Miró

Il nome di Joan Miró viene spesso associato all’immagine di un pittore ingenuo, troppo spesso tacciato di manifesta ed esibita facilità; le figurine infantili che popolano i suoi dipinti, soltanto un ludico divertimento. Tuttavia, nessuna lettura è probabilmente più lontana e superficiale per una reale comprensione di un artista come lui.
Miró rappresenta per la storia dell’arte moderna una vera eccezione, non classificabile all’interno di un movimento preciso, ma è piuttosto tra le pieghe del Surrealismo (meglio sarebbe dire del surreale), che si può tentare di far rientrare un artista che sfugge e si svincola da ogni possibile definizione.
Il teorico del Surrealismo André Breton ha favorito questo malinteso, questa chiave interpretativa fuorviante, valutando negativamente la componente “giocosa” e apparentemente facile che avvicina l’uomo al cielo ma gli toglie un po’ della sua onnipotenza, o meglio impiegandoci circa trent’anni per comprenderla realmente.


Miró, la cui esistenza, non dimentichiamolo, ha attraversato due conflitti mondiali e una logorante guerra civile, rappresenta la lotta tra ragione e spontaneità, arte letteraria e arte pura, una lotta che egli annullerà con il continuo proliferare dei suoi grotteschi personaggi su tele, ceramiche, litografie e sculture; reinventando fino alla fine della sua lunghissima carriera nuovi mezzi per esprimere la e sua incontenibile voglia di evolvere il pensiero e di fare arte.
Miró crea un linguaggio nuovo e tutto suo che non ha riferimenti, ma nasce ogni volta che si cimenta con una nuova superficie, con una nuova tecnica, con una nuova immagine vista con l’inesauribile fantasia scatenata dalle forze latenti che agiscono sugli oggetti e su tutto ciò che appartiene alla nostra quotidianità. La sua arte dunque, che nasce dalle pieghe profonde dell’inconscio e del sogno, riesce a far vivere, con l’uso di linee, stelle filanti, code d’aquilone e colori, quell’universo immaginifico che è in ognuno di noi.

Per questo egli darà corpo all'”universale” raggiungendo così la perennità, per questo la sua arte continua a piacere e a stupire coloro che ancora si soffermano davanti ai suoi quadri cercando di “sentire” e non solo di capire quello che trasmettono. Lo spettatore si stupisce che profondissimi blu o accesissimi rossi possano comunicare la sensazione del mare, del cielo e dell’infinito, oppure ricondurre al calore del sole o alla rabbia e alla disperazione se pensiamo alle opere del 1937 (eseguite in concomitanza con la guerra civile spagnola).
Joan Miró nasce il 20 aprile 1893 a Barcellona, in una casa del Passatge del Crédit.
Il padre è un orefice e orologiaio e la madre è figlia di un ebanista di Palma di Maiorca città che accoglierà la sua morte avvenuta il 25 dicembre 1983.

La Bussola #22

La descrizione del sito Collettivo Culturale TuttoMondo è: “CCTM vuole essere un viaggio attraverso le varie forme dell’arte, della cultura e del costume.”

Le parole e le immagini possano offrire bellezza, far nascere una riflessione, dare meraviglia in questo momento in cui la meraviglia sembra essere perduta e stimolare la curiosità e la voglia di guardare il mondo, a TuttoMondo, cogliendone tutta la bellezza di luci, colori e le ombre. CCTM da spazio a chi vuole condividere una poesia, un dipinto, o qualunque altra forma artistica che rappresenti il vostro essere.

Charlie Chaplin e Buster Keaton

Charlie Chaplin e Buster Keaton sono stati i due più grandi comici dell’era del cinema muto, ma, guarda caso, non hanno mai condiviso lo schermo fino a quando non è iniziata l’era del sonoro. Infatti, la loro collaborazione non è avvenuta fino al 1952, quando hanno prestato la loro partecipazione nel film Limelight.
Sebbene Limelight possa essere un film sonoro e la scena di Chaplin e Keaton possa essere un numero musicale, ciò che eseguono insieme è, a tutti gli effetti, un’opera di commedia muta. Chaplin suona il violino e Keaton il pianoforte, ma prima che uno dei due riesca a ottenere una nota dai propri strumenti, devono prima affrontare una serie di incidenti tecnici e malfunzionamenti. Ciò è in linea con un tema che entrambi gli interpreti hanno sperimentato più e più volte nel loro periodo di massimo splendore del muto: quello dell’essere umano reso incapace dalle complicazioni di un mondo disumano.

