Asterisco *43

Non vi abbacchiate, siate generosi, di gesti, di sorrisi, di cordialità. Non siate pallosi e pesanti, che poi gli altri vi evitano. La gente ha sempre qualche problema, qualche dolore nascosto, qualche turbamento di salute. Usate parole di tolleranza con tutti, amate ciò che amate e non impedite agli altri di amare ciò che amano, non è l’amore che distrugge il mondo, ma l’odio e l’interesse personale a scapito di quello collettivo, insomma, partecipate con allegria alla vita che il buio nell’anima fa male e compromette ogni rapporto umano e familiare e vi fa diventare brutti, siate la cura e mai la malattia.

Beatles – Revolver (1966)

Nella dicotomia tra i Beatles come quattro ragazzini intelligenti dei primi ’60 con cui fare uscire le proprie figlie il sabato sera e i Beatles come gruppo di fine ’60 che, benedetti dalla genialità, implodono in loro stessi e giocano con gli abissi psiconautici, potremmo vedere Revolver come un lavoro di significativo trapasso. Anche la copertina-collage di Klaus Voormann sembrerebbe confermarci l’ipotesi di una formazione appesa tra le foto rassicuranti del suo passato e qualcosa che si sta muovendo strisciante tra esse. Le quattordici canzoni che ci traghettano verso The White Album e si appaiano a Sgt. Pepper’s sviluppano definitivamente una concezione della musica, soprattutto in studio, che poi non sarà mai più la stessa. Si accentuano le differenze fra i compositori (un McCartney sempre più colto, che qui scrive la sua fuga/capolavoro, For No One; un Lennon al vertice del – l’indolenza acida con I’m Only Sleeping) e Harrison diviene a tutti gli effetti l’orientalista della band (Love You To). Leggermente più disomogeneo di Rubber Soul, arricchito dalla summa psichedelica di Tomorrow Never Knows questo album è un vero e proprio happening creativo, ben poco scalfito dallo scorrere del tempo.

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Fred Below: Il Batterista Fondamentale del Blues di Chicago

Il 6 settembre 1926 nasce a Chicago, nell’Illinois, il batterista Freddie Below, famoso in tutto il mondo per il suo modo di accompagnare le esecuzioni di blues, singolare e carico di swing trascinante.
Fred Below (Frederick Below Jr., 6 settembre 1926 – 13 agosto 1988) è stato uno dei batteristi più influenti nella storia del blues di Chicago. Nato e cresciuto a Chicago, Below ha contribuito in modo decisivo a definire il sound e la ritmica del blues elettrico, portando il backbeat e una sensibilità jazzistica alla batteria blues.
Considerato l’artefice del “Chicago shuffle” e ha dato una nuova dimensione al ruolo della batteria nel blues, portando groove, swing e dinamiche raffinate.
Ha suonato in molti classici del rock and roll, inclusi i successi di Chuck Berry come “School Days”, “Roll Over Beethoven”, “Sweet Little Sixteen” e altri.
La sua tecnica, caratterizzata da un uso innovativo del ride e del cross-stick, ha influenzato generazioni di batteristi blues e rock.

100 Brani Jazz #5

Quinta selezione dei cento migliori brani jazz di tutti i tempi.
Brani di: Straight, No Chaser di Thelonious Monk, Good Morning Heartache di Billie Holiday, Mack the Knife di Ella Fitzgerald, In the Mood di Glenn Miller, Desafinado di Stan Getz, Cast Your Fate To The Wind di Vince Guaraldi, Rhapsody in Blue di George Gershwin, Blue Monk di Thelonious Monk, Caravan di Duke Ellington e Sidewinder di Lee Morgan.

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La Bussola #25

La descrizione del sito Transform! è: Fondazione politica del Partito della Sinistra Europea, costituita da associazioni, fondazioni, centri studi, riviste politiche che fanno riferimento alle varie forze politiche che hanno dato vita alla esperienza politica europea.

In Italia, l’associazione transform! è una rete di ricerca-azione nata per iniziativa di gruppi e collettivi di ricerca, studiosi, attivisti di organizzazioni sindacali, politiche e di movimento. Indaga sulle trasformazioni intervenute nel lavoro, nella rappresentanza, nelle forme del fare politica e praticare democrazia. Concepisce la ricerca come elemento interno all’agire politico.
Transform! italia è uno spazio aperto di ricerca politica nel campo dell’antiliberismo, dell’antisovranismo e della costruzione di una sinistra politica in europa. Partecipa ed è membro del consiglio internazionale del world social forum ed è in relazione ai movimenti sociali mondiali ed europei e nelle esperienze di conflitto metropolitano, con il proposito di unire ricerca accademica e esperienze di alternative possibili.

