Jimi Hendrix: mito assoluto della musica

Jimi Hendrix è considerato uno dei più grandi miti della musica, e non senza motivo. Nato a Seattle il 27 novembre del 1942, è diventato celebre come chitarrista, cantante e compositore, rivoluzionando il mondo del rock con il suo stile innovativo e la sua tecnica straordinaria. Hendrix è noto per la sua capacità di sperimentare con la chitarra elettrica, utilizzando effetti sonori come il feedback e il wah-wah per creare suoni unici che non erano mai stati sentiti prima.
Il suo debutto con il The Jimi Hendrix Experience nel 1967, con l’album “Are You Experienced?”, ha subito mostrato il suo talento eccezionale, con brani iconici come “Purple Haze”, “Hey Joe” e “The Wind Cries Mary”. L’album è ancora oggi considerato una pietra miliare nella storia del rock.
Hendrix ha anche lasciato il segno con le sue esibizioni dal vivo, la più famosa delle quali è quella al festival di Woodstock nel 1969, dove ha suonato una versione elettrizzante dell’inno nazionale americano, “The Star-Spangled Banner”. Questa performance è stata vista come un potente commento sociale in un periodo di grande tensione negli Stati Uniti, legato alla guerra in Vietnam.
Nonostante la sua carriera sia stata tragicamente breve – Hendrix morì a soli 27 anni nel 1970 – la sua influenza sulla musica è immensa. Ha ispirato generazioni di musicisti e continua a essere venerato come una figura leggendaria. La sua capacità di spingersi oltre i confini musicali, il suo virtuosismo e la sua visione artistica lo hanno reso un mito assoluto della musica, un artista il cui impatto si sente ancora oggi.

Ducks Ltd – Harms Way (2024)

Dal 2021, il duo di Toronto Ducks Ltd grazie al contagioso jangle-rock del loro disco di debutto Modern Fiction hanno rapidamente conquistato un vasto pubblico di ascolto.
Questa seconda uscita Harm’s Way, riprende da dove Modern Fiction si era interrotto ed espande e perfeziona sottilmente il modello Ducks per chitarre e successioni melodiche.

Harm’s Way è il suono di una band che sta emergendo da sola, ancora più sicura perché sintonizzata sulla propria arte, immune dalla ripetizione e grazie alla vastità del loro buon realismo. Si sono guadagnati questo disco e queste tracce grazie alla loro attenzione nel riproporre i riff con la voce profonda di McGreevy e le chitarre di Lewis.
I Ducks Ltd sono attualmente i migliori di Toronto per il genere jangle-pop!

Ascolta l’album

Nick Drake, una voce bella e profonda

l 25 novembre 1974 nel suo appartamento di Parigi muore il cantautore Nick Drake. Ha ventisei anni e la sera prima ha ingerito una dose eccessiva di Tryptizol, l’antidepressivo che da tempo è divenuto un fedele compagno nella lotta contro la depressione. Suicidio o fatalità? Nessuno potrà mai dare una risposta certa a questa domanda.

Nick Drake è noto per il suo stile delicato e malinconico, che mescolava folk, jazz e blues. Nato il 19 giugno 1948 a Rangoon, Birmania (ora Yangon, Myanmar), e cresciuto in Inghilterra, Drake ha prodotto tre album durante la sua breve carriera: Five Leaves Left (1969), Bryter Layter (1970) e Pink Moon (1972).

Nonostante la bellezza delle sue canzoni, caratterizzate da una voce sussurrata e da arpeggi di chitarra acustica, Nick Drake non ebbe successo commerciale durante la sua vita. La sua musica fu riscoperta solo molti anni dopo la sua morte.

Drake è diventato una figura di culto nel mondo della musica, ammirato per la sua integrità artistica e la sua capacità di esprimere la malinconia in modo così sincero e toccante. La sua influenza è evidente in molti artisti contemporanei, e le sue canzoni continuano a essere celebrate per la loro bellezza e profondità emotiva.