My Retro tvs

MyRetroTVs è un servizio che ci permette di guardare la televisione degli anni ’50/’60/’70/’80/’90/’00. E’ un progetto ben fatto che non ha rivali in Italia e nel mondo, probabilmente per questione di copyright immagino, anche se però molto materiale si trova su YouTube e quindi il problema non dovrebbe sussistere.
Il sito in questione ha però (appunto) un grosso “limite”: è un sito fatto da americani per americani e quindi è solo su programmi in lingua inglese.
Una visita comunque la consiglio.

Myretrotvs

La Bussola #21

La descrizione del sito Kulturjam è: Ambisce ad essere un prodotto di eccellenza per la qualità dei contenuti, le firme dei propri collaboratori e un fenomeno popolare. I loro cardini: cultura, società e ambiente.

Kulturjam ha l’obiettivo di superare il tessuto mediatico tradizionale ormai inadatto a dialogare con fasce di popolazione ormai polarizzate: l’alto e il basso, l’anziano e il giovane, i nativi social e i reduci del ‘900, in una evidente frattura generazionale.
Tutto questo attraverso una nuova piattaforma multimediale composta da questa testata giornalistica, il canale di video streaming, Kulturjam TV e le nostre partnership radiofoniche.

Martine Franck

Nata ad Anversa, in Belgio, ma cresciuta negli Stati Uniti e in Inghilterra, Martine Franck ha studiato Storia dell’Arte all’Università di Madrial (1956-57) e all’Ecole du Louvre di Parigi (1958-1962).
Dopo la sua tesi in storia dell’arte sull’influenza del Cubismo in scultura, capisce di preferire l’espressione visiva alla scrittura e, nel 1963, comincia a occuparsi di fotografia. Diventa assistente di Eliot Elisofson e di Gion Mili per Time-Life; lavora in Cina, in Giappone e in India. Diventa poi fotografa freelance e collabora con Life, Fortune, Sports Illustrated, The New York Times e Vogue.
Dal 1965 partecipa, come fotografa, alla cooperativa del Théâtre du Soleil di Ariane Mnouchkine. Nel 1970-1971 lavora con l’agenzia Vu di Parigi e nel 1972, insieme ad altri colleghi, fonda l’agenzia Viva. Nel 1980 entra come associata a Magnum Photos per diventame poi membro effettivo nel 1983.
Nel 1995 ha diretto il cortometraggio Ariane et Co. Le Théâtre du Soleil, in collaborazione con Robert Delpire, e nel 2000, insieme a Fabienne Strouvé-Beckers, ha realizzato Retour en Irlande avec Martine Franck, photographe.
Nel 2002, su sua iniziativa, crea insieme al marito e alla figlia Mélanie la Fondation Henri Cartier-Bresson, che conserva e promuove il patrimonio artistico del grande autore recentemente scomparso.
Ha raccolto il suo lavoro in diverse mostre, personali e collettive, presentate nelle principali gallerie e musei del mondo. Tra i libri pubblicati ricordiamo Etienne Martin, sculpteur (1970); La sculpture de Carde-nas (1971); Le Théâtre du Soleil (1971); Martine Franck (1976); Les Lubérons (1978); Le temps de vieillir (1980); Martine Franck (1982); Martine Franck. Des Femmes et la Création (1983); De temps en temps (1988); Portraits (1988); L’homme qui plantait des arbres (1995); Collège de France (1995); D’un jour, l’autre (1998); Tory Island Images (1998); Magna Brava (con Eve Amold, Inge Morath, Susan Meiselas e Mailyn Silverstone, 1999); Tibetan Tulkus (2000); Martine Franck Photographe (2002).

Musa Fotografia  – Fotografia Artistica – Magnum Photos

Segnali #16

SuoniMichael Brecker è stato uno dei sassofonisti tenore più influenti della storia del jazz moderno. Nato nel 1949 e scomparso nel 2007, ha rivoluzionato il linguaggio del sassofono con la sua tecnica impeccabile, il suono potente e la straordinaria capacità di improvvisazione. Michael ha collaborato con alcuni dei più grandi artisti della musica, tra cui Miles Davis, Pat Metheny, Joni Mitchell, Herbie Hancock, Chick Corea e Paul Simon.

