Van “The man” …more
Irlandese, capelli rossi, grassoccio, carattere terribile, musicista formidabile. Questo è Van Morrison, da oltre cinquant’anni una bandiera per la musica d’autore. Su di lui si sono scritti fiumi di parole, ma pochi hanno saputo, o meglio potuto, avvicinarlo: Morrison ha una sorta di idiosincrasia per i giornalisti e cerca di evitare qualunque tipo di intervista. Non ha nulla da dire alla stampa, per lui parla la sua musica: “Io sono un musicista e faccio musica“, questo è il pensiero dell’uomo Morrison. E, difatti, lui parla attraverso la sua musica.
Ha inciso moltissimi dischi, più o meno uno all’anno dal 1968 ad oggi, e vi sfido a trovarne uno brutto: in ogni album c’è almeno una canzone strepitosa, anche più di una, ed una serie di composizioni d alto livello come cornice. Sa scrivere ballate, brani blues e folk, soul, jazz e rock: la sua musica non ha frontiere e non può venire etichettata. Morrison è un musicista totale.
Ha creato una cinquantina di dischi, con “Astral weeks” e “Moondance” due dei dischi più belli di ogni epoca: ma poi, non contento, ne ha gettati sul piatto altri di splendidi, una decina decisamente dei capolavori, altrettanti di ottima fattura, altri di buoni e altri più o meno mediocri ma brutti mai.
Musica totale: l’irlandese sa mischiare con estrema disinvoltura e grande cultura qualunque tipo di musica, ed usa liriche intense e poetiche, personali e letterarie, che danno uno spessore inusuale al suo script. Bardo celtico, cantante soul, musicista estatico, mistico e visionario Morrison è in grado di raggiungere le vette più alte della musica contemporanea: ed inoltre, da vero artista, muta, nelle esecuzioni dal vivo, di continuo le sue composizioni, modellandole e rimodellandole a suo piacimento. Per lui la musica è un lavoro, e questo “mestiere” lo affronta con estrema serietà ed assoluto rigore morale e stilistico, e, con la voce che si ritrova, unita ad un raro talento compositivo, non può fare altro che migliorarsi.
Annie Keating – Hard Frost (2023)
Annie Keating è una brava cantautrice e questo appena uscito, il suo nono album, troverà sicuramente il favore della critica, così come la maggior parte dei suoi album. Keating è stata paragonata ad artisti come Bonnie Raitt e Lucinda Williams, e il suo modo di scrivere ha echi di John Prine. La sua è una voce fumosa e vissuta, che porta a uno stile di canto che a volte sembra ansimante e semi-parlato. Le sue canzoni sono uniformemente ottime e parlano in modo genuino e onesto dell’amore passato e dell’amore perduto, punteggiate di umorismo e arguzia.
L’album ha un bel ritmo, con alcune adorabili ballate. Lo stato d’animo prevalente è quello della speranza di fronte all’angoscia e alla disillusione relazionale.
Artefatti di Internet #6 – Newsgroup Usenet (1985)

Sviluppato da Tom Truscott e Jim Ellis, Usenet è stato soprannominato “Arpanet dei poveri” perché era più accessibile alla persona media. La rete consentiva agli utenti di pubblicare messaggi e articoli in diversi newsgroup specifici per argomento. Usenet non aveva un’autorità centrale, invece i server di notizie si scambiavano articoli tra loro a intervalli prestabiliti. La piattaforma si è evoluta rapidamente oltre il focus iniziale su argomenti tecnici, espandendosi per ospitare newsgroup che spaziano dalla musica alla filosofia. Nel 1985, circa 375 articoli venivano pubblicati ogni giorno su Usenet in oltre 100 newsgroup attivi. La rete ha contribuito a plasmare la prima cultura di Internet, diffondendo termini come FAQ, flame wars e spam.
Un newsgroup è uno degli spazi virtuali creato su una rete di server interconnessi (storicamente una sottorete di Internet Usenix network o più semplicemente Usenet) per discutere di un argomento (topic) ben determinato. In italiano a volte viene utilizzato il termine gruppo di discussione.
I news server comunicano fra loro (attraverso il protocollo NNTP) in modo che i messaggi inviati ad un server si trovino duplicati su tutti gli altri server. Per diversi motivi (economie di spazio, interesse degli utenti, censura), non tutti i server contengono gli stessi NewsGroup. Ogni gestore di news server (spesso gli stessi provider ISP) può decidere infatti quali NewsGroup tenere. (continua…)
Versiaku n°56
Nubi d’autunno
Sul prato una fiaba
Di fanghiglia
Gruccie
There is Light That Never Goes Out – The Smiths (1986)
Gli Smiths è stato un gruppo di culto nella seconda metà degli anni ottanta. Hanno saputo creare uno stile, un sentiero che negava la strada maestra, fin dalla scelta del nome (il cognome più comune tra gli inglesi, come se una nostra band decidesse di chiamarsi “I Rossi”). Copertine pallide e virate seppia, che spesso riprendevano fotogrammi di vecchi e dimenticati film; sonorità oniriche e vellutate, piacevolmente narcotizzanti, quasi oppiacee; citazioni letterarie a pioggia battente e fiori gettati al pubblico durante i concerti.
There is Light That Never Goes Out è forse la più romantica e disarmante canzone degli Smiths. Rubacchia una sequenza armonica dalla versione dei Rolling Stones di un brano di Marvin Gaye, Hitch Hike, ma è un furto dichiarato.
Every Noise at Once: Esplorare generi musicali
Con un’incredibile serie di oltre 1.200 generi musicali Every Noise at Once consente di ascoltare moltissimi stili musicali da ogni parte del mondo.
