Appunti Corti #125

Una delle questioni peggiori della vita, dei rapporti e delle cose, almeno per me, è il non riuscire a comprenderne il funzionamento.
Posso pensare mille modi, costruire mille castelli, fare mille progetti ma, prima, debbo conoscere la struttura base, lo scheletro. Debbo prima capire bene se, il mio pensare, il mio costruire e il mio fare, ha un senso.
Non che tutto lo debba avere ci mancherebbe, ma che almeno non sia tempo perso e che almeno abbia un filo di valore.
Si potrebbe obbiettare che i tre elementi: vita, rapporti e cose, sono elementi distinti e quindi ci si deve rapportare in maniera diversa, ed è vero ma, per la legge di interconnessione, tutto è legato e quindi tutto ha un senso di funzionamento.

Storia della musica: dal blues agli anni duemila #14

14 – Il pop barocco

Se folk-rock, psichedelia e country-rock sono fenomeni musicali nati principalmente dalle sperimentazioni e dalle ricerche dei musicisti, a metà degli anni ’60 si va affermando una tendenza ad affiancare o sostituire la line-up tradizionale con ensemble orchestrali, fiati ed archi ed i semplici arrangiamenti del rock con armonie complesse e sofisticate, che nasce in gran parte dalle ambizioni di produttori come George Martin, Van Dyke Parks, Brian Wilson, David Axelrod e Phil Spector.
I primissimi esperimenti in tal senso possono essere ascoltati in “Rubber Soul” (1966) dei Beatles e in “Pet Sounds” dei Beach Boys (1966), prodotti rispettivamente da Martin e Wilson, capolavori assoluti del pop ma anche gioielli di equilibrio tra genio melodico e sperimentazione armonica.
Con Wilson collabora anche Van Dyke Parks, autore di quell’audace tentativo di fondere pop e musica classica, bluegrass e ragtime, che prende il nome di “Song Cycle” (1968).
Ancora più visionari gli esperimenti fatti da David Axelrod che vanno da “Mass in F Minor” degli Electric Prunes (sorta di messa in salsa garage-rock) a pezzi come “Urizen” in cui gli archi fanno da sottofondo a divagazioni chitarristiche psichedeliche e breaks funky di batteria che anticipano di decenni breakbeat e drum’n’bass.
Più canonici, ma anche di maggior successo commerciale, gli esperimenti di fusione tra classica e pop-rock fatti dai Moody Blues negli stessi anni (Nights in White Satin) e Procol Harum (Whiter Shade of Pale).
Nel frattempo Burt Bacharach continua a firmare piccoli girelli melodici che fondendo brillantemente jazz, soul, bossa nova e pop tradizionale pongono le basi, insieme ai lavori di Herb Albert Martin Denny, Les Baxter, Esquivel ed Henry Mancini per la creazione di quell’universo musicale sempre al confine col kitsch che prende il nome di easy listening e che va dalla lounge all’exotica: un immaginario sonoro che sarà fatto oggetto di un diffuso revival durante gli anni ‘90.
Più in generale il fenomeno del pop barocco continua a diffondersi in modo esponenziale alla fine dei ’60 e l’arrangiamento neo classico del pezzo rock finisce col diventare filone a sé: dischi che non possono essere non menzionati in tal senso sono “St Giles Cripplegate” di Jack Nitsche (arrangiatore che aveva contribuito a creare con Spector il celebre wall of sound) e “American Gothic” di David Acles, autore che si ispirava in ugual misura a Dylan, alla coppia Weill-Brecht e a Brel.
A Brel si rifà anche Scott Walker, esponente minore della british invasion con i Walker Brothers che incomincia nel 1967, dopo lo scioglimento del gruppo, una carriera solista di successo che lo rivela come figura anomala del panorama pop, ispirata da crooners come Sinatra e Bennett oltre che dal già citato chansonnier francese: Walker tocca contemporaneamente il suo apice artistico e il suo minimo commerciale con “Scott 4” (1969), pop malinconico e noir che sarà d’ispirazione per una lunga serie di gruppi dei ‘90, come Pulp, Divine Comedy e Cousteau, che non a caso si riallacceranno idealmente al pop orchestrale di questi anni.

(Materiale scritto ed elaborato insieme al gruppo ‘Storia della Musica’)

Robert Plant – Saving Grace (2025)

Recensioni 2025

Chiunque si sia sorpreso quando l’ex frontman hard-rock dei Zeppelin e artista solista di lunga data Robert Plant si è tuffato nel folk/country/blues americano in due album premiati con Alison Krauss e uno con la Band of Joy, rimarrà ancora più sorpreso da questo progetto in lavorazione da sei anni. Invece di attingere a una vena americana, però, ha spostato la sua base oltreoceano per unirsi al gruppo folk acustico britannico (principalmente) “Saving Grace”. Come Krauss, Plant condivide la voce con la cantante Suzi Dian. I quattro musicisti di ‘Saving Grace’ (batteria, due chitarre e violoncello …nessun basso) stendono un letto generalmente sottile di musica per archi mentre Plant e Dian si occupano delle delicate voci in dieci cover, spesso interpretate in modo radicale e per lo più oscure. Plant e Dian si alternano come voci soliste in armonie incantevoli e portentose e ballate malinconiche.
Plant pioniere del rock, che ora ha 77 anni e continua a spingersi oltre i limiti, musicalmente e, in modo sorprendente, vocalmente. Ancora una volta, amplia la sua già ampia gamma di orizzonti artistici, qualcosa che pochissimi artisti della sua statura iconica e della sua età sono disposti, o in grado, di fare.

