Navigando su Sanità33 ci si trova immersi in un portale ricco di contenuti dedicati al mondo della sanità italiana. Il sito si rivolge principalmente a operatori sanitari, professionisti del settore medico e a chiunque abbia interesse per i temi della salute pubblica, della medicina, dell’innovazione clinica e delle politiche sanitarie.
La homepage è strutturata in modo da offrire subito una panoramica sulle notizie più recenti: dalle decisioni governative in ambito sanitario ai cambiamenti nei tariffari, dalle riforme ospedaliere agli sviluppi nella digitalizzazione della sanità. Ogni giorno vengono pubblicati articoli e interviste che affrontano i temi caldi della sanità italiana, spesso con riferimenti diretti a fonti istituzionali, conferenze o interventi parlamentari.
Nata a Londra nel 1929, Marilyn Silverstone si diploma in Storia dell’Arte al Wellesley College (USA) e lavora poi come redattore per le riviste Art News, Industrial Design e Interiors negli anni Cinquanta. Diventa produttore associato e ricercatore per una serie di film, premiati con un Oscar, su artisti e pittori. Nel 1955 comincia a fotografare come professionista freelance con la Nancy Palmer Agency. I suoi reportage sono in Asia, Africa, Europa, America Centrale e Unione Sovietica. Nel 1959 si trasferisce a Nuova Delhi dove vive e lavora fino al 1973. Produce un libro, Ocean of Life: un viaggio di scoperta nel cuore di una cultura complessa e affascinante. Nel 1964 si associa a Magnum Photos (membro effettivo nel 1967). Il film Kashmir in Winter, realizzato con le sue immagini, vince un premio al London Film Festival del 1971. Le sue foto appaiono nelle più importanti riviste: Newsweek, Life, Look, Vogue e National Geographic. Nel 1977 la Silverstone è ordinata monaca buddista (due anni prima aveva scelto di essere “contributor” di Magnum). Vive in Nepal, in un monastero dove pratica la sua religione e si interessa alla vita e alla cultura, in via di sparizione, del Rajasthan e dei territori intrno all’Himalaya. Il suo lavoro è stato in parte raccolto in una mostra e un libro collettivi realizzati da Magnum e dedicati ad alcune figure di donne fotografe: Magna Brava. Nell’ottobre del 1999 muore nel monastero di Shechen, nei pressi di Kathmandu. Il suo fondo fotografico è custodito e amministrato da Magnum Photos sotto la direzione di James Fox, già responsabile della redazione di Magnum e ora curatore. Bibliografia parziale: Bala: Child of India, Methuen & Co. (1962); Gurkhas and Ghosts: The Story of a Boy, Methuen & Co. (1964); Ocean of Life: Visions of India and the Himalayan Kingdoms, Aperture (1985); The Black Hat Dances, Dodd, Mead & Company (1987); Magna Brava: Magnum’s Women Photographers (con Inge Morath, Susan Meiselas, Martine Franck e Eve Amold, 1999).
Il progetto Street Art di Google permette di scoprire le opere degli artisti di strada, conoscerne la storia, i luoghi e visualizzarne le esposizioni online. Un vero e proprio museo all’aria aperta con tanto di foto, descrizioni, video e interviste ai “pittori” che si sono cimentati in queste opere che rendono il paesaggio urbano una galleria d’arte.
Suoni – Il 15 ottobre 2018 nasce una nuova web radio dedicata alla musica di qualità, senza steccati né paletti! In una fase di massima espansione tecnologica come questa, nasce una nuova radio tutta digitale: il suo nome è Radio Elettrica. L’idea è quella di ridare voce alla grande passione per la musica di 20 fra speakers e dj’s tutti provenienti dalle più disparate esperienze radiofoniche che si sono ritrovati ed hanno unito le proprie forze creando una web radio davvero speciale.
Visioni – La Johannesburg di Marc Shoul – Il campionato mondiale di calcio nel 2010, ha esposto il Sud Africa sotto i riflettori di tutto il mondo. Per restare in tema vi propongo questo giovane trentacinquenne fotografo sudafricano di nome Marc Shoul. Nato a Elizabeth Town e ora residente a Johannesburg, nel suo Portfolio troviamo una galleria di immagini dove in Flatlands racconta la solita energia e stravaganza quotidiana della metropoli sudafricana.
Dintorni – Si chiama Hypersight la macchina in grado di individuare il tumore da trattare e irradiarlo con estrema precisione in appena sei secondi, salvaguardando i tessuti sani: una tecnologia che rende possibile curare molti tumori solidi, in fase iniziale o metastatica, come quello della prostata, del polmone, del pancreas e del fegato. E’ stata installata nel Dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, in provincia di Verona. Un “super occhio” che insieme ad Ethos, macchina di radioterapia guidata dall’intelligenza artificiale, riesce a curare i tumori in modo adattivo, cioè in grado di ricalcolare a ogni seduta un nuovo piano di cura, in base alle variazioni della massa tumorale e a quelle anatomiche che possono verificarsi durante il trattamento.
