Aquilone

L’odore dell’erba appena tagliata nei campi.
Il sole arancione avvisa che l’ora dei giochi sta per finire.

Sfiorati da una brezza primaverile.

Rincasare prima dei richiami materni.
Stoviglie in porcellana bianca e vino rosso.

Tutto sottile e delicato, quasi trasparente.

Lenzuola che profumano di pulito.
Il caffellatte ancora bollente attende.

Giovinezza aleggiata, come un aquilone.


Il ricordo del gusto

Dopo il ricordo del rumore e quello dell’odore, voglio ricordare quello del gusto.
Chiudo gli occhi, la mia memoria si muove in cerca di quei gusti che per un motivo o per un altro hanno lasciato un segno indelebile nei miei ricordi.
Il gelato alla fragola con l’interno di panna è il primo che mi viene in mente, gelato che rigorosamente potevo permettermi solo alla domenica nei mesi estivi.
Poi, ed è forse un segno del destino, il vino, che successivamente diventerà anche protagonista del mio lavoro, vino, che a differenza di oggi, una volta si cominciava ad assaggiare, almeno da noi in campagna, fin dall’adolescenza. Ricordo che non mi piacque subito ma un po’ alla volta ho cominciato ad apprezzarlo, un’usanza fedele che mi ha accompagnato fino ad ora.
Navigo con la mente e mi escono fuori vari gusti: le caramelle Rossana, alcuni dolciumi e quello deciso del castagnaccio.

L’elemento principale di questo senso è la lingua e i suoi recettori, il dolce, l’amaro, l’acido e il salato ma non solo, anche altri “bottoni” gustativi adiacenti come il palato, le tonsille e la faringe hanno la loro “relativa” importanza. Sono questi gli elementi che fanno funzionare il nostro gusto e che ancora una volta fanno, come per i rumori e per gli odori, da separatore “positivo” e “negativo” “buono” o “cattivo” del nostro bagaglio sensitivo. Anche i gusti inevitabilmente che lo vogliamo o no, ci accompagnano in tutta la nostra vita. La nostra mente immagazzina tutti i “file” gustativi e fa da pilota prima di qualsiasi assaggio.
Per assaporare nuovi gusti bisognerebbe però ogni tanto “resettare” i nostri ricordi, solo così riusciremo ad apprezzare nuove “frontiere” gustative.
Ciascuno di noi può raccontare i propri gusti e quindi vi chiedo di provare per un istante a risentire i ricordi gustativi dell’infanzia… cosa sentite? Pardon, cosa gustate?

Il ricordo dell’odore

Dopo il post sul ricordo dei rumori, viene questo sugli odori.
Il primo che viene alla mente è l’odore del caffè che, ancor mezzo assonnato alla mattina, riempiva la cucina. Poco dopo, avviandomi a scuola, immancabilmente entravo nel panificio per la merendina quotidiana e qui “l’apoteosi”, un vortice di profumi: pane misto a dolci, inebriava il mio “se” e il mio “soma”. Sarei rimasto ogni mattina lì, per sempre in quel panificio. Avrei voluto fare il panettiere a vita!
Anche le persone che ho incontrato nella mia vita le ricordo per l’odore, dei loro vestiti e per il profumo che indossavano.
Impressionante è il ricordo dei primi giorni di scuola, il meraviglioso odore della pelle della “cartella”, dell’astuccio e di tutta la cancelleria.
Altri ricordi mi portano inevitabilmente agli odori del cibo, il brodo di gallina domenicale solo per fare un esempio e soprattutto quello ancor presente del vino.

Ogni “odore” è importante per noi in quanto fa da separatore “positivo” e “negativo” del nostro bagaglio sensitivo personale. Gli odori inevitabilmente che lo vogliamo o no, ci accompagnano in tutta la nostra vita.
Gli odori famigliari, dell’ambiente in cui lavoriamo, delle situazioni che frequentiamo, aiutano il nostro ricordo in maniera determinante.
Ciascuno di noi può raccontare i propri odori e quindi vi chiedo di provare per un istante a risentire gli odori dell’infanzia… cosa sentite?

Il ricordo del rumore

Ricordo che da bambino sentivo frequentemente il rumore dei merli nel mio orto alla mattina presto, i vicini si lamentavano di quel “baccano” che disturbava “l’ultimo” sonno.
Ricordo tutta una serie di rumori: il caratteristico stridio dell’avvitamento della caffettiera che sanciva l’inizio di una nuova giornata, il ticchettio della sveglia in cucina, il frastuono che emanavano i raggi della bicicletta al contatto con il cartone appiccicato per farla sembrare una moto, il particolare cigolio della maniglia della porta d’ingresso, le voci di mia madre e mia sorella che già di buonora bisticciavano, le voci delle persone che frequentavano casa, gli svariati suoni soprattutto nella calura estiva…
Senza entrare nei particolari, dato che ciascuna esperienza è assolutamente soggettiva, mi sembra importante sottolineare il valore delle sonorità che ci circondano e che giorno dopo giorno, in sordina, entrano a far parte di un patrimonio sonoro personale.

Spesso, quando si parla di sonorità, è facile pensare all’ultimo successo musicale, alla radio, al cinema o alla televisione, mentre esiste una “mappa sonora” molto sottile e molto resistente allo scorrere del tempo. Sono i suoni dell’ambiente familiare che ci “nutrono”, ci hanno aiutato e ci aiutano a crescere.
Ciascuna persona potrebbe raccontare i propri vissuti sonori e quindi vi chiedo di provare per un istante a riascoltare i suoni dell’infanzia… cosa sentite?