Mors tua, vita mea

Non conosco il nome di questa pianta. Mi hanno colpito le bacche rosse su una pianta con le foglie leggermente secche, come se il fogliame avesse deciso di donare la propria linfa per poi morire.
Un pensiero carico di poesia e non certo veritiero ma che comunque mi ha colpito e non poco.

Sensazioni

Emozioni che ci possiedono,
come terre selvagge,
ampie e inesplorate.

Brividi che ci pervadono,
come carezze mansuete,
generose e conosciute.

Ansie che ci prendono,
come maschere anonime,
dubbiose e ambigue.

Caorle (VE)

Caorle è una località turistica in provincia di Venezia che si affaccia sul mare. Inserita tra i più bei Borghi marinari d’Italia, una delle sue caratteristiche sono i colori estremamente marcati degli immobili, caratteristica molto simile anche nell’isola di Burano, nell’arcipelago veneziano.

Questi sono solo tre particolari delle miriade di foto potenzialmente scattabili nel Borgo di Caorle che non offre solo questo ma anche altri scorci storici e una delle spiagge più insignite dei riconoscimenti del litorale adriatico. Qui altre informazioni su Wikipedia.

Van Morrison — Wavelenght (1978)

Quando l’artista nord-irlandese pubblica questo album è il 1978 e ha già alle spalle un decennio abbondante di buona musica, costruita soprattutto attorno ai suoni del ‘rythm and blues’.

Wavelenght (lunghezza d’onda) è un singolo che dà il nome a un album che ridà energia e slancio a George Ivan Morrison (Belfast, 1945) anche sul versante commerciale. Ma non troppo.

Wavelength è la prova che un fuoriclasse riesce a esserlo anche dopo tantissimi capolavori.
Morrison ha saputo interpretare la musica nera: forse perché non si è mai dimenticato di quel luogo comune secondo il quale gli irlandesi siano considerati i “neri” delle isole britanniche.

Wavelength nasce soprattutto negli Stati Uniti, ed è infatti negli Usa che ottiene un successo, arrivando ai confini del ventesimo posto.

Di religione protestante e figlio di genitori amanti del jazz, Morrison scrive e canta e suona chitarra, sax e armonica.

Nella sua storia è stata straordinaria l’uscita dai blocchi: la leggendaria Gloria incisa con il gruppo dei Them, rifatta dai grandi del rock, dai Doors a Hendrix dai Grateful Dead ai Rem.

Verdeggianti

E’ il verde carico su sfondo scuro/nero il comune denominatore di queste tre foto.
Nella prima un fiore di Geranio, una foglia di Menta Piperita nella seconda e una Monstera nella terza.

Purple Haze – Jimi Hendrix #2/10

Dati

Jimi Hendrix pubblica questo singolo nell’album d’esordio ‘Are You Experienced’ nel 1967.

Purple Haze in inglese significa ‘Foschia viola’ e molte sono le ipotesi sul significato di questo titolo. Fra le tante, due sembrano le più probabili: sulla droga o su un romanzo.
Con il termine Purple Haze viene indicato sia un tipo di marijuana, che un genere di LSD. Questa teoria sembra supportata da un verso della canzone, che recita: “Excuse me while I kiss the sky”, letteralmente “Scusami mentre bacio il cielo”. Infatti, l’espressione “kiss the sky”, baciare il cielo, viene impiegata per indicare gli effetti della cannabis.
Pare che, mentre componeva il testo di Purple Haze, Jimi Hendrix stesse leggendo un romanzo di Philip José Farmer dal titolo Notte di Luce. Si tratta di un racconto fantascientifico, che parla proprio di una sorta di raggio letale viola. Forse, allora, Purple Haze è un omaggio a questo romanzo. 

Esistono numerose cover di Purple Haze, tra le quali una versione di Ozzy Osbourne durante il concerto Moscow Music Peace Festival del 1989 a Mosca, e quella di Frank Zappa durante il live The Best Band You Never Heard in Your Life del 1991.
Davide Van de Sfroos rende omaggio a Jimi Hendrix e alla canzone nel suo brano Il camionista Ghost Rider presente nell’album Yanez

Pensiero

Questa come ‘Like a Rolling Stone’ di Bob Dylan, appartiene alla mia adolescenza.
Fu grazie a ‘Supersonic’, programma radiofonico in onda sul secondo canale di Radio RAI dal 4 luglio 1971 al 16 dicembre 1977, tutte le sere dalle 20.10, un appuntamento serale che divenne punto di riferimento negli anni settanta, che ascoltai per la prima volta questo brano del grande Jimi Hendrix.

