Erba stanca

Questa visione, quasi onirica, mi ha colpito e ho voluto immortalarla diverso tempo fa. Anche se tecnicamente è abbastanza lacunosa, ha un qualcosa di inspiegabile, e ho voluto inserirla a ‘mo di ricordo.

Neil Young — On the beach (1974)

Se si escludono le estemporanee night-session di Tonight’s the nightOn the beach è il lavoro più drammatico, triste e doloroso di Young, ma anche quello meno negativo. 
Neil Young mette a nudo le sue esperienze facendone un punto di forza realizzando sei incubi agghiaccianti, tetri ed impenetrabili e due rifugi malinconici per il cuore. Storie di morte raccontate da chi è sopravvissuto, ricordi vicini e lontani che vengono rivisti con significati rivelatori. 
On the beach è una introspezione esistenziale con evidenti sottintesi psicoanalitici in un misto di irreale e quotidiano, di bisogno-abbandono, dove per la prima volta Neil Young vive la sua vita e le sue esperienze in prima persona. E’ l’impronta esasperata e vera del suo personale modo di intendere il blues: una musica cruda, chitarre sporche e lancinanti, ritmiche squadrate ed essenziali e su tutto la voce cruda di Neil che tesse frenetiche immagini surreali, suonate e interpretate esclusivamente per sé stesso.
Con queste confessioni autobiografiche On the beach cancella il passato ed esprime una nuova esigenza del musicista che artisticamente e umanamente lascia tutt’oggi stupefatti.

Artefatti di Internet #17 – What is internet, anyway? (1994)

Nel 1994, al TODAY Show, i conduttori Katie Couric, Bryant Gumbel ed Elizabeth Vargas riflettevano sulla natura di Internet, discutendo sul significato del simbolo @ e chiedendo: “Che cos’è Internet, comunque?” All’epoca solo 20 milioni di persone in tutto il mondo utilizzavano Internet, di cui meno della metà possedeva un account di posta elettronica. Appena 10 anni dopo la messa in onda di questo segmento di notizie, il numero di utenti Internet avrebbe raggiunto più di un miliardo.

Gumbel è stato il primo a porre la domanda, dopo che lui e i suoi co-conduttori hanno discusso alcune nozioni di base, ad esempio se “@” significasse “a” o “circa” o forse “intorno”. Couric ha poi chiesto a un produttore fuori campo: “Puoi spiegare cos’è Internet?” La migliore risposta che hanno ottenuto è stata semplicemente che “Internet è quell’enorme rete di computer che sta diventando davvero grande adesso”. “Cosa? Ci scrivi, come se fosse posta?” ha chiesto Gumbel in una domanda successiva. Qualunque cosa ci si aspettasse di farne, Couric era sicura di una cosa: non voleva farne parte. “Ho paura che se mi abbonassi a qualcosa come Internet, ne rimarrei affascinata e non passerei mai del tempo con la mia famiglia”, ha detto in un’altra clip dell’epoca. In un altro video di ritorno al passato, ha aggiunto: “Mi sento come se fossi così inondata di informazioni tutto il tempo che non ne voglio di più”. (continua...)

Il Buddambulo #7

Noi tutti possediamo un potenziale per realizzare una vita felice. Dentro di noi possiamo scoprire la capacità di vivere con coraggio, di avere relazioni soddisfacenti, di godere di buona salute e prosperità, di sentire e mostrare una sincera compassione per le altre persone, e la forza che occorre per affrontare e superare i nostri problemi più profondi.

Fondamentale per vivere una vita felice è compiere una trasformazione interiore che ci permetta di manifestare le nostre più nobili qualità umane e di cambiare le nostre circostanze. Questo processo consiste nel rinnovare noi stessi, nel compiere la nostra rivoluzione umana.

