Il 7 Agosto del 1937, a Torrance, nel Mississippi, Stati Uniti, nasceva il bluesman Magic Slim (vero nome Morris Holt). Apprese l’interesse per la musica molto presto, cantando nel coro della chiesa. Il suo primo amore è stato il piano, ma avendo perso un dito della sua mano destra in un incidente, trovò difficoltà a suonare, e così decise di ripiegare sulla chitarra. Lavorava nei campi durante la settimana e suonava il blues nei party che si svolgevano nelle case durante i week-ends. All’età di 11 anni Slim si trasferì a Grenada, Mississippi dove più tardi incontrò e diventò amico di Magic Sam (dal quale prese il nome d’arte, anni più tardi quando si trasferì a Chicago). Negli anni ’80 arrivò a pubblicare dischi con la famosa casa discografica “Alligator” e vinse il primo premio “W.C.Handy”. Nel 1994 Magic Slim si trasferì a Lincoln, nel Nebraska, dove ebbe un contratto per molti anni in un importante locale e dove suonò anche accompagnato dal figlio Shawn Holt, cantante e chitarrista di talento, che lo accompagnò nei Teardrops per diversi anni. Magic Slim ed i Teardrops vinsero per sei volte il “W.C. Handy Award” come migliore Blues Band dell’anno e si affermò come uno dei più validi bluesmen americani. Durante una sua tournee, fu colpito da ulcere sanguinanti, ma avendo anche problemi cardiaci, polmonari e renali, morì all’ospedale di Filadelfia, in Pennsylvania, il 21 Febbraio 2013. Nel 2017 fu inserito, postumo, nella “Blues Hall of Fame”.
Il 4 Agosto del 1901, a New Orleans, in Louisiana, U.S.A., nasceva il grande trombettista e cantante Louis Armstrong (soprannominato Satchmo). Tra i più famosi musicisti Jazz del XX° secolo, raggiunse inizialmente la fama come trombettista, per poi affermarsi anche come tra I più importanti cantanti Jazz, raggiungendo anche il grande pubblico, a livello trasversale, soprattutto negli anni di fine carriera. Louis Armstrong rientra a pieno titolo tra i geni della musica, cioè quelle personalità che hanno avuto la capacità di portare innovazioni fondamentali in un determinato sistema. E non parliamo solo dell’ambito del jazz. Il musicista nacque e visse in un contesto molto povero, difficile, pieno di discriminazioni razziali: nonostante questo ha insegnato al mondo come la salvezza possa essere concretamente rappresentata da una passione, ad esempio quella per la musica. Nipote di schiavi, fu abbandonato da entrambi i genitori alle cure della nonna, vivendo in estrema povertà e finendo fin dalla giovanissima età, in riformatorio, dove imparò a suonare la cornetta nella banda dell’istituto. Evolvendo la sua preparazione musicale, a 13 anni era già leader della band ed una volta fuori dal riformatorio, a 14 anni ebbe il suo primo ingaggio professionale, per poi suonare con regolarità sui battelli di New Orleans. Imparò a leggere la musica e ad avere ruoli sempre più importanti da solista, caratterizzando le proprie interpretazioni con un proprio stile. Nel 1924 ebbe un ingaggio a New York, nella band di Fletcher Henderson, la band afro-americana più famosa di quei tempi e dalla cornetta passò a suonare la tromba ed anche a cantare. Grazie al suo particolare stile diventò ben presto famoso, attirando curiosità ed interesse anche da parte dei maggiori musicisti Jazz del momento, come Duke Elington, che avendone sentito parlare come il nuovo fenomeno del Jazz, lo andavano a sentire nelle varie occasioni di concerto. Scrisse colonne sonore, fu invitato a partecipare a show televisivi ed iniziò ad inserire lo “scat sing” utilizzando parole senza senso, diventando uno dei primi a registrarlo, nel 1926. Ebbe occasioni di collaborazione artistica con le più importanti cantanti Blues e Jazz e con i più prestigiosi jazzisti, ampliando sempre più il suo prestigio ed iniziando anche tour europei. Ebbe occasioni recitative in alcuni film e fu anche la prima persona di colore a curare un programma radiofonico per la “CBS”. In seguito si stabilì a New York, nel Queens, dove oggi c’è un museo in suo onore. Negli ultimi anni della sua carriera realizzò vari tour mondiali ricevendo ovunque una straordinaria acclamazione popolare ed arrivò ad esibirsi per oltre trecento serate all’anno. Morì a New York nel 1971.
