Gioia e passione

Molti sono i gesti, i rituali che creano piacere alla nostra quotidianità. Prepararsi un caffè appena svegli al mattino, accarezzare il cane che dimostra la sua gioia nel vederti, scambiare dei pensieri con qualcuno cui si vuole bene, andare al mercato per vedere i colori delle bancherelle, comprare una piantina di basilico che sprigiona profumo d’estate, fare una passeggiata in mezzo al bosco… innumerevoli e diversificati sono i nostri gesti, le nostre passioni, a cui nessuno è dato giudicare. Per questo è importante cercare la gioia con passione instancabile.
La gioia, tanto più profonda della felicità, la passione, tanto più nutriente dell’eccitazione.

Le mie dieci canzoni #0

Non è cosa facile scegliere dieci brani tra i migliaia di dischi ascoltati in oltre cinquant’anni.
Essendo una classifica suscettibile di variazione è da prendersi valida per il momento, magari domani è già cambiata.
I motivi che mi hanno spinto alla scelta sono tra i più disparati, dalla semplice struttura armonica e sonora al personale ricordo emozionale. Ci sono canzoni belle e quelle “pezzi di vita”. Le prime, affascinano perché danno i brividi per quei tre, quattro minuti mentre le ascolti, le seconde, quando le ascolti, fanno passare negli occhi spicchi del tuo tempo; sono flash di tanti ricordi.
Ad una prima analisi risultano tutte pubblicate nell’arco di tempo che va dal 1965 al 1987, nel ventennio dove ci furono le più grandi ‘rivoluzioni’ della musica moderna; dalla scoperta ma soprattutto all’esclamazione della musica rock che divenne popolare con l’avvento dei Beatles e della British invasion a metà anni sessanta, al suono introspettivo ed esortativo dei songwriter e gruppi dei primi anni settanta, passando per la cultura di rottura del Punk dei fine anni settanta e finire con il target ‘anni ottanta’ che vede la prima cinquina come un decadimento inevitabile dopo la ‘rivoluzione sonora del punk’ e un rialzarsi nella seconda cinquina con una serie di uscite discografiche di ottima fattura, alcune diventate dei veri capolavori.

Questi i dieci brani in ordine cronologico:

Like a Rolling Stone – Bob Dylan (1965)
Purple Haze – Jimi Hendrix (1967)
Sweet Thing – Van Morrison (1968)
We Have All the Time in the World – Louis Armstrong (1969)
Imagine – John Lennon (1971)
Thunder Road – Bruce Springsteen (1975)
Train in Vain – Tha Clash (1979)
There is a light that never goes out – The Smiths (1987)
Have A Little Faith – John Hiatt (1987)
Hallelujah – Jeff Buckley (1992)

Nel prossimo post #1: Like a Rolling Stone – Bob Dylan (1965)

Keith Jarrett

Nel vasto panorama della musica tutta, ci sono dei musicisti, cantanti o per meglio dire “distributori sonori” che si inoltrano in un angolo del nostro cuore e ci rimangono per molto tempo, a volte per sempre.

Il triplo disco in vinile “The Koln Concert”, mi fu regalato da un carissimo amico per i miei diciotto anni. Siamo nel settantasette e gli echi d’oltralpe del Punk cominciano a farsi sentire. Jarrett è sulla scena musicale dal ’67 e ha già all’attivo oltre dieci album.

Jarrett è un pianista impeccabile, vero teorico del tocco e del suono. Nel jazz vero e proprio ha lavorato in periodi diversi, negli anni settanta con il quartetto americano con D. Redman, C. Haden e P. Motian, poi con Jan Garbarek, e dal 1983 nello splendido trio con G. Peacock e J. Dejohnette, ancora oggi in attività. Ma la leggenda di Jarrett è cresciuta soprattutto per la sua attività solista, dove il jazz è solo una parte del tutto. L’inizio è con ‘Facing You’, del 1972, da allora in poi realizza dischi e concerti in perfetta solitudine, nei quali alterna composizioni, riletture e fantastiche improvvisazioni, in una “formula” che ha convinto e coinvolto un pubblico forte e appassionato, spesso malinconico, indubbiamente romantico, ma soprattutto dall’intensità magica con la quale egli riesce a rendere l’ascoltatore partecipe dell’atto della sua creazione, improvvisata in un’atmosfera di profonda sospensione. Il culmine del successo arriva con l’album doppio “The Koln Concert”, realizzato nel 1975, uno dei dischi più venduti di tutta la storia del jazz, gioiello sonoro magnificamente rappresentativo di queste lunghe improvvisazioni introspettive, legate da un flusso ininterrotto nel quale nuclei di idee si trasformano in altri in un incessante racconto del pensiero.

Nel bosco

L’aria profuma di freddo e di muschio benefico.
La luce penetra impastata con aria umida.
Il suono danza solitario in un silenzio religioso.

Consumando un’attesa che è concreta, tangibile.
Riposa in un letargo che è evidente, palpabile.
In attesa di un rinnovamento che verrà, visibile.

Respiri

Ogni respiro ha i suoi dettagli, fatto di profumi, di pieghe, di gioie e dolori.
Dettagli minuscoli a volte impercettibili a volte opprimenti.
Li stringo forte in un angolo della mente, un modo per catalogarli, estrarli ed ammirarli al momento del bisogno.
L’album è pieno di respiri. Catalogati in ordine sparso, uno per ogni emozione, gioia e sofferenza. Uno per ogni momento.

Stima

Il valore che diamo a una persona è dato dalla stima che riponiamo su di essa.

Questa stima si forma dal modo di interagire con lei e da ciò che riceviamo. Ossia, da come questa persona reagisce ai nostri stimoli e da cosa decide di restituire, di aggiungere, di elaborare e passarci, in un interscambio che arricchisce entrambi.
Stima è riconoscere in questa persona integrità, sincerità, coerenza, capacità e la solidità che permette alla fiducia di radicarsi, nei giorni, nelle settimane e nei mesi.
Stima è “dare un valore”, un valore che sia al di sopra della media, per un modo di comportarsi, per un’integrità caratteriale, per determinati talenti da cui possiamo attingere e a cui possiamo anche contribuire, quando la fiducia è stata cementata.

La perdita della stima in una persona è molto vicina all’esperienza del tradimento. Un passo doloroso da superare è uno stupore freddo: l’incapacità di riconoscere quella persona per quella che ci si era manifestata, per quella che fino a poco prima credevamo essere.
Perdere la stima significa ritrovarsi soli in un’ attività, in un sentimento, in un qualsivoglia genere di scambio, quando prima si era in due e si producevano flusso energetico e valore, scambio umano e creazione – su diversi livelli.
Un’esperienza del genere può causare un collasso nervoso e nel peggiore dei casi andare anche a far tremare le fondamenta nella nostra scala di valori e dei nostri punti di riferimento. Con ricadute sulla stessa fiducia che riponiamo o riponevano in noi, per esserci “causati” un’esperienza del genere.

In questi mesi ho perso la stima in tante persone e questo fa male.