Visioni – Non servono molti aggettivi per spiegare l’occhio fotografico di Marc Apers. Le sue immagini parlano da sole. Un viaggio (a colori e in bianco e nero) attraverso i gesti, i sguardi, le emozioni dei visi e di situazioni a volte inimmaginabili. Quando una fotografia da i brividi è una grande foto e spiega, insegna molto di più di tante parole. Grande fotografo.

Dintorni – Più di 200 mila abitanti negli anni Settanta del secolo scorso ed oggi circa 180 mila, Mestre è la terza città più popolosa del Veneto ed è anche quella non d’arte che accoglie più turisti in Italia. Ma popolosa, intraprendente e cosmopolita ante litteram lo è sempre stata perché è sorta e si è sviluppata in un’area strategica che fin dai tempi antichi si è caratterizzata come crocevia di grandi, importanti arterie. Ultimo baluardo a difesa della Repubblica Serenissima, ha subìto ripetuti attacchi da parte di quanti proprio Venezia intendevano conquistare e non riuscendovi hanno messo in atto pesanti ritorsioni contro la città al di qua della Laguna.

La Bussola #20

La descrizione del sito Scienza in rete è: Un progetto editoriale dell’Agenzia Zadig condiviso con il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, un’associazione di ricercatori italiani highly cited nata per promuovere la cultura scientifica in Italia.

Scienza in rete ha l’obiettivo di informare il dibattito pubblico con un giornalismo basato sulle conoscenze e sul metodo scientifico, dando voce a ricercatori e ricercatrici. Per farlo la redazione si propone come “mediatrice culturale” tra il mondo della ricerca e la società per offrire al pubblico strumenti chiari e utili alla comprensione di ciò che accade.

Balthus

“L’atelier è il luogo del lavoro, e anche della fatica. Il luogo del mestiere. Nella mia attività è essenziale. È lì che mi raccolgo, come in un luogo di illuminazione. … Bisognerebbe dire ai pittori di oggi che tutto si gioca nell’atelier. Nella lentezza del suo tempo. Amo le ore trascorse a guardare la tela, a meditare davanti a essa. A contemplarla. Ore incomparabili nel loro silenzio. D’inverno, la grossa stufa borbotta. Rumori familiari dell’atelier. I pigmenti mescolati da Setsuko, lo strofinio del pennello sulla tela, tutto viene riassorbito dal silenzio: prepara all’entrata delle forme sulla tela nel loro segreto, alle modifiche spesso appena abbozzate che fanno fluttuare il soggetto del quadro verso qualcos’altro di illimitato, di sconosciuto.”

Così scrive nel 2000 Balthazar Michel Klossowski de Rola, in arte Balthus, nato a Parigi il 29 febbraio 1908 da una nobile famiglia di origine polacca. Il padre, il conte Eric Klossowski de Rola, pittore e raffinato critico d’arte, e la madre Elisabeth Dorothea Spiro, anch’essa pittrice, conosciuta con il nome d’arte Baladine, si trasferiscono a Parigi nel 1903, nel quartiere di Montparnasse, dove frequentano la cerchia di artisti e intellettuali presenti in quel periodo nella Ville lumière. I due coniugi si dedicano perlopiù allo studio e alla copia delle opere conservate al Louvre: Baladine copia e ammira i dipinti di Nicolas Poussin, mentre Eric è un fervente ammiratore delle opere di Eugène Delacroix.

Nei suoi quadri egli predilige i soggetti mitologici e biblici e, nel giro di poco tempo, riesce a farsi un discreto nome come pittore, tanto da essere ammesso nella ristretta cerchia di conoscenze dall’artista nabis Pierre Bonnard. L’attività come pittore, tuttavia, fu presto sopravanzata dalla passione per la letteratura e la storia dell’arte, e la pittura rimase solo un’attività secondaria nella quale rifugiarsi nei momenti di svago. L’impegno principale di Eric Klossowski divenne, invece, la scrittura. Nel 1907 compose uno studio su Honoré Daumier, divenuto presto noto; l’anno successivo compilò il catalogo ragionato della collezione Chéramy. In quello stesso anno nacque il secondogenito Balthazar che, assieme al fratello Pierre, di tre anni più grande, crebbe in un vero e proprio ambiente bohémien.

La Bussola #19

La descrizione del sito Materia Rinnovabile è: MR crede nel valore primario dell’informazione. I cittadini che hanno a disposizione notizie chiare, attendibili, verificate, i cittadini che si arricchiscono con lo scambio di idee e di opinioni, vivono in un Paese davvero più libero, più democratico, più sostenibile.

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