Il 1° Agosto del 1953, a Columbus, in Georgia, U.S.A., nasceva il grande bluesman Robert Cray. Cantante e chitarrista, iniziò a suonare da ragazzino ed a 17 anni formò la sua prima propria band, chiamata “One Way Street”. Suo padre, originario della Louisiana, suonava la chitarra e suo zio era un appassionato di musica blues. Questi influenze hanno ispirato Cray sin da giovane, spingendolo a iniziare a suonare la chitarra all’età di 12 anni. Nel corso degli anni, Cray ha affinato la sua abilità nella chitarra blues, imparando (e ispirandosi) da leggende del genere come Albert Collins e Albert King. Ha sviluppato uno stile distintivo che incorpora elementi di blues tradizionale con tocchi moderni, creando un suono riconoscibile. Nel 1975 formò la “Robert Cray Band” e nel 1978 registrò il suo primo album, che però venne pubblicato nel 1980. Cominciarono i tour nazionali ed arrivarono i primi premi importanti (nel 1985 vinse il premio “Migliore Album Blues” ed insieme ad Alber Collins e Johnny Copeland vinse anche il “Grammy Award” nella categoria “Best Traditional Blues Recording” per l’album “Showdown”). Alla fine degli anni ’80 arrivò anche il grande successo commerciale discografico e molti altri importanti premi. Tante le collaborazioni con i più grandi del Blues, come John Lee Hooker, B.B. King, Keb Mo, ed aprì varie volte i concerti di Eric Clapton, ma non mancano le collaborazioni anche con star mondiali del Pop come Tina Turner. Attualmente ha ricevuto ben cinque “Grammy Awards”.
Il 14 luglio 1912 nella cittadina di Okemah in Oklahoma nasce il folksinger Woody Guthrie, considerato universalmente il padre della moderna canzone di protesta statunitense. Autore di oltre tremila canzoni popolari. Icona dell’era della Depressione e ha scritto la canzone di protesta più famosa al mondo, “This Land Is Your Land”. Ma non era solo un cantautore, e i suoi argomenti andavano ben oltre la politica sindacale. L’intero corpus della sua creatività – inclusi testi, poesie, opere d’arte e scritti in prosa in gran parte inediti – comprendeva argomenti come l’ambiente, l’amore, il sesso, la spiritualità, la famiglia e la giustizia razziale. Guthrie ha creato una filosofia personale che ha influenzato generazioni di americani e ha ispirato musicisti-attivisti da Pete Seeger e Bruce Springsteen ad Ani DiFranco e Chuck D. Come ha notato Bob Dylan di Guthrie, “Potresti ascoltare le sue canzoni e imparare davvero a vivere”. Guthrie fu registrato per la prima volta nel 1940 da Alan Lomax, che si era innamorato della musica popolare rurale del sud mentre viaggiava nel sud con suo padre, John Lomax, che stava effettuando registrazioni d’archivio della musica dei prigionieri neri del sud. Nel 1940, Lomax, che era assistente direttore dell’Archivio di canzoni popolari presso la Biblioteca del Congresso, registrò una raccolta di interviste e canzoni di Guthrie per la Biblioteca. Le registrazioni furono infine pubblicate nel 1964 da Electra. Queste registrazioni sono un ascolto essenziale per Guthrie. Sempre nel 1940, la Victor Records registrò un’altra raccolta fondamentale, le Dust Bowl Ballads. Nel 1944 Moses Asch, un pioniere della registrazione con un amore per la musica folk americana, organizzò una serie di sessioni di registrazione in cui Guthrie, accompagnato occasionalmente da Cisco Houston, Sonny Terry e Leadbelly, registrò oltre 150 canzoni popolari originali e tradizionali. Molte di queste prime registrazioni furono pubblicate dall’etichetta Folkways di Asch e sono ancora disponibili oggi, inclusi tre volumi di canzoni per bambini intitolate Songs to Grow On. Guthrie trascorse gli ultimi 15 anni di vita in ospedale, affetto dagli effetti degenerativi della malattia ereditaria della corea di Huntington. Durante questo periodo, gli anni ’50 e ’60, la musica folk divenne una tendenza importante e Guthrie divenne una leggenda vivente, al suo capezzale visitavano aspiranti cantanti folk come Bob Dylan, che celebrò l’uomo nella sua “Song to Woody”. Durante un fine settimana di visita a casa insegnò ad Arlo Guthrie, suo figlio dal secondo matrimonio e cantante folk di successo, i versi radicali che aveva scritto per “This Land is your Land”, che secondo lui erano in pericolo. di perdersi ora che la canzone veniva proposta come sostituto di “Star Spangled Banner” come inno nazionale .
