Low Lily – Angels in the Wreckage (2023)

Con l’uscita mondiale del loro nuovo disco “Angels in the Wreckage”, la band folk del New England “Low Lily” nonostante mantengano in primo piano il segno distintivo del loro il suono, virano con maggiore sicurezza verso le radici della musica americana.
Prodotto dalla leggenda del banjo dei vecchi tempi Dirk Powell, “Angels in the Wreckage” affronta argomenti complessi come l’amore, la perdita, la speranza, la giustizia, l’eredità familiare e la distruzione ambientale. I principali membri fondatori dei Low Lily sono la coppia sposata Liz Simmons e Flynn Cohen, entrambi del Vermont, Natalie Padilla del Montana, nuovo membro della band dalla scorsa estate dopo che il terzo membro fondatore Lissa Schneckenburger si è separata amichevolmente dalla band. Il violino di classe mondiale di Natalie Padilla è versatile: ha vinto campionati di violino in diversi stili, tra cui bluegrass, Old Time e Texas fiddle. La sua voce dolce e chiara si fonde magnificamente con quella di Cohen e Simmons in una stretta armonia in tre parti, una caratteristica importante del loro insieme sonoro.

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Bnwmovies

Archivio di vecchi film in bianco e nero ed in lingua originale

Black and White Movies è un sito imperdibile per tutti gli appassionati, collezionisti di vecchi film. Il sito fornisce un archivio di vecchi film in bianco e nero ed in lingua originale da vedere direttamente online, oppure, da scaricare sul proprio computer in modo completamente gratuito. Il materiale è organizzato per anno (i film sono suddivisi per decennio partendo dagli anni 30 fino al 70), per genere (azione, avventura, horror, ecc.) e ordine alfabetico (per titolo del film). Un sito originale rivolto ovviamente agli appassionati di cinema d’epoca, da vedere.

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Rose City Band – Garden Party (2023)

Il country rock psichedelico della Rose City Band evoca gli spazi aperti dell’ovest americano, una celebrazione dell’estate e di quello che ne consegue. Libertà, appagamento e gioia sono le fonti delle canzoni.
L’atteggiamento spensierato di Garden Party è stratificato con svolte sottili e gemme melodiche che spingono lo spirito accomodante verso la trascendenza.
Come tutta la grande musica, Garden Party attinge al centro emotivo dell’ascoltatore e lo porta nel suo luogo felice, il suo luogo soleggiato. L’album è un invito a ricalibrare, una corsa gioiosa in cui i suoni della band ti avvolgono e ti abbracciano. Ripley lo dice meglio: “Mi piace sempre quando un album inizia in un posto e finisce in un altro”.
Ed è un bel viaggio.

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Ani DiFranco — ¿Which Side Are You On? (2012)

Dopo una pausa di quasi quattro anni (il suo ultimo lavoro “Red Letter Year” è del 2008) dovuti al matrimonio e alla maternità, la quarantunenne Ani DiFranco ritorna con un nuovo disco, il diciannovesimo: ¿Which Side Are You On?

Sono presenti alla realizzazione di questo album Pete Seeger, i Neville Brothers, il compagno e produttore del disco Mike Napolitano e molti altri musicisti di New Orleans, città di residenza della DiFranco.

Il “marchio” che ha sempre contraddistinto la folksinger americana è l’impegno politico, la libertà e l’autonomia di pensiero e di azione, proprio per questo non ha mai accettato compromessi con le major, pagando di persona l’esclusione dalle radio e dai riflettori mass-mediatici.

Combattente, idealista e coerente è da più di vent’anni sulla scena folk, dimostrando sempre un marcato talento, una coscienza sociale, uno stile e una voce evoluti e fuori dal coro.

Abbandonate le raffiche furiose, i riff energici di chitarra dei vecchi tempi, l’atmosfera generale è tranquilla, il “suono” è più tenero e riflessivo ma non per questo meno forte. I testi dei brani parlano di temi sociali e politici e gli argomenti non mancano: aborto, situazione economica, tensioni razziali e diritti delle donne. Le sue canzoni infatti, altro non sono che riflessioni personali su quello che gli accade attorno e, con sorprendente ironia e chiarezza, riesce a trasmettere in maniera semplice e diretta.

Nonostante i temi ricorrenti, considerando l’attuale clima politico e una sua dichiarazione: “Mi sento frustrata, politicamente disperata. Dopo aver scritto centinaia di canzoni, mi chiedo, oggi quanto posso spingermi oltre? Credo di aver superato una volta ancora i miei limiti nella politica e nell’arte, per vedere cosa la gente è pronta a sentire“, la DiFranco non dispera e lascia intravedere qualche spiraglio di cambiamento. I suoi testi e la sua musica sono più attuali che mai. Nel caos della protesta globale, la voce sincera, toccante e determinata della DiFranco riesce a farsi sentire, ed è certamente una che vale la pena ascoltare. 

