Asterisco *40

Quando arriva una lacrima, è come avessero toccato un nervo scoperto. Un’emozione colpisce come un’onda di marea e cresce poi come uno tzunami, e spiazza perché non si sa esattamente dove andrà a finire. È un po’ come percepire il dolore nell’orecchio quando in realtà è il nervo del dente.

Appunti Corti #115

Non so se sia l’età, anche se la saggezza dovrebbe rafforzare il sistema limbico non indebolirlo, fatto sta che, da qualche anno indiscutibilmente, mi accorgo di emozionarmi con estrema facilità. Davanti a visioni, azioni contrapposte come violenze o gentilezze, cattiverie o benevolenze, mi ritrovo fragile fino al punto di raggiungere il pianto con molta facilità. Non mi vergogno di esprimere questo sentimento che per molti sembrerà segno di debolezza. A onor del vero la cosa mi imbarazza non poco e preferirei non succedesse ma non ci posso far niente. Da quando ho un cane poi, davanti a soprusi, cattiverie e qualsiasi negatività su animali, su tutti gli animali, sono costretto a cambiare visione per evitare un grande malessere che mi porta solo disagio, sofferenza e inquietudine.
Quello che mi fa specie, e ritorno alle prime righe del post, è che qualche anno fa, la ragione la razionalità mi portava a discernere i fatti e le azioni con più logica, senza scendere in commozione.

Asterisco *39

Che fare? Abbandonarsi alla poesia, lasciarsi cullare dalle parole, farsi trasportare in un mondo etereo e sublime? O accettare che la poesia, in fondo, è solo un modo elegante per dire quello che potremmo dire in cinque parole semplici ma con molta più enfasi?
Forse non mi risponderò oggi, né domani.

Elementi

Sentieri aperti
tra montagne piane
incrociano lo sguardo

con l’azzurro verde

L’aria serena
accompagna piano
il suono scandito
da campanacci

Il sole presente
scalda i giorni
in un abbraccio
racchiuso e denso

Terra e pietre
giocano a seguirsi
in spazi ampi
senza tempo

Appunti Corti #114

Da tempo ormai, l’area amichevole di cui si è riempita di volta in volta nel corso degli anni, la mia vita, ha smesso di alimentarsi. Chi ho abbandonato, chi è rimasto distante, chi è scomparso e chi ho semplicemente smesso di sentire. Tutti nel contenitore affezione, nel reparto dispensa.
Non so cosa, non so come, non ho risposte o meglio non le cerco. L’abitudine, questa conosciuta amica-nemica, ormai da tempo, ha preso il sopravvento sulla gestione quotidiana della condivisione fisica, affettiva, amichevole
Quando un “lamento” non viene cancellato con un’azione “fisica”, rimane sommerso ma vivo e come la lava di un vulcano, è probabile che ogni tanto erutti.    

Appunti Corti #113

Le parole sono sostanza. Per come le ordini, per come le scegli. Per come rivelano l’intimo, il pensiero, l’animo. Hanno sempre una loro profondità, bella o brutta che sia. E non sempre sono sinonimo di intelligenza o cultura, di saggezza o vacuità. La superficialità invece si rivela sempre quando le parole vengono scambiate per inutile chiacchiericcio, quando vengono declassate a qualcosa di privo di concretezza. Le parole, scambiate, discusse, esposte, hanno un loro calore umano, bello o brutto che sia. Detesto chi usa il ‘non servono le parole’, chi si fa profeta del ‘fatti, non parole’. È una castrazione fredda e brutale. Una veste sostanziosa che copre il disumano.

Asterisco *38

E poi l’eterna questione degli errori fatti e delle cose non dette. Se dovessi scrivere una lista, servirebbe un papiro lungo quanto la fila alla posta il primo del mese. Ma alla fine, la vera domanda è: meglio pentirsi di quello che si è fatto o di quello che non si è fatto? Io, nel dubbio, continuo a rimandare tutto a domani. O a mai.

Asterisco *37

La felicità è sempre venata di sofferenza. In primo luogo, perché scaturisce da cause esterne — una bella giornata di sole, essere e sentirsi amati, ottenere riconoscimento eccetera — e dunque sancisce la nostra dipendenza, che è un male. In secondo luogo perché, proprio per questo suo dipendere dall’esterno, è fragile, momentanea, sempre minacciata e in pericolo — sempre circondata da un alone di ansia.
Per questo gli antichi cercavano non la felicità, ma l’atarassia.

Ps.
L’atarassia è uno stato di tranquillità mentale e assenza di turbamento emotivo. Si raggiunge attraverso il distacco emotivo dai desideri e dalle preoccupazioni, coltivando la calma interiore.