Il 1° Luglio del 1935, a Tunica, nel Mississippi, U.S.A., nasceva il grande armonicista e vocalist Blues James Cotton. Iniziò a suonare l’armonica a bocca molto presto e fu allievo di Sonny Boy Williamson II, musicista con il quale iniziò anche ad esibirsi in tour. Per 12 anni armonicista di Muddy Waters, il suono potentissimo e una presenza sul palco unica e irripetibile rendono James Cotton uno degli armonicisti più apprezzati al mondo e sicuramente uno dei più ispiranti. Nel 1966 formò la propria Blues band, iniziando lunghe tournèe in tutti gli Stati Uniti, e raggiungendo presto il successo. Negli anni ’70 ed ’80 venne riconosciuto come il miglior armonicista Blues in attività, molto apprezzato anche come vocalist ed entertainer, partecipò ai più grandi Festival Blues americani ed europei e vinse anche alcumi “Grammy Awards” sia come compositore, che come armonicista e show man. Oltre al sound acustico, davvero inarrivabile, James Cotton ha anche una gamma di fraseggi interessanti e dotati di una personalitè straordinaria è soprattutto quando suona sincope mozzafiato o frasi incalzanti dove ogni nota è dotata di un attacco stellare. Soprattutto come band-leader, James Cotton è la dimostrazione pratica di che cosa riesca a fare un ottimo suono acustico: Cotton infatti si esibisce quasi sempre usando un microfono da voce collegato direttamente all’impianto, anziché passare per l’amplificatore. Di lui restano una ventina di dischi come leader ed una cinquantina di dischi nei quali è ospite di altri grandi musicisti. Morì ad Austin, nel Texas, nel 2017.
Il 28 Giugno del 1915 a Shaw, nel Mississippi U.S.A., nasceva il grande bluesman David Honeyboy Edwards, che viene considerato l’ultimo grande rappresentante del cosiddetto “Delta Blues”. Edwards inizio la sua carriera di cantante e chitarrista a soli quattordici anni accompagnando dal vivo Wolf e Walter: il debutto vero e proprio come solista, pochi anni più tardi, avvenne nei club di Memphis. Trasferendosi a Greenwood, entrò in contatto con molti musicisti Blues, tra i quali il mitico Robert Johnson che – secondo la leggenda – era presente la notte della morte, avvenuta dopo l’ingestione di un bicchiere di whisky avvelenato, dell’icona delle dodici battute. Ebbe la sua prima occasione di registrazione discografica nel 1942, da parte di Alan Lomax, per conto della “Library of Congress”, come esempio del tipico “Blues rurale del Delta”. Pur avendo registrato dischi per case discografiche importanti come la “Chess” di Chicago e la “Sun” di Memphis, per decine di anni non riscosse successo, e diverse incisioni non videro la pubblicazione. Solo in tarda età, negli anni ’80 e ’90 venne “riscoperto”, apprezzato e portato al successo, pubblicando finalmente anche le sue primissime incisioni. Nel 2004 fu invitato a partecipare a Dallas ad un irripetibile concerto con gli ultimi grandi del “Delta Blues”, insieme a Pinetop Perkins, Henry Townsend e Robert Lockwood. Nel 2009 fu invitato alla “Biennale Musica” di Venezia, nella rassegna “La musica del novecento” e nel 2011, a 96 anni, riuscì a fare anche la sua ultima tournée negli Stati Uniti, per poi spengersi il 29 agosto per un attacco di cuore a Chicago.