Steve McCurry

Nato a Philadelphia nel 1950, Steve McCurry studia cinema e storia alla Pennsylvania State University. Inizialmente pensava di dedicarsi alla realizzazione di documentari, ma comincia ben presto a collaborare come fotografo con un giornale locale. Dopo tre anni decide di recarsi in India per qualche mese e comporre il suo primo vero portfolio con immagini di questo viaggio. Si fermerà invece due anni e, dopo la pubblicazione del suo primo lavoro importante sull’Afghanistan, collaborerà con alcune delle riviste più prestigiose: Time, Life, Newsweek, Geo e il National Geographic.
Membro di Magnum Photos dal 1985, McCurry ha ricevuto numerosi riconoscimenti di grande prestigio, come il Magazine Photographer of the Year, concesso dalla National Press Photographer Association nel 1984, e quattro diversi primi premi della World Press Photo nell’edizione dello stesso anno. Nel 1998 gli sono stati assegnati due premi Eisenstaed, rispettivamente per la famosa foto del bimbo coperto di polvere rossa durante un festival a Bombay e per il reportage sulla celebrazione del 50° Anniversario dell’Indipendenza in India. Sempre nel 1998 riceverà il premio Life’s Magazine World Photo e, successivamente, per due volte, l’Olivier Rebbot Memorial Award.
Oltre ai libri Portraits (1999) e South Southeast (2000), McCumy ha pubblicato anche The Imperial Way (1985), il reportage di un lunghissimo viaggio in treno nel subcontinente indiano con lo scrittore Paul Theroux, Monsoon (1988), documento straordinario di uno degli effetti climatici più devastanti del pianeta, Sanctuary (2002), una visione calma e contemplativa dei monasteri buddisti di Angkor Wat in Cambogia. The Path to Buddha, il suo ultimo libro (2003), è dedicato ai luoghi sacri del buddismo tibetano.
Il suo lavoro è stato esposto in numerosi Paesi del mondo ed è conservato in diverse collezioni pubbliche come quelle del Museo di Tokio, dell’Houston Museum of Modem Art, dell’International Center of Photography, della George Eastman House e del Philadelphia Museum of Art.

Il SitoGrandi Fotografi Magnum Photo

Artefatti di Internet #41 – Ishkur’s Guide to Electronic Music (2000)

Creata da Kenneth Taylor, noto anche come Ishkur, Ishkur’s Guide to Electronic Music era una guida interattiva basata su Flash alla musica elettronica degli anni ’90. “Ho detto a un amico che potevo classificare qualsiasi genere di musica elettronica entro un raggio di 8 battute. Mi ha sfidato a dimostrarlo, e così l’ho fatto.” Ishkur avrebbe detto più tardi. Lanciato il 21 ottobre 2000, Ishkur ha costruito il sito in sole due settimane, trascorrendo la maggior parte del tempo a sfogliare la sua vasta collezione di mp3 alla ricerca dei campioni perfetti. Nel corso del tempo sono state create nuove versioni della guida, con nuovi sottogeneri e tracce aggiunti ad ogni versione.

Come il metal, il jazz e qualsiasi genere musicale con una base di fan irriducibili, la giungla dei sottogeneri della musica elettronica e delle categorizzazioni specifiche è diventata estremamente densa e sfaccettata negli ultimi decenni. Per gli appassionati di musica elettronica che vivono su Internet, un documento, la Guida alla musica elettronica di Ishkur, ha fornito un modo meravigliosamente coinvolgente per esplorare le numerose categorie della musica, in una mappa interattiva di lignaggi stilistici e influenze con campioni sonori e descrizioni cucite all’interno.

Il Buddambulo #16

Il Buddismo e la scelta della felicità #1/10

Un famoso scritto buddista, normalmente attribuito a Shakyamuni, recita: «Non esiste un percorso verso la felicità. La felicità è il percorso».
È una citazione che dà una straordinaria importanza al concetto di felicità e trasmette un senso di profonda completezza, ma credo che si riesca a coglierne l’essenza solo attraverso l’esperienza diretta.
[…] Pratico il Buddismo di Nichiren Daishonin ormai da ventiquattro anni.
Se mi volto indietro, posso francamente dire che in tutti questi anni non ho mai perseguito esclusivamente la mia felicità personale. O, per lo meno, non sono consapevole di avere impostato consciamente il mio pensiero in tal senso. Sia chiaro: non ho nemmeno perseguito attivamente la mia non-felicità! In sostanza, se guardo indietro, posso dire che quello che ho fatto è stato andare avanti a vivere la mia vita. La trasformazione principale è stata quella di sforzarmi di farlo in linea con i principi e i valori m della filosofia buddista, a me nuovi. Detto in breve, sono stato costante nella pratica quotidiana. È stato molto difficile all’inizio, perché ne mettevo costantemente in discussione il valore, ma con il passare il degli anni è diventato molto più facile. Ho cercato di reagire positivamente a tutte le situazioni che mi si sono presentate nella vita, che fossero belle, e brutte o indifferenti. E quando non riuscivo a reagire positivamente come avrei dovuto, cercavo di rivalutare la situazione e di affrontarla nel modo giusto, o il più giusto, la volta in cui si ripresentava. A volte è stato facile, a volte estremamente difficile, ma sono consapevole di essermi impegnato in tal senso. E credo sia il caso di dire che, nei modi in cui mi è stato possibile, mi sono sforzato molto nel cercare di creare valore nella vita delle persone che la mia vita ha incrociato.
Qual è il risultato di tutto ciò? Dove sono finito? La cosa straordinaria è che sono finito col provare la più alta forma di benessere e di gratitudine per tutte le cose presenti nella mia vita. Tutte. Il Buddismo ha questa meravigliosa parola, “consapevolezza”, e in qualche modo, non so bene come, sono stato in grado di sviluppare una consapevolezza di gran lunga maggiore di prima. E anche una maggiore gratitudine per l’immensa ricchezza della mia vita e delle persone che ne fanno parte, a qualunque livello, dal più breve degli incontri alle relazioni profonde e di amore con i miei familiari più stretti. E sono consapevole di possedere la capacità di abbracciare tutto quello che mi capita nella vita. Non solo le cose facili o le cose belle e preziose, ma anche le cose brutte e difficili. E ci sono state molte cose difficili.