Dave Liebman, un sax libero

Il 4 settembre 1946 nasce a Brooklyn, New York, il sassofonista David Liebman detto Dave, uno dei protagonisti della scena internazionale degli anni Settanta.
Celebre sassofonista, flautista, compositore e didatta jazz americano è considerato una figura di spicco nella musica contemporanea, noto per la sua versatilità stilistica e l’innovazione nell’uso dell’atonalità e delle linee melodiche.
Liebman ha iniziato la sua carriera negli anni ’70, suonando con gruppi leggendari come quello del batterista Elvin Jones e, successivamente, con Miles Davis, partecipando a tour e registrazioni fondamentali per la storia del jazz. Parallelamente, ha fondato propri gruppi come Lookout Farm, Quest, Dave Liebman Group ed Expansions, collaborando con musicisti come Richie Beirach, John Scofield, Vic Juris e molti altri.
Il suo stile abbraccia numerosi generi: jazz, jazz fusion, bebop, hard bop, post-bop, jazz modale e avanguardia. Ha inciso oltre 500 album, di cui più di 200 da leader o co-leader, e composto centinaia di brani originali. Liebman si è distinto anche per le sue reinterpretazioni di autori come Coltrane, Monk, Miles Davis, Puccini, Jobim e i Beatles.

Valerie June – Owls, Omens, And Oracles (2025)

Recensioni 2025

Owls, Omens, and Oracles è un album ampio e variegato, che si sviluppa dalle radici di June, che spaziano dal folk psichedelico, all’indie rock, agli Appalachi, al bluegrass, al country soul, al pop orchestrale e al blues, fino a raggiungere una rete intergalattica di saggezza. Ogni singola nota che canta è impreziosita dalla sua “voce non ortodossa, stridula e ululante” (Elle), “come seta grezza: intima, elegante e forte” (Garden & Gun). Le viscerali contorsioni e la feroce emozione della sua voce intrecciano trame e toni attraverso l’ago di una trapunta americana multigenere. Grazia e gentilezza si armonizzano con nervosismo e precarietà, evocando una tenerezza persino nel cuore più duro, mentre June racchiude la complessità di “La mia vita è una canzone country” e “Sono multidimensionale, al di là di ogni categoria”. Unica

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Appunti Corti #119

Ci sono persone che ti piacciono perché le stimi, altre perché sono intelligenti, altre perché sono belle. Ci sono quelle di cui apprezzi l’ironia, la spontaneità, il coraggio. Ci sono quelle che ti stupiscono con un gesto, quelle su cui puoi contare sempre, quelle che ti insegnano qualcosa. Ci sono persone che ti piacciono per come si muovono, per il tono della voce, perché sanno raccontare le cose. Ci sono quelle che ti conquistano con la determinazione, con la bontà, con il talento. Ci sono esseri umani che ti fanno commuovere, che ti illuminano, che hanno il tuo stesso sangue. Ci sono gli amici che scegli, quelli che ti deludono e perdoni, quelli grazie ai quali cambi, quelli per cui non cambi mai. Ci sono persone che ti convincono, che ti sorprendono, che ti affascinano. E poi ci sono le persone che senti. E non necessariamente sono queste cose, forse ne sono alcune, a volte nessuna. Magari non sono perfette, non sono infallibili e sbagliano tutto. Eppure sono le persone che senti. Quelle che sembra che qualcuno vi abbia sintonizzato sulla stessa frequenza radio in un tempo in cui la radio non esisteva ancora.

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Ho scritto questo post nel lontano 2007, pubblicandolo sul il mio primo blog. Ebbe un discreto successo nella rete web visto che molti lo condivisero, tanti scrivendo la fonte, altri con la sigla ‘anonimo’, altri con la sigla ‘dal web’ e altri spacciandolo per loro.

Dropkick – Primary Colours (2025)

Originari della costa orientale della Scozia, i Dropkick si sono fatti una reputazione per il loro power pop rigoglioso e armonioso, tanto da essere paragonati a Wilco, The Jayhawks, Teenage Fanclub e Tom Petty. La loro musica fonde senza sforzo melodia e introspezione, rendendoli un pilastro della scena musicale indie da oltre un decennio. Primary Colours segna un nuovo capitolo nella carriera dei Dropkick, in seguito al successo di The Wireless Revolution (2023). L’album presenta 10 tracce meticolosamente realizzate che fondono power-pop, indie rock e influenze folk. Temi di amore, perdita e l’inevitabile passare del tempo permeano le canzoni, ciascuna ricca di armonia e profondità lirica.

L’album inizia con “Left Behind”, un inno imponente che dà il tono al disco. La traccia del titolo, “Primary Colours”, cattura l’essenza dell’album con melodie vibranti ed evocative. La nostalgia dei giorni di scuola di “Dreams Expire” offre un momento inquietante e introspettivo, mentre brani come “Too Much of the Same” esplorano la ripetitività della vita e delle relazioni con un’energia riflessiva ma contagiosa. Registrato nella loro sala prove di lunga data a Inch House, Edimburgo, Primary Colours è stato prodotto da Andrew Taylor (frontman e autore principale) e presenta un suono raffinato ma autentico.

La produzione evidenzia le armonie distintive della band e i talenti multi-strumentali, pur mantenendo l’energia grezza delle loro esibizioni dal vivo. Taylor, noto anche per il suo lavoro con la band indie-pop di culto The Boys with the Perpetual Nervousness e come produttore di lunga data della rinomata band country scozzese, The Wynntown Marshals, continua ad affinare la sua arte di autore e produttore.

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