La descrizione del sito Neobar è: Rivista di letteratura, arte e resistenza varia
Neobar vuole essere luogo di incontro e di discussione nel pieno rispetto della libertà di pensiero. Non è una testata giornalistica e raccoglie testi di natura letteraria e culturale senza alcun fine di lucro. I diritti di proprietà intellettuale dei testi appartengono ai rispettivi autori. La responsabilità degli articoli è dei rispettivi autori.
Se volete ammirare un tour de force di tecnologia e design moderni, non c’è bisogno di visitare uno showroom della Silicon Valley. Basta tastare la scrivania per qualche istante e, prima o poi, ci metterete mano: la penna a sfera BIC Cristal, descritta nel video “Primal Space” qui sotto come “probabilmente il prodotto di maggior successo mai realizzato”. Non molto tempo dopo la sua introduzione nel 1950, la Cristal divenne onnipresente in tutto il mondo, quindi idealmente soddisfaceva le esigenze umane a un prezzo che sarebbe sembrato incredibilmente basso non molto tempo fa, per non parlare del XVII secolo, quando l’arte della scrittura richiedeva la padronanza della penna d’oca e del calamaio.
Naturalmente, la scrittura in sé era di scarsa utilità a quei tempi per la maggioranza analfabeta dell’umanità. La situazione cominciò a cambiare con l’invenzione della penna stilografica, certamente più comoda della penna d’oca, ma comunque proibitiva anche per la maggior parte di coloro che sapevano leggere. Fu solo alla fine del XIX secolo, un’epoca esaltante dell’ingegno americano, che un inventore di nome John Loud inventò la prima penna a sfera.
Sebbene rozzo e poco pratico, il progetto di Loud piantò il seme tecnologico che sarebbe stato coltivato in seguito da altri, come Laszlo Biro, che comprese il vantaggio di utilizzare inchiostro a base di olio anziché il tradizionale inchiostro a base d’acqua, e il produttore francese Marcel Bich, che aveva accesso alla tecnologia che avrebbe potuto portare la penna a sfera alla sua forma finale.
Marcel Bich (la cui pronuncia straniera del cognome ha ispirato il marchio BIC) capì come utilizzare le macchine dell’orologeria svizzera per produrre in serie minuscole sfere di acciaio inossidabile secondo specifiche precise. Scelse di realizzare il resto della penna in plastica stampata, una tecnologia all’epoca innovativa. Il corpo trasparente della Cristal permetteva di vedere il livello dell’inchiostro in ogni momento e la sua forma esagonale impediva che rotolasse dalla scrivania. Il suo coperchio in polipropilene non si rompeva in caso di caduta e fungeva anche da clip. Quanto costò questa “rivoluzione” ante litteram quando fu lanciata sul mercato? L’equivalente di due dollari. Come prodotto industriale, la BIC Cristal non è mai stata superata per molti aspetti (ne sono state vendute oltre 100 miliardi fino ad oggi), nemmeno dai cellulari o tablet ultra-tecnologici su cui potresti leggere questo post. Tienilo a mente la prossima volta che ti troverai alle prese con una di queste, zigzagando avanti e indietro su una pagina nel tentativo di far uscire l’inchiostro che sei sicuro debba essere da qualche parte.
L’Archivio Luce è on line: la memoria d’Italia è a portata di clic.
Settantamila filmati in alta definizione, documentari e testimonianze storiche, nuovi video, 400mila fotografie, tesori d’archivio e attualità, un secolo di immaginario italiano in un clic. C’è tutta l’Italia con la sua storia, il cinema e la cultura, le arti, la politica e la cronaca, il costume e lo sport. I cinegiornali e la Settimana Incom, le prime elezioni politiche del 1948, l’alluvione a Firenze, il rapimento Moro, gli Oscar a Sophia Loren e a Federico Fellini.