Ascolta il disco

Appunti Corti #124

Uscire dalle abitudini della quotidianità che la vita, a volte crea, è un’impresa difficile. Col passare del tempo nascono tanti piccoli fili sottili e resistenti come ragnatele che, a loro volta, creano un’impalcatura, uno scheletro, dal quale è difficile uscire. Ogni giorno, si sente quasi il dovere e l’obbligo di comportarsi al medesimo modo, seguendo il medesimo percorso e adottando le medesime azioni. Forse si chiama “aspettativa”, questa architettura fatta di gesti, questa abitudine fatta di comportamenti uguali. E nasce quasi spontaneo il tangibile desiderio di uscire da questo binario, il voler trovare quel qualcosa che dia una sterzata alla quotidianità ormai stantia. E il desiderio si sa, è illuminazione.

100 Brani Jazz #8

Ottava selezione dei cento migliori brani jazz di tutti i tempi.
Brani di: Koko di Charlie Parker, Milestones di Miles Davis, Misterioso di Thelonious Monk, Nuages di Django Reinhardt, Struttin’ with Some BBQ di Louis Armstrong, The In Crowd di Ramsey Lewis, Ain’t Misbehavin di Fats Waller, Bye Bye Blackbird di John Coltrane, On Green Dolphin Street di Miles Davis e Linus and Lucy Vince Guaraldi.

Ascolta su Radioscalo

Sidestepper — Supernatural Love (2016)

Il nuovo album dei Sidestepper, il sesto della loro storia ventennale, è anche il loro più significativo, non solo perché Supernatural Love arriva dopo sette lunghi anni di silenzio e dieci dal loro ultimo lavoro con materiale originale, ma perché rappresenta una svolta decisiva e matura nella loro carriera.
Con la collaborazione di un collettivo elettro-cumbia britannico-colombiano, Supernatural Love mette in evidenza le origini Colombiane e Caraibiche della band. Dal momento dell’uscita del singolo “Come See Us Play”, era chiaro che i musicisti avevano lo scopo di recuperare il maggior numero di personaggi organici ed endemici della loro cultura.
Supernatural Love è una immersione totale nella tradizione colombiana. Un recupero delle radici caraibiche e africane ma sviluppate anche con aspetti folcloristici del paese latinoamericano.
Queste caratteristiche sono senza dubbio il filo conduttore che aiuta Supernatural Love a guardare a un suono completo. In tutte le undici tracce dell’album, si può godere di una sensazione trasparente e continua, che ci accompagna indietro nel tempo per farci rivedere le origini di espressive musicali colombiane.
La natura essenziale del disco è in ultima analisi, incarnata nei testi. Un “Amore Soprannaturale” è la caratteristica trasformata in immagini elementari e icone: i quattro elementi, le stagioni, la gioia di vivere e la suadente “carnalità” Caraibica per la vita, sono evidenziate nelle canzoni che raccontano semplici avvenimenti sociali, storie d’amore, racconti ispiratori e le chiamate incoraggianti, che inducono e rafforzano lo spirito comunitario e il senso di condivisione di valori ed emozioni comuni.
Più si ascolta “Amore Soprannaturale”, più ci si rende conto di quanto ci mancano gruppi come i Sidestepper e l’atmosfera positiva che riescono a creare. Tornati finalmente in tutto il loro splendore, non ci resta quindi che gioire.

Alberi lagunari

Se nel territorio veneziano ci sono oltre 200 specie di alberi appartenendo a 44 famiglie, non sono poi tantissimi gli alberi presenti nella laguna, a causa del terreno sicuramente umido e argilloso, sono per lo più arbusti o comunque alberi con radici non profonde.

Per chi fosse interessato in questa mappa ci sono tutti gli alberi con tutte le informazioni complete di tutto il territorio veneziano, compresi quindi i Parchi e i Boschi.

Finn Ziegler

Finn Ziegler nato Finn Ziegler Holm il 24 novembre 1935 è stato un violinista jazz e vibrafonista danese. Studiò violino alla Royal Danish Academy of Music, ma, ispirato da Svend Asmussen, scoprì presto che la musica più vicina al suo cuore era il jazz. Con al suo attivo i modelli jazzistici più importanti, tra cui Stan Getz , il vibrafonista Milt Jackson e i violinisti Svend Asmussen / Stuff Smith , Finn Ziegler ha dato il via alla sua carriera jazzistica, che per oltre cinque decenni lo ha portato stilisticamente in lungo e in largo. Oltre che con i suoi gruppi, si è esibito in numerosi contesti. Ad esempio, negli anni ’50 con l’orchestra di Finn Savery, Erik Moseholm e Ib Glindemann. Dagli anni ’70 con la Big Band della Radio come solista, leader e membro ordinario.

La Bussola #30

La descrizione del sito Wu Ming è: cerchiamo un perturbante equilibrio tra la ricostruzione storica e il fantastico. Dimensione che comprende il visionario, l’onirico, lo psichedelico, il mitologico, il soprannaturale…

Wu Ming è un collettivo di scrittori italiani fondato a Bologna. Il collettivo organizza tour di presentazioni, reading musicali e incontri con i lettori e i suoi membri appaiono spesso in pubblico. Il collettivo Wu Ming fa parte di una “costellazione di progetti”, la Wu Ming Foundation, che comprende “progetti artistici, culturali e politici, laboratori, gruppi d’inchiesta, collettivi”, il più delle volte nate da discussioni su Giap.