Appunti Corti #95

Ogni libro è una porta, un invito a esplorare, a scoprire qualcosa di nuovo. Ci sono libri che mi fanno ridere, altri che mi fanno piangere. Alcuni mi lasciano senza fiato per la bellezza delle loro descrizioni, mentre altri mi tormentano per giorni, costringendomi a riflettere su ciò che sono e su come vedo il mondo. Leggere è un atto intimo, quasi sacro. Ogni volta che apro un libro, è come se stringessi un patto silenzioso con l’autore: lui mi dona le sue parole, io gli offro il mio tempo, la mia attenzione, e, in un certo senso, anche una parte di me stesso.

Asterisco *21

Al mattino, la sensazione di ricominciare ogni volta è un invito a non ripercorrere le stesse strade che portano ogni giorno ad addormentarsi con quei compagni poco graditi che si accampano sul cuscino.

Appunti Corti #94

Ma anche basta con questo ciarpame, costituito da ferri vecchi che vogliono solo far tornare l’umanità nella follia. Putin, Trunsk, Bannon, Netanyahu e tutti i loro complici. Qui non si parla più di politica, ma di legge della jungla voluta da malandrini della peggior fatta. Mi sa che persino la zantraglia italica se ne è accorta e tace per il momento, ma non mi meraviglierei che si aggregasse definitivamente a questa bella compagnia, magari facendo furbescamente finta di essere la statista che non è. Per alcuni paesi europei c’è finalmente l’opportunità di riscattarsi facendo fronte comune, non certo con maggiori armamenti e soprattutto al netto di quelli che invece plaudono ai nuovi fascisti. Abbiamo necessità di aria pulita. Abbiamo una civiltà di pace da salvaguardare e possiamo farlo solo ripudiando le guerre di qualsisi tipo volute da questi tossici. Abbiamo necessità di un mondo migliore per tutti, non di quello peggiore voluto da pochi, che vogliono solo “potere” sempre di più.

Utopie? Il mondo ha sempre avuto necessità di utopie per migliorarsi, mai di rassegnazione.

Freddo

Il freddo si è posato su di me come un sottile e invisibile velo. Le dita sembrano sul punto di spezzarsi al contatto, il naso ha assunto una sfumatura di rosso pallido, e ogni respiro si trasforma in una piccola nuvola di vapore che fluttua nell’aria prima di dissolversi.
Cammino e il gelo mi fa compagnia come un silenzioso compagno. Le strade appaiono più deserte, gli alberi più spogli, e ogni suono è attutito, come se l’intero mondo fosse avvolto in una coperta di tranquillità. Mi trovo in una città che quasi non riconosco, trasformata dalla luce grigia e dal respiro gelido dell’inverno.
Sento il freddo penetrare fino all’anima, ma non è sgradevole. C’è qualcosa di quasi rassicurante in questa sensazione, come se il freddo stesso fosse un promemoria di ciò che è autentico. E lì, mentre mi stringo le spalle per cercare un po’ di calore, il freddo sembra quasi trasformarsi in un segreto. È come se mi svelasse qualcosa di profondo, di fondamentale. Mi ricorda che esisto, che sono vivo. Che sono composto di carne e ossa, di emozioni, di piccole cose.
E mentre cammino, con il naso e le dita intirizzite, percepisco che il mondo intorno a me è immobile, ma dentro di me tutto pulsa. Scopro così che c’è una bellezza silenziosa, fragile e perfetta, anche nel freddo che scivola sotto la mia pelle.

Appunti Corti #93

Cosa possiamo fare, noi che non abbiamo potere politico, militare o economico, dopo aver scoperto che la guerra agli europei la stanno facendo quelli considerati a torto i nostri angeli custodi atlantici, i partiti che ci promettevano sicurezza, i poteri nazionalisti che abbiamo rafforzato per difenderci dal pericolo di neri, arabi, comunisti, omosessuali, ecologisti e “woke”? Praticare l’unica forma possibile di resistenza dove i fini e i mezzi sono coerenti: la resistenza non-violenta.
Una resistenza che si fa con la parola, la non-collaborazione, l’impegno diretto, costante e senza deleghe nelle lotte nonviolente che passano attraverso la buona politica, il sindacalismo coraggioso, la cultura libera, chiedendoci perché siamo arrivati al punto di dover mettere degli aggettivi per distinguere queste cose nobili dalle loro varianti sbiadite, dalla politica asservita alla legge del più forte, dal sindacalismo che abbandona i più precari, dalla cultura dei padroni.

Asterisco *20

Il bello dei piccoli dettagli apparentemente insignificanti è che poca gente li coglie, ed ancor meno, li fissa indelebili nella memoria. Per i più, sono indistinguibili gocce di pioggia che cadono e che permeano il paesaggio con invisibile maestria.

Appunti Corti #92

La guerra all’Europa, o meglio agli europei, agli europei di fatto e agli aspiranti europei, la sta facendo chi li ha presi in giro durante la pandemia con l’illusione di un nuovo corso per il welfare mentre ora le prime spese che vengono tagliate dalle destre nazionalpopuliste sono proprio quelle sanitarie, assistenziali, del welfare, pensando che bastino i soldi per avere buone cure mediche a dispetto di un sistema nazionale devastato e spolpato a beneficio di predatori privati.
Ma la storia insegna che se reagisci troppo tardi alla legge del più forte nota anche come fascismo, e lo fai perché hai preferito delegare per anni la reazione a finti amici socialisti, cattolici e liberali che sottovalutavano il problema collettivo per convenienza individuale, a un certo punto ti ritrovi costretto a giocare secondo le regole del nemico, e per vincere la guerra del più forte avrai bisogno di mettere insieme tanta gente e piangere tanti morti che si sarebbero potuti evitare.

Appunti Corti #91

Provocatoria ma non troppo.
“Se la TV spazzatura ha riempito il cervello di tanti, è perché l’ha trovato vuoto”.
L’idea di fondo è che una mente priva di stimoli, curiosità o strumenti per analizzare ciò che vede e ascolta sia terreno fertile per accogliere passivamente contenuti di scarsa qualità. Questa frase, tuttavia, non si limita a criticare il consumo di massa, ma solleva una questione più ampia: il “vuoto” delle menti è una condizione preesistente o il risultato di un sistema sociale ed educativo che non promuove il pensiero critico? La responsabilità, quindi, non ricade solo sullo spettatore, ma anche sui media che alimentano il mercato della superficialità e su una società che spesso non fornisce alternative culturali accessibili e stimolanti. In questa prospettiva, il vuoto non è solo una metafora di ignoranza, ma una mancanza di consapevolezza e partecipazione attiva, un invito a riempire il proprio spazio mentale con contenuti di valore e a non lasciare che l’abitudine e la pigrizia decidano per noi.