Seckou Keita

Bel concerto di Seckou Keita ieri sera al Candiani di Mestre. Il concerto in realtà doveva svolgersi in coppia con il produttore, compositore e tastierista Moussa Ngom ma per problemi tecnici non ha potuto venire. Il suo posto è stato preso da un batterista di cui non ricordo il nome ma ricorderò la sua bravura.
Artista abile della kora (strumento che adoro) Seckou Keita è uno dei luminari fra i musicisti tradizionali africani.
Ho conosciuto Seckou Keita grazie alle collaborazioni con Omar Sosa in due pubblicazioni, un disco del 2017 e uno del 2021, due produzioni di rara bellezza.
Molto diverso dal suono elaborato con Omar Sosa, Keita contribuisce a mantenere viva la tradizione della kora, uno strumento iconico dell’Africa occidentale. Tradizionalmente suonato dai griot, la kora è uno strumento che richiede grande virtuosismo e sensibilità. Nell’introdurre nuovi stili di suono e composizione, Seckou riesce a dimostrare che uno strumento antico può essere rilevante anche nel mondo moderno.
Definito “l’Hendrix della Kora”, Seckou Keita è un ponte tra passato e futuro, un artista capace di preservare la tradizione della kora e al contempo innovarla, rendendola un linguaggio universale.

Air – Moon Safari (1998)

Il duo parigino riesce, in un esordio dal sorprendente successo internazionale, a mettere in contatto due mondi all’apparenza lontani: quello del modernariato analogico ossessionato dai ’70, a base di moog e elettronica naif, ai confini col kitsch, e quello dilatato e sinuoso riconducibile alla tradizione del trip-hop. A fare da ponte troviamo melodie che spesso sfociano in soluzioni orchestrali e atmosfere cinematografiche – non a caso il gruppo sarà titolare, due anni dopo, della colonna sonora Virgin Suicides – e, in un paio d’occasioni, la memorabile voce di Beth Hirsch. Un pop cristallino, svagato e surreale, che definirà, da questo momento in poi, i parametri della via francese all’elettronica. Raramennte l’aggettivo retrofuturista risulta appropriato come in questo caso.

Ascolta il disco

John Mayall: 90 anni per il bluesman britannico

John Mayall è un musicista britannico, noto principalmente per il suo contributo al blues. Nato il 29 novembre 1933 a Macclesfield, Inghilterra, Mayall è spesso definito “il padrino del British blues” grazie alla sua influenza nel portare il genere alla ribalta in Gran Bretagna durante gli anni ’60.
Mayall è famoso per aver formato la band John Mayall & the Bluesbreakers, che ha visto passare tra le sue fila musicisti leggendari come Eric Clapton, Peter Green (che successivamente fondò i Fleetwood Mac) e Mick Taylor (che più tardi si unì ai Rolling Stones). L’album “Blues Breakers with Eric Clapton” del 1966 è particolarmente significativo e rimane una pietra miliare del blues rock.
John Mayall è anche noto per la sua capacità di suonare diversi strumenti, tra cui l’armonica, il pianoforte e la chitarra, e per la sua dedizione alla musica blues, che ha continuato a promuovere e suonare in tutto il mondo per oltre sei decenni.
Mayall ha continuato a registrare e fare tournée, confermando il suo status di icona del blues fino quasi alla morte avvenuta il 22 luglio del 2024.

Fiore mio

‘Le otto montagne’ tratto da un libro di Paolo Cognetti mi era piaciuto. Non potevo perdere quindi il suo primo film o meglio docu-film che lo vede come protagonista e regista. Se si ama la natura e nello specifico la montagna, consiglio la visione di ‘Fiore mio’. Cognetti porta in scena la maestosità e la bellezza imperturbabile del Massiccio del Monte Rosa, una montagna alta fatta di ghiacciai e ‘alte’ visioni, dove le rocce ma anche la vegetazione sono di una bellezza disarmante.

Il filo conduttore è l’acqua, l’acqua come bene essenziale. L’acqua è vita, è energia, è una risorsa dal valore inestimabile e nel documentario infatti è sempre presente, dal ghiacciaio, al rubinetto di casa o del rifugio, dal lago al bicchiere da bere. L’acqua bene primario per l’uomo e per l’ambiente. Senza acqua non c’è vita!