La pratica buddista, se viene seguita con un certo livello di attenzione e di impegno, ha il potenziale di trasformare le cose improbabili e intrattabili della vita quotidiana, ordinaria, di tutti i giorni, in una profonda sensazione di benessere, gratitudine e gioia di vivere.
È quindi in questo senso che ho compreso con la mia vita il significato di quella frase straordinaria: non esiste un percorso verso la felicità. La felicità è il percorso. (Continua)

Novembre #4

Non mi ero mai interessato per capire la differenza tra la castagna e il marrone ma per la pubblicazione di questo post ho dovuto, con molto piacere, farlo.

Al di la delle differenze del riccio, della buccia della forma a della dimensione, tutte informazioni che si trovano in rete, quella più evidente sta nella differenza dell’albero, la castagna è il frutto di un albero selvatico mentre il marrone è il frutto di una pianta coltivata.

Queste sono castagne.

Neil Young — Le Noise (2010)

Sorprendente, questo è l’aggettivo più appropriato o per lo meno il primo aggettivo che mi viene in mente dopo l’ascolto di “Le Noise” l’ultimo lavoro di Mr. Neil Percel Young. In questo disco il cantautore canadese si fa aiutare per la prima volta dal produttore Daniel Lanois, canadese pure lui, che in questo caso è anche strumentista.Non è un’opera semplice, ovvia, “La Noise”, ci sono otto brani, di cui due ballate e per l’esattezza; Love and War e The Hitchhiker, canzoni acustiche di rara bellezza, e altre sei decisamente elettriche, molto elettriche!

Il disco è un fiume in piena, i suoni trasmettono la rabbia, la passione e l’amore di Neil per la vita. A voler marcare ancor di più questi sentimenti, Young scaraventa sulla sua chitarra tutta l’energia possibile, come voler raggiungere il più profondo, come volesse solleticare le viscere di ognuno di noi, il fatto è che ci riesce e ci riesce anche bene!

Questa la grandezza dell’artista, l’energia e la voglia di cavalcare le scene non da “vecchio pensionato” che vive sugli allori ma da attivo songwriter. Il coraggio di mettersi in gioco senza compromessi, la voglia di cambiare e di muoversi in continuazione è la sua priorità vitale.

Nonostante il risultato, naturalmente opinabile, dividerà i suoi fan, molto probabilmente per gli amanti del suono acustico risulterà poco piacevole la mezzora scarsa di suono elettrico, distorto, duro, con campionature digitali, sintetizzatori ed altri effetti elettronici, consigliati ed effettuati dal buon Lanois, non si può certamente negare ancora una volta che con questo “Le Noise” Neil Young si dimostra un grande. Il suo voler cercare sempre qualcosa di nuovo ed il volerlo suonare fa sì che ogni suo album sia diverso dal precedente.

Personalmente ascolto dopo ascolto il disco ha preso le mie simpatie e se certamente non prenderà il posto di altri suoi capolavori, il disco si merita il più che buono.

Wikisky

Dopo aver visto nel post precedente lo Stellarium Web, oggi vi propongo Wikisky.

Se avete voglia di esplorare il cielo e gli astri, con Wikisky, avete una bellissima mappa del cielo, con i link a tutte le possibili classificazioni e informazioni.

“Non saprò mai delle tempeste sugli astri, né del senso della loro occhieggiante presenza nel Cosmo immune da imperfezioni. Fedele sagrestano al tempio esistenziale la sera li scopre raccolti all’altare lunare in profonda meditazione. So delle tempeste planetarie, e di quelle dell’uomo che è come in un pozzo vorticato dal nulla.
La vita è come una fionda vibrante di prodigi e di insondabili richiami.
Come sassi levigati dall’Immenso ci lancia verso l’immortalità”.

Carmine Palmieri

Link per esplorare Wikisky