Nato in California nel 1944, David Alan Harvey studia arte e si diploma in giornalismo all’Università del Missouri. Nel 1969 comincia a lavorare per il Topeka Capitol Journal di Kansas. Una speciale borsa di studio del Virginia Museum of Fine Arts lo incoraggia a sperimentare la fotografia a colori: comprende in questo modo come può tornare, fotografando, nella sua terra natale e lavorare in libertà. Il frutto di questo lavoro diventa uno slide-show in visione in vari musei. In seguito, torna al bianco e nero per realizzare un lavoro sulla comunità nera e il movimento dei diritto civili. Nei primi anni Settanta Harvey si stabilisce a Washington e comincia a lavorare per il National Geographic: il suo primo reportage (1973) è su una piccola isola di pescatori al largo di Chesapeake. Fotografo di staff per National Geographic dal 1978 al 1986, diventa poi freelance. Nel 1978 viene nominato “Fotografo dell’anno per le riviste” dall’associazone nazionale dei fotogiornalisti. Associato di Magnum Photos nel 1993, diventa membro nel 1997. Harvey passa mesi interi lavorando in giro per il mondo sui suoi reportage, soprattutto per National Geographic, su temi come la gioventù francese, il Muro di Berlino, la cultura Maya, il Vietnam, i Nativi Americani e Napoli. Ha realizzato oltre 30 diversi reportage e le sue immagini sono state pubblicate anche da altre importanti testate tra cui Life, The New York Times e Sports Illustrated. La sua speciale attrazione per il mondo latino e ispanico lo ha portato molte volte nel Mediterraneo e in America latina, soprattutto a Cuba. Le fotografie di David Alan Harvey posseggono sempre un tono lirico e raccontano, molto spesso, di spettacolari ambientazioni. La sua fortuna come fotografo a colori nasce dalla sua capacità di sentire profondamente i soggetti che deve fotografare e dalla capacità di anticipare il momento decisivo e rivelatore. Ha pubblicato The Mysterious Mayas (1977); America’s Atlantic Isles (1982); Cuba (1999); Divided Soul (2003).
La descrizione del sito Lifegate è: promuovere un mondo giusto e sostenibile dove la circolarità è il futuro. Come nell’amicizia e nell’amore, prendere e restituire è alla base della relazione tra le persone, le imprese e il pianeta.
LifeGate nasce nel 2000 dall’esperienza della famiglia Roveda maturata negli anni Ottanta con Fattoria Scaldasole, la prima azienda a entrare in grande distribuzione con un prodotto biologico. L’obiettivo è avere uno stile di vita sostenibile che abbraccia ogni ambito della vita quotidiana di ciascun individuo, mettendolo in relazione con il sistema di valori proprio e di ciò che gli sta intorno. È un approccio consapevole per ridefinire il progresso, tenendo conto degli indicatori ambientali, sociali ed economici. LifeGate oggi è una società benefit, considerata il punto di riferimento della sostenibilità e conta su una community di oltre 5 milioni di persone interessate e appassionate ai temi legati alla sostenibilità. Ogni giorno LifeGate lavora con passione e determinazione per mettere a disposizione informazioni, progetti e servizi coinvolgendo una rete sempre più ampia di persone, imprese, ong, istituzioni che vogliono impegnarsi attivamente al cambiamento per un futuro sostenibile.
Lifegate è anche una interessantissima Radio On Air
Suoni – Dodici minuti imperdibili per gli amanti dei Beatles (ma non solo). Now and Then – The Last Beatles Song è un cortometraggio scritto e diretto da Oliver Murray che documenta un brano registrato da John Lennon nel suo appartamento negli anni ’70, dalla sua produzione fino alla sua pubblicazione come ultimo brano di tutti e quattro i membri della band. Questa straordinaria storia di archeologia musicale riflette l’infinita curiosità creativa dei Beatles e la loro comune passione per la tecnologia, segna il completamento dell’ultima registrazione che John, Paul, George e Ringo hanno potuto realizzare insieme e celebra l’eredità della band più importante e influente nella storia della musica popolare.
Visioni – Stephan Vanfleteren fotografa belga, alimenta il suo portfolio esclusivamente in bianco e nero. Il suo lavoro consiste nel documentare la scomparsa “di piccoli mondi anarchici” e i fenomeni della vita quotidiana della sua patria e di altre parti del mondo. Interessanti sono anche gli scatti provenienti da zone di conflitto mondiali come il Kosovo, l’Afghanistan e la Columbia. Si interessa anche di artisti raffiguranti, attori, scrittori, registi, musicisti e tutte le altre persone che si esprimono con la loro professione. Vanfleteren ha vinto diversi premi fotografici nazionali e internazionali e il suo lavoro è stato esposto in numerose mostre in tutta Europa.
Dintorni – Probabilmente, il nostro primo approccio alla piattaforma YouTube è avvenuto attraverso un video troppo banale per lasciare un’impressione, ma forse la banalità era il punto. “Bene, eccoci di fronte agli, ehm, elefanti”, dice il co-fondatore di YouTube Jawed Karim, in piedi davanti al recinto di quegli animali allo zoo di San Diego. “Me at the Zoo” è il primo video caricato, la durata è di 19 secondi. La data di caricamento è il 24 aprile 2005,