Il 24 Giugno del 1923, a Forest, nel Mississippi, U.S.A., viene dato come il più probabile per la nascita del bluesman “T-Model Ford”, il cui vero nome era James Lewis Carter Ford. Non ricordava la sua data di nascita e viene considerato incerto non solo il giorno, ma addirittura anche l’anno (si ipotizza dal 1921 al 1925). Ford si guadagna da vivere guidando i camion di trasporto del legname. Impara a suonare la chitarra a 58 anni, ora ne ha 79, ma non la suona in maniera tradizionale; per lui il blues è soprattutto espressione oltre le regole e questo approccio anticonformista, in concorso con un carattere non proprio accomodante, gli inibisce la carriera discografica fino al 1997, quando incide il suo primo album all’età di 76 anni. Visse l’infanzia con un padre violento che lo ferì in modo permanente all’età di 11 anni. Analfabeta, fece lavori umili fin da ragazzino, arando campi, lavorando in una segheria e come camionista. Vivendo sempre in ambienti violenti finì in carcere per omicidio, ma riuscì ad avere un’incredibile riduzione della pena, restando in galera solo due anni. Ebbe 26 figli e quando la sua quinta moglie lo lasciò facendogli come “regalo d’addio” una chitarra, lui, pur non sapendo leggere la musica, imparò a suonarla ad orecchio ed in poco tempo decise di fare della musica il suo mestiere, tenendo dagli anni ’70 concerti in vari club, dove fu notato per il suo stile particolare, che fondeva le atmosfere “Delta Blues” con il Blues di Chicago e gli stili “jukeBlues” comuni. Ebbe occasione di aprire concerti di grandi come Buddy Guy e alla metà degli anni ’90 ebbe il suo primo contratto discografico con la “Fat Possum Records”, pubblicando 5 album, fino al 2008. Cantante e chitarrista anarchico, libero di suonare come voleva, fù il simbolo di quel blues mississippiano elettrificato che, nato in quei juke joint che qualcuno potrebbe definire di bassa lega ma in cui si mescolavano le radici con la rabbia dell’oggi, si basava essenzialmente sul rapporto a due che James aveva instaurato con il suo batterista Spam. Con la band GravelRoad fu invitato a vari Festival e realizzò vari tour. Fu anche protagonista di un documentario sul Blues. Nel 2008 gli fu applicato un pacemaker ma continuò a fare tour, fino ad essere vittima di un ictus nel 2010. Ma anche questo non lo fermò e pur avendo difficoltà di mobilità della mano destra, continuò a fare concerti in Festival e tour. Continuò anche ad incidere dischi e nel 2012 ebbe un secondo ictus, che ne limitò le esibizioni. Morì nel 2013 a Greenville, dopo una prolungata malattia, per insufficienza respiratoria.
Il 20 Giugno del 1928, a Los Angeles, in California, U.S.A., nasceva il grande polistrumentista e compositore Jazz Eric Dolphy, figura fra le più misteriose e affascinanti di tutta la storia del jazz. Straordinario polistrumentista, maestro nell’uso del sassofono contralto, del flauto e del clarinetto basso, Dolphy è cresciuto a Los Angeles in un periodo in cui lo spazio di libera espressione per i jazzisti afroamericani stava rapidamente riducendosi; per questo la sua influenza sugli sviluppi del jazz ha potuto pienamente esprimersi solo dopo il suo trasferimento a New York, dal 1960, dove visse anche importanti collaborazioni con grandi del Jazz mondiale come Charlie Mingus., Max Roach, John Lewis, John Coltrane e Freddie Hubbard. Negli anni 60 fu consacrato come uno dei più grandi solisti del mondo, registrando alcuni dischi considerati capolavori assoluti del jazz di ogni tempo. Morì a Berlino ovest a 36 anni, nel 1964, durante un concerto, per un malore legato a gravi problemi di diabete, insufficienza renale e crisi cardiaca. Viene considerato uno tra i più grandi flautisti e sassofonisti Jazz del 900, oltre ad essere considerato anche un vero pioniere jazzistico del clarinetto basso.
Il 13 giugno 1979 muore in una clinica di New York Demetrio Stratos, una delle voci più significative della musica degli anni Settanta. Nessun altro cantante, tra quelli a noi noti, ha approfondito e sperimentato quanto lui lo studio delle potenzialità di quel meraviglioso strumento che ciascuno porta con sé: la voce. Si faceva chiamare Demetrio Stratos ma il suo vero nome era Efstràtios Dimitrìu (Ευστράτιος Δημητρίου), un nome già di per sé traboccante di suoni, di intrinseca musicalità. Un nome indissolubilmente legato agli Area, gruppo protagonista della scena progressive rock italiana degli anni ’70, musicisti d’eccellenza che seppero andare oltre quella cornice, svincolandosi dai canoni prevalenti del genere e incamminandosi sui nuovi percorsi del nascente jazz-rock americano, antesignano della fusion. Nell’evoluzione artistica degli Area, Stratos ebbe una funzione importantissima. Possiamo valutare il suo spessore e la sua complessità culturale, prima ancora che la sua tecnica vocale, solo conoscendo le sue origini e suoi principali percorsi artistici e