Andrea…

Andrea allegro andava ad Ancona abbordare ancelle. Arrivò anticipatamente appuntamento abitazione Anna, antico amore. Ambedue afferrarono aperitivo analcolico, allorché affamati, acquistarono appetitosi alimenti, apparecchiarono, assaggiarono avidamente. Accennati ammiccamenti attimi affascinanti ardori avvinti, accarezzandola, abbracciandola amabilmente, amata arrossì aprendo arrendevoli arti anteriori all’amplesso amoroso. Ancora ansimante, adagiatosi accanto all’amante, appariva appagato. Attese alba abilmente appostato, allorché appesantito, appoggiato armadietto arcipieno attrezzi. Allorquando ahimè affiorarono ancora attivi amari acini acri, afflitto avanzò allontanamento. Avvezzo, approfittando astutamente angelica anima, abbozzò addio antico amore. Audacemente aprì anta, affrettando abile andata.

Oltremodo…

Occasionalmente osservo obliquamente orientato occhi ostinati, occupando ogniqualvolta oasi ordinata, ovattata.
Obiettivamente oziando, oscuro odorose orchidee omaggiate oltretutto odiato Orazio.
Odo offesa, obbligato obbedisco offrendo obolo.
Orgoglioso obietto, oltremodo ossessionato olfatto ormai obsoleto odore orticante.
Oberato, ostentatamente ostruisco obbrobri orpelli ossidati, occultando ori occhieggiati.
Oltre… orridi ordini… offuscano obliose ombre.
Oppure ornano.

Nickname

Nessuna natura nega, né nasconde nulla, neanche nelle notti nere.
Neofita, navigando nella nanosfera naufragai nel nome novalis.
Nome noto, narrato, non necessariamente nefasto, né nervoso, neanche negativo.
Novalis nome non natio, nick name nato nelle nebulose notti novembrine.
Nascosto nella narcotica nazione, nettamente nauseato, nitidamente nuance, narro nenie, noie, note, necessariamente naturali.

Probabilmente

Probabilmente, potrei pensare piuttosto provocatoriamente, poter passare pian piano periodo pro popolo, però, poiché penso pateticamente parecchia popolazione, pare poco propensa politicamente, poter produrre presto problematiche pungenti, per persone povere, pensionati, puffi, potremmo plagiare potenti politici, proibendo poltrone parlamentari. Passeremo paturnie pesanti, però poco peneremo pianti perenni, produrremmo pace per patria, perdono pietà poveri piccoli presidenti, purgando pance piene pessime pastine. Presiedere precisi problemi, purtuttavia, pensando presenze perpetue può preservare piacevoli pensieri.

Sei gennaio

Passeggiata al laghetto di un’ex cava tra Maerne e Martellago, due paesotti dell’entroterra veneziano. Attorno al lago, c’è un grande parco pubblico, molto frequentato soprattutto in primavera ed estate. Oggi sei gennaio, giorno del mio compleanno, è parzialmente ghiacciato.
Il gioco riflesso “cielo acqua” non certamente originale e usato da qualsiasi fotografo almeno una volta nella vita, rende sempre un’immagine ineffabile.

Dormire

Domani desidererei dormire. Di domenica, dopo decenni, desisto dal dedicare dolci dimore dormite. Domandandomi dove devo difendere delicato destino dai danni del disturbo, distrattamente delineo drastici dati. Desolato dipano discorsi distorti, dandomi disinvolte decisioni. Da due dirompenti direzioni, dovrò disciogliere disperate deficienze: dipingere, danzare. Dimenticando dolciumi, donando dolcezze, distanziando denaro. Dialetticamente divampano dissolute disposizioni. Dopotutto diventeranno dissolvenze, dappertutto.

Frutta & Limoni

Natura morta con limoni in primo piano è il sottotitolo di questa fotografia. E’ una foto costruita questo è chiaro ma ha la sua ragione d’essere nel senso che il gioco di luci e ombre, la naturalità del limone tagliato soprattutto quello a destra, da una sensazionale prova naturale.

Il ricordo del gusto

Dopo il ricordo del rumore e quello dell’odore, voglio ricordare quello del gusto.
Chiudo gli occhi, la mia memoria si muove in cerca di quei gusti che per un motivo o per un altro hanno lasciato un segno indelebile nei miei ricordi.
Il gelato alla fragola con l’interno di panna è il primo che mi viene in mente, gelato che rigorosamente potevo permettermi solo alla domenica nei mesi estivi.
Poi, ed è forse un segno del destino, il vino, che successivamente diventerà anche protagonista del mio lavoro, vino, che a differenza di oggi, una volta si cominciava ad assaggiare, almeno da noi in campagna, fin dall’adolescenza. Ricordo che non mi piacque subito ma un po’ alla volta ho cominciato ad apprezzarlo, un’usanza fedele che mi ha accompagnato fino ad ora.
Navigo con la mente e mi escono fuori vari gusti: le caramelle Rossana, alcuni dolciumi e quello deciso del castagnaccio.

