Autore: Silvano Bottaro
My Favorites Albums #2/100
Nick Cave – The Good Son (1990)
[…] La bellezza dell’album è racchiusa nelle nove canzoni, dove non ci sono cadute di tono, anzi, tutto il disco è un continuo emozionante flusso sonoro, un alternarsi di ballate una più bella dell’altra.
Non so se sia il suo disco più bello, certamente è quello a cui sono più legato. [continua…]
Questo disco fa parte di una lista casuale di album che mi sono particolarmente piaciuti, dall’età dell’adolescenza fino ai giorni nostri. Non segue un criterio cronologico né un ordine di preferenza.
Alcuni album sono stati colonne sonore di passaggi importanti, altri mi hanno accompagnato silenziosamente, a volte solo per una stagione. La lista mescola generi, stili, voci, epoche. Non è una classifica, ma una mappa emotiva, fatta di memoria, ascolto, risonanza. È anche un modo per ringraziare quegli artisti – noti e meno noti – per la bellezza, l’inquietudine, la forza o il conforto che la loro musica mi ha lasciato. La musica, del resto, non si spiega: si ascolta, si sente, si porta con sé.
Omar Sosa & Seckou Keita — Transparent Water (2017)
Sin dalle prime note la musica trasporta istantaneamente gli ascoltatori in un viaggio all’interno del proprio spirito e allo stesso tempo in un viaggio nel mondo reale. Un’esplorazione della musica afro-cubana in tutte le sue forme, una intensa meditazione sui cicli della vita e dell’esistenza.
Il “piano” di Sosa non è uno strumento musicale, ma un condotto di consapevolezza spirituale e la “kora” di Keita una elegante dichiarazione di gioia.
La foto di copertina sintetizza perfettamente il mood dell’album; due musicisti provenienti da angoli lontani del globo, faccia a faccia, ognuno con il proprio carico di esperienza ed ispirazione: unico limite il cielo. E questo lavoro non è solo un semplice incontro tra artisti diversi e complementari, nel quale il pianismo del cubano Sosa si limita ad accompagnare le evoluzioni della straordinaria kora del senegalese Keita. Transparent Water è uno dei viaggi più complessi mai intrapresi nell’ambito della world music; nel disco sono presenti strumenti e musicisti provenienti da ogni angolo del Mondo. Ne risulta un disco meticcio e multiforme carico di caldi accenti sudamericani, struggenti melodie africane ma anche di sinuosi ritmi e fascinazioni provenienti dalla tradizione dell’estremo oriente, con profumi jazz e blues. Merito dei due protagonisti e della messe di ospiti che popolano il disco: le percussioni del venezuelano Gustavo Ovalles, il koto della giapponese Mieko Miyazaki, il nagadi di Mohsin Kahn Kawa e il geomungo della coreana E’ Joung-Ju. Un disco senza confini, nel quale la vastità degli orizzonti musicali contribuisce a trasportare l’ascoltatore attraverso un percorso sonoro estremamente affascinante.
La Cappella Sistina in 3D
Un tour virtuale in 3D della Cappella Sistina esplorando da vicino i capolavori di Michelangelo.
La Cappella Sistina è ancora oggi sede di importanti funzioni ufficiali, proprio come lo è stata fin dal suo completamento nel 1481. Quando il suo omonimo Papa Sisto IV la commissionò, ordinò anche che le sue pareti fossero affrescate da alcuni dei migliori artisti del Rinascimento, tra cui Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio e Cosimo Rosselli. Fece anche l’insolita scelta di far ricoprire la volta a crociera con un dipinto blu e oro raffigurante un cielo notturno, abilmente eseguito da Piermatteo Lauro de’ Manfredi da Amelia.
Nel video (in inglese), lo YouTuber Manuel Bravo esperto di storia e architettura racconta un tour virtuale in 3D della Cappella Sistina. Questo formato permette di vedere non solo le numerose opere d’arte biblica, di Michelangelo e di molti altri pittori, da ogni possibile angolazione, ma anche l’edificio stesso esattamente come sarebbe apparso in epoche passate, anche prima che Michelangelo apportasse il suo contributo. Più si comprende ogni singolo elemento, meglio si potrà apprezzare questa “vera e propria Divina Commedia del Rinascimento “, come la chiama Bravo, quando si potrà vederla di persona.
Cappella Sistina/Musei Caticani – Cappella Sistina /Vatican
La Bussola #32
La descrizione del sito minima&moralia è: una rivista culturale on line che si propone di mettere a disposizione, e condividere con chi legge, articoli, contributi e riflessioni quanto possibile interessanti su letteratura, cinema, arte, teatro, politica, società.
Minima&moralia è nata nell’estate del 2009 con l’intento di creare un luogo pubblico di incontro. Sono partiti dalle basi di un dibattito in atto da anni tra chi gravita intorno alla casa editrice minimum fax (o che in qualche modo la considera uno dei propri interlocutori) con la speranza di andare al di là dell’occasione editoriale, cercando di coinvolgere un numero sempre più ampio di lettori.