Per capire meglio questo pensiero proviamo a considerare questa situazione: forse non vi sentite apprezzati nel vostro posto di lavoro.
Il vostro superiore vi tiene in scarsa considerazione oppure vi ignora e questa situazione vi porta a demoralizzarvi e ad autocommiserarvi. Anche se siete esperti nel nascondere la vostra negatività, ogni tanto questa fa capolino. Magari i vostri colleghi o il vostro capo credono che non siate abbastanza determinati ad avere successo nel vostro lavoro, o che abbiate un brutto carattere. Esistono molte ragioni che giustificano il vostro umore negativo e tutte sono “valide”. Ma quali che siano le ragioni, questa situazione nel suo insieme vi fa perdere delle opportunità di crescita. Al giorno d’oggi questa è una situazione che si riscontra in molti ambienti lavorativi.

Ma immaginate di cominciare a recarvi al lavoro con un atteggiamento del tutto diverso, che non è semplicemente una condizione mentale, quanto l’espressione di un senso profondo di vitalità, fiducia in se stessi e compassione. La vostra compassione vi porta a provare empatia per la situazione del vostro capoufficio. Osservando la situazione da un altro punto di vista, sviluppate con il vostro superiore una relazione diversa, gli offrite il vostro supporto e vi scoprite sempre meno scoraggiati dalla negatività che lui o lei mostra talvolta nei vostri confronti.
Il vostro capo comincia a vedervi sotto una nuova luce e cominciano a sbocciare nuove opportunità.

Questo ovviamente è solo un esempio molto semplice e molti di noi converrebbero che si tratti del modo naturale di affrontare le cose, ma vivere in questo modo ogni giorno richiede un cambiamento radicale nei nostri cuori e nel nostro atteggiamento. Una volta che il cambiamento è avvenuto, come un effetto domino che non si arresta mai, possiamo esercitare un’influenza positiva sulle persone intorno a noi.

La trasformazione interiore influenza il nostro ambiente

La pratica del Buddismo come insegnata da Nichiren è il catalizzatore che attiva questa rivoluzione interiore. Fornisce un immediato accesso al potenziale illimitato che è inerente alle nostre esistenze, attraverso il quale possiamo condurre una vita felice.
Il Buddismo di Nichiren Daishonin assicura che possiamo ottenere noi stessi una condizione vitale libera e felice e allo stesso tempo agire per sviluppare l’armonia intorno a noi.

Il Buddismo è una filosofia di vita che, a un livello fondamentale, non fa distinzioni tra l’individuo e l’ambiente in cui questi vive. Come un pesce nell’acqua, i due aspetti non solo sono inseparabili ma l’uno fa da specchio all’altro. Quindi, per un buddista, il miglioramento personale e di tutto ciò che circonda ognuno di noi vanno di pari passo. I due aspetti in realtà sono così interconnessi che non è corretto considerarli delle entità distinte. Aiutando le persone a superare le loro sofferenze e le illusioni si ottiene il beneficio di migliori condizioni sociali, poiché dalle une originano le altre, nel bene e nel male. (Continua)

50 Film da vedere assolutamente

La lista dei 50 film da vedere più belli di sempre, sono delle pellicole da vedere almeno una volta nella vita. I titoli selezionati sono quelli che hanno maggiormente influenzato l’immaginario degli spettatori e che hanno lasciato un segno nella memoria storica collettiva.

La lista è in ordine alfabetico.