Inevitabile fin dal primo ascolto l’energia sonora che trasmetteva, un fulmine che attraversava tutto il corpo e che elettrizzava anche le cellule e i neuroni più assopiti.
Il modo di suonare la chitarra fu una vera rivoluzione, non aveva paragoni, non esisteva un ‘suono’ simile prima di lui e pochi ce ne furono dopo, proprio (anche) per questo, Hendrix fu unico e fu impossibile non annoverare tra i musicisti preferiti.

Hendrix fu un ciclone che attraversò la scena del rock perché oltre ad essere stato un eccellente chitarrista e un grandissimo solista, era impossibile quindi non lasciasse un segno indelebile nella vita di un adolescente degli anni ‘settanta’ che amava la musica rock come ero io.

Hendrix poi, come pochi altri, ebbe una vita molto breve, morì a 28anni, con all’attivo solo quattro dischi e questo aumentò il suo mito e si sa, gli adolescenti crescono con i miti.

CCCP, CSI e PGR

La saga di Giovanni Lindo Ferretti and co. 

I C.C.C.P. fedeli alla linea, nascono nel 1982 da un progetto di G.L. Ferretti e Massimo Zamboni, conosciutosi a Berlino un anno prima. L’idea provocatoria (vedi il nome) è di unire riferimenti dell’ideologia socialista al punk-casereccio del retroterra culturale emiliano. Il loro suono è dato dalla chitarra abrasiva di Zamboni unito ai testi di Ferretti, che altro non sono; un misto di efficaci slogan e di citazioni.

Dopo tre EP, pubblicano il loro primo disco: Affinità-divergenze tra il compagno Togliatti e noi (1986) radunando nuove versioni di brani già pubblicati. L’anno dopo esce il loro secondo disco: Socialismo e barbarie (1987) smussando certe asperità e con una contaminazione più orientaleggiante, il disco diventa più “morbido” e riesce a vendere 30.000 copie. Nell’89 esce: Canzoni preghiere danze del millennio sezione europa. Il disco è basato su un’idea di storia come eterno medioevo, contiene infatti citazioni religiose ed elementi etnici. Con l’aggiunta di Gianni Maroccolo, nel 1990 incidono: Epica etica etnica pathos, che non a caso riassume l’opera dei CCCP fin qui avvenuta, infatti poco dopo il gruppo si scioglie.

Nel 1992 il gruppo cambia ragione sociale è diventa C.S.I. acronimo di consorzio suonatori indipendenti (ma anche nuova sigla dell’ex Unione sovietica – CCCP ). E’ questo il momento più importante e se vogliamo anche musicalmente più felice di tutta l’intera saga.

Le emozioni e le tensioni dei CCCP, trovano un’espressione più quieta (la quiete del fuoco sotto la cenere) in KO de MONDO primo loro disco del ’94, altro non è che il prologo ad una splendida apertura acustica di IN QUIETE sempre del ’94, forse il loro capolavoro. Il disco è stato registrato in occasione del programma Acustica di videomusic. Quest’album con l’importante partecipazione di Ginevra di Marco alla voce, l’elegante fluidità del pianoforte di Magnelli, oltre ai sopra menzionati Ferretti & Zamboni, riesce a creare un pathos di rara bellezza. Linea gotica è un altro progetto, qui le chitarre elettrificate segnano il suono del nostro tempo siamo nel 1996, è l’elemento riconoscibile è un qualcosa che divide; la Jugoslavia per esempio, ma non solo. Il disco successivo Tabula Rasa Elettrificata del 1997 porta i C.S.I perfino in testa, per una settimana, alla classifica italiana, ed è il frutto di un viaggio che i due soci hanno fatto in Mongolia. Il disco è più lineare e anche se vogliamo più rock, ma non per questo meno suggestivo del precedente. Nel 2001 quando l’esperienza CSI è ormai chiusa, vengono pubblicati due volumi Noi Non Ci Saremo I e II, dischi altamente consigliati in quanto sono due antologie utili per avere un’idea abbastanza completa del gruppo.

P.G.R. acronimo di Per Grazia Ricevuta è l’ultima esperienza di Ferretti & co. Incidono due dischi più un live. Nel primo omonimo del 2002 rileggono lo stile CSI ma in una chiave molto più elettronica, il secondo D’amore e d’animali (2004) li riporta a un suono molto più diretto verso gli ultimi CCCP e i primi CSI. Nel framezzo di questi due dischi, viene pubblicato nel 2003 MONTESOLE, il live sopra citato.

