sono la coppia sposata Liz Simmons e Flynn Cohen, entrambi del Vermont, Natalie Padilla del Montana, nuovo membro della band dalla scorsa estate dopo che il terzo membro fondatore Lissa Schneckenburger si è separata amichevolmente dalla band. Il violino di classe mondiale di Natalie Padilla è versatile: ha vinto campionati di violino in diversi stili, tra cui bluegrass, Old Time e Texas fiddle. La sua voce dolce e chiara si fonde magnificamente con quella di Cohen e Simmons in una stretta armonia in tre parti, una caratteristica importante del loro insieme sonoro.

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Rose City Band – Garden Party (2023)

Il country rock psichedelico della Rose City Band evoca gli spazi aperti dell’ovest americano, una celebrazione dell’estate e di quello che ne consegue. Libertà, appagamento e gioia sono le fonti delle canzoni.
L’atteggiamento spensierato di Garden Party è stratificato con svolte sottili e gemme melodiche che spingono lo spirito accomodante verso la trascendenza.
Come tutta la grande musica, Garden Party attinge al centro emotivo dell’ascoltatore e lo porta nel suo luogo felice, il suo luogo soleggiato. L’album è un invito a ricalibrare, una corsa gioiosa in cui i suoni della band ti avvolgono e ti abbracciano. Ripley lo dice meglio: “Mi piace sempre quando un album inizia in un posto e finisce in un altro”.
Ed è un bel viaggio.

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Fruit Bats – A River Running to Your Heart (2023)

A River Running to Your Heart non è solo un esercizio di malinconia che ci riporta alle atmosfere sonore degli anni settanta ma possiede quelle sonorità new wave socievoli degli anni ottanta, che opportunamente si adattano all’umore.
Le canzoni di A River Running to Your Heart nel loro insieme si muovono a un ritmo disinvolto ma non sono prolungate, alcune finiscono prima di accorgersene e in effetti, alcune sembrano un po’ incomplete, mentre si vorrebbe che quelle melodie continuassero. E questo significa che i brani sono coinvolgenti e bene fanno alla nostra mente.

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Do Ya? di Meija (2023)

Meija, anagramma del suo vero nome, vive a Los Angeles. Ha girato il mondo con i suoi fratelli nella band Echosmith.
Do Ya? È un album indie rock senza tempo che esplora il desiderio di produrre e registrare con tecniche analogiche, ispirandosi agli album classici degli anni ’60 e ’70. I suoi testi sono intimi e onesti e le sue melodie catturano la forza del suo modo di scrivere. L’album è sia riflessivo che rappresentativo della sua vita, ma le canzoni pongono anche una domanda molto più grande. Do Ya? tradotto: “Davvero?” è un album che mette in discussione ciò che si crede di sapere. Abbiamo domande che riteniamo abbiano bisogno di risposte. Ma possiamo mai saperlo davvero?

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Lucy Farrell – We are only Sound (2023)

Sembra quasi impensabile che We Are Only Sound sia il primo album da solista di Lucy Farrell. La cantante, cantautrice e polistrumentista fa parte dell'”arredamento” della scena folk britannica da diversi anni. L’elenco dei suoi progetti collaborativi è degno di nota sia per la sua qualità che per la sua lunghezza: ha formato infatti duetti con decine e decine di musicisti e gruppi. Questo lavoro da solista si concentra sulla sua personale scrittura, tutte le dodici tracce di We Are Only Sound sono autoprodotte. Ciascuna è caratterizzata da una sicurezza nell’esecuzione e da una varietà di stile che smentisce il fatto che si tratta di un debutto.
Sebbene nessuna di queste canzoni sia tradizionale, tutte hanno una sorta di patina, un vago sentore di età o, meglio, di passato, qualcosa di ricordato a metà. Come sempre la voce di Farrell è piena di contenuta sfida… e per essere un album di debutto si può tranquillamente affermare che questa sfida è stata vinta.

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