1- 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick
2 – Accadde una notte di Frank Capra
3 – Amarcord di Federico Fellini
4 – America oggi di Robert Altman
5 – Amici miei di Mario Monicelli
6 – Amore mio aiutami di Alberto Sordi
7 – Apocalypse Now di Francis Ford Coppola
8 – Blade Runner di Ridley Scott
9 – C’era una volta in America di Sergio Leone
10 – C’eravamo tanto amati di Ettore Scola
11 – Divorzio all’italiana di Pietro Germi
12 – Fantasia di registi vari (Walt Disney)
13 – Fino all’ultimo respiro di J. L. Godard
14 – Frankenstein Junior di Mel Brooks
15 – Fuga di mezzanotte di Alan Parker
16 – Harold e Maude di H. Ashby
17 – Hollywood party di Black Edwards
18 – I mostri di Dino Risi
19 – I soliti sospetti di Bryan Synger
20 – La finestra sul cortile di Hitchcock
21 – Il cacciatore di Michael Cimino
22 – Il grande dittatore di Charlin Chaplin
23 – Il grande Lebowski dei fratelli Coen
24 – Il posto delle fragole di Ingmar Bergman
25 – Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri
26 – Indovina chi viene a cena Stanley Kramer
27 – Io e Annie di Woody Allen
28 – Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli
29 – Jules et jim di Francois Truffaut
30 – L’odio di Mathieu Kassovitz
31 – La grande illusione di Jean Renoir
32 – La montagna sacra di Alejandro Jodorowsky
33 – La notte di Michelangelo Antonioni
34 – Ladri di biciclette di Vittorio De Sica
35 – Mahabharata di Peter Brooks
36 – Monty Python – Il senso della vita di T. Jones
37 – Novecento di Bernardo Bertolucci
38 – Paura e delirio a Las Vegas di Terry Gilliam
39 – Pulp Fiction di Quentin Tarantino
40 – Quarto potere di Orson Welles
41 – Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet
42 – Rocco e i suoi fratelli Luchino Visconti
43 – Rocky Horror Picture Show di Jim Sharman
44 – Roma città aperta di Roberto Rossellini
45 – Sogni di Akira Kurosawa
46 – Taxi Driver di Martin Scorsese
47 – Trainspotting di Danny Boyle
48 – Uccellacci uccellini di P.P. Pasolini
49 – Velluto Blu di David Lynch
50 – Viale del tramonto di Billy Wilder

The Maureens – Everyone Smiles (2024)

Anche dopo decenni, la musica degli anni sessanta ha rifiutato di morire. E’ stata attaccata dalle grandi band rock degli anni settanta, dal glamour-pop degli anni ottanta, dal grunge degli anni novanta, dal rap degli anni duemila e nonostante tutto rimane sempre a galla.

Formatosi nel 2012, il quartetto dei The Maureens sono originari dai Paesi Bassi e Everyone Smiles è il loro quarto album che stride parecchio di tutto quello che hanno rappresentato i meravigliosi anni sessanta.

Everyone Smiles, è di facile ascolto, nel senso che le canzoni sono intonate, le armonie sono piacevoli ed è semplicemente prodotto meravigliosamente. Si potrebbe confondere il disco come una musica di sottofondo, perfetta per il lavoro ma invece i Maureen sono più di un suono superficiale, questi ragazzi vanno oltre, riflettendo seriamente in ogni loro canzone.

Ogni traccia è come una piccola avventura e i Maureen offrono un bel viaggio lungo una perfetta e moderna corsia degli anni Sessanta…

Ascolta l’album

The Clash — Sandinista (1980)

Un monumento: tre dischi, trentasei titoli, due ore e un quarto abbondanti di musica. Ogni musica immaginabile dentro il perimetro del rock e nelle zone ad esso limitrofe e oltre ancora: reggae innanzitutto e poi funky, disco, soul, jazz, calipso, gospel, country. E rockbilly e ombre o poco più, di quel punk deragliante da cui i Clash erano partiti nel 1977 per approdare due anni dopo all’enciclopedismo di London Calling, riassunto magistrale in due LP di un quarto di secolo di rock’n’roll. Quest’ultimo triplo segnò il passo successivo, e quale passo, un balzo in avanti mozzafiato che lasciò a bocca aperta, il respiro affannoso, per la meraviglia e l’ammirazione. Sandinista è un’opera di fusione superba, un lavoro in cui il rock si rivitalizza risalendo alle sue radici più ataviche, confrontandosi e amalgamandosi con le musiche terzomondiste.

Un monumento, si è detto, e come tutti i monumenti forse un po’ ingombrante. Avrebbe giovato una maggiore concisione fossero stati due i dischi (il terzo parte alla grande ma poi si perde per strada, è dispersivo e sostanzialmente superfluo) e sarebbe stato il capolavoro degli anni Ottanta. Resta comunque uno degli album più grandi della storia della musica rock.