L’essenza.

A Giovanni Lindo Ferretti & co. va riconosciuto il merito di una posizione limpida e chiara, il compito non facilissimo di allargare “l’area” di chi considera la musica, il rock, un linguaggio necessario per riflettere, crescere e andare avanti. La sua voce ha segnato come poche altre, un’epoca della nostra storia musicale, una voce con sfumature inedite. La musica dei CCCP e dei CSI rimane ancora nell’aria a distanza di diversi anni, trasmette più di ogni discorso le inquietudini, le incertezze e le speranze di quel periodo. Ci vengono offerti non soltanto spunti di amara riflessione (nei testi di Ferretti), ma anche un nuovo “suono” su cui soffermarci con attenzione e non con superficialità. Sono un pò lo specchio della società in cui viviamo, per cui hanno tutti i pregi e tutti i difetti che ha la società intorno a noi. Vivono delle stesse contraddizioni.

La saga di G.L.Ferretti ricorda delle anime-in-quiete, profondamente umane, calde e vibranti. Ricordano l’alternarsi di quiete e inquietudine, di pacificazioni e tempeste, di rasserenamenti e ansietà. Colpisce la loro religiosità pagana, la maledizione in preghiera.

BIOGRAFIA – DISCOGRAFIA – DEI C.C.C.P.

BIOGRAFIA – DISCOGRAFIA – DEI C.S.I.

BIOGRAFIA – DISCOGRAFIA – DI G. L. FERRETTI

In questo inverno

Quattro primi piani accomunati da una stagione comune: l’inverno.
Ci sono piante e frutti che sanno ben resistere al periodo più freddo dell’anno e anzi proprio in questo periodo si rafforzano come se il clima rigido creasse una protezione. Naturalmente dopo l’inverno viene sempre la primavera.

The Cure — Disintegration (1989)

Non riesco ad immaginare quanto sarebbe vuota la mia vita senza i miei dischi, soprattutto certi dischi, a cui sono particolarmente affezionato. Raramente ho avuto dei “colpi di fulmine” e ho imparato a conoscere le opere molto lentamente, anche dopo mesi di ascolti. Con Disintegration è stato diverso, mi è piaciuto sin dal primo ascolto.

A mio parere, e di molti, questo è il miglior album dei Cure, per alcuni, di ogni tempo. Con ogni probabilità lo si può inserire nella miglior trilogia insieme a Pornography (1982) e Bloodflowers (2000).
Ancora una volta Robert Smith e la sua band riescono a sorprendere. Disintegration è un’opera decadente, un manifesto dark, un disco che se lo avesse inciso Baudelaire lo avrebbe chiamato “I fiori del male”.

I dodici brani di Disintegration producono 71 minuti di suoni ammalianti, carichi di forti sentimenti, con un sound inquietante, triste, a volte spettrale. Sembra proprio che questo sia l’ultimo disco di Smith, come sempre viene annunciato, ma non sarà cosi.
Robert ha trent’anni, e ha ancora parecchie cose da scrivere, sono i fumi dell’alcol, a fargli dire questo, in realtà è il potere della musica a salvarlo sempre, da ogni situazione. In ogni album Smith butta fuori tutte le sue angosce, tutte le sue paure, ogni disco è per lui terapeutico, è una liberazione, è una serie di sedute dallo psicoanalista, è una salvezza, ma è un pugno allo stomaco per noi, per noi che lo ascoltiamo.

La leggenda parla di devastanti effetti fisici all’ascolto di “Lullaby” e “Pictures of you”, di pianti a dirotto con “Lovesong” e “Closedown”, e non costa fatica crederci. Le malinconie di “Homesick” e “The Same Deep Water as You”, le tristezze di “Prayers for Rain” e “Untitled”, le ritmate, “Disintegration” e “Fascination Street”, le suggestive “Last Dance” e “Prayers for Rain”, sono brani carichi di emozioni, dolci e splendidi e fanno di questo disco un capolavoro della fine degli anni ottanta. Disintegration è un disco molto suonato, con molta musica, dei dodici brani del disco metà superano i sei minuti, un’eternità, per un gruppo pop.

Con Disintegration, Smith e la sua band, raggiungono il massimo della maturazione, sia nel lirismo dei testi e sia nella composizione sonora.