Cognetti in ottanta minuti racconta con delle bellissime immagini, un’estate (quella del 2023) trascorsa a girare per i rifugi in alta quota (tra i 2.500 e i 3.500 metri di altezza S.L.M.) dove dialoga con i proprietari, i gestori e i dipendenti che lavorano. Ognuno con la propria storia, con le proprie esperienze e soprattutto con i propri ‘vorrei’.
I ‘vorrei’ sono i desideri che alla fine del docu-film, ognuno esprime, ognuno diversamente, ma tutti legati da un amore profondo per la natura, per la montagna, per la felicità, per il vivere.
Non si esce dalla sala cinematografica senza un carico di emozioni.

StartMe

Fra le centinaia e centinaia di app e servizi che ho usato e che continuo ad usare quotidianamente, ce ne sono alcune, diciamo una manciata, di cui non potrei farne proprio a meno. Va da se che se si usa il web abbastanza attivamente si cerca di utilizzare dei servizi che ci semplificano l’utilizzo in termini di tempo e organizzazione. Uno di questi che metto sicuramente al primo posto a pari merito con Feedly è StartMe.

StartMe è molto semplicemente un raccoglitore di link, comunemente chiamato Bookmarks che va aggiunto con la sua estensione al browser. In pratica prende il posto della nuova scheda, quella che su Chrome ha il simbolo di “+”. In realtà StartMe è molto, molto di più di un raccoglitore di link, è anche Notes, Tasks, RSS, Charts, Embed e molto altro ancora. Praticamente tutto quello che serve per aver sottomano tutti i nostri preferiti. Come tutti i servizi, la versione gratuita paga lo scotto di avere un banner, neanche tanto invasivo, nel Footer, ovvero quella sezione che si trova al fondo di ogni pagina di un sito.

Link a StartMe

Gato Barbieri: un audace e coraggioso performer

Gato Barbieri, il cui vero nome era Leandro Barbieri, è stato un celebre sassofonista e compositore argentino, noto per il suo contributo al jazz latino. Nato il 28 novembre 1932 a Rosario, in Argentina, Barbieri è divenuto famoso per il suo stile potente e passionale, suonando principalmente il sassofono tenore.
Negli anni ’60, Barbieri si è trasferito in Europa, dove ha collaborato con diversi artisti di avanguardia, tra cui il trombettista Don Cherry. È durante questo periodo che ha sviluppato il suo caratteristico suono, una fusione di jazz con elementi della musica latinoamericana.
Negli anni ’70, ha guadagnato ulteriore riconoscimento grazie alla colonna sonora del film Ultimo tango a Parigi (1972), diretto da Bernardo Bertolucci. Questa colonna sonora ha portato Barbieri alla ribalta internazionale e ha consolidato la sua reputazione come uno dei più grandi innovatori del jazz latino.
Gato Barbieri ha continuato a incidere e a esibirsi fino alla sua morte, avvenuta il 2 aprile 2016 a New York. Il suo lascito musicale continua a ispirare musicisti di tutto il mondo.

Jimi Hendrix: mito assoluto della musica

Jimi Hendrix è considerato uno dei più grandi miti della musica, e non senza motivo. Nato a Seattle il 27 novembre del 1942, è diventato celebre come chitarrista, cantante e compositore, rivoluzionando il mondo del rock con il suo stile innovativo e la sua tecnica straordinaria. Hendrix è noto per la sua capacità di sperimentare con la chitarra elettrica, utilizzando effetti sonori come il feedback e il wah-wah per creare suoni unici che non erano mai stati sentiti prima.
Il suo debutto con il The Jimi Hendrix Experience nel 1967, con l’album “Are You Experienced?”, ha subito mostrato il suo talento eccezionale, con brani iconici come “Purple Haze”, “Hey Joe” e “The Wind Cries Mary”. L’album è ancora oggi considerato una pietra miliare nella storia del rock.
Hendrix ha anche lasciato il segno con le sue esibizioni dal vivo, la più famosa delle quali è quella al festival di Woodstock nel 1969, dove ha suonato una versione elettrizzante dell’inno nazionale americano, “The Star-Spangled Banner”. Questa performance è stata vista come un potente commento sociale in un periodo di grande tensione negli Stati Uniti, legato alla guerra in Vietnam.
Nonostante la sua carriera sia stata tragicamente breve – Hendrix morì a soli 27 anni nel 1970 – la sua influenza sulla musica è immensa. Ha ispirato generazioni di musicisti e continua a essere venerato come una figura leggendaria. La sua capacità di spingersi oltre i confini musicali, il suo virtuosismo e la sua visione artistica lo hanno reso un mito assoluto della musica, un artista il cui impatto si sente ancora oggi.