Cliccando su uno dei generi si ascoltano 30 secondi di campionamento tramite Spotify, e posizionando il cursore si può vedere l’artista e avere traccia delle informazioni del campione.
Oltre alla visualizzazione della mappa predefinita, si vede una vista lista che organizza i generi ordinatamente con vari filtri per facilitare ulteriori esplorazioni.
È possibile passare dalla mappa e visualizzazione elenco facendo clic sui collegamenti nella parte superiore della pagina.
C’è anche una barra di ricerca nella parte superiore della pagina che consente di immettere il nome degli artisti e vedere a che genere appartengono.
Link a: Every Noise at Once
Paul Klee
Quello che differenzia l’Arte astratta da quella figurativa è, tra l’altro, l’esprimere il “pensare” senza usare le “parole”. Siamo indotti a credere che il “pensare” sia costituito da parole. Le parole sono strumenti che permettono di attribuire significati, e questi sono cardini sui quali scorre la funzione razionale.
Eppure, il pensiero non avrebbe vincoli di natura razionale.
Pensare può essere un abisso nel quale, tuffandosi con coraggio, si scorgono altre grammatiche e altre sintassi che nulla hanno in comune con le parole, se non il disegnare sensazioni e stati d’animo.
Si tratta di “segni”, infiniti “significanti” ai quali non appartengono “significati” univoci.
l linguaggio è dato dalla bellezza di un colore, dalla semplicità di una linea, dalla combinazione di geometrie inconsuete capaci di espressioni visive che rifiutano ogni formulazione razionale, che narrano di un “logos” sconosciuto ma che appartiene alla sublime espansione dei pensieri.
Alcuni artisti sono riusciti a dare la qualità della forma alle molteplici accezioni del pensiero, Paul Klee, tra questi: la sua esplorazione del reale, lo ha condotto ad intuire le presenze invisibili che ci abitano chiedendo voce.
Paul Klee è stato un artista molto prolifico, che ha esplorato diverse tecniche pittoriche e diversi materiali: ha realizzato disegni, incisioni, acqueforti, dipinti ad olio, ad acquerello, a pastello, su numerosi supporti che spaziano dalla tela al legno, dal cartone al lino. Fondamentale per Klee era dare forma al non visibile. “L’arte”, affermò il pittore, “non rappresenta il visibile, ma rende visibile ciò che non lo è”.
Classifica musicale 2023
Come mia consuetudine dal 2006, pubblico la mia classifica musicale. Classifica da prendere un po’ con le “pinze” in quanto se la prima decade rispecchia la mia reale preferenza poi man mano che ci si allontana diventa bene o male una estensione più numerica che merito sonoro.
Anno estremamente produttivo (covid docet) questo 2023 ha messo alla prova il mio apparato uditivo come non mai. Grazie al tempo disponibile che per fortuna ora non manca, ho avuto modo di ascoltare quasi 130 dischi e di questi un centinaio con le dovute attenzioni. Questi dischi fanno parte di questa classifica annuale.
Al primo posto non poteva mancare una delle due uscite di Van Morrison targate 2023; “Moving on Skiffle”, un disco che ancora una volta (dopo il doppio disco del 2022) mette in luce la sua grande maestria.
A seguire un disco splendido di una “riunione” quasi improvvisata di Sissoko, Segal, Parisien, Peirani. Quattro musicisti di grande spessore che mettono insieme un universo sonoro che parte da melodie africane per passare in Armenia e scivolare in direzione della Transilvania attraverso la Turchia. Respiri intrecciati di fisarmonica e sax. Una mescolanza di melodie con echi jazz e di blues ancestrale.
L’attesa del disco di Peter Gabriel a distanza di 21anni dal suo ultimo album di inediti era enorme ma, per fortuna, non ha deluso anzi è riuscito a sfornare un quasi capolavoro.
Molto meno conosciuto dei nomi precedenti è Mark Erelli che ci regala un piccolo gioiellino confezionato a doc. Canzoni molto più di “facile ascolto” ma non per questo superficiali. Colpito due anni fa da seri problemi degenerativi alla vista, sembra infatti aver reagito alla malattia sfoderando energia e vivacità.
La cantautrice Jaimee Harris grazie alla sua bella voce e non solo, è una delle realtà più interessanti dell’attuale scena folk, tanto che paragoni come artisti del calibro di Mary Gauthier, Mary Chapin Carpenter o Patty Griffin non sono inutilmente sprecati. Album appassionato ed emozionante.
Molto apprezzato da critica e pubblico il quarto album dei Daughter, il più luminoso della loro carriera, dove i contrasti interiori continui, i pensieri impazziti e divergenti, e le emozioni oscure esternate riescono in ultimo a trovare uno sbocco, fino a intravedere una luce in fondo al tunnel e di conseguenza un po’ di pace e speranza nel futuro.
Amo i The National e mai avrei pensato che dopo alcuni capolavori pubblicati nel passato potessero ancora ripetersi e invece… ma, non bastasse dopo la prima uscita “First Two Pages of Frankenstein” a distanza di pochissimi mesi e a grandissima sorpresa ne pubblicano un secondo “Laugh Track” che è anche leggermente più bello. Grandi.
Le ultime due pubblicazioni di questo proficuo 2023 appartengono a William the Conqueror e Drayton Farley. Altri due buonissimi dischi. Il primo è un trio inglese che ha radici in Scozia, e le ottime sonorità si fanno sentire e il secondo è un disco con sonorità americane dove il country e il folk costruiscono canzoni piene di pathos.
L’intera classifica con tutti i nomi e le recensioni (alcune sono mie) le trovate QUI.