Web Design Museum: Com’era internet

Vecchie home page di siti che usiamo tutti i giorni, da sfogliare pensando a come ci sembravano normali.

Il primo sito web andò online il 6 agosto 1991, grazie a Tim Berners Lee. Da allora ne sono cambiate di cose, ma per fortuna esistono siti come Web Design Museum che conservano screenshot di com’erano anni fa, tra gli anni Novanta e i primi anni del Duemila, alcuni popolari siti web. Avete presente quando comprate un divano nuovo, cambiate la posizione della tv e dopo due giorni non vi ricordate più com’era prima quella stanza? Su internet è lo stesso: basta qualche giorno in cui una pagina ha nuova grafica per dimenticarsi quella vecchia. E forse vi sembrerà impossibile – se c’eravate e avevate internet – che venti/trenta anni fa internet fosse fatto così.

Link a: Web Design Museum

Tarlo

Capita di percepire,
distintamente netto,
ma impreciso,
un calco di me stesso,
di cui non ho sapienza.

Suppongo abbia attinenza,
con il tarlo nel credere,
in una forza dell’universo.

Alludo ad una forza distratta,
in cui dispero che esista,
in barba al dubbio che ne serbo,
o forse grazie a questo,
che mi rode dentro.

Heroin – The Velvet Underground (1967)

Questo è uno di quei brani dove c’è molto poco da dire. E’ impossibile non rimanere folgorati dal suono, delicato, ma primitivo, dalla tensione che si alza e abbassa in continuazione. E’ un brano scioccante, di quelli che non lasciano indifferenti. Voglio dire, non esistevano molte canzoni degli anni sessanta che non avevi il coraggio di far ascoltare a tua madre. Heroin è una di queste. I Velvet Underground erano geni assoluti.

Basterebbero queste parole di Nick Cave a fotografare Heroin. Aggiungiamo quelle di Lou Reed, che scrisse Heroin nel 1964, come provocazione e ribellione alla casa discografica per la quale lavorava come songwriter che gli aveva chiesto di scrivere dieci brani in stile: “Considero Heroin e le canzoni del primo album come una sorta di esorcismo”.

Pink Floyd – The Dark Side Of The Moon (1973)

Meddle, uscito nel 1971, indica la strada, soprattutto con Echoes, la suite di 23 minuti che occupa tutto il lato B. Ma per lasciarsi davvero alle spalle Syd Barrett e la sua psichedelia, i Pink Floyd devono prenderla di petto. Lo fa per tutti Roger Waters, che con quel singolo atto diventa capo assoluto della band: i prossimi cinque album avranno tutti testi suoi, le idee saranno sue, così come le scelte artistiche piú significative. Alla fine del 1971, in una sala prova di West Hampstead, Londra, i quattro Pink Floyd si ritrovano con un po’ di brani ancora da mettere a punto, idee musicali, melodie. Una (Us And Them) l’ha scritta Rick Wright per la colonna sonora di Zabriskie Point, ma non è stata usata, un’altra (si chiamerà Breathe) l’ha composta Waters. Suonano, provano, finché Waters non se ne viene fuori con un’idea, l’Idea: il prossimo album parlerà della follia e dei condizionamenti sociali che rendono folli gli esseri umani. Il denaro, la religione, il tempo che passa, le ambizioni e i fallimenti. Un tema insolito per una rock band, ma non così strano per quattro musicisti che hanno visto il talento del loro primo leader, Syd Barrett, disperdersi e poi rinchiudersi in un morboso isolamento, avvitarsi su se stesso e morire (Barrett morirà per davvero solo nel 2006, ma non uscirà mai piú dalla villetta di Cambridge in cui si è richiuso). Ecco allora di che cosa tratterà l’album, scritto in quelle settimane nella sala prove ma piú ancora nei mesi seguenti, durante un tour mondiale che serve piú che altro a mettere a punto le nuove canzoni. Così, quando tornano in studio — questa volta a Abbey Road — le idee sono abbastanza chiare, se non fosse per alcune sperimentazioni sul processo di registrazione che Waters vuole inserire. Tipo i cartellini con alcune domande a sorpresa, un po’ filosofiche, un po’ no (Quando hai picchiato qualcuno per l’ultima volta? Avevi ragione? Che cosa è il lato oscuro della Luna?) a cui risponde chiunque passi di lí, anche Paul e Linda McCartney (le loro risposte — troppo evasive – non verranno usate): i frammenti di dialogo, insieme con le incisioni della band, che utilizza i sintetizzatori senza risparmio di mezzi, faranno dell’album un punto di svolta epocale. Qualcuno dice che con The Dark Side Of The Moon finisce il rock figlio del blues e comincia la musica elettronica. Per i Pink Floyd comincia l’era Roger Waters, nuovo leader della band che fu di Syd Barrett.