Dal 2014 minima&moralia è un blog di approfondimento culturale indipendente dalla casa editrice minimum fax. I lettori che seguono e sostengono minima&moralia ne hanno fatto in poco tempo uno dei blog culturali italiani più consultati della Rete. Sul fatto se sia un blog o una rivista o altro ancora, la questione non è pacifica tra i suoi stessi componenti.
Don Ellis
Don Ellis, nome completo: Donald Johnson Ellis, è nato il 25 luglio del 1934 a Los Angeles in California ed è morto il 17 dicembre 1978 a North Hollywood in California a 44 anni, per insufficienza cardiaca. E’ stato un innovatore assoluto nel mondo del jazz orchestrale e della sperimentazione ritmica. Trombettista, compositore e direttore d’orchestra, è noto per le sue complesse strutture metriche (es. 7/8, 9/4, 19/8…), per l’uso di strumenti elettronici e per una big band fuori dagli schemi tradizionali.
Don Ellis ha rivoluzionato la big band jazz per la metrica irregolare e politonalità (influenzato da musica indiana, greca, bulgara) per la strumentazione inusuale (aggiunse strumenti come sitar, violino elettrico, strumenti microtonali) per la tromba a quattro valvole (per suonare microtoni) e per l’elettronica (fu tra i primi jazzisti a usare effetti elettronici sulla tromba).
Compositore della colonna sonora del film “The French Connection” (1971), che vinse l’Oscar, la sua musica qui coniuga jazz, tensione poliziesca e avanguardia. Ha studiato con George Russell e Gunther Schuller, entrambi pionieri della Third Stream Music (fusione di jazz e musica classica contemporanea) e collaborò anche con Charles Mingus, Maynard Ferguson, e George Gruntz. Pioniere assoluto nel jazz sperimentale degli anni ’60 e ’70, ancora oggi viene studiato per le sue complesse soluzioni ritmiche e l’originalità della sua orchestrazione. Ha influenzato compositori come Frank Zappa, Maria Schneider, John Zorn e gruppi come i Snarky Puppy.
Charlie Haden
Anche il contrabbasso, soprattutto grazie alla magistrale lezione di Charles Mingus, ebbe nuovo impulso, soprattutto grazie al contributo del contrabbassista Charlie Haden, anche lui partito da Coleman e poi bandleader, a capo in certi periodi di un ampio gruppo di eccezionale intensità, una sorta di orchestra di solisti, un collettivo di forti personalità chiamato Liberation Music Orchestra. Con questo gruppo Haden ha inciso alcuni brani ispirati alla musica politica ispanoamericana che rimangono tra le migliori elaborazioni del rapporto tra musica e impegno politico. Haden è stata una delle figure centrali della «new thing», al fianco di Coleman e di Keith Jarrett, come leader della Liberation Music Orchestra e per le sue collaborazioni Ecm con Garbarek o Metheny, e ancora oggi è un solista ricercato e intenso.
Anche l’orchestra fu, dunque, un terreno fertile in quegli anni. E furono diverse, anche in questo caso, le direzioni da seguire. Il problema era quello di coniugare le nuove forme, per definizione refrattarie a strutture troppo rigide, con la disciplina e la scarsa flessibilità tipiche, almeno in apparenza, delle formazioni orchestrali. Una sfida alla quale non mancarono risposte di grande interesse.
Joan Shelley – Real Warmth (2025)
Recensioni 2025
Joan Shelley pubblica album da quindici anni, eppure riesce sempre a far sì che ogni album sembri un nuovo, facile abbraccio. “Voglio l’inno che sa di primo amore / Voglio il ritornello che scalda come il fuoco / Voglio la melodia che si gonfia come una luna piena / Che conosce il tuo desiderio più profondo”, canta a metà del suo decimo LP, Real Warmth, un album disinvolto e infinitamente canticchiabile.
Cantando con una convinzione silenziosa e ardente, Shelley scrive spesso attraverso una lente fantastica, ma il linguaggio che raccolgono è musicale, colloquiale, amante della natura e totalmente umano… E ogni volta sembra un po’ più caldo, un po’ più simile alla prima.
Inverno
Scende l’inverno, con passo di neve,
e il mondo si fa quiete e silenzioso,
ogni ramo si curva, mesto e lieve,
sotto un cielo d’argento, nebuloso.
Il vento racconta storie dimenticate,
tra i fumi lenti di case addormentate,
e il tempo, come ghiaccio, si rallenta
nel cuore delle ore senza fretta.
Nel bianco si nasconde un mistero:
la vita che riposa sotto il gelo,
il seme che nel buio aspetta intero
la promessa del sole e del suo cielo.