di vita. Stratos nacque il 22 aprile 1945 ad Alessandria d’Egitto, da una famiglia greca; già dalla nascita fu presente in lui un certo cosmopolitismo che più avanti si sarebbe accentuato ulteriormente. Nell’arco di tredici anni, riuscì ad inglobare uno straordinario caleidoscopio di suoni, accenti, intonazioni. Cominciò subito a frequentare il conservatorio studiando il pianoforte e la fisarmonica fino ai dodici anni, quando il colpo di stato di Nasser ai danni di re Faruq cambiò sensibilmente la situazione politica in Egitto. Si trasferì a Cipro dove continuò i suoi studi al Collegio Cattolico di Terra Santa e vi rimase per tutta l’adolescenza. A diciassette anni, ormai giovane universitario, si trasferì a Milano per iscriversi alla Facoltà di Architettura. Ma la sua vera passione era ancora e sempre la musica, e fin dal 1963, ad appena diciotto anni, formò vari gruppi musicali per poi approdare alla band dei Ribelli. insieme al batterista di origini turche Giulio Capiozzo, Stratos fondò gli Area (International POPular Group). Inizialmente entrarono a far parte della band il futuro bassista della Pfm Patrick Djivas, il tastierista Leandro Gaetano (tutti e due provenienti dal gruppo di Lucio Dalla), il sassofonista belga Victor Edouard Busnello e il chitarrista italo-ungherese Johnny Lambizzi. Con quella formazione registreranno il primo disco solista di Alberto Radius, nel quale peraltro è contenuto un brano/improvvisazione dal titolo Area. Parteciperanno nel 1972, come spalla, al tour dei Nucleus e, visto il successo, subito dopo apriranno anche una lunga serie di concerti dei Gentle Giants e di Rod Stewart. Fu in quel periodo che Paolo Tofani (proveniente dai Califfi) e Patrizio Fariselli, sostituirono rispettivamente alla chitarra e alle tastiere, Lambizzi e Leandro. Con quest’ultima formazione collaborarono strettamente Gianni Sassi e Sergio Albergoni, in arte Frankenstein, soprattutto nella stesura dei testi ma anche come “supervisori” di progetti e sperimentazioni. Gli Area parvero subito una band eclettica e dirompente che riuscì ad imporsi grazie ad una innovativa e sperimentale fusione di generi. Al rock progressivo mescolarono jazz, free jazz, funky, pop,elettronica e importanti influenze etniche (dalla musica balcanica a quella araba e magrebina). A ciò si aggiunse un esplicito impegno politico e sociale, una militanza che inserì perfettamente la band all’interno della controcultura giovanile degli anni ’70.
Il 10 giugno 1910 nasce ad Aberdeen, nel Mississippi il bluesman Chester Arthur Burnett, meglio conosciuto come Howlin’ Wolf, uno degli artefici della rivoluzione nel blues nel dopoguerra con l’innesto sugli stili del blues di Chicago dell’aggressività e dell linguaggio musicale del blues rurale. Un artista imponente, straordinario, con un ringhio distintivo e roco, Howlin’ Wolf è stato tra i musicisti blues più influenti degli anni del dopoguerra. Originario del Mississippi, si trasferì a Chicago e registrò per la Chess Records di quella città, Wolf fu in prima linea nella trasformazione del blues acustico del sud rurale nel blues elettrico e urbano di Chicago, ed era uno dei preferiti di molti dei primi artisti influenzati dal blues. Musicisti rock, tra cui i Rolling Stones e Jimi Hendrix. Dopo che i suoi genitori si sono separati, è stato mandato a vivere con uno zio che lo ha trattato duramente e all’età di 13 anni è scappato per vivere con suo padre, un mezzadro. Wolf è stato ispirato a suonare dai tanti bluesmen che hanno viaggiato attraverso il delta del Mississippi, in particolare da Charley Patton. Nel 1928, dopo aver ricevuto una chitarra come regalo di compleanno, Burnett convinse Patton a dargli lezioni. Wolf fu influenzato dal canto potente e roco di Patton, uno stile che si adattava naturalmente a Wolf, che era alto più di un metro e ottanta e pesava quasi 300 libbre. Ben presto Burnett si esibì nei juke-joint di notte mentre di giorno lavorava nella fattoria di suo padre. Chester ha fatto una forte impressione sul pubblico, suonando una delle prime chitarre elettriche che molti membri del pubblico avessero mai visto e accompagnandosi con la sua armonica percussiva e canti, ringhi e ululati emotivi – uno stile grezzo che gli è valso il soprannome di “Howlin'”. Lupo.” Nel 1941 Wolf fu arruolato e prestò servizio tre anni nell’esercito. Fu dimesso dopo aver subito un esaurimento nervoso e nel 1948 si stabilì a West Memphis, in Arkansas, e formò una band elettrica dallo stile deciso. Wolf attirò l’attenzione di Sam Phillips, proprietario di uno studio di registrazione di Memphis che avrebbe poi fondato la leggendaria Sun Records, e la Philips registrò Wolf e affittò alcuni lati alla Chess Records di Chicago. Rilasciati nel 1952, andarono abbastanza bene perché Chess offrisse a Wolf un contratto, e nel 1953 Wolf si trasferì a Chicago, dove avrebbe vissuto per il resto della sua vita.