L’elemento principale di questo senso è la lingua e i suoi recettori, il dolce, l’amaro, l’acido e il salato ma non solo, anche altri “bottoni” gustativi adiacenti come il palato, le tonsille e la faringe hanno la loro “relativa” importanza. Sono questi gli elementi che fanno funzionare il nostro gusto e che ancora una volta fanno, come per i rumori e per gli odori, da separatore “positivo” e “negativo” “buono” o “cattivo” del nostro bagaglio sensitivo. Anche i gusti inevitabilmente che lo vogliamo o no, ci accompagnano in tutta la nostra vita. La nostra mente immagazzina tutti i “file” gustativi e fa da pilota prima di qualsiasi assaggio.
Per assaporare nuovi gusti bisognerebbe però ogni tanto “resettare” i nostri ricordi, solo così riusciremo ad apprezzare nuove “frontiere” gustative.
Ciascuno di noi può raccontare i propri gusti e quindi vi chiedo di provare per un istante a risentire i ricordi gustativi dell’infanzia… cosa sentite? Pardon, cosa gustate?

Il ricordo dell’odore

Dopo il post sul ricordo dei rumori, viene questo sugli odori.
Il primo che viene alla mente è l’odore del caffè che, ancor mezzo assonnato alla mattina, riempiva la cucina. Poco dopo, avviandomi a scuola, immancabilmente entravo nel panificio per la merendina quotidiana e qui “l’apoteosi”, un vortice di profumi: pane misto a dolci, inebriava il mio “se” e il mio “soma”. Sarei rimasto ogni mattina lì, per sempre in quel panificio. Avrei voluto fare il panettiere a vita!
Anche le persone che ho incontrato nella mia vita le ricordo per l’odore, dei loro vestiti e per il profumo che indossavano.
Impressionante è il ricordo dei primi giorni di scuola, il meraviglioso odore della pelle della “cartella”, dell’astuccio e di tutta la cancelleria.
Altri ricordi mi portano inevitabilmente agli odori del cibo, il brodo di gallina domenicale solo per fare un esempio e soprattutto quello ancor presente del vino.

Ogni “odore” è importante per noi in quanto fa da separatore “positivo” e “negativo” del nostro bagaglio sensitivo personale. Gli odori inevitabilmente che lo vogliamo o no, ci accompagnano in tutta la nostra vita.
Gli odori famigliari, dell’ambiente in cui lavoriamo, delle situazioni che frequentiamo, aiutano il nostro ricordo in maniera determinante.
Ciascuno di noi può raccontare i propri odori e quindi vi chiedo di provare per un istante a risentire gli odori dell’infanzia… cosa sentite?

Il ricordo del rumore

Ricordo che da bambino sentivo frequentemente il rumore dei merli nel mio orto alla mattina presto, i vicini si lamentavano di quel “baccano” che disturbava “l’ultimo” sonno.
Ricordo tutta una serie di rumori: il caratteristico stridio dell’avvitamento della caffettiera che sanciva l’inizio di una nuova giornata, il ticchettio della sveglia in cucina, il frastuono che emanavano i raggi della bicicletta al contatto con il cartone appiccicato per farla sembrare una moto, il particolare cigolio della maniglia della porta d’ingresso, le voci di mia madre e mia sorella che già di buonora bisticciavano, le voci delle persone che frequentavano casa, gli svariati suoni soprattutto nella calura estiva…
Senza entrare nei particolari, dato che ciascuna esperienza è assolutamente soggettiva, mi sembra importante sottolineare il valore delle sonorità che ci circondano e che giorno dopo giorno, in sordina, entrano a far parte di un patrimonio sonoro personale.

Spesso, quando si parla di sonorità, è facile pensare all’ultimo successo musicale, alla radio, al cinema o alla televisione, mentre esiste una “mappa sonora” molto sottile e molto resistente allo scorrere del tempo. Sono i suoni dell’ambiente familiare che ci “nutrono”, ci hanno aiutato e ci aiutano a crescere.
Ciascuna persona potrebbe raccontare i propri vissuti sonori e quindi vi chiedo di provare per un istante a riascoltare i suoni dell’